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Perché questo referendum mi ha lasciato solo una profonda tristezza

Questo referendum mi ha lasciato solo con una sensazione di profonda tristezza, e con il sentore che i prossimi due anni non saranno che una lunghissima preparazione a nuove elezioni politiche in cui, comunque, nessuno si libererà di Renzi.
Niccolò Carradori
Florence, IT
06 dicembre 2016, 9:25am

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Ora che il tunnel nevrotico del referendum è finito, ora che Renzi ha annunciato pubblicamente le dimissioni, ora che il paese si divide fra coloro che esultano per la vittoria della democrazia e quelli che si dannano per l'immobilismo conservatore, è giunto il momento di domandarsi cos'è effettivamente che può rimanere nel setaccio delle aspirazioni, delle speranze e delle delusioni politiche, una volta scartati tutti i proclami e le reazioni a caldo.

Da elettore comune e medio quale sono, al di là del risultato, e nonostante l'entusiasmo per la partecipazione massiccia al voto, penso che il sentimento che dovrebbe prevalere, in generale, sia la delusione.

In entrambi gli schieramenti ci sono sicuramente stati molti elettori che hanno votato cercando di valutare bene la riforma e di esprimersi di conseguenza; ma il clima di aut aut (promosso da entrambe le parti, in primis da Renzi stesso), per come la vedo io ha trasfigurato il referendum in una votazione politica anticipata. Basta vedere quanti, fra i sostenitori del No, esultano più per le dimissioni di Renzi che non per la bocciatura della riforma. O quanti fra quelli del Sì prevedono un'ascesa imminente di un governo Di Maio o Salvini.

Questa cosa mi ha riempito di una profonda tristezza. Personalmente penso che arrivare alla fine di questo referendum con lo smantellamento del governo sia una situazione pessima, per tutti: se il clima non fosse stato di questo tipo, nonostante il risultato Renzi avrebbe idealmente potuto arrivare a fine mandato, terminare la legge elettorale, e portare il paese alle politiche con le idee un po' più chiare. Che sarebbe stato meglio per tutti.

Forse sono io, ma il panorama che è uscito fuori da questo referendum mi sembra piuttosto confuso, e di difficile interpretazione. Di stallo. Molto più di come non fosse già. Adesso, dopo tre mesi di litanie da parte di tutti sulla scriminatura netta che il referendum avrebbe potuto rappresentare, sono convinto che l'unica presa di coscienza possibile sia quella di ammettere quanto tutti i giudizi tranchant—sia di quelli che ora esultano per la vittoria del No, sia di quelli che se ne rammaricano—fossero senza senso. L'idea che il merito della questione, per vari motivi, non interessasse quasi a nessuno, e che viceversa a molti interessasse votare "contro" mi crea disagio.

Per come la vedo io, infatti, l'ipotesi secondo cui grazie alla vittoria del fronte del No si sia aperto uno spazio decisivo e che si sia creato un clima rinnovato, non si avvicina nemmeno lontanamente alla realtà. Basta guardare gli anti-renziani che esultano perché "ci siamo liberati di lui".

Innanzitutto perché questo spazio rinnovato, penso, nessuno sa come riempirlo con fatti nuovi: l'opposizione al referendum era formata da una schiera di fazioni eterogenee, che da oggi tornano ognuna per la propria strada. E questo crea un clima di incertezza immenso, visto che comunque adesso ci sarà da formare un governo di transizione in grado di mettere a punto una legge elettorale—l'ipotesi elezioni anticipate secondo me è pura fuffa—e che per tutti comincerà un lungo riverbero di campagna che si protrarrà per almeno altri due anni. In cui, temo, le promesse e i proclami saranno tanti e le cose fatte poche.

Due anni in cui può succedere qualsiasi cosa, specie con un governo messo su per sbrigare delle formalità, mentre tutti pensano alle politiche. In questo senso, di tutti i voli pindarici sul cambiamento e la rottura che animavano il pre-referendum, per me non resta altro che la fortissima speranza che la futura legge elettorale non sia troppo pietosa.

Per me, come accennavo, di questo spazio che si è creato nessuno sa cosa farsene: il Movimento 5 Stelle esce indubbiamente rafforzato da questa vittoria, ma continuo a vederlo comunque come un fronte di opposizione che può ragionare solo sul lungo periodo, in ottica elezioni. Per quanto riguarda il centro-destra, invece, la crisi di leadership è sempre più palese, e lascia spazio ad ipotesi talmente diverse che non possibile farsi un'idea chiara: da tempo si paventano delle primarie, con Salvini che è stato recentemente messo in discussione da Bossi, e Berlusconi a dichiarare che se ha vinto il No è merito suo e che nel centro-destra non ci sono eredi.

E quindi arriviamo al PD, che con tutta probabilità sta nuovamente per affacciarsi all'ennesima faida interna senza quartiere. Vedremo come andrà la Direzione nazionale di—forse—domani, vedremo se abdicherà da segretario del partito. Ma comunque vada, l'idea secondo cui le dimissioni di Renzi ne decretino la morte mi sembra piuttosto peregrina, nessuno si è liberato di lui. Mi sembra che il renzismo sia stato semplicemente ricompresso all'interno della dinamiche di partito da cui era scaturito.

via Twitter

Certo, credo che non sarà affatto facile per lui riprendersi dalla sconfitta, specie adesso che la guerriglia è al picco massimo, ma per come l'ho visto io, il discorso che ha seguito la sconfitta, più che un commiato doloroso e sentito è stato il primo discorso elettorale in vista delle elezioni. Renzi si è dimesso da un governo in cui era subentrato a Letta, dove coabitava con Alfano e Verdini: adesso può avere l'opportunità di ripresentarsi in modo diverso.

Ora, non so voi, ma per quanto mi riguarda un clima politico in cui nel Partito Democratico si analizzano le battute di D'Alema sull'accostamento "referendum=derby di Roma," si torna a dibattere sulle implicazioni che lo spirito rottamatore di Renzi ha avuto sulla sinistra italiana, si cerca un delfino che non venga fagocitato da Saturno per il centro-destra, e nel Movimento 5 Stelle—nonostante l'impronta istituzionale che negli ultimi tre anni ha acquistato—si guarda alle prossime elezioni con lo spirito "questa è la volta buona, i segni parlano chiaro, si cambia tutto!" fa tanto 2013.

E allora torno sconsolato a pensare a settembre, quando siamo tornati dalle vacanze e il clima di isteria sul referendum non era ancora degenerato, e vorrei abbracciare qualcuno e dirgli "è solo una scelta strutturale sulla composizione delle camere e lo snellimento ipotetico di certi procedimenti legislativi, non un'alba nucleare. Vota come ti pare, ma non è la fine del mondo."

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