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Solferino 28 anni: la generazione dito al culo

Abbiamo scoperto il terribile segreto che si cela dietro il blog di Corriere.it

Ciao sono Andrea, ho 26 anni, ho la laurea in Arte, ma anche se la tristezza prende spesso il sopravvento e la mia casella mail è silenziosa, scommettiamo che serve?

Io sono Alice, 27 anni, invecchiare davanti a una fotocopiatrice? Fatemi l’in bocca al lupo.

E io sono Francesco, ho 30 anni, ho studiato Filosofia e Scienze politiche, parlo cinque lingue e vendo povertà.

Carolina, 25 anni, sto a Roma col mio ragazzo, ma prima del matrimonio niente sesso. Non voglio sposarmi.

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Mi presento, sono Luca, ho 25 anni, vivo con i miei genitori, chiamatemi “bamboccione”, “svogliato”, “mammone”, ma perché rinunciare alla comodità di un buon pasto, di una casa sempre pulita neanche avessi la bacchetta magica e del piacere di fare due chiacchiere con i genitori? E poi agosto è una goduria: genitori in vacanza e casa a completa disposizione. Poi mi guardo in giro e vedo i piatti da lavare, le piante da innaffiare, e poi la polvere che mi fa sorgere uno scomodo pensiero: “Ma l’aspirapolvere… dov’è?”

È così che si presentano alcuni dei protagonisti di Solferino 28 anni, il piccolo-grande blog di Corriere.it che racconta l'Italia dei venti-trentenni. Per dirla con le parole della "crew" Solferino 28 è quel "raccoglitore di storie, quel moltiplicatore di domande, quello spazio per riallacciare il dialogo tra generazioni pensato per mettere in circolo le idee di chi pensa di ripartire da qui, da voi, da noi, dalla Generazione Punto Zero, nella consapevolezza che il modello socio-economico non riesce a offrire prospettive e va ripensato.”

La formula, a differenza del box che spiega “Cosa è il blog”, è chiara: ogni giorno si racconta una storia, una “realtà diversa”, a cui dà voce un ragazzo o una ragazza che “stringe i denti”, “che non molla”, invitando poi i lettori a intraprendere un dialogo costruttivo e maturo.  Le testimonianze vanno dalla stagista che vive con 300 euro al mese al ragazzo che si è “inventato il lavoro”, dalla vergine felice che conserva l’imene fino ai 30 anni al complessato che beve, senza dimenticare “il laureato in filosofia”. Chiaramente non mancano quelli che hanno deciso di lasciare il nostro Paese, assenze prima ancora che pesanti, malinconiche.

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Eppure, nelle storie della giovane Italia di Solferino 28 c'è qualcosa di strano. È come se la retorica a spruzzo che riempie le pagine del sito seguisse una sorta di schema prestabilito, come se il qualunquismo del blog fosse troppo perfetto per essere vero. Per questo ci siamo messi a leggere con minuzia storia dopo storia, e dopo un'attenta analisi, il "segreto" di Solferino 28 ci si è parato davanti agli occhi: i post che animano il "dibattito" sul futuro dei giovani, che scatenano tanta gelosia e violenza nei commenti, non sono altro che moduli prestampati con gli spazi bianchi che ogni giorno Giacomo, Benedetta, Serena, Luca, Chiara e Maria Serena compilano con disumana voluttà pagata dal Corrierone.

Abbiamo cercato di ricreare il suddetto modulo con la maggiore accuratezza possibile, e ve lo presentiamo qui sotto, come prova schiacciante della nostra tesi:

MODULO STANDARD SOLFERINO 28 ANNI

Secondo l’Istat quest’anno il ____ percento di giovani italiani è senza lavoro. Dietro a ogni statistica non c’è solo un numero, ma anche persone con i propri sogni/con la propria vita (barrare l’opzione preferita).

Quella che segue è la storia di _______, un/a brillante laureato/a in _______ all’università di ______, che ha scelto di restare in Italia/partire e non si è pentito/a. È la storia di molti giovani che pur avendo in saccoccia un curriculum di tutto rispetto, non trovano il posto che meritano nella nostra società. La voce di ______ è una voce forte e controcorrente che si rivolge ai coetanei e li invita a tenere duro e ad avere dignità: basta! Basta lamentarsi! Bisogna rimboccarsi le maniche e reclamare il coinvolgimento di tutte le forze in campo. Rilanciarsi, mettersi in gioco/trasformare la crisi in un’opportunità. Quando arriverà il momento di immaginare e costruire insieme una società diversa, che permetta finalmente a tutti di realizzare i propri sogni?/Quella di  ________ ci è sembrata una denuncia interessante, voi cosa ne pensate?

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“___________”, ci hanno detto spesso. Io preferisco pensarla così: “________!” Mi chiamo ________, ho ____ anni. Lavoro in una __________ (attenzione all’ortografia inglese) e parlo _ lingue, mi sono laureato/a in ______, __________ e _________ con 110 e lode. Ho un master in _________ marketing e vivo con _00 al mese (se meridionale, barrare la frase che segue) e sì sono un/a meridionale! Sto in affitto in una stanza con altre _ persone fuori ______.  Ho avuto la sfortuna di non essere un/a raccomandato/a, ma di essere una persona come tante.

La mia storia deve essere la storia di tutti, una storia di chi si impegna e lo fa per _______ una passione. Davanti a noi abbiamo un muro insormontabile che non deve fare rima con  ______.

Per l’affitto cerco di chiedere il meno possibile ai miei genitori, perché vederli obbligati a provvedere a un/a ______enne è una cosa che mi fa stare male. La mia famiglia non ha mai smesso di spronarmi. Non esco mai durante la settimana, non c’è spazio per i sogni. Solo il weekend, e con i pochi soldi messi da parte non mi privo di una pizza/un cinema con il/la mio/a ragazzo/a.

Tante rinunce, certo, ma si guadagna in ________. Nonostante tutto, il vivere da solo/a mi fortifica, fa parte della crescita di tutti e non tornerei mai indietro.

Le mie Olimpiadi lavorative sono cominciate così. Una staffetta di _______ la sera tardi, _____ di giorno, ________ sul treno. Giorno dopo giorno, lavorare sodo per essere quello per cui sono nato/a: il/lo/la _________.

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È tutto _____, ______ e precario in questo pantano chiamato _______. / Dove finisce il/lo/la ______ e inizia il/lo/la _____ in questo Paese chiamato Italia?

Sono molto arrabbiato/a perché mentre la generazione prima della nostra viveva nella bambagia, ora dove le competenze e la preparazione aumentano, dove il lavoro l’abbiamo conosciuto già durante gli studi all’università, ci ritroviamo senza, non dico una vacanza/auto/moto/casa/vestiti ma la speranza di arrivare alla fine del/la prima settimana/seconda settimana/terza settimana/fine del mese.

“Beato/a te che hai _________” mi sento dire, ma io vorrei vedere loro alla mia età, in cui già erano padri e madri. Sei fortunato/a papà/mamma, perché alla nostra età tu stavi creando qualcosa per il tuo mondo.

Non posso tollerare di venire additato/a come la causa dei miei mali, perché non voglio ____________ ma solo fare il mio lavoro, quello per cui ho studiato, un’illusione a cui io ho creduto! Poi quando finalmente trovo lavoro la gente mi chiede come ho fatto e io rispondo sinceramente: “_______”.

Mi arrabbio quando mi danno del/della “Bamboccione/a” senza capire che nella mia vita, uguale a quella di altre persone!, la nostra vita in continua rotazione, nella mia vita gli appartamenti che ho cambiato sono stati __, i trasferimenti in altre città sono stati __, per non parlare dei coinquilini: ___.  Non abbiamo radici, siamo destinati a _______.

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La politica è un’illusione, andiamo a votare e ci troviamo ogni volta a ________ che le cose un giorno possano cambiare/migliorare.

Non parlo solo per me, e per questo spero che la mia testimonianza sia compresa davvero, parlo per le altre decine/centinaia/migliaia di giovani, intelligenti, preparati, con voglia di fare, ma che vengono soffocati da una società che non li rappresenta/non gli dà nessuna possibilità, e quando hai finalmente trovato qualcosa, o così sembra—illuso/a!—conti i soldi dello stipendio e non ci puoi credere. Loro ti diranno che lo stipendio oggi è ____________, che non si lavora per i soldi ma per _____________. "Sei ancora giovane, ne hai ancora di strada da fare!"

La generazione precedente dovrebbe sentirsi in colpa per come ci ha ridotto. L’Italia ha la classe dirigente più vecchia del Mondo/d’Europa/di tutti i tempi, secondo uno studio della Coldiretti. A quando una svolta?/una riforma delle sovrastrutture?

Bisogna reagire, tutte le ideologie sono fallite. La crisi non si può solo affrontarla con il/la __________, ma serve il coinvolgimento di tutti, l’uso di nuovi _______ e l’allargamento di ________. La crisi prende a morsi la nostra vita e così per fare un po’ di economia familiare siamo costretti a vendere il/lo/la ______, per una boccata d’ossigeno destinata a durare poco.

La classe dirigente deve investire sul futuro/presente, sulla voglia di fare dei giovani, su di noi. Lasciateci tracciare l’orizzonte nuovo del nostro ______ Paese. Dobbiamo essere noi stessi quegli esempi che adesso ci mancano/che ci sarebbe piaciuto avere.

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E il solito motivo per cui mi sveglio la mattina e continuo a combattere ogni giorno è perché non posso più accettare il/lo/la _____________ ma voglio vedere finalmente cambiare qualcosa in questa società.

Non voglio farvi credere che sarà tutto facilissimo, ma se noi giovani non crediamo nelle nostre potenzialità, perché mai dovrebbe farlo qualcun altro?/Siamo un esercito silenzioso, sì, ma laborioso e pieno di idee: siamo rassegnati a non avere una risposta dal “sistema”?

L’unico modo per emergere è condividere la propria esperienza su Solferino 28 anni, a cui va un sentito grazie per avermi dato l’opportunità di far sentire la mia voce.

Dalle mie parti c’è un proverbio che fa: “_____________________________”, che tradotto vuol dire:

Io ci sono e voi?/Se non ora quando?/Stay hungry, stay foolish