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Vice Blog

Medico In Missione

16.4.07

Greg Papadatos è un paramedico di New York che è entrato nella Guardia Nazionale col solo scopo di curare i soldati feriti. Il ragazzo ha persino avuto uno scontro coi suoi superiori perché sostiene che i medici non dovrebbero essere coinvolti nei combattimenti- ragion per cui ha rifiutato di avere un fucile. E ha vinto. Non vi ricorda M*A*S*H? Comunque, gli abbiamo chiesto di raccontarci un po' com'è provare a rimettere insieme le persone nel mezzo dell'inferno sulla terra…

Il millesimo soldato è morto in combattimento circa un mese prima che io varcassi i confini dell'Iraq come medico della Guardia Nazionale. La maggior parte dei miei 11 mesi laggiù li ho spesi a Bagdad. Sono nato nel Bronx e ho lavorato come paramedico a NYC prima di andare in Medio Oriente. La mia precedente esperienza in fanteria mi ha aiutato a rapportarmi alle truppe di terra meglio di quanto abbia fatto con la maggior parte degli altri medici.

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Ho avuto a che fare con molti problemi medici di secondo ordine. La gente non ne voleva sapere di andare fino all'ospedale da campo e fare tutta la trafila della sala d'attesa solo per avere dell'Imodium per la diarrea, quando bastava bussare alla mia porta. Il problema principale era lo stress. Ho fatto subito presente alla mia unità che la mia porta era aperta a chiunque avesse avuto bisogno di parlare.

Gli incidenti peggiori erano provocati dalle bombe e dai missili. Non ho mai apprezzato la definizione "improvised explosive device." Per me è una bomba e basta. Uno IED sul lato della strada è una bomba. Così come un VBIED- uno IED da veicolo, per me è una bomba su una macchina e basta.

A un ragazzo è esplosa una bomba proprio sotto il veicolo in cui si trovava. E' stato catapultato fuori e gli si sono rotte entrambe le gambe in più punti; le ossa gli uscivano dalle cosce. Ho pensato che probabilmente avrei dovuto mettergli dei lacci emostatici su entrambe le gambe per evitare delle emoraggie letali. Ho realizzato dopo che non usciva poi così tanto sangue dalle sue gambe. Questo perché la forza dell'esplosione gli aveva fermato il cuore all'istante.

Un' altra grossa questione con cui ho avuto a che fare sono stati i malori legati al caldo. E' difficile leggere bene la temperatura bene laggiù a causa della fortissima umidità. Qualcuno mi ha detto che quando Saddam era al potere, c'era una legge sul lavoro che permetteva alla gente di lavorare all'aria aperta se la temperatura superava i 45 gradi. E siccome li superava spesso, succedeva che i lavoratori ne approfittavano per prendersi delle pause e la produzione rallentava fortemente. Per un periodo, nei bollettini ufficiali la temperatura non superò più i 45 gradi. Il meteo annunciava sempre la temperatura del giorno dopo di poco inferiore al limite. Era come avere 40 phon al massimo della potenza puntati addosso. Immaginatevi tutto ciò con indosso armi, divise ed equipaggiamenti.

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Cercavano tutti di riparare alla situazione col nostro equipaggiamento, anche se quello della Guardia Nazionale non è certo il miglior equipaggiamento medico esistente. Il kit di pronto soccorso è molto simile a quello usato in Vietnam. Spesso abbiamo dovuto comprare cose al mercato, ad altissimo prezzo, perché le provviste in nostra dotazione non bastavano. Io mi sono fatto spedire un po' di attrezzatura medica da casa.

Mi sono rifiutato di portare un fucile; mi avrebbe ostacolato e basta. Il medico non è un soldato. Il medico non deve sparare a meno che non debba difendere se stesso, la propria unità o il proprio paziente. In Vietnam, i medici non avevano armi. Nel pre-addestramento ci è stato comunicato che ci avrebbero dato dei fucili. Ho detto ai miei superiori che se proprio mi fossi trovato nella situazione dove avrei avuto bisogno di un fucile, allora ne avrei sicuramente trovati un sacco intorno a me. Hanno fatto un po' di pressione e io ho risposto: "Cosa farete? Mi minacciate di mandarmi in guerra? Guardate che ci vado lo stesso!" Alla fine ho preso una pistola e la tengo al fianco. Così ho la possibilità di fare le cose con due mani.

Nella seconda metà della mia missione, la mia unità controllava una delle strade più grosse di Bagdad. Avevamo anche la toppa con scritto "Baghdad Highway Patrol". Ci assegnarono i quartieri adiacenti alla strada, dove abbiamo avuto a che fare continuamente con esplosioni, macchine frantumate, gente ferita. Ogni tanto dovevamo lasciare i nostri veicoli per dare un occhio alla situazione. Una guardia doveva coprirmi ogni volta che uscivo e io dovevo sperare che nessun cecchino avesse la mira abbastanza buona per centrarmi mentre svolgevo il mio dovere. Abbiamo affrontato un gruppo armato di mercenari (chiamali pure forze di sicurezza privata, io continuo a chiamarli mercenari) in un conflitto a fuoco perché stavano sparando a un gruppo di civili senza nessun motivo. Eravamo pronti ad ucciderli. Io anche. Ho curato un civile a cui avevano sparato a entrambe le gambe. Non si lamentava neanche per il dolore. Parlava un po' di inglese e mi continuava a chiedere: "Perché mi hanno sparato? Perchè mi hanno sparato?"

Un'altra volta, un nostro mitragliere ha sparato a una motocicletta che si avvicinava a noi ed era potenzialmente pericolosa. Dovevano essere spari di avvertimento, come usavamo fare nella aree rurali con strade sterrate. Questa strada invece, era fatta di asfalto e cemento, e quindi un sacco di schegge hanno colpito i motociclisti; un padre con la figlia di quattro anni. I proiettili non li hanno colpiti, ma il padre sembrava che gli avessero sparato venti volte alle gambe con una pistola di piccolo calibro. La ragazza è stata fortunata. Se l'è cavata con ferite lievi. Entrambi piangevano, il padre per il dolore e la ragazza perché sentiva piangere il padre per la prima volta. E' stato triste e imbarazzante.

Una delle cose peggiori che ho visto sono state le conseguenze di un doppio attacco suicida; i sunniti hanno attaccato una moschea sciita nella zona controllata da noi. Era la vigilia di un importante festa sciita. La gente guardava due sunniti che in macchina andavano nella direzione opposta rispetto alla folla. Uno dei due si è fatto esplodere uccidendo e ferendo un sacco di persone. Allora tutti hanno indicato l'altro urlando: "Era con l'altro". La guardia di sicurezza ha aperto il fuoco e anche l'altro si è fatto esplodere in un altro punto della folla. A quel punto, nel caos, molta gente si è messa a sparare a caso.

Non so quanta gente è morta… dozzine. Le comunicazioni erano interrotte. Ho curato le ferite di un ragazzo iracheno a cui avevano sparato tre volte. Conoscevo abbastanza l'arabo da poter dire ai suoi familiari di caricarlo in macchina e portarlo all'ospedale. C'erano pezzi di carne e di pelle e di corpi dappertutto. Gli adulti non volevano raccoglierli così l''hanno fatto fare ai bambini. E' stato orribile. Come tutta questa guerra.

GREG PAPADATOS