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RIP DEP: i Dillinger Escape Plan si ritirano dalle scene

Abbiamo parlato con il chitarrista Ben Weinman del prossimo disco "Dissociation" e del conseguente tour d'addio dopo vent'anni di blast beat, riffoni in tempi dispari e fuoco e fiamme sul palco.

di Jonah Bayer
08 agosto 2016, 5:31am

È la verità. Dopo quasi vent'anni di blast beat, riffoni in tempi dispari e performance da circo sul palco, i Dillinger Escape Plan attaccheranno gli strumenti al chiodo dopo il tour di promozione del loro sesto album, Dissociation, in uscità il 14 ottobre sulla loro etichetta, Party Smasher Inc.

"Ho quarant'anni e ho caricato un furgone ieri sera", ci racconta con orgoglio il chitarrista Ben Weinman al cellulare mentre il bassista Liam Wilson fa da autista verso il loro prossimo concerto a Toronto. "Anche se suoniamo da tanti anni, non facciamo questi gran soldi. Riusciamo a sopravvivere perché non abbiamo manager o uno staff numeroso da pagare". Questo spirito di autosufficienza e la determinazione a fare le cose secondo i propri termini, dalla musica al modello di business, ha aiutato la band—che include il cantante Greg Puciato, il batterista Billy Rymer e il nuovo chitarrista Kevin Antreassian—a diventare uno dei grandi nomi della musica pesante. Sulla carta potrebbe sembrare una mossa del tutto imprevedibile, quella di uscire di scena dopo un disco così epocale, ma se si considera la parabola della loro carriera ha perfettamente senso.

Noisey: Il vostro pubblico è ancora molto numeroso e state per fare uscire un nuovo album. Perché smettere adesso?
Ben Weinman: Be', penso che in un certo senso non volessimo fare la fine di Seinfeld, capisci cosa intendo? La nostra band non è mai stata così prolifica, e la nostra credibilità e popolarità sono al massimo. Penso che ogni volta che saliamo sul palco non ci sia nessun'altra band capace di eguagliarci, e questo è il nostro obiettivo. Siamo molto soddisfatti del nuovo album, ma nel 2017 sarà il nostro ventesimo anniversario—anche se non mi ricordo esattamente quando ho iniziato a scrivere canzoni, quindi potrebbero essere anche più di vent'anni, ma il nostro primo EP è del '97—quindi abbiamo deciso di smettere prima di essere costretti a farlo, perché non ce la facciamo più o perché non interessiamo più al pubblico. Chissà, magari queste cose non sarebbero avvenute, ma mi piace l'idea di avere il controllo e prendere decisioni difficili. Non mi piace l'idea di rallentare, di suonare sempre meno, voglio continuare ad andare a tutta forza e portare le cose all'estremo perché questa è sempre stata la cifra di questo gruppo.

La maggior parte dei vostri contemporanei che non si sono sciolti si sono almeno fermati per un po', ma sembra che voi non vi siate mai presi nemmeno una pausa.
No, siamo sempre stati una band a tempo pieno, e il titolo Dissociation fà riferimento al fatto che abbiamo tutti raggiunto un punto in cui siamo individui all'interno di un tutto. Questo livello di co-dipendenza non è un problema per i Dillinger. Lo facciamo perché lo vogliamo e perché ci piace, ed è il modo migliore. È questa la vera maturità e funziona con ogni relazione, penso che rappresenti gran parte di questo album ed è quello che onoreremo in questo ultimo periodo.

Si direbbe che per una band che esiste da così tanto tempo registrare un album sia ormai un automatismo, ma non nel vostro caso.
No, mai. Non è mai facile, anche se siamo arrivati a un punto in cui siamo molto sicuri di noi stessi. Quando scriviamo un disco dei Dillinger, non sono più preoccupato, perché sappiamo come essere i Dillinger, capisci? Non facciamo mai dischi perché ci sembra obbligatorio, così quando decidiamo di farlo ci prendiamo il nostro tempo e cerchiamo di muoverci secondo il nostro istinto e la nostra ispirazione. Greg si è tenuto le registrazioni finite per due settimane prima di iniziare a mettere le voci perché non se la sentiva, e noi abbiamo semplicemente cambiato la data di uscita. Penso che questo provi che non siamo gente che caga fuori un disco tanto perché vuole andare in tour.

Tutti sanno che i vostri concerti sono piuttosto folli. La vostra decisione di fermarvi è influenzata in parte dal fatto che non sareste in grado di mantenere la stessa intensità quando avrete, per dire, sessant'anni?
Voglio dire, che non saremmo in grado di farlo a sessant'anni probabilmente è assodato, ma non ci fermiamo perché ci sentiamo incapaci, questo è sicuro. Realisticamente non riusciremmo a fare lo stesso tipo di show—i miei arti stanno già cedendo adesso—ma non importa, perché quando suoniamo, suoniamo. Il resto del mondo e il resto degli avvenimenti della nostra vita non esistono. Penso che questi momenti saranno quelli che mi mancheranno di più. Ma non percepiamo l'idea che nel futuro prossimo potremmo non essere più in grado di fare concerti; abbiamo ancora tutto l'entusiasmo e la catarsi del suonare dal vivo perché è il nostro modo di esprimerci al livello più disinibito. Ma, ripeto, uno dei motivi per cui ci fermiamo adesso è che ci sentiamo ancora benissimo e abbiamo controllo del nostro destino.

A proposito di controllare il proprio destino, il mese prossimo esce un disco dei Giraffe Tongue Orchestra, la tua nuova band con membri di Alice in Chains, Mars Volta e Mastodon. Questa cosa ha influito sulla situazione dei Dillinger Escape Plan?
A dir la verità no, perché non ho alcuna intenzione di sostituire i Dillinger con i GTO. È solo una questione di partire e fare cose nuove nella vita, nuove sfide e cose così, non parlo solo di band. La cosa dei GTO per me ha significato solo portare a termine qualcosa che non fossero i Dillinger, capisci? Sono stato così coinvolto in ogni aspetto dei Dillinger per vent'anni che avevo davvero bisogno di provare qualcosa di nuovo, collaborare con persone diverse e pubblicare qualcosa che non fosse legato ai Dillinger perché fa bene, ogni tanto. [Ride] Se scorro la mia rubrica telefonica, ho conosciuto quasi tutti grazie a questa band, a pensarci è una cosa pazzesca.

Nel corso dei due decenni passati ai vostri concerti è successo di tutto: incendi, risse con la security e altre cose che la maggior parte dei gruppi possono solo immaginare. Che cosa pensi quando guardi indietro?
Penso che abbiamo tutti ancora voglia di distruggere ogni posto in cui andiamo. Siamo dei pirati, man. Arriviamo in città e saccheggiamo e distruggiamo ogni locale ed è questo l'aspetto che ci piace di più. Anche quando facciamo altri lavori o quando andavamo all'università, aspettavamo con ansia il weekend per andare a suonare a un circolo e raderlo al suolo, era fantastico. La sensazione che mi dà questa band è una cosa che in pochi hanno avuto l'opportunità di provare, quindi sono molto grato di averne fatto parte e aver vissuto quei momenti. Ne parlavamo proprio ieri sera, non avremo mai il rimpianto di non aver fatto qualcosa nella nostra vita perché abbiamo fatto tutto, man. Abbiamo visto cose che voi umani non potete immaginare. [Ride]

Direi anche che per molte delle cose che avete fatto in passato, non riuscireste a farla franca oggi.
Nah, ce la facciamo sempre. Se smettiamo di fare certe cose non è perché qualcuno è finito nei guai o in tribunale, perché queste cose sono successe molte volte. È perché non vogliamo che sia visto come un espediente. Vogliamo continuare a sorprendere il pubblico, quindi se ogni volta sputiamo fuoco poi diventa un circo. Non è quello il punto. Vogliamo che sia divertente e imprevedibile. Se cominciamo a fare quello che la gente si aspetta, diventiamo come gli Slipknot o gli Insane Clown Posse, e non è quello che vogliamo. Siamo un gruppo punk, ci piace non sapere che cosa farà il pubblico e che il pubblico non abbia idea di che cosa faremo noi perché è quello che rende le nostre performance così pericolose. Non vogliamo fare una "messa in scena".

Allora, qual è la data esatta dello scioglimento?
Faremo il ciclo di tour per questo album e poi è finita. Ma in questo ciclo rientrano molte cose. C'è un tour di tutti gli Stati Uniti in autunno, poi un tour europeo gigante in inverno, e quello ci porterà probabilmente verso l'Australia o dovunque ci vogliano. Poi sono sicuro che torneremo, faremo qualche festival estivo e a quel punto decideremo quando saranno i nostri ultimi concerti.

Anche se non è imminente, come pensi che ti sentirai dopo aver appoggiato la chitarra alla fine di quell'ultimo concerto?
Be', probabilmente avrò qualche problema fisico che dovrò capire come curare. [Ride] Sinceramente, penso che anche solo sapere che il futuro sarà diverso dopo aver fatto sempre la stessa cosa per così tanto tempo avrà già un certo effetto su di noi a partire da ora. Sono poche le band che durano tanto quanto noi. È pazzesco e meraviglioso essere arrivati fino a questo punto. Per riuscirci, bisogna volersi bene e andare avanti ignorando i conflitti, quindi sono molto orgoglioso di poter dire che abbiamo suonato per vent'anni senza mai fermarci. È una vita interessante, sai?