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ILLUSTRAZIONE BY JUTA

Come brand e influencer hanno approfittato del Covid-19 per raccontarci cazzate sul cibo

Dalla vitamina C all'acqua all'ozono, l'aglio e i menu di Pasqua: le fake news che hanno circolato nelle ultime settimane su cibo e salute sono davvero tante.
Giorgia Cannarella
Bologna, IT
Juta
illustrazioni di Juta
23 aprile 2020, 8:58am

"Esistono evidenze scientifiche sul fatto che l'alimentazione protegga dal coronavirus? No."

Apro la mail in una mattina di sole, una settimana prima di Pasqua, aspettandomi di trovare i soliti comunicati stampa che pubblicizzano le uova più cioccolatose e le colombe più burrose. E invece leggo una mail con oggetto: Come prevenire le manifestazioni più gravi del coronavirus: Il menu di Pasqua [...] Cosa ricavate, voi, da un oggetto così? Che le manifestazioni più gravi del Covid-19 possono essere prevenute... da un menu pasquale. Sembra quasi troppo bello per essere vero! Potevo sfondarmi di pastiera e diventare immune al virus? Sempre detto, io, che la ricotta zuccherata aveva poteri quasi miracolosi.

In un mondo dove le fake news circolano indisturbate sui social, non stupisce che l’emergenza coronavirus abbia provocato un’ondata di notizie false, trasmesse da un social all’altro, girate sulle catene di Whatsapp o ahimè, come abbiamo appena visto, sfruttate dai professionisti della comunicazione, brand e giornalisti. Che dopotutto possono sempre difendersi con un "Ehi! Ho accostato due frasi! Non puoi incolparmi di nulla!". E molte di queste notizie riguardano il cibo.

Microbiota e Coronavirus

Vi avevamo già parlato del microbiota intestinale, la comunità microbica che risiede nel tratto gastrointestinale e che contribuisce a un sacco di funzioni del nostro corpo, tra cui il sistema immunitario. Nella mail del ristorante di cui sopra leggo che “Secondo lo '2019 Novel coronavirus infection and gastrointestinal tract', realizzato dallo Shangai Institute of Digestive Disease a dicembre 2019, pubblicato a febbraio 2020 sul Journal of Digestive Disease* studia la correlazione tra tessuto polmonare e la salute del microbiota (ovvero quello intestinale), mentre all’aggravarsi dei sintomi da Covid-19 si riscontra anche una sempre più mportante disbiosi interstinale: quindi la salute dell’intestino è importante per evitare le manifestazioni più gravi della polmonite."

"Un'assunzione eccessiva di vitamine in vena potrebbe essere addirittura pericolosa, portando al rischio di calcoli renali"

Oltre alla scrittura non cristallina, quello che possiamo notare è un tipico caso di cum hoc ergo propter hoc, correlazione uguale causalità. Se siamo malati, anche il nostro microbiota intestinale ne risente, ma questo non significa che prendersi cura del microbiota possa evitare di farci ammalare. Scrivere un testo del genere dà una visione relativa ed estremamente parziale di un discorso infinitamente più complesso.

Il microbiota intestinale contribuisce al nostro benessere generale? Sì. Il microbiota intestinale collabora con il nostro sistema immunitario? Sì. Esistono evidenze scientifiche sul fatto che l'alimentazione protegga dal Coronavirus? No. "Alimentarsi in modo corretto aiuta il sistema immunitario, ma non è una garanzia specifica per il Coronavirus", spiega la dietista Beatrice Margani.

Vitamina C e Coronavirus

Questa è forse la bufala più diffusa, girata su molti gruppi Whatsapp e ricondivisa a piè sospinto da molti personaggi anche famosi, tra cui la showgirl Belen Rodriguez: alte dosi di vitamina C possono proteggere dal Covid-19. Nell'audio si sentiva una voce spiegare che “La somministrazione di vitamina C sui pazienti affetti da Coronavirus è fondamentale e sta favorendo la guarigione. È auspicabile l’assunzione di vitamina C anche in bambini, adulti e anziani, nell’ordine di 1-2 grammi al giorno”.

Il Ministero della Salute ha dovuto specificare che assumere tante proteine non aumenta l'efficacia del sistema immunitario - forse il coronavirus è creato in laboratorio dai seguaci della dieta chetogenica?"

Quanto c'è di vero? Ovviamente nulla. Non esistono evidenze scientifiche a riguardo. È vero che sono state fatte prove di iniezione di vitamina C in alte dosi ai malati di Covid-19 questi studi sono ancora in corso e soprattutto si parla di vitamina C per curare, non per prevenire.

Come ben spiegato qui, un'assunzione eccessiva di vitamina C potrebbe essere addirittura pericolosa, portando al rischio di calcoli renali. Mi piacerebbe dirvi che la stupidità umana si ferma qui, che il suo limite è all'iniettarsi vitamine in vena... e invece no. Perché sul sito del Ministero della Salute hanno dovuto debunkare ben altri miti: ad esempio che bere tanta acqua, o tante bevande calde, non serve a prevenire il virus. E che sì, l'aglio è un antimicrobico, ma no, non protegge dal Covid-19 (ecco, io mi immagino la gente che fa incetta di aglio al supermercato e ci si fa i frullati la mattina e niente, perdo un altro pezzetto di fiducia nell'umanità). Il Ministero della Salute ha dovuto perfino specificare che assumere tante proteine non aumenta l'efficacia del sistema immunitario - forse il Coronavirus è stato creato in laboratorio dai seguaci della dieta chetogenica?

"Il post iniziale diceva BEAT CORONAVIRUS, "Sconfiggi il Coronavirus", con una serie di consigli tipo: mangia verdure a foglia verde, bevi tisane, prendi supplementi di vitamine e consuma echinacea"

Un'altra spaccina di informazioni non proprio veritiere è la stilista Elisabetta Franchi che nelle sue Stories consigliava ai suoi due milioni di follower di bere l'acqua con ozono "secondo un articolo, fa bene anche per il Coronavirus, perché avendo le cellule pulite lo tiene lontano”. Aggiungendo: “Non sono un dottore, ma un esperto dalla Cina ha detto che le cellule dell’ozono sono determinanti. Inoltre il fatto che subiamo questo allarme abbassa anche le difese immunitarie, perché ci affliggiamo. E nel momento in cui psicologicamente non sei forte, abbassi le difese. Ma se abbiamo fatto la guerra mondiale possiamo passare anche questa”.

Il classico schema comunicativo della diffusione di notizie false: non sono un dottore ma: "ho parlato con un generico esperto"; "uso concetti molto vaghi come l'abbassamento delle difese, la forza psicologica, le cellule pulite".

Fake news sul Coronavirus: chi ci guadagna

Il problema maggiore non è solo chi condivide queste notizie a decine o a centinaia di migliaia di follower. Il problema è chi se ne approfitta per vendere i propri prodotti o quelli delle aziende con cui lavora. Faccio l'esempio di questo post in cui ero incappata qualche settimana fa di Kelly, una delle protagoniste di Love Is Blind (il mio binge-watching-spazzatura preferito degli ultimi tempi, non giudicatemi). Il post iniziale diceva BEAT THE CORONAVIRUS, "Sconfiggi il Coronavirus", ed è stato modificato dopo migliaia di commenti di critica. Seguono una serie di consigli tipo: mangia verdure a foglia verde, bevi tisane, prendi supplementi di vitamine e consuma echinacea. Una "health coach" resa famosa da un reality show dispensa consigli letti da 500.000 persone. Come si fa a negare che un comportamento simile sia pericoloso?

L'influencer De La Mare Kenny ha promosso il prodotto Simply Inulin, un integratore alimentare di inulina, sostenendo che così potevamo rendere il nostro sistema immunitario "bullet proof to Corona”. Peccato che l'inulina sia una semplice fibra alimentare e non esista evidenza scientifica sul fatto che possa renderci "a prova di Corona".

Molti altri influencer si sono spinti a proporre integratori e supplementi di ogni tipo, suggerendo o, in alcuni casi, sostenendo esplicitament__e che aiutassero a combattere il coronavirus. E così via, da un "naturopata" a un "professionista della salute" all'altro, che sfruttano il momento di emergenza - e conseguentemente di preoccupazione, ansia e fragilità - per farsi pagare i propri consigli o i propri programmi detox.

Obesità e Coronavirus

Nelle ultime due settimane sui media (e conseguentemente sui social) abbiamo letto numerosi articoli che parlano dei ricoverati in terapia intensiva e che provano così a dimostrare come oppugnabile realtà scientifica che l'obesità è un fattore di rischio nell'ammalarsi di Coronavirus. Mettiamo subito due distinguo: parliamo ancora di studi puramente osservazionali; a volte queste ricerche, come nel Regno Unito o negli Stati Uniti, riflettono semplicemente la media di IMC (Indice di Massa Corporea) della popolazione.

"Se mi dicessero che la sindrome metabolica, o il diabete di tipo 2, sono un rischio per persone che si ammalano di qualsiasi patologia, potrei essere d'accordo. Ma non se mi dicono che il sovrappeso lo è. Non si possono trarre conclusioni semplicemente dal peso delle persone."

Poi ho chiesto l'opinione della dietista Veronica Bignetti: "L'obesità viene riconosciuta dalla classe medico-sanitaria in base al rapporto tra peso e altezza e viene classificata come malattia. Ma il grasso non può essere definito un fattore di rischio assoluto! Può esserlo in alcuni casi e non in altri. Se mi dicessero che la sindrome metabolica, o il diabete di tipo 2, sono un rischio per persone che si ammalano di qualsiasi patologia, potrei essere d'accordo. Ma non se mi dicono che il sovrappeso lo è. Non si possono trarre conclusioni semplicemente dal peso delle persone.

Il grasso non è la causa: bisogna vedere cosa c'è dietro al grasso, quali malattie. E considerare anche che spesso i pregiudizi interiorizzati nella classe sanitaria fanno sì che le persone sovrappeso non vengano trattate in maniera tempestiva, attribuendo il loro malessere al grasso, e spesso la pressione sociale sulle persone obese fa sì che siano loro stessi i primi a trascurare la propria salute. È la classica profezia che si autoavvera."

Ma a molti giornalisti, abbastanza prevedibilmente, non interessa approfondire il discorso. E quindi via di titoli come Coronavirus, obesità e psoriasi: la dieta chetogenica difende dall'infezione o come quello di Affari Italiani di qualche giorno fa (poi cancellato): “Coronavirus, Belgio cambia conteggio dei morti, decide Maggie, ministro da 140 kg”. Come se il solo fatto di essere grassa minasse la sua autorità e la sua capacità di decidere in tema di salute. Come se non ci potesse essere autorevolezza nell'essere obesi.

Vogliamo pensare che siano solo ingenui e non in malafede? Pensiamolo. Ma questo non toglie che, quando si parla di tematiche di salute, l'attenzione dovrebbe essere, in questi giorni più che mai, altissima. E che non sia decisamente il momento di fare i titoloni clickbait.

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