Freddie Gibbs ha trovato l'alchimia perfetta

The Alchemist ha messo il rap di Freddie su un piedistallo e l'ha rivelato per quello che è: uno dei migliori MC della sua generazione.
12 giugno 2020, 10:55am
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Spesso la capacità di reinventarsi, di cambiare sempre genere e coordinate sonore, è considerata uno tra i pregi maggiori nella musica. D’altronde chi non ha mai pensato, ascoltando una traccia di un Quavo o di un Future, “Bello sì, un beat della madonna, però è sempre uguale a se stesso”?

Per questo partiamo costantemente alla ricerca dell'innovazione assoluta e continua, e non solo rispetto ai canoni classici del genere ma soprattutto in relazioni ai lavori precedenti dello stesso artista. Abbiamo sorriso per gli esperimenti caraibici e grime di Drake su ‘More Life’, per poi sprofondare nuovamente nella noia ascoltando quei due monoliti piatti ed estenuanti che sono ‘Views’ e ‘Scorpion’.

Ed eccoci qua, sempre famelici per qualsiasi novità o sperimentazione, ogni giorno alla ricerca di un contenuto fresco e veramente personale. In parte abbiamo ragione, però questa spasmodica e ossessiva indagine è anche il sintomo di un rapporto estremamente consumistico con la musica, un frutto inevitabile della società della comunicazione istantanea.

Il punto è che è legittimo aspettarsi di non essere annoiati dall'ascolto di un nuovo album, e giustamente riponiamo questa speranza proprio nei concetti di cambiamento e novità. Tuttavia, abbiamo fatto i conti senza Freddie Gibbs.

Freddie Gibbs, come tutti i migliori artisti, non è un tipo facile da inquadrare.

Fredrick Jamel Tipton, infatti, è stato in grado di mantenere la sua carriera sempre sulle stesse corde e su uno stesso binario, eppure ha continuato progredire e migliorare, creando un suono quanto mai fresco e attuale, in pratica una perfetta formula vincente. Freddie, come tutti i migliori, non è ad ogni modo un tipo facile da inquadrare.

L’attitudine e i testi sono gangsta—molto gangsta—, il flow è old school ma con un twist super personale, mentre i suoi beat preferiti sono pieni di campionamenti matti cavati fuori dal rock e dal jazz. Consideriamo poi che il suo personaggio al di fuori del rap è una specie di shitposterimbottito d’erba, e arriviamo così a capire quanto Freddie sia poliedrico, un artista che ha trovato la sua alchimia e ha lavorato a lungo per renderla sempre più personale e potente.

La sua storia inizia molto più tardi rispetto a quella di altri suoi colleghi: dopo aver bazzicato l’underground per anni, pubblicando mixtape su mixtape, Gibbs fa uscire il suo album di debutto solamente nel 2013, a più di 30 anni. ‘ESGN’ è una dichiarazione di intenti vera e propria, e se anche il risultato finale non è raffinato come le sue pubblicazioni successive il timbro inconfondibile di Freddie si afferma definitivamente nella scena hip hop di primo piano.

Ma è solamente un anno dopo che la vera "formula Freddie" vedrà la luce. Nel 2014 esce ‘Piñata’, interamente prodotto da quel genio di Madlib, e segna l’inizio di qualcosa di grande. L’album è semplicemente incredibile e contiene beat dal sapore classico ma mai sentiti prima, di una qualità quasi spiazzante, che si sposano alla perfezione con il rap senza compromessi di Freddie.

‘Piñata’, interamente prodotto da quel genio di Madlib, segna l’inizio di qualcosa di grande.

Veritiero come il gangsta rap, originale come non mai e sincero come l’old school—da ‘Piñata’ escono capolavori come “Thuggin’”, “Deeper” e “High”, a dimostrazione del fatto che qualsiasi traccia con Danny Brownè una bomba. Ed è anche il primo episodio di un format che non è stato certo inventato da Freddie, ma che lui sa interpretare alla perfezione: l'album di coppia in cui MC e producer ricoprono ruoli egualmente importanti, esaltandosi a vicenda.

Giusto quindi spendere due parole su Madlib, che incarna letteralmente la storia moderna dell’hip hop. Il suo lavoro con MF DOOM (a nome Madvillain) e con J Dilla (come Jaylib) fa parte dei fondamentali dell’arte delle instrumental, e in Gibbs ha trovato un altro partner al suo livello.

I due faranno uscire anche ‘Bandana’, nel 2019, leggermente meno d’impatto ma una conferma assoluta della qualità della coppia. Se ci si volesse impegnare per trovare una critica da muovere al team MadGibbs, potremmo giusto dire che le produzioni sono così strepitosamente protagoniste da far passare il rap di Freddie leggermente in secondo piano.

Arrivati sin qui, chiariamo però un punto: ‘Piñata’ rimane il miglior album di Freddie e un capolavoro in ogni senso. Ma dagli album successivi il suo flow emerge molto di più e questo accade soprattutto quando incontra l’altro producer che gli svolterà la carriera: The Alchemist.

Il flow di Freddie emerge molto di più soprattutto quando incontra The Alchemist.

Il primo lavoro composto dai due insieme è “Fetti”, nel quale condividono la scena con Curren$y. L’album ha beat meno esplosivi rispetto a quelli della coppia MadGibbs, eppure funziona benissimo e Freddie sembra in gran forma, tanto da spingere molti a credere che abbia semplicemente affinato le sue abilità tecniche.

Queste sensazioni vengono confermate da ‘Alfredo’, il nuovo progetto di Freddi e The Alchemist, colmo di instrumental morbide e cesellate alla perfezione, con campionamenti di chitarre che inducono una nostalgia dissipata immediatamente dal flow al vetriolo di Gangsta Gibbs. L’album è breve, e scorre che è una meraviglia: “1985” getta la base dell’album definendone lo stile, poi si susseguono perle come “Scottie Beam” con Rick Ross e “Something To Rap About” con Tyler, the Creator, per arrivare all’apice dell’album, “Skinny Suge”.

Il titolo della traccia mette subito in chiaro il contenuto autobiografico, visto che Skinny Suge è uno dei nomi d’arte storici di Freddie, e richiama idealmente una versione “magra” di Suge Knight, ovvero un nome storico dell’industria musicale americana invischiato nella maggior parte delle storie più torbide e violente della scena. Il testo mantiene la promessa: “Tutte queste perdite mi buttano giù, sto letteralmente vendendo la coca per rappare / Come fa un uomo a sopportare tutto questo? / Amico, mio zio è morto di overdose / E la cosa assurda è che ho rifornito io quello che gliel’ha venduta”, rappa Gibbs.

Poche barre più tardi arriva la frase che manda in frantumi il personaggio cinico e spaccone che si è creato negli anni: “Sto bevendo e prendendo questi farmaci perché non posso alleviare questo dolore fumando / Sono un solitario ma odio essere solo”. La lucidità e la sofferenza con cui Freddie descrive la sua vita rende possibile identificarsi con i suoi brani anche a chi conduce uno stile di vita completamente diverso.

“Tutte queste perdite mi buttano giù, sto letteralmente vendendo la coca per rappare / Come fa un uomo a sopportare tutto questo?"

I testi di Gibbs sono sempre stati incisivi, ma sulle produzioni di The Alchemist vengono messi su un piedistallo, così come il suo flow. È questa la principale differenza rispetto ai lavori di MadGibbs, in ‘Alfredo’ è Freddie il protagonista e si fa riconoscere per quello che è: uno dei migliori MC della sua generazione.

È importante notare, dunque, come per arrivare a questo livello Gibbs non abbia mai cercato alcun compromesso, tutti i featuring che ha fatto sono sensati e il suo stile e narrazione rimangono sempre coerenti, album dopo album. Gibbs ha semplicemente creduto nelle sue idee e nella sua musica, ha lavorato a lungo e insistito nel raffinare le sue tecniche, riuscendo così a raggiungere l’olimpo del rap con la complicità di due geniali producer. Una storia che sembrerebbe davvero di altri tempi, se non fosse che Skinny Suge è più attuale che mai.

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