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Sono diventato una star virale senza volerlo e non mi è piaciuto neanche un po'

Cosa succede quando milioni di persone ridono di te senza che tu possa farci nulla.
28.8.13

La foto dell'autore pubblicata su Twitter da Vicky Pattison di Geordie Shore.

Il 14 ottbre del 2012, una domenica, mi sono svegliato in doposbronza e con pochi ricordi della notte precedente. Ma sapevo vagamente che a un certo punto mi ero fatto qualcuno, e leggermente rincuorato dalla cosa sono tornato a dormire.

Un’ora dopo, una risata fortissima è risuonata in tutta la casa fino alla mia camera. “Ron!” ho sentito chiamare da sotto (sono roscio, quindi—come tutti i maschi rossi dopo i film di Harry Potter—i miei coinquilini mi chiamano scherzosamente Ron.) “Questa è bella! Rooon!”

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Sapevo che non ci sarebbe stato niente di divertente. Pochi minuti dopo sono entrato in una stanza piena di ghigni e indici puntati, diretti verso di me o verso lo schermo di un computer. Mi sono piegato per vedere la fonte di tanto divertimento e mi sono trovato davanti la foto di cui sopra.

Il piccolo tipo roscio incapace di cingere la donna davanti a sé ero io. Ricordandomi quel che ho imparato dagli esperti di linguaggio del corpo in Heat, ho capito che sembravo molto più preso io di lei. Sotto la foto c’era un fiume in piena di Like e commenti.

“Papà chiede se la stavi gonfiando,” mi ha detto mio cugino.

“HAHAHAHAHAHAH” ha commentato mio fratello.

Dopo una settimana in cui la foto è stata l'argomento di conversazione principale ovunque andassi—avendo nel frattempo superato i 200 like—ho iniziato a sperare che qualcosa attirasse l’attenzione lontano da me; una pazzia di una celebrità, un cataclisma—qualsiasi cosa. Lo scherzo durerà poco, mi dicevo. Si sarebbe sgonfiato e sarei potuto tornare a essere l’anonimo ragazzino rosso. Non poteva diventare peggio di così, no?

Un mese prima, il mio coinquilino mi aveva fatto conoscere la pagina Facebook "Embarrassing Nightclub Photos of the Week". È possibile che qualcuno di voi la conosca già, dato che ha 1.7 milioni di like. Il nome dice tutto: è una raccolta di foto di serate, e l'idea di fondo è che scorrendo tra le immagini uno riesca ad accettare un po' più facilmente la sensazione di miseria e autocommiserazione successive a una sbronza. A meno che, ovviamente, la persona ritratta in una delle foto non sia tu.

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All'inizio con i conoscenti avevamo scherzato sulla possibilità che la mia foto finisse tra quelle.

E proprio nel momento in cui la mia cerchia di amici stava iniziando a dimenticarla, è successo. La mia foto è uscita su quella pagina.

Con 7.000 like nel giro di poche ore, da lì è poi comparsa su forum e blog con il potere di propagazione di un incendio—un incendio umiliante e che ti fa venire voglia di nasconderti per sempre, o almeno fino a quando tutti quanti si saranno dimenticati della tua faccia. Successivamente, quello che inizialmente era imbarazzo è diventato una condizione estenuante. Mi capitava di essere riconosciuto, fermato e costretto a ripercorrere la storia con studenti pressoché sconosciuti. Altri si limitavano a insultarmi o a darmi degli nomignoli. Ma alla fine, anche la vergogna si è trasformata in noia logorante. A quel punto, la cosa che mi disturbava più di tutto era la quantità di commenti negativi riservati alla ragazza che avevo baciato.

In alcuni di quelli comparsi online qualcuno aveva anche iniziato a chiamarmi "Ron". Quanto a lei, che tutt'ora rimane un'anonima fan di borse color cremisi, spero che sia all'oscuro di tutto.

Nel frattempo i like erano diventati dapprima otto, poi nove e infine dieci mila. E questo significa che praticamente chiunque incontrassi aveva già visto quella foto.

"Ma dai! Sei davvero tu?" è diventata la frase più pronunciata in mia presenza per tutta la fine del 2012.

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E per coronare il tutto, rendendo il mio inferno natalizio più luccicante che mai, Vicky Pattinson di Geordie Shore ha condiviso la foto coi suoi oltre 900 mila follower.

In fin dei conti, dunque, cosa comporta diventare una celebrità del virale? In generale, niente di che. Finché non siete persone ultra sensibili e sapete gestire l'imbarazzo, ve la caverete.

In più, se su Google Immagini cercate "Ron", "Hermione" e "Jesus", la mia foto è il primo risultato. Quest'eredità mi colloca sullo stesso piedistallo culturale di Emma Watson e il figlio di Dio, e per questo non posso che dire "grazie".

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