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Tapper, il miglior videogioco alcolico di sempre

Lanciato nel 1983 dal magnate dei videogiochi Bally Midway, Tapper è semplice solo a prima vista.
Immagine dal videogioco Tapper

Di recente, in un bar di Brooklyn, ho notato un videogioco arcade piuttosto malconcio relegato in un angolo dietro a un séparé; normalmente non farei nemmeno caso ai soliti Big Buck Hunter o Golden Tee, ma questo era diverso. La postazione era decorata con immagini di bar vecchio stile, un enorme fiocco Budweiser sul davanti e un paio di spine da birra che sporgevano in maniera invitante. Era Tapper, il più bel videogioco a tematica alcolica mai creato.

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Lanciato nel 1983 dal magnate dei videogiochi Bally Midway, Tapper è semplice solo a prima vista: nel gioco si controlla un barista paurosamente oberato di lavoro il cui compito è servire litri di birra a clienti piuttosto scontrosi in quattro diversi bar. Un joystick permette di spostarsi su e giù attraverso i banconi, tirando indietro la manopola della spina si riempiono i boccali e spingendola in avanti li si fanno scivolare lungo il bancone. Spina abbastanza birra, recupera i bicchieri vuoti e procederai al livello successivo; fanne cadere uno e, come nella vita, hai perso.

La cosa più strana di Tapper non è l'ambientazione punk-rock del terzo livello o il quarto, popolato da alieni, ma il semplice fatto che ha un ben fondato legame con la birra. I videogiochi sponsorizzati sono sempre esistiti, e pubblicizzano di tutto, dalla soda all'uva o alle più inutili cianfrusaglie. Ma servire Bud ghiacciata a un branco di alieni sballati? L'unica cosa migliore sarebbe una rissa tra pinguini fumatori sponsorizzata dalla Kool Aid.

Purtroppo Tapper, nella sua schiumosa versione originale, non è durato molto. Sembra che nessuno fosse particolarmente contento che un videogioco sponsorizzato dalla Budweiser finisse in sale giochi piene di bambini e adolescenti, ed è perfettamente comprensibile. Già nel 1984 erano in produzione versioni "analcoliche" di Tapper, prive del logo Budweiser e con meno enfasi sull'atmosfera da bar, ma il gioco era identico. Furono prodotti circa 3300 apparecchi, un numero imprecisato dei quali con il logo Budweiser. Furono create inoltre delle versioni per le console casalinghe e, si dice in giro, anche copie con il logo Suntory.

Ma rarità e vita breve a parte, Tapper è fantastico perché è facile da imparare pur restando comunque molto difficile, soprattutto quando hai un paio di bicchieri appoggiati sui ripiani della postazione. E con una specie di sequel per dispositivi portatili che uscirà a breve, Tapper World Tour, forse non è fuori discussione un rilancio in futuro. Fino ad allora, io sarò qui a strattonare le manopole unte, cercando di dissetare i miei piccoli amici pixelati.