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No, non è vero che gli sbadigli sono contagiosi

Se ti viene da sbadigliare solo a leggere il titolo di questo articolo, non è per il motivo che pensi.

di Federico Martelli
16 febbraio 2017, 11:59am

A quanto pare, dobbiamo rivedere la nostra convinzione che gli sbadigli siano contagiosi. Uno studio scientifico, intitolato 'Are Yawns really Contagious? A Critique and Quantification of Yawn Contagion' condotto dai due ricercatori Rohan Kapitány e Mark Nielsen, ha provato a quantificare in quale misura uno sbadiglio iniziale — detto trigger — ne promuova altri, ipotizzando che la nostra credenza possa essere dovuta a un semplice errore nel riconoscimento dei pattern comportamentali. 

Negli esseri umani, lo sbadiglio è associato all'ora del giorno, al livello di affaticamento, alla noia, a particolari condizioni cliniche, alla temperatura del cervello e persino al fatto di essere osservati o meno — per lo meno in ambito sperimentale. In etologia, invece, il termine contagio indica il proliferare di un determinato comportamento appartenente a una specie in risposta a uno stimolo specifico, ovvero, una risposta cognitiva di basso livello dovuta alla percezione di uno stimolo. Un fenomeno che può essere influenzato anche da fattori sociali. 

primi studi sugli sbadigli condotti negli anni Ottanta hanno stabilito un metodo standard per la loro osservazione: sottoporre a un gruppo di soggetti una sere di input come video, audio o testi per un tempo determinato, tenendo conto del numero di sbadigli rilevati per compararlo a quello rilevato in corrispondenza di altri stimoli. 

La convinzione che gli sbadigli siano contagiosi potrebbe essere dovuta alla nostra tendenza a rilevare pattern e rapporti di causalità dove non ce ne sono, altrimenti nota come il bias di conferma, ovvero il fenomeno cognitivo per il quale, in una determinata situazione, si tendono a prendere in considerazione solo quegli eventi che confermano le nostre convinzioni, ignorando quelli che non le soddisfano. Un altro aspetto problematico alla base di questo fraintendimento potrebbe essere dovuto ai metodi di analisi adottati — la difficoltà di osservare sbadigli ha infatti portato in passato ad elaborare metodi sperimentali che si allontanano di molto dalle condizioni della vita reale. 

L'obiettivo degli autori di questo studio è rispondere alle domande: quanto sono contagiosi gli sbadigli? Quanto è giusto considerare un semplice sbadiglio spontaneo come un trigger? Quanto spesso ci capita di fraintendere la natura di uno sbadiglio, ovvero, di classificarlo come spontaneo o dovuto a un contagio? E se gli sbadigli non sono contagiosi perché ci danno questa impressione?

Esempio di output visivo dello  Yawn Contagion Model. Gli agenti blu non sbadigliano. Quelli rossi sbadigliano. Quelli circondati dal giallo sbadigliano come conseguenza di un 'contagio' dipendente dal tempo di latenza impostato. Gli agenti con sfondo bianco sbadigliano spontaneamente ma normalmente sarebbero conteggiati come sbadigli contagiosi, pure essendo di fatto 'accidentali'. 

Kapitány e Nielsen hanno quindi sfruttato l'Agent-Based Modelling (ABM) una tecnica di simulazione computazione che incorpora elementi "intelligenti" in grado di apprendere, adattarsi, evolversi o di seguire una logica imprevedibile. Grazie all'approccio bottom-up, si possono considerare le interazioni dei singoli elementi del sistema per determinarne le caratteristiche emergenti. Queste caratteristiche dipendono dall'interazione del gruppo di agenti che agiscono in modo indipendente in un ambiente condiviso, con l'obiettivo di raggiungere un obiettivo specifico. Il modello adottato dai ricercatori riproduceva un mondo virtuale in cui dei cosiddetti agenti sbadigliavano mentre altri no, analogo a un gruppo di persone che siedono in una stanza in attesa di un appuntamento, di un bus o a degli studenti in una classe scolastica.

Questi dati sono stati poi comparati a quelli di un esperimento comportamentale: un gruppo di soggetti sono stati posizionati seduti in cerchio, alcuni di questi erano erano bendati, tutti indossavano delle cuffie per ascoltare i Notturni di Chopin. I partecipanti non erano consapevoli di partecipare ad un test sugli sbadigli mentre sapevano di essere osservati tramite telecamere. 

Vai Fryderyk, facci sbadigliare.

Le misurazioni hanno rilevato che i partecipanti non bendati sbadigliavano di più. Ma il rapporto tra uno sbadiglio che può essere definito trigger e un altro che può essere conseguenza di un contagio dal primo dipende dal periodo di latenza che si decide di prendere in considerazione. Aumentando questa finestra è più facile includere eventi-sbadigli che potrebbero non essere correlati tra loro come comportamenti legati da un rapporto di 'contagio.' 

In pratica, se si decide di considerare eventi non correlati tra loro come legati da un rapporto si tenderà a considerarli come dipendenti uno dall'altro, una conseguenza del famoso bias di conferma citato sopra. Questo studio sottolinea, invece, come nella generazione degli sbadigli siano fondamentali i fattori ambientali, la situazione sociale e le differenze individuali legate a questo comportamento specifico. 

Gli autori, in conclusione, si chiedono se lo sbadiglio costituisca un meccanismo che facilita la sincronizzazione sociale e, se da un lato non possono dimostrare in maniera definitiva che gli sbadigli non sono contagiosi, il loro lavoro sottolinea come giungere alla conclusione affrettata che lo sono senza ulteriori studi costituisca senz'altro un errore di valutazione grossolano. 

Nel frattempo, contrariamente a quanto verificato nello studio, tutto questo parlare di sbadigli ha avuto come principale conseguenza quella di farmi sbadigliare moltissimo.