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Μoda

Prêt-à-tromber F/W 2013 Uomo

Le sfilate della settimana della moda maschile recensite per voi in ordine di scopabilità.

di Clara Miranda Scherffig
21 gennaio 2013, 2:25pm

Le donne etero con la passione per la moda ma che non hanno nessuna intenzione di lavorarci (perché amano la propria salute mentale) solitamente seguono solo la moda femminile, magari qualche notizia riguardo agli stilisti, ma senza eccessivi entusiasmi. La moda maschile è percepita come un universo parallelo, che non ha nulla a che fare con quello in cui vivono i propri fidanzati-trombamici-dirimpettai e le loro felpette coi gomiti consumati e camicie con più di 10 anni. Un universo al cui ingresso stanno guardie omo armate di totale disinteresse nei tuoi confronti e donne con cerbottane cariche di Tavor.

Questo è davvero un peccato, perché la settimana della moda maschile ci ricorda due cose: 1. nel mondo esistono un sacco di ragazzi molto alti e con gli zigomi proporzionati, e 2. certa moda maschile diminuisce esponenzialmente il tempo tra "piacere di conoscerti" e "potrei prendere in considerazione l'anale".

Abbiamo seguito le settimane della moda maschile di Milano e Parigi, appena concluse, e abbiamo sancito con quali sfilate sia meglio sgrilletarsi sul punto uno e con quali altre possiamo sperare in un mondo migliore di amanti ben vestiti e con la schiena dritta. Ecco la nostra selezione, in ordine crescente di scopabiltà (o meglio, in ordine decrescente di inchiavabilità).

BELSTAFF

Ragazzi, ma lo sapete o no, che guanti di pelle lunghi = maniaco sessuale?

Abbiamo capito che avete cercato di andare oltre alla classica giacca trapuntata più indossata sotto lo stretto di Messina, però vi rendete conto che avete creato una specie di proto D'Artagnan che cerca di solcare le onde dello spazio attraverso il buco nero di Stargate? Quest'ossessivo colletto-collettone di pelo, pelliccia e cartone, poi, è una chiara citazione di Dead Snow, quel film norvegese dove un gruppo di amici va a sciare in montagna e sgama una ciurma di nazisti zombie sepolti nel ghiaccio.

DOLCE & GABBANA

Insomma, qui c'è un po' di confusione. Secondo me Domenico e Stefano dovrebbero farsi un ripasso di storia dei popoli e delle culture. Non è che siccome Zorro, Sancho Panza, i toreri e portoricani col passaporto statunitense sono tendenzialmente castani e cattolici, allora vuol dire che puoi farci una collezione. Insomma, pur avendo un debole per pantaloni a vita alta, felpe loose fit e camice oversize col colletto, queste stampe da scugnizzo alla prima comunione hanno davvero iniziato un po' a stufare. Cioè, se non altro hanno finalmente abbandonato il filone siculo Sudore, Pizzo & Vedovanza, però, per una volta, dico almeno una, non potevano varare su una tematica un po' inaspettata, che ne so, "burocrate neozelandese meets esattore delle tasse dell'Impero Romano nel 2 d.C"? Sono sicura che gli sarebbe riuscita benissimo.

VIKTOR & ROLF

Menzione speciale per il razzismo oculistico. Non è che siccome a voi stilisti, vi mancano 8 diottrie, allora siete giustificati a disegnare una collezione di NOIA totale e poi, pure non contenti, costringete tutti i vostri poveri manichini ad assomigliarvi. Se vi annoiate, è perché siete noiosi!

YAMAMOTO

Yohji, lo sappiamo che sei un giapponese matterello! Però con questa trovata dei baffi posticci ti sei giocato tutte le figate che avevi in saccoccia. L'ideona del grembiule, per esempio, non era affatto male, soprattutto dato che il grembiule è un oggetto ad alto contenuto erotico, perché non solo ti scombussola tutti i riferimenti sessuali (ehi, c'è un uomo, in cucina!) ma fa automaticamente scattare sequenze di katane, sushi e sangue sparso per conquistarti. Senza parlare di quell'interessante sovrapposizione di doppiopetti, risvoltoni tripli e bottoni che si attaccano ad altri occhielli: vien tutta una voglia di slacciare e calare braghe... peccato che poi uno guarda su e vede solo Fritz, il mugnaio della Val di Non.

COMME DES GARÇONS

No, non fa ridere. I riferimenti pop stanno alla moda come i sequel che vanno oltre alla trilogia stanno al cinema: annoiano. Eppure Rei Kawakubo ha disegnato forse il logo più carino dopo quello di Fruit of the Loom. Perché allora ci hai proposto queste tuniche che urlano poliestere infiammabile anche se magari sono di seta comasca? Beh, almeno la prossima volta che vorrò fare un pigiama party saprò a chi rivolgermi.

KENZO

La prima volta che ho visto la sfilata autunno inverno di quest'anno ho pensato "Ehi, ma quelli sono i costumi dello spot Lavazza. Che schifo!". Poi ho guardato meglio e ho pensato "Ehi, ma quelli sono i costumi dello spot Lavazza, quelli della pubblicità dei gianduiotti Perugina e dello yogurth naturale ai mirtilli. Che figata!". Non so come gli sia venuto in mente, ma quest'anno i due di Opening Ceremony hanno fatto fatto un'incursione nella texture culinaria così interessante che la loro collezione non solo fa godere gli occhi come farebbe un cremino al caffè, ma è talmente giusta per forme, tessuti e colori, che posso anche permettermi di usare parole come "texture" per definirla.

MARC JACOBS

Ok, non è che quest'anno Marc Jacobs spacca i culi solo perché a indossare i capi c'è quel modello con la faccia da ragazzino impertinente che una mia amica chiama Pall Mall. Un po' come con Prada, il mio orientamento eterosessuale non si sente affatto minacciato (anzi, semmai si sente lusingato) se desidero ardentemente quei cappotti melange e quei giacconi simil-chiodo in tweed. E poi, cavolo, la bolo tie! È da quando l'ho vista addosso a David Byrne in True Stories che aspetto questo momento.

PRADA

Eccoci. Ma come me li hanno sistemati quei colletti! Quasi quasi reggono da soli l'intera collezione. Tutto quel sistema di pieghe naturali che confermano o smantellano la rigidità di certe giacche—compatte più per i materiali che per il taglio—è la semplice rappresentazione della disinvoltura. Cioè, l'unica qualità che qui dovrebbe contare davvero qualcosa. Non sono ancora molto sicura della strategia da attuare, ma questi omini hanno un altissimo grado di scopabilità. La domanda è: è merito loro o è di Miuccia? Forse quest'anno dobbiamo a Prada il merito di aver trasformato anche il più rachitico minorenne in un gomitolo di splendore. L'unico problema è che sono tutt'ora molto indecisa: voglio cercare di intrufolarmi nel loro letto oppure è meglio convincerli a fare "il gioco dell'armadio", per poi svignarmela coi loro maglioncini?

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Foto via Style.com