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Io voto Nuovi Problemi

Sono apparsi circa una settimana fa, Milano ne è tappezzata e nessuno sembra capire cosa siano o perché esistano: sono manifesti elettorali. Ho intervistato i presunti ideatori della campagna, l'Organo stampa del movimento Nuovi Problemi.

di Francesco Birsa Alessandri
23 maggio 2014, 1:58pm

Sono apparsi circa una settimana fa e Milano ne è tappezzata: sono manifesti elettorali, e si erano già timidamente manifestati un anno fa, ma stavolta hanno fatto le cose più in grande. Sono palesemente abusivi, ma non me la sento di definirli “finti” per ragioni che spiegherò nel corso di questo articolo.

Di sicuro non sono stati affissi dagli attacchini regolari, in quanto non sono stati attaccati in praticamente nessuno degli negli spazi regolarmente deputati alla promozione politica. Ma insomma, basterebbe la natura diciamo... uhmm... bizzarra dei claim e degli slogan e le fattezze molto poco umane del volto che vi campeggia. Lo trovate qua sotto, in una delle tantissime foto scattate da passanti perplessi e postate in giro per la rete nella speranza che qualcuno potesse rispondere ai loro dubbi.

Il testo del manifesto, a leggerlo, suona familiare in una maniera un po’ viscida e inquietante. Più che il consueto tentativo di convincere la gente a prendere parte come elettorato a un movimento politico dagli intenti chiari, qua il messaggio è volutamente incasinato, e sembra fare leva più su eventuali desideri pruriginosi e non confessati, invitando l’elettore a stare tranquillo dato che "non c'è nulla di sbagliato in questo." Il desiderio di “Rendere orgoglioso tuo padre” chissà in che maniera, chissà se il “padre” è da intendersi come concetto tradizionalista o c’è un fondo vagamente incestuoso e pedofilo? Del resto, al posto delle soluzioni vengono offerti Nuovi Problemi, senza “cazzate” e senza il bisogno di carte di credito (perché dovremmo averne bisogno? Stiamo comprando qualcosa?). Ci ho capito quanto voi, ma appena li ho visti me ne sono chiaramente innamorato.

Il motivo di tanta fascinazione è che, in un mondo di trolling palese dai messaggi e dalle grammatiche sempre più semplici, è un toccasana trovare qualcuno che nello sbeffeggiare si impegna a rimanere il più ambiguo possibile. Considerato quanto si è abbassato il livello della comunicazione politica (sia detto senza senza nostalgia per la “classe di una volta” o cazzate di questo genere), se una campagna come questa non è sicuramente plausibile, almeno rappresenta una forma di opposizione interessante in mezzo a tanti hooligan del discorso diretto. Era ora che qualcuno o qualcosa provasse a criticare, più che le ragioni di una o dell’altra parte, la natura base del dibattito. Sinceramente ho anche pensato da subito che “Nuovi Problemi” fosse una delle nomenclature più onestamente proattive in circolazione: invece di concedersi un’illusione di stabilità, guardare al futuro in maniera costantemente critica. Mi pare più serio e innovativo di qualsiasi tentativo di svecchiamento democratico tentato negli ultimi anni.

Badate bene, questa è solo la mia interpretazione e, nonostante sia riuscito a sorpresa a comunicare “direttamente” con i presunti ideatori della campagna, la faccenda è ancora tutt’altro che chiara. Ma l’intervista con il/la/il (boh) rappresentante del “movimento” la leggerete a a fine articolo, dato che prima di leggere la conversazione che abbiamo intrattenuto con grandissima fatica ieri via Skype ci sono un sacco di cose che è importante sapere. Perché è ovvio che non li ho notati solo io, e anzi ci sono un paio di nomi illustri che ci sono andati parecchio in fissa. In generale, le reazioni che ho notato sui vari social network hanno dell’incredibile e dello spaventoso allo stesso tempo: una fetta abbastanza nutrita di gente ha preso talmente sul serio la confusione generata nelle loro teste da Nuovi Problemi che hanno iniziato a costruirne interpretazioni assurde.

Molti si dicono spaventati, e a dire il vero non mancano quelli che hanno preso sul serio la faccenda, soprattutto tra i fan/lettori di Selvaggia.

Si chiedono soprattutto perché mai dovrebbero aggiungere nuovi problemi a quelli che hanno già.


 

Mi ha colpito soprattutto rendermi conto che per molti la effettiva realtà fisica del poster, contro l’immaterialità di un’immagine digitale, è già un’indizio sufficiente per attribuire “realtà” alla cosa.


Altre due parole che vengono fuori parecchio spulciando le reazioni del popolo sono “rettiliano” e “morto”. La paura a cui accennavo sopra è una cosa tangibile: gli alieni sauroidi vengono associati alla faccenda con degli ovvi—e ironici—collegamenti mentali al linguaggio paranoide più pop. Mi spiego meno cosa avrebbe di funebre il tutto… 

Giusto la faccia del “candidato”, che a me pare un semplice mash-up di fisionomie differenti, potrebbe apparire vagamente zombesca. Ad ogni modo, era ovvio che tutte ste chiacchiere su rettiliani e morti coinvolgessero uno che ha da sempre relazioni con entrambi: lo scrittore Giuseppe Genna. Sulle prime sembrava quasi starsi “appropriando” del poster, attribuendogli lo status di opera d’arte e trovandogli pure un titolo ("La vita rettiliana sul pianeta Terra").
 

Poi però ha panicato e ha iniziato a smentire la faccenda con toni piuttosto melodrammatici. A quanto pare, qualcuno (non si sa bene chi, a dire il vero) deve avere scambiato il soggetto ritratto per Anders Breivik, che è anche il soggetto dell’ultimo romanzo di Genna, e lo ha accusato di farsi pubblicità.

Sinceramente non gli credevo, ma qualcuno deve effettivamente pensarla così, dato che Sesto Today sembra avere le idee chiarissme sulla faccenda. È Breivik, sicuro, e gli slogan sono a sostegno delle sue stragi. Eh? Ad ogni modo, lo scrittore ora sembra sinceramente sdegnato dall’ “opera d’arte” e anche piuttosto spaventato. Pure lui.

In cose del genere Genna ha dei precedenti. Ci sono faccende ancora poco chiare che lo hanno visto alla prese con nomi collettivi/entità controculturali astratte come Luther Blissett, dei quali è stato dapprima collaboratore, poi nemico, poi di nuovo collaboratore. Era rimasto invischiato nella grande truffa alla Mondadori del contro-intellettuale inesistente, e all’epoca Luther gliene scrisse di tutti i colori, mentre oggi sembra in buonissimi rapporti almeno con quella che ne fu la colonna bolognese, che oggi si chiama Wu Ming e si occupa principalmente di romanzi. Nel corso degli anni hanno collaborato e condiviso progetti numerosissime volte, compresa la redazione di Carmilla. Non ho idea di come siano andate davvero le cose, e nemmeno se la volontà di Genna, sia avallando che smentendo, fosse quella di sfruttare il poster per fare promozione al suo libro. Non so neanche dire con certezza se c'entri davvero qualcosa; senza nulla togliergli e senza giudicare il suo lavoro, spero vivamente di no.

Quello che so io è che, mentre in rete succedeva sto putiferio, a me arrivava una mail che per oscuri motivi si è salvata dal finire nello spam. Era l’“Organo stampa del movimento Nuovi Problemi” che mi chiedeva di contattarli per un’intervista con un linguaggio da profferte sessuali. Francamente sbigottito ed eccitato, godendo all’idea di pigliarmi l’esclusiva sul meglio WTF dell’anno, sulle prime ho cercato di parlarci in maniera piana e di arrivare dietro il mistero, ma un paio di risposte secche da parte sua/loro mi hanno intimato con severità di prenderli sul serio e ho capito che dovevo stare al gioco. Non ci sono cazzi, il (ahem) movimento non ha nessuna identità digitale e finora non aveva dato altri segni di vita se non i suddetti manifesti. Ci siamo dati appuntamento per ieri sera alle 21 su Skype. Solo testo, niente chiamate (“MI ESIBISCO PER TE CON ANTICIPO PER ACCERTARMI DI NON RICEVERE FREGATURE”), e con intervalli tra domanda e risposta della durata anche di quindici minuti.

VICE: Come mai avete contattato proprio VICE per un’intervista (e perché proprio me nello specifico)?

Nuovi Problemi: In realtà sei stato solo l’ultimo di una lunga serie di giornalisti e testate che abbiamo contattato. Solo che tutte le altre testate, chiaramente, hanno evitato di risponderci e di interessarsi al nostro programma. Invece della solita mailing list avevamo studiato degli approcci specifici con ogni giornale. Per primo avevamo contattato Libero, con l’intenzione precisa di raggiungere Selvaggia Lucarelli che, a quanto pare, nonostante ci abbia dapprima ignorato ha avuto comunque modo di “incontrarci” tramite i nostri manifesti elettorali, che ha definito “inquietanti”. Al suo giornale avevamo mandato un comunicato intitolato BASTA INVIARCI UN MESSAGGIO E CHIEDERE UN APPUNTAMENTO STASERA. A quanto pare non ha funzionato. Dopodiché è stato il turno di Repubblica, con un manifesto programmatico dal titolo VOLETE SAPERE COME HA FATTO? CLICCA E CONTROLLA! All’Huffington Post invece avevamo mandato FAI CENTRO CON IL COMPUTER, stessa storia. E così via…

In effetti la mail che è arrivata a me si intitolava ELEZIONI DURE, PROVALO PRIMA DI DECIDERE. Ho provato e non vorrei pentirmene, quindi andiamo subito al sodo: siete spuntati dal nulla sparando slogan sui manifesti, senza minimamente presentarvi. Dovremmo credere che siete in lizza per le europee? Come mai nessuno aveva  mai sentito parlare di voi prima d’ora? In soldoni, da dove siete usciti fuori e quale “sarebbe” il vostro programma?

Abbiamo un programma fattibile. Finalmente qualcosa di applicabile. Noi non proponiamo soluzioni inesistenti, ma problemi nuovi di zecca! Nessuna iscrizione, nessuna carta di credito... siamo lo smacco all’Europa plutocratica.

Ok, queste mi pare di averla già sentita da qualche parte. Quali sarebbero ‘sti nuovi problemi? Volete uscire dall’Euro? Quello sarebbe un nuovo problema, no?

No, non siamo noi. Sarebbe osceno.

Eh??? Ok, ma ditemi almeno che Giuseppe Genna (e Breivik) non c’entra niente con voi… sarebbe troppo semplice.

In molti ci chiedono se siamo pazzi, se è lui il graphic designer o marketing manager dei manifesti del nostro movimento, il cui candidato ricorderebbe Breivik. Chi ci accusa di fargli in questo modo pubblicità è aberrante e osceno: non si può speculare su 77 morti norvegesi, perlopiù giovani. INTENDIAMO SMENTIRE CHE DIETRO L’AFFISSIONE DI QUESTI MANIFESTI ELETTORALI

…cosa? Manca il verbo….

Niente. Lo sfondo del nostro manifesto richiede un’approfondita conoscenza dei pantoni e il salvataggio in formato .eps, tecnicalità che Genna sicuramente non sa nemmeno che cosa siano.

Diciamo che ci credo, comunque 'sto candidato chi diavolo è? Ha un nome? Perché non lo abbiamo mai sentito parlare?

I suoi occhi ti ipnotizzano. Ci caschiamo sempre da quando abbiamo aperto i nostri. Precipitiamo negli azzurri, nei blu e nelle sfumature, poi nelle sue parole, la loro forma che si staglia e come ci arrivano addosso. Lui ha girato il bazooka e ha sparato alla Moto Guzzi con cui si lanciava nel raccordo per la tangenziale. VOTA NUOVI PROBLEMI, perché non bastano quelli vecchi, quelli soliti. E tutti sono bravi a dare soluzioni. Cazzate.

Vabe', questo l’ho capito. Però dai,  seriamente, chi cazzo siete? Che volete? Siete un gruppo situazionista post-codex o degli stronzi qualsiasi?

Non c’è nulla di sbagliato in questo. Per esempio, non ti eri mai posto il problema se serve la carta di credito per votare? Noi sì. E l’abbiamo risolto.

Te pareva. Quindi almeno una soluzione l’avete datata. E il padre, che c’entra? È una forma di tradizionalismo di destra?

Mamme italiane.

Vabe', ma che tipo di elettori vorreste attrarre verso il vostro movimento? Da che cultura politica dovrebbero provenire? Da quale classe sociale? Che esigenze dovrebbe sentire?

Abbiamo bisogno di tutti, solo per un periodo di tempo limitato.

Che è come non aver detto un cazzo. Mi dichiaro prigioniero politico. Avete qualcosa da aggiungere?

(circa cinquanta minuti di silenzio, dopodiché ho deciso che l’intervista poteva dirsi conclusa)

Stiamo come prima, peggio di prima. Se avete occhi per vedere avete compreso benissimo la natura delle sue/loro risposte. Di fatto rimaniamo con in mano un fenomeno politico, perché il fatto che i Nuovi Problemi si presentino davvero o meno alle elezioni è assolutamente secondario. L’attenzione di chiunque abbia fatto circolare queste immagini sembra comunque avere cercato più di stimolare una presa di coscienza creativa nei confronti della confusione immanente che la ricezione di un messaggio preciso. Che poi la gente non sappia come gestirsela, è abbastanza sintomatico di come ci stiamo comportando in tempo di crisi. Nuovi Problemi non ha/hanno niente da dire, quindi, per forza di cose, “nessuna cazzata". 


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