Ecco2K
Foto di copertina di Ecco2K ad opera di Daniel Sannwald, gentilmente fornita dall'ufficio stampa dell'artista.

Drain Gang: il collettivo che ha ribaltato il cloud rap

Da gruppo ancorato a una wave precisa alle sperimentazioni degli ultimi tempi, tra elettronica e pop sperimentale: cos’è, oggi, la Drain Gang?
MR
Milan, IT
24.12.20

Le origini della Drain Gang risalgono al 2013 e risultano piuttosto ardue da tracciare: all’inizio si fanno chiamare Gravity Boys, scelgono poi di diventare Gravity Boys Shield Gang e infine adottano il nome di Drain Gang. Come il nome, così i componenti, che nei fatti costituiscono un vero e proprio collettivo formato da Bladee, Ecco2k, Thaiboy Digital e Whitearmor.

I primi passi mossi dal gruppo vengono tra l’altro percorsi in gran parte sulla scia di un loro illustre connazionale, Yung Lean, tanto che è possibile affermare che Bladee e Ecco ai tempi lo seguissero in maniera pedissequa. Come cantato anni dopo da Lean e Thai in “First Class”: “Scendiamo dall’aereo, è un business di prima classe / GTB e SBE (Gravity Boys e Sad Boys Entertainment), sai che abbiamo i contatti”.

Le scelte artistiche e musicali di entrambi i progetti in effetti sono simili, e lo stesso vale per il modo di vestire, l’estetica o i visual; senza contare che proprio nel 2013 partono anche per la prima volta in tour insieme per gli Stati Uniti. Ed è grazie all’esposizione mediatica vissuta da Lean che la Drain Gang inizia di riflesso ad avere un posto sulla mappa, benché, dopo una serie di release, featuring e bootleg nei quali si poteva già intravedere il genio del gruppo, nel 2016 esca Eversince di Bladee, che diventa probabilmente il manifesto di quella che oggi è la Drain Gang.

In pochi però hanno chiaro il significato di “drain” nel contesto stretto in cui ci troviamo: il drenaggio, il prosciugamento che viene dalla traduzione diretta può riferirsi da un lato a un processo passivo di esaurimento delle emozioni dell’artista, dall’altro lato a un’azione di consumo attivo dell’anima altrui, dalla quale deriva la tristezza generalizzata e professata dal gruppo. Questa linea non guida solamente la musica e anzi si riflette marcatamente in ogni diramazione estetica, dalla propria immagine reale e virtuale agli artwork dei dischi, dai contenuti random condivisi sui social arrivando fino ai video.

Drain Gang è un vero e proprio collettivo formato da Bladee, Ecco2k, Thaiboy Digital e Whitearmor.

La creazione del mondo visivo “drainato” si basa sulla digitalizzazione di pattern plasticosi, oggettistica trash e neon in una bolla opacizzata, ed è tanto riconoscibile da essere diventata un marchio di fabbrica. Se è infatti molto facile capire quando un esterno si rifà al loro stampo—vedi David Shawty o Yungster Jack, da amare tantissimo—, è invece ostico cercare di trovare la loro matrice creativa primordiale, anche scavando nell’oscurità pre-web.

È internet nella sua concezione più puntuale. Ovviamente, l’esito è l’espressione di un nichilismo estremo in qualche modo trasmesso dal suo stesso contrario, quasi un’esteriorizzazione della tristezza intrinseca dell’essere umano.

Bladee

Bladee, foto di Hendrik_Schneider

Dopo Eversince, Bladee diventa sicuramente il membro più influente e ricalca perfettamente gli schemi appena descritti: il suo stile è romantico, soave e delicato, ma si confronta con delle strumentali fredde come metallo chirurgico. Inevitabilmente, questo sound definisce presto quello di tutto il fenomeno e, nel giro di poco più di un anno, la DG diventa un vero e proprio culto, con migliaia di meme dedicati, pagine e forum Reddit nei quali si trovano le teorie più assurde, tra le quali una che vede Bladee essere in realtà un alieno rettiliano e i suoi pezzi delle coordinate per lo spazio—sì, davvero.

Bisogna però sottolineare con forza che tutto questo non lo fanno mica da soli: il bilanciamento perfetto tra il suono comune coerente e l’autenticità sta infatti nell’equilibrio eterogeneo sul quale si fonda la Year0001, label il cui roster comprende anche lo stesso Lean. Un’etichetta che come poche altre è stata in grado di formare un sodalizio praticamente perfetto tra elettronica e rap, sviluppando un sound tipicamente europeo e spingendolo fino a diventare un vero e proprio movimento.

Drain Gang non fa tutto da sola, ma insieme a Year0001, un’etichetta che come poche altre è stata in grado di formare un sodalizio perfetto tra elettronica e rap.

Ad ogni modo, l’esempio più cristallino della poliedricità della DG non può chiaramente essere altro che la densissima discografia che siamo in grado di ascoltare oggi. Per quanto riguarda la produzione in collaborazione, è imperativo citare pietre miliari quali D&G e Trash Island, dischi opera dell’intera gang che hanno indiscutibilmente cambiato la fruizione della trap in Europa, portandola a concretizzarsi in una sua versione onirica, oggi definitivamente sdoganata e, soprattutto, oggetto di contaminazioni intelligenti: non è un caso che sempre più artisti ricerchino produzioni simili, o che persino Lil Uzi Vert e Future siano stati influenzati da Bladee e dalle sue basi—pensiamo solo a “WorkingOnDying”.

Il padre spirituale di questi due album, però, è da ricercarsi altrove e precisamente in AvP di Bladee e Thaiboy che, nonostante rimanga ancorato per certi versi alle sonorità trap di consuetudine, con il rappato di Ecco in “Brokeboy” e la chiara risonanza yungleaniana di tutta “2X”, mostrano quel potenziale che emergerà chiaramente nei lavori successivi. Ciò non toglie comunque che il ventaglio delle singole personalità rimanga vastissimo.

Ecco2k

Ecco2k, foto di Daniel Sannwald

Come già accennato, Bladee è forse il personaggio più ibrido, il sad boy per eccellenza che però allo stesso tempo è in costante metamorfosi. Passa infatti dall’essere un prodotto molto simile a Lean, fino a circa il 2016, ad avere un approccio alla canzone molto più dolce, benché porti topic come soldi, macchine e suicidio nelle sue love song. Bladee, così come Lean, non è mai stato riluttante a passare da questo tipo di ballad a pezzi più trap-oriented, come dimostrato ad esempio con il successore di Eversince, ovvero Red Light, che include hit immortali tipo “Westfield” o “Obedient” alternate a momenti più melensi come “Nike Just Do It”.

Dopo una serie di tape che sono serviti a confermarne l’egemonia sul panorama underground—ad esempio Icedancer che contiene il tormentone “Be Nice 2 Me”—, Bladee ha rilasciato quest’anno EXETER e 333, due progetti complici che sembrano allontanarsi dalle precedenti release: qui Bladee mantiene il suo approccio iper-futuristico e simil-android, ma allo stesso tempo prende qua e là dall’ambient pop, dall’art-pop e dall’emo, uno degli universi di fondamento dell’intera scena svedese. Il processo non è in fondo così diverso da quello messo in atto da Lean con il folk, il punto è che quest’ultimo però crea un alias apposta, cioè jonatan leandoer96, per aggiugnere altre facce al suo personaggio, mentre Bladee lo fa in quanto Bladee, conservando le stesse reference di sound e scrittura di sempre nonostante lo spostamento delle coordinate musicali.

Bladee è forse il personaggio più ibrido, il sad boy per eccellenza che però allo stesso tempo è in costante metamorfosi.

In 333, in particolare, la mano di Ecco2k è presentissima e probabilmente è anche grazie a questa collaborazione che Bladee trova la nuova rotta. Rotta che anche Ecco ha scovato dopo tantissimi anni, visto che nasce come rapper effettivo—è memorabile il suo “Pay ‘em Like Atari”, uno snippet di un minuto su YouTube diventato poi letteralmente un oggetto di culto e meme di dimensioni epocali.

Come Bladee, Ecco all’inizio rimane sul cloud rap di cui Lean era pioniere, trovando, pian piano, una piega sempre più personale che si incarna prima con “guardianAngels((natu))” e poi con “GT-R”, dove lavora su un sound più grattato, quasi industriale. Queste sperimentazioni trovano compimento in E, uscito nel 2019, un disco davvero straordinario dove le tracce trap vengono quasi azzerate e lasciano spazio a synth alienanti e dimensioni a tratti ambient e in qualche momento noise, tutto accompagnato dalla sua inconfondibile baby voice verso climax agonizzanti—basti citare “Blue Eyes”.

Bladee e Mechatok

Bladee e Mechatok, foto di Hendrik Schneider

Con E si va oltre la mera sadness: c’è malinconia, angoscia, disillusione. In aggiunta, specularmente ai feeling, ritorna qui il discorso fondamentale sulla relazione della Drain Gang con le personalità più complesse, interessanti e “laterali” del panorama attuale, capace di includere accanto a Gud artisti come Yves Tumor e Mechatok—che quest’anno si è fatto conoscere nella scena dell’elettronica contemporanea soprattutto col suo ultimo lavoro Defective Holiday OST, una soundtrack per un videogame che finisce per trasformarsi in un vero e proprio tape—nelle produzioni di un progetto che non può far altro che rivelarsi eccezionale.

Bladee lavora poi col produttore berlinese Mechatok nel recente Good Luck, che esce come progetto condiviso appieno, un fifty fifty delle loro intuizioni più accorte sul futuro della contaminazione musicale, e produce un terreno di gioco unico per entrambi—ma non inedito: i due avevano già collaborato nel 2019 in “All I Want”—, l’unione tra le sonorità tipicamente “gentle" trance dei beat di Mechatok e il timbro di Bladee. Mechatok sembra dettare i ritmi e tempi, delle volte con un approccio molto zen e pacato, tipo in “Grace”, altre invece aumentando i giri per sconfinare in territori più dance e pestati, come nelle hit “Rainbow” e “God”.

La dance si conferma quindi un genere particolarmente apprezzato dalla DG, come dimostra anche l’ultimo album di Thaiboy, My Fantasy World sotto il nome di Dj Billybool

Bladee è sempre Bladee in termini di flow e voce, non si è nemmeno dovuto adattare più di tanto allo shift di sound perché già bazzicava da tempo nei contesti più periferici della trap. La dance si conferma quindi un genere particolarmente apprezzato dalla DG, come dimostra anche l’ultimo album di Thaiboy, My Fantasy World sotto il nome di Dj Billybool: un album che prende una direzione decisamente orientata all’EDM, quasi appunto un take ironico sull’eurodance, il che convaliderebbe la sua passione per l’estetica alla Gigi D’Ag.

Musicalmente parlando, Thai rappresenta la controparte più “tamarra”, ma forse non solo musicalmente, dato che, con le sue deco 40 volumi e tattoo che sbucano da canotte slim o polo dal colletto alzato regola a mani basse l’inclinazione eccentrica dell’intera Gang. Il suo parte come cloud rap puro, basti pensare a “Diamonds” con Yung Lean che è forse uno dei picchi più alti della sua carriera. Con il rilascio di Legendary Member, invece, anche Thai inizia ad uscire dalla sua comfort zone, provando a sperimentare su beat più eterei e androgini—e anche qui la mano di Ecco si fa sentire, basta ascoltare “Lip Service”.

Thaiboy

Thaiboy, foto di Fredrik Andersson Andersson

C’è da dire che Thaiboy ha un passato parecchio controverso: prima di AvP, nel 2015, era stato allontanato dalla Svezia a causa di problematiche legate alla burocrazia dell’immigrazione. Tuttavia, nonostante la difficoltà del momento, il gruppo è rimasto unito, grazie anche al costante appoggio dei fan che si sono presi a cuore la vicenda condividendola al di fuori della community e sensibilizzando ad ampio raggio.

Infine, ma non con meno importanza, ci sono i due produttori storici del collettivo, Whitearmor e Yung Sherman, entrambi così versatili da riuscire ad adattarsi perfettamente all’artista di riferimento, tanto da essere executive anche di Lean oltre che autori di alcuni progetti solisti molto solidi, come Innocence o Frutta & Verdura (quest’ultimo in collaborazione con Gud, anche se non è formalmente parte della DG). Si tratta di un progetto che piano piano si sta affermando come una delle realtà non statunitensi più concrete e dedite a una sperimentazione che sia conciliabile con l’ascolto liquido, dal club all’aux.

Infine, ma non con meno importanza, ci sono i due produttori storici del collettivo, Whitearmor e Yung Sherman, entrambi così versatili da riuscire ad adattarsi perfettamente all’artista di riferimento.

Non per altro lo spettro del loro influsso, sia per la produzione effettiva che per il mixaggio, raggiunge da sempre artisti di ricerca e realmente ai margini, gente del calibro dei fratelli Uli K e Kamixlo, Evian Christ o Flora, dando origine a influenze reciproche a metà tra la causa e l’effetto di sé stesse. Di fatto, quello che rende la DG una realtà così salda e veritiera non è soltanto la verve sperimentale, ma una combinazione di fattori come la creazione continua e prolungata di materiale di qualità estrema.

Anche il circondarsi di un’aura sempre un po’ oscura e occulta non fa altro che aumentare la curiosità e l’interesse. È però la crescita tangibile del gruppo a fare la differenza finale, quella crescita che continua ad avvenire attraverso step ben ponderati, senza piegarsi alle pressioni dell’industria.

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