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Dopo l'attacco a Charlie Hebdo tutti i politici italiani hanno scoperto di amare la satira

Gli stessi che oggi stanno cercando di sfruttare la satira di Charlie Hebdo per fare propaganda ne sono stati, a suo tempo, i bersagli. Peccato sembrino voler ignorare a tutti i costi questo aspetto.

di Mattia Salvia
08 gennaio 2015, 3:12pm

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na manifestazione di solidarietà a Londra. Foto di Christopher Bethell.

Dario Fo diceva che la prima regola della satira è che nella satira non ci sono regole: dopo quello che è successo ieri mattina a Parigi—l'attacco contro la sede della rivista di satira Charlie Hebdo che ha provocato 12 morti, tra cui anche alcuni noti vignettisti francesi—questo aforisma è diventato quantomai attuale; e anzi, è strano che non sia ancora circolato su Facebook su sfondo nero e attribuito a qualcun altro.

Dopo la strage, in tutta Europa ci sono state manifestazioni spontanee di solidarietà e lo slogan "Je Suis Charlie" si è diffuso in tutto il mondo tramite immagini, post, status e tweet. Anche in Italia il dibattito sul tema è stato intenso e—come da altre parti d'Europa—la solidarietà e la condanna degli attacchi sono state accompagnate dai più svariati tentativi di strumentalizzare l'accaduto a fini politici.

Molti di coloro che hanno commentato la vicenda, infatti, hanno deliberatamente ignorato la natura e i contenuti della rivista—anticattolici, antirazzisti, antifascisti—concentrandosi sul fatto che essa pubblicava anche satira sull'Islam. In breve, politici e opinionisti di destra, nonostante non sia ancora chiarita del tutto la dinamica della sparatoria e chi l'abbia effettivamente realizzata, hanno subito colto l'occasione per fare propaganda politica.

L'esempio più facile è quello del Giornale, che ieri riportando la notizia aveva descritto Charlie Hebdo come un "giornale anti Islam." Sulla stessa linea anche Libero, che oggi ha sparato in prima pagina un fotogramma dell'esecuzione del poliziotto sotto il titolo a caratteri cubitali: "Questo è l'Islam."

Matteo Salvini—che ieri ha praticamente occupato militarmente qualsiasi trasmissione televisiva— ha detto che "ormai abbiamo il nemico IN CASA" e ha suggerito un paio di semplici contromosse, tra cui "Bloccare l'INVASIONE clandestina in corso, subito," e "verificare chi, come e perché finanzia MOSCHEE e centri islamici."

A Brescia, la Lega Nord ha persino organizzato una distribuzione gratuita di copie della rivista francese in segno di "solidarietà verso le vittime e di protesta contro chi con la violenza vorrebbe schiacciare la nostra storia." A Padova, invece, il sindaco Massimo Bitonci ha detto che non concederà mai più luoghi di culto ai musulmani della città.

Osservando le reazioni del mondo politico italiano, però, la cosa che appare più sconvolgente non è tanto il tentativo di sfruttare l'accaduto per fare propaganda politica quanto il fatto che—come ha detto bene in uno status Costantino della Gherardesca—gli stessi personaggi che fino a poco tempo fa "eseguivano attivamente la censura oggi si ergono a paladini della libertà d'espressione."

La prima pagina del giornale dell'8 gennaio 2015. Grab via

Questa mattina, il Giornale ha deciso di pubblicare le vignette di Charlie Hebdo, invitando i lettori a condividere utilizzando l'hashtag #nonabbiamopaura. La decisione è stata motivata così: "le pubblichiamo per dire che non abbiamo paura, che crediamo nella libertà di espressione e informazione." Curiosamente, a essere pubblicate sono state solo le vignette sull'Islam e non quelle sulla Chiesa Cattolica; e ancor più curioso è il fatto che queste vignette non siano state considerate di "cattivo gusto," l'accusa più spesso mossa alla satira da parte dei rigidi fustigatori della morale del Giornale.

Sempre sul Giornale è poi uscito un articolo di commento, dal titolo piuttosto eloquente: "Perché l'Islam massacra la satira." Nell'articolo, Charlie Hebdo è definito "un modello per tutti" quando si parla di "satira libera." Aggiungendo, tra parentesi, che è "tutt'altra cosa rispetto alla satira italiana," definita "politicamente corretta" e "pronta ad autoassegnarsi patenti di coraggiosa dissidenza ad ogni critica, inciampo, risoluzione di contratto."

Quest'ultima precisazione è, se non altro, coerente con la linea adottata negli anni dal giornale nei confronti della satira italiana, sempre sbeffeggiata e attaccata—per accorgersene basta fare una breve ricerca. Per fare solo un esempio, nel 2007 il Giornale aveva scritto che il ritorno in televisione di Daniele Luttazzi ricordava "il disgustoso esito di un brufolo schiacciato o certi innominabili rumori plebei." "Se fu sicuramente un duplice e oltretutto controproducente errore da parte del centrodestra l'allontanamento dalla Rai di Enzo Biagi e Michele Santoro," concludeva l'articolo, "lo stesso non si può dire per Luttazzi."

Ma la scarsa coerenza non ha riguardato solo il Giornale. Maurizio Lupi, ad esempio, su Twitter ha parlato di "attentato alla libertà di stampa e alla libertà di tutti" mentre nel 2009, aveva definito "un attacco volgare" e "spazzatura" un fumetto satirico che prendeva di mira Giorgia Meloni.

O Roberto Formigoni—che solo l'anno scorso si era scagliato contro la sua imitazione fatta da Crozza, dicendo che "trascende nell'insulto e nella diffamazione" e che "cerca la querela."

Anche il senatore PDL Maurizio Gasparri, noto per il suo modo particolare di usare Twitter e per avere la querela facile, in uno status sulla sua pagina Facebook ha scritto che "non possiamo rinunciare alla democrazia e alla libertà di espressione come di satira." Mentre Fratelli d'Italia, in un tweet, ha espresso solidarietà al popolo francese e parlato di libertà in questo modo.

Da parte sua, Magdi Allam che adesso esalta la satira di Charlie Hedbo, solo un paio di anni fa l'aveva definita la "prova del degrado della nostra civiltà."


Una manifestazione di solidarietà a Parigi.

In molti, però, hanno fatto notare che Charlie Hebdo ha una storia che non si presta tanto facilmente alle strumentalizzazioni: si è sempre battuto contro ogni estremismo e fanatismo—sia religioso che politico—cercando di metterlo in ridicolo esponendone le contraddizioni.

Così, gli stessi che oggi stanno cercando di sfruttare la sua satira ne sono stati, a suo tempo, i bersagli: dopo la strage di Lampedusa, il 3 ottobre 2013, Charlie Hebdo aveva titolato "Applicato il programma del Front National" con una vignetta che mostrava Marine Le Pen ridere di fronte ai cadaveri dei migranti nel canale di Sicilia.

Il fatto che questi personaggi cerchino ora di rifarsi una verginità e di ergersi a paladini del diritto di satira sempre e comunque non può non suscitare qualche domanda. Specialmente perché gli autori e i disegnatori di Charlie Hebdo hanno sempre avuto piuttosto chiaro che tipo di persone siano quelle che esaltano le "radici cristiane" dell'Europa e arrivano persino a proporre la reintroduzione della pena di morte.

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