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​Come il disastro di Seveso ha cambiato l’industria chimica per sempre

Il 10 luglio 1976 il disastro di Seveso ha diffuso una nube di diossina in tutta la Brianza e ha cambiato per sempre l'industria della chimica.
8.7.16
Foto: WDR

Nessuna attività umana è priva di rischi. Dal guidare un'automobile fino ai lavori domestici, la nostra sicurezza è messa costantemente in discussione in un macabro gioco di statistica e probabilità che vede in palio un infortunio permanente e nei casi più gravi la nostra vita.

Quando parliamo di incidente rilevante, la legislazione ci ricorda che parliamo di eventi dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche, che coinvolgono centinaia di persone mettendone a rischio la salute fisica e ponendo una grave minaccia anche per l'ambiente, con effetti anche a lungo termine.

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Storicamente l'industria chimica ha una cronologia piuttosto densa, riportante diversi eventi gravi. Il 10 Luglio del 1976 a Seveso (MB) in Brianza, Lombardia, uno di questi episodi fu destinato però a cambiare radicalmente il nostro modo di gestire il rischio per questo tipo di incidenti.

L'incidente
Alle 12.37 di quel giorno, presso l'azienda ICMESA (Industrie Chimiche Meda Società Azionaria) di proprietà svizzera e produttrice di diserbanti, l'avaria di un sensore di temperatura unito ad alcuni processi operativi scorretti portò una reazione fuori controllo, con un aumento vertiginoso della temperatura della massa in lavorazione. Questo in ultima istanza provocò la rottura della valvola di sicurezza del reattore e l'immissione in atmosfera di un prodotto secondario e indesiderato, il 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), un composto della famiglia delle diossine, materiali notoriamente tossici ed inclusi nella lista dei cancerogeni di classe 1 della IARC (International Agency for Research on Cancer).

Si registrarono centinaia di episodi di intossicazione, dermatiti e cloracne.

La diffusione della nube di diossina coinvolse Seveso ed altri comuni limitrofi che furono presto evacuati ma non senza conseguenze: si registrarono infatti centinaia di episodi di intossicazione, dermatiti e cloracne, un'antipatica eruzione cutanea che lascia segni indelebili sulla pelle e può essere legata anche a problemi pancreatici piuttosto gravi (esempio esterno al contesto: il politico ucraino Viktor Juščenko ne porta i segni indelebili in evidenza, causati da un tentativo di avvelenamento con diossine).

A causa della propensione al bioaccumulo delle diossine in flora e fauna, l'incidente di Seveso portò al protrarsi di alcune conseguenze nel tempo. Furono analizzati e riportati casi di problematiche legate allo sviluppo fisico e cognitivo in età prepuberale, nonché un anomalo aumento delle nascite femminili da parte di donne esposte all'agente chimico durante l'incidente.

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Nonostante l'assenza di morti fu un vero e proprio disastro che unì ad un guasto tecnico processi chimici e prassi non esattamente ortodosse insieme ad una generale sottovalutazione del rischio e portando infine ad un incidente decisamente grave che colpevolmente fu comunicato a mezzo stampa solo dopo sette giorni. Una catastrofe materiale e di comunicazione.

via Comune di Seveso

Le conseguenze nell'industria
Fin qui la cronaca. Questo episodio segnò una svolta nella cultura industriale in materia di sicurezza, un evento significativo che cambiò il modo di lavorare nelle aziende chimiche ed affini, a tutela della salute umana e dell'ambiente.

La reazione politica fu infatti molto ferma, tanto da muovere la stessa Unione Europea che si adoperò per portare gli standard di sicurezza per le aziende a rischio in territorio comunitario ad un livello molto più alto di quello adottato fino a quegli anni.

Con la direttiva 82/501/CEE, denominata Direttiva Seveso, ci fu una vera svolta per la prevenzione e la gestione del rischio di incidente rilevante. La direttiva fu adottata in Italia a partire dal 1988 e fu seguita nel 1996 e nel 2012 da due variazioni di rilievo denominate Seveso II e Seveso III. Nella sua ultima versione, gli obiettivi della direttiva comunitaria sono molto chiari: "stabilire norme volte a prevenire gli incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e a limitare le loro conseguenze per la salute umana e per l'ambiente, al fine di assicurare in modo coerente ed efficace un elevato livello di protezione in tutta l'Unione."

Con la direttiva 82/501/CEE, denominata Direttiva Seveso, ci fu una vera svolta per la prevenzione e la gestione del rischio di incidente rilevante.

In pratica questa direttiva viene declinata in tutta una serie di adempimenti procedurali quali la realizzazione di un piano di gestione delle emergenze, l'adozione di un sistema di gestione della sicurezza e tutta una serie di attività volte ad una diminuzione della probabilità e della severità del rischio.

Fu posta anche l'attenzione all'aspetto comunicativo: i piani di sicurezza—dice la direttiva—devono essere comunicati in maniera chiara e puntale sia all'interno dell'attività produttiva sia all'esterno e prevedendo il coinvolgimento degli enti locali e della cittadinanza potenzialmente interessata da un incidente rilevante. La mancata messa in atto di questi adempimenti significa la chiusura dell'attività e pesanti sanzioni per i gestori.

A partire dal disastro di Seveso e dalla presa di posizione dell'Unione Europea, "la sicurezza prima di tutto" non fu considerato solo un motto ma divenne un vero e proprio adempimento legale per le aziende chimiche occidentali e in particolare europee. Purtroppo la percezione delle aziende chimiche e della chimica in generale al di fuori dell'ambiente industriale è ancora piuttosto negativa, retaggio di anni di gestione sommaria, di cattiva comunicazione e di una lunga serie di incidenti gravissimi e sarà dura cambiare questa percezione nonostante oggi gli standard più all'avanguardia vengono applicati in ambito chimico industriale.

Ovviamente non esiste né esisterà mai il "rischio zero" e mi guardo bene dall'affermare una cosa simile, tuttavia Seveso fu la causa scatenante di un cambiamento molto importante e credo sia giusto, al di là della memoria del disastro, ricordarlo a tutti per guardare con uno sguardo diverso un'industria, quella chimica, troppo spesso colpevolizzata e temuta per errori che fortunatamente appartengono al passato.

Paolo ha fondato Scientificast.it, seguilo su Twitter: @drpbrock