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Rob Hornstra: Be', da un certo punto di vista il progetto è finito. Naturalmente il rifiuto del visto significa che è finito per forza di cose, ma questo non ha influito sul lavoro perché ormai avevamo già in programma di completare il progetto.Volendo avere tutto pronto prima dell'apertura dei giochi, ci siamo mossi per avere come limite ottobre. La nostra ultima visita per The Sochi Project è stata a inizio 2013. Si è trattato dell’ultimissimo viaggio che abbiamo potuto fare. Vorremmo tornarci per la fase successiva del progetto. Se avessimo il visto, adesso saremmo in Russia. Vogliamo vedere come vivono ora i protagonisti del nostro Sochi Project—persone che abbiamo seguito per più di cinque anni.
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I contrasti stanno aumentando. All’inizio, quando eravamo lì, volevano costruire lo stadio nel mezzo del nulla, tra i campi. Certo, ha poco senso fare un paragone tra un campo verde e la violazione dei diritti umani o la povertà dall’altro lato delle montagne (Nord del Caucaso). Ma se provi a paragonare violazione dei diritti e povertà con questi fantastici giochi da 50 miliardi di dollari, allora c’è un contrasto incredibile. È cresciuto a dismisura, negli ultimi cinque anni.Dicevi di non riuscire ad ottenere un visto. Le autorità erano a conoscenza del vostro lavoro?
Difficile dirlo. Quando abbiamo iniziato avevamo in programma di occuparci prima di Sochi e poi dell'Abcasia, e di iniziare a lavorare nel Caucaso del Nord soltanto a progetto quasi concluso, perché in quella zona si hanno problemi con le autorità russe. Succede sempre ai giornalisti che ci lavorano per più di due o tre giorni.

Ora che i giochi sono iniziati, credo che i russi ne siano abbastanza orgogliosi. A Sochi non è cambiato molto. Le persone vivono lì e si guadagnano da vivere col turismo estivo. I giochi olimpici sono una roba invernale a cui non sono interessati; a loro interessa l’estate. Se ti allontani un po’ da Sochi capisco che non c'è interesse per gli sport invernali, lo snowboard e lo sci sono cose da ricchi.
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Sì, perché ci siamo sempre detti che qualsiasi cosa sarebbe accaduta, si trattava della Russia e dall'esterno tutto sarebbe apparso fantastico. Penso che gli stadi e gli alloggi per gli atleti rasentino la perfezione. Per quanto riguarda i giornalisti, è sorprendente, perché se hai bisogno di una cosa perfetta, la devi fare per i giornalisti: sono loro che scrivono gli articoli.Mi chiedevo se fosse possible interpretare la cosa come un ‘fottetevi’ indirizzato ai giornalisti. Tipo che se gli atleti sono soddisfatti, il benessere dei giornalisti è secondario. Alla fine bisogna scrivere di sport.
Non lo so. Credo che ogni tanto si tenda a sopravvalutare i russi, anche a livello di potere. Credo si trattasse di un errore. Hanno calcolato male le tempistiche.

Il mio modo di fotografare non è cambiato, e non è cambiato sin dai tempi dell'università. Se invece guardi ai contenuti… alla fine, c’è da amareggiarsi; in effetti questa bellezza di facciata ce l’aspettavamo, ma se vedi cosa succede a pochi metri dai giochi, è deprimente. Al comitato internazionale del 2007 Putin diceva che avrebbe favorito lo sviluppo del Nord del Caucaso e costruito ski resort per aiutare l’economia. È stato tutto finto, e non c'è nessun membro del comitato olimpico che chieda, "che fine hanno fatto tutte quelle promesse?"
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Non accadrà niente di che. Gli stadi resteranno lì, Putin si assicurerà che qualche convegno internazionale si terrà in quei luoghi. Ci saranno dei congressi e persone da tutto il mondo a trascorrere le vacanze negli ski resort.Non penso che ai russi importi qualcosa. Mi chiedo se abbia migliorato l'immagine internazionale della Russia. Si è scritto già molto sulla violenza e sulle violazioni dei diritti umani, e tutti vedono già i giochi come una facciata, che poi è la realtà. Questo dimostra semplicemente cos’è la Russia.Segui Ken su Twitter: @kjrwallAltro su Sochi:Sochi era la fiera degli eccessi molto prima che arrivassero le Olimpiadi