
Ci sono circostanze ed elementi molto torbidi e confusi nell'omicidio di Luca Varani, il 23enne trovato morto a Roma lo scorso 5 marzo e del cui assassinio sono accusati due giovani romani. In attesa che si faccia chiarezza sulla vicenda e se ne possa parlare in termini diversi dalla semplice speculazione, la stampa nostrana da ieri si prodiga in una gara a chi riesce a inserire in un solo articolo il numero maggiore di luoghi comuni.
Finora, infatti, i particolari su cui si è calcata di più la mano sono state cose che ai fatti veri e propri fanno solo da sfondo e contesto—trasformando il caso in una storia di ragazzi della Roma bene che tra un aperitivo e l'altro si annoiano, si danno all'alcol e alla cocaina, alle relazioni omosessuali e agli omicidi "per vedere l'effetto che fa." Dettagli come i selfie, gli aperitivi e la movida, infatti, sono ciò che finora ha dominato le pagine dei giornali che si sono occupati del caso.
Per esempio, l'articolo di oggi di Repubblica che riprende l'accaduto parla di "Sesso movida ed altre follie," con la droga che diventa "colpi di cocktail e cocaina," riferimenti alla frequentazione tra uno dei presunti assassini e Flavia Vento e frasi di questo genere: "Chissà se, specchiandosi nella lama del coltello da cucina sporco di sangue, Manuel Foffo e Marco Prato hanno riconosciuto il loro volto." Tra gli altri, sul Foglio è poi comparso un articolo—"Aperitivi, droga, omicidio, 'effetto che fa' Cosa succede a Roma se Bret Easton Ellis incontra Gadda"—in cui si citano "chemsex," bacheche di Facebook e apericene.
Anche la televisione si è occupata del caso senza tentare vere e proprie ricostruzioni, e Porta a porta ha già dedicato una puntata alla vicenda invitando Valter Foffo, padre di uno dei presunti assassini, che ha definito il figlio "un ragazzo modello con un quoziente intellettivo sopra la media" che consumava cocaina da dieci anni ma "saltuariamente" e che "era depresso per la morte dello zio."
In generale, in tutti gli articoli comparsi finora il parallelo gay-movida-droga-aperitivo-degrado è dato così per scontato da non essere neanche menzionato esplicitamente. E com'era prevedibile, questa focalizzazione ossessiva sulla retorica dei "gay annoiati e benestanti" si è prestata molto bene a strumentalizzazioni.
Un esempio lampante è stato il commento di Mario Adinolfi, che si è premurato di sottolineare come il tema dell'omosessulità sia stato "espulso dagli articoli", arrivando a immaginare un coinvolgimento della fantomatica lobby gay che starebbe cercando di insabbiare i dettagli più scomodi del caso. In questo senso Varani, secondo le ipotesi di Adinolfi, sarebbe stato scelto come vittima proprio perché etero e contrario al matrimonio gay—come se i suoi assassini avessero voluto "punirlo" o fare di lui un esempio.
Tutti questi articoli e queste reazioni, insomma, descrivono piuttosto bene il clima che, tra illazioni e romanzi, si è venuto a creare intorno al caso. Ma è proprio per questo che al momento la cosa migliore è provare innanzitutto a ricostruire quanto successo basandosi esclusivamente sui fatti accertati.

Porta a porta. Immagine via Twitter
CHI SONO LA VITTIMA E I PRESUNTI ASSASSINI
La vittima è Luca Varani, un ragazzo di 23 anni originario della ex Jugoslavia che all'età di 5 anni era stato adottato da una famiglia romana. I due presunti assassini invece sono Manuel Foffo e Marco Prato, di 28 e 29 anni, entrambi studenti universitari.
Oltre a questo, Prato è anche un organizzatore di serate ed eventi abbastanza conosciuto a Roma. Suo padre è Ledo Prato, segretario dell'associazione Mecenate 90, ex consulente del ministero dei Beni e delle attività culturali e descritto dall'articolo del Foglio come "uno dei protagonisti della rinascita culturale romana negli anni veltroniani."
Secondo quanto riportato da diversi quotidiani, Prato e Foffo si erano conosciuti lo scorso Capodanno. Stando al racconto di Foffo, in quel giorno "abbiamo avuto un rapporto e lui aveva un video così ho temuto che potesse ricattarmi e ho continuato a vederlo."
COS'È SUCCESSO QUELLA SERA
A quanto sappiamo finora dalla ricostruzione dei magistrati e dal verbale dell'interrogatorio, Prato e Foffo si sarebbero incontrati il 2 marzo nell'appartamento del secondo in via Igino Giordani al Collatino, quartiere della periferia orientale di Roma.
Una volta lì avrebbero fatto uso di alcol e una quantità imprecisata di cocaina—per cui, stando a quanto dichiarato da Foffo, avrebbero speso 1500 euro. Il giorno seguente sarebbero quindi usciti in macchina con l'intenzione "di far del male a una persona qualsiasi." Foffo avrebbe mandato un messaggio a Varani—che aveva conosciuto qualche giorno prima della notte di Capodanno—e lo avrebbe attirato a casa sua dietro l'offerta di 100 euro per un rapporto sessuale.
Una volta a casa di Foffo, Varani avrebbe bevuto una bevanda in cui era stato sciolto dell'Alcover. Una volta in bagno, la vittima si è sentita male. "Marco lo ha aggredito," ha detto Foffo agli inquirenti, "e gli ha detto che sia io sia lui avevamo scelto che doveva morire."
Successivamente, Varani sarebbe stato torturato e seviziato per diverse ore—con oggetti che includono un coltello da cucina e un martello—prima di essere ucciso con un pugnale, lasciato conficcato nel cuore. L'autopsia ha riscontrato, oltre a numerose ferite sul volto e sul collo, anche delle lesioni alla gola che gli sarebbero state fatte per impedire di urlare e chiedere aiuto.
Nonostante sulla stampa si sia già scritto tutto e il contrario di tutto, il movente dell'omicidio non è ancora chiaro. Tra le ipotesi avanzate ci sono il fatto che Varani si sia rifiutato di fare sesso con Foffo e Prato e lo stato di alterazione in cui i due si trovavano—"Avevamo esagerato con alcol e droga, abbiamo visto i mostri," avrebbe infatti detto Foffo agli investigatori.
Una volta ucciso Varani, secondo alcune ricostruzioni i due ragazzi avrebbero prima provato a liberarsi del cadavere e poi si sarebbero addormentati al suo fianco. Si sarebbero resi conto di quello che avevano fatto solo la mattina dopo.
COSA HANNO FATTO I PRESUNTI ASSASSINI DOPO L'OMICIDIO E COSA STA SUCCEDENDO ORA
Dopo la morte del giovane e dopo aver tentato di ripulire tutto, Prato e Foffo sarebbero usciti di nuovo in macchina. Avrebbero buttato gli abiti e il cellulare della vittima in un cassonetto in via Magna Grecia, nel quartiere San Giovanni, e poi avrebbero continuato a girare e bere in un paio di locali.
Prato sarebbe poi andato all'hotel San Giusto, a piazza Bologna, dove avrebbe tentato il suicidio con dei barbiturici prima di essere ritrovato dalla polizia.
Foffo invece si sarebbe incontrato con il padre, che—sentitosi confessare l'omicidio—lo avrebbe convinto a costituirsi. Quest'ultimo, in un'intervista al Corriere della Sera pubblicata oggi, ha dichiarato che il figlio era "totalmente incapace di intendere e di volere" al momento dell'omicidio, aggiungendo anche che "da padre voglio anche pensare che ci sia una motivazione a tutto questo, perché qua non parliamo di una scazzottata o di raptus ma di una cosa prolungata, una barbarie."
Al momento, gli investigatori stanno cercando di individuare il movente e capire perché sia stato scelto proprio Luca Varani. Sia Foffo che Prato si trovano nel carcere di Regina Coeli con l'accusa di omicidio premeditato aggravato da crudeltà, in attesa dell'interrogatorio di garanzia che avverrà domani.
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