FYI.

This story is over 5 years old.

Vice Blog

IL COLLETTIVO SWEETLEAF

i
di it
10 febbraio 2011, 12:59pm

Il mio nome è finito in una lista. A questo punto sono costretto a venire a patti con il fatto che scrivere questi articoli compromette il mio anonimato. Dal far semplicemente parte della massa umana sono diventato un individuo che fa cose ben specifiche all'interno del mondo della marijuana medica. D'altronde questo è il prezzo da pagare per far parte di questo movimento. Bisogna accettare i rischi che comporta e decidere come gestirseli. È un po' come fare uno sport o avere un fondo di investimento; è la ricompensa a far sì che valga la pena correre qualche rischio.

La principale differenza fra questa e qualsiasi altra industria è che l'industria della marijuana medica è tutt'oggi legata al proverbiale "mercato nero". Coloro che si oppongo alla marijuana continuano a far girare leggende riguardo a questa pianta: leggende che intrecciano morte, criminalità, disonestà, e tradimento. Perché? Per il semplice fatto che è un industria che non viene tassata. Nel mercato alternativo della marijuana non esiste un mercato azionario né sanzioni del governo, non ci sono tasse federali e nemmeno regolamentazione. In questo mercato parallelo le regole sono completamente diverse. Ed è proprio questo a far paura e a portare gran parte delle persone a presumere che un mercato alternativo non possa che essere pericoloso. Non li biasimo. Posso solo sperare che siano disposti ad ascoltare quello che ha da dire un onesto e meritevole ebreo che si offre di portare i passeggini giù per le scale della metro, che apre le porte per le signore, e che da spiccioli ai senzatetto. Ho visto quello che succede lì fuori – e seppur venga definito illegale – può darsi che sia proprio quello di cui questo paese abbia bisogno.

Dov'è il governo quando si tratta di provvedere servizi che stanno alla base della sopravvivenza? Come succedeva all'età della pietra, tuttoggi veniamo lasciati ad affrontare tutto questo con noi stessi. Sta a noi procurarci un'abitazione, del cibo, dei servizi sanitari. Le industrie di oggi non fanno altro che passarsi capitale tra di loro, indebitando i cittadini, e operando senza alcun riguardo per il pianeta e per le generazioni future. Mentre un tempo questa sembrava essere la nostra unica opzione oggi abbiamo davanti una vera alternativa.

La marijuana può sembrare portatrice di pericoli, ma non deve essere così. Sebbene faccia parte di un'economia parallela, questa economia non deve per forza avere alla base un mercato illegale. Ci sono tutti gli strumenti per trasformarla in un mercato legale capace di generare vera ricchezza e di finanziare la creazione di un sistema alternativo al casino in cui viviamo oggi. La marijuana è una droga di passaggio, ma il passaggio non porta ad altre droghe. Il passaggio porta ad un futuro in cui quello che ci governa non è più un sistema costruito da vecchi bianchi senza labbra e col parrucchino.

C'è in ballo l'opportunità di usare quest'industria come una piattaforma per il cambiamento globale. Questa pianta unisce un sacco di persone pronte a cercare di cambiare il mondo per farlo diventare un posto migliore. Avrebbero potuto trovarsi uniti sotto il segno delle scarpe da ginnastica, della Bibbia, oppure della musica. L'oggetto di produzione non ha importanza: quello che importa è come quest'industria possa aiutare noi cittadini. Penso di parlare per tutti coloro che ho incontrato alla Emerald Cup quando dico che alla base di quest'industria c'è il desiderio di portare un cambiamento concreto e duraturo. Per il collettivo della San Francisco Sweetleaf le motivazioni non potrebbero essere più altruiste. Queste persone, senza alcun sostegno dal governo, investono il loro tempo per aiutare malati di AIDS che non possono permettersi le cure adeguate. Quello che fanno incarna la capacità di cambiamento che quest'industria rappresenta.

Josh Carls (uso uno pseudonimo per proteggere la sua identità) ha fondato Sweetleaf non appena fu passata la proposta 215 nel lontano 1996. Prima di allora Josh lavorava con Food not Bombs per portare cibo alle persone bisognose. Con una mentalità DIY e una passione per i valori medicinali della marijuana, Josh si è messo a cercare un modo per capitalizzare gli sprechi ricavati dall'industria della marijuana. All'inizio ciò voleva dire acquisire gli scarti della pianta, per poi usarli in cibi commestibili e distribuirli ai malati di AIDS in una casa di cura locale.

Per i primi 10 anni le cose non andavano alla grande. Tutti coloro che facevano parte dell'organizzazione erano volontari, e per una parte dell'anno Josh doveva lavorare fuori città. Durante l'assenza di Josh si presentavano svariate difficoltà e inevitabilmente l'operazione era costretta a fermarsi. Con un organizzazione che andava avanti in modo causale e poco stabile era impossibile stabilire un network o mantenere contatti concreti con i pazienti.

Ma nel 2006 le cose sono cambiate radicalmente; Sweetleaf è stata contattata da un paio di benefattori devoti che hanno iniziato a donare soldi e sostenitori permettendo di concretizzare l'operazione. Col passare degli anni e con la crescita dell'industria, la qualità degli scarti di marijuana donati a Sweetleaf è migliorata drasticamente. Oggi è l'organizzazione più duratura di San Francisco, a fianco di una manciata di altri collettivi no-profit che esistono nel Paese.

Riescono a far tutto questo senza alcuna assistenza da parte del governo. La marijuana è la sola cosa che riesce a calmare lo stomaco dei pazienti che aiutano, permettendo loro, così, di mangiare. Se non fosse per Sweetleaf, questi pazienti non avrebbero altra soluzione dato che non possono permettersi il medicinale ai prezzi di strada. Con a disposizione solo le risorse donate da persone all'interno dell'industria della marijuana medica, Sweetleaf è riuscita ad avere un vero impatto nelle vite di pazienti che necessitano di questo tipo di servizio. Immaginatevi cosa potrebbero fare con solo un piccolo aiuto da parte della città o dello stato? Recentemente hanno trovato un modo per raccogliere fondi: da quest'anno Sweetleaf lavorerà con coltivatori e laboratori per fornire marijuana ai singoli. Attraverso una partnership di beneficenza i laboratori venderanno la marijuana fornitagli dai coltivatori. La metà del ricavato verrà usato per finanziare Sweetleaf. Grazie a ciò, ci aspettiamo che queste persone riusciranno ad avere un impatto duraturo nelle vite dei malati di AIDS in tutta la Bay Area.

Se una piccola organizzazione no-profit come Sweetleaf ha trovato un modo per aiutare pazienti solo grazie alle risorse appartenenti ad un mercato alternativo, quant'altro si può ottenere? Potremmo trovare un modo per far arrivare cibo a coloro che non ne hanno? Potremmo trovare un modo di fornire abitazioni ai senzatetto? Non posso dirlo con certezza ma, per come la vedo io, è proprio questo quello di cui stiamo parlando.

ZACHARY G. MOLDOF