supporto psichedelico MYR, foto di Chiara Francesca Rizzuti
Eta (seduta) e Loes (sdraiata) durante la seduta di supporto all'esperienza psichedelica. Tutte le foto dell'autrice, per sua gentile concessione.
Cultura

Vivo in Olanda e il mio lavoro è assistere le persone durante un’esperienza psichedelica

Il supporto psichedelico, o “trip-sitting”, consiste nel prendersi cura di una persona sotto l’effetto di sostanze come tartufi o salvia divinorum, accompagnandola nella sua esplorazione.
21.4.21

Fino a poco tempo fa, conoscevo Eta solo di vista. La vedevo girare per la piccola città in cui siamo cresciute entrambe con un cappello a falda larga, trucco marcato sugli occhi e un’aura stregonesca. Anni dopo, l’ho ospitata nella casa dove vivevo a Bologna e lì mi ha raccontato che aveva aperto l’equivalente della partita Iva in Olanda, dove si è trasferita dopo gli studi, per un’attività iniziata da poco: fornire supporto specifico a chi assume sostanze psichedeliche.

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Di per sé, figure con ruoli di “accompagnamento” o guida esistono da sempre nei contesti di alterazione dello stato di coscienza—dagli sciamani delle popolazioni mesoamericane in epoca precoloniale, a una persona amica che resta sobria a una serata per assicurarsi un ritorno a casa del gruppo in sicurezza. La relazione tra umanità e sostanze psichedeliche ha radici assolutamente primordiali; eppure, la scienza che la riguarda—benché abbia goduto di una breve parentesi di entusiasmo tra gli anni Cinquanta e Settanta—è ancora un terreno incerto, frenato da decenni di proibizionismi e oscurantismo.

Negli ultimi anni, però, la comunità scientifica ha ripreso lo studio della materia e delle sue potenzialità in ambito medico, utilizzando ad esempio ayahuasca, ketamina, LSD, MDMA e psilocibina per trattare disturbi di salute mentale e dipendenze—e sancendo l’inizio di ciò che viene definito “rinascimento psichedelico.”

Due anni dopo il nostro incontro a Bologna, ho deciso di andare a trovare Eta in Olanda per un progetto di ricerca etnografica e osservare di persona una sua seduta di “supporto psichedelico.”

supporto psichedelico MYR, foto di Chiara Francesca Rizzuti

Eta prepara la dose di tartufi che Loes assumerà.

Volata da Milano ad Amsterdam, raggiungo in treno Utrecht, dove Eta mi viene a prendere in stazione centrale. A casa mi accoglie in un grandissimo abbraccio Loes, una ragazza olandese ospite di Eta, che nelle ore successive si presterà a una seduta di supporto psichedelico, e che ha acconsentito a essere il soggetto delle foto che andrò a scattare.

Mentre affetta le patate per pranzo, Eta mi spiega che trovare un termine in cui potersi identificare è stato faticoso. “Il termine ‘trip sitting’ è molto comune e si rifà moltissimo alla dinamica che si può instaurare tra amic*, come quando in compagnia si va a bere e una persona rimane sobria per guidare,” mi spiega mentre versa in padella l’olio per iniziare a cucinare. “Nonostante senta moltissimo questa sfumatura solidale, credo che il termine suggerisca che ci sia bisogno di un sitting—e che l’altra persona sia sobria—quando in realtà si può benissimo mangiare tartufi anche senza persone presenti per farti supporto.” 

Per me è un po’ difficile riuscire a cogliere a pieno ciò che fa Eta, non avendo mai assunto sostanze psichedeliche. “Un termine che si usa spesso è quello di ‘guida psichedelica’, che a differenza di come fa solitamente un* sitter, ingerisce una piccola porzione di tartufi, così da farsi ‘ponte’ e seguire il flusso della sessione pur rimanendo vigile,” prosegue Eta, aggiungendo però che “questa definizione mi suggerisce una sorta di gerarchia. Direi che mi considero più una ‘psychedelic host and companion’ perché mi ritrovo nella dinamica di scambio paritario,” conclude.

Mi spiega poi cosa significa il nome del progetto, MYR, con cui identifica il suo supporto psichedelico. “Scritto MIR significa ‘pace’ nelle lingue slave, ed era anche il nome di una stazione spaziale sovietica; mentre con la ‘y’ è l’unità di misura che indica ‘milioni di anni’,” dice. “Tempo dopo ho scoperto anche che è un gender neutral per mister/mistress. Credo esemplifichi perfettamente la dinamica di pace entro cui mi muovo: andiamo dall’universo fino alle dinamiche della nostra condizione umana, attraverso il tempo.”

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Eta mi racconta che le persone che l’hanno contattata finora per usufruire del suo supporto sono quasi tutte arrivate da lei preparate e con un obiettivo: un tratto della loro persona da sanare, migliorare il rapporto con il proprio corpo o prepararsi a nuovi capitoli della propria vita.

supporto psichedelico MYR, foto di Chiara Francesca Rizzuti

Eta brucia l'incenso di erbe all'inizio della seduta.

Il giorno seguente è quello previsto per la seduta di Loes, che si prepara un’abbondante colazione, sapendo di dover digiunare per qualche ora prima di ingerire i tartufi, perché—come mi spiega Eta—gli zuccheri e il cibo indeboliscono l’effetto della psilocibina.

Ci rechiamo così in centro per comprare i tartufi. La persona al banco dello smartshop, dalla barba rossa e i glitter intorno agli occhi, ci spiega che non c’è grande differenza tra i vari prodotti disponibili in negozio, ed Eta concorda: è tutto molto soggettivo, così propendiamo per i soliti.

Tornando verso casa, mi dice che solitamente non acquista lei la sostanza, ma è informalmente disponibile ad aiutare anche in questo, recandosi con la persona ospite allo smartshop e consigliando dosi e somministrazioni. Di solito, consiglia di assumere circa i 3⁄4 della confezione a inizio viaggio, per poi, una volta iniziato l’effetto, aggiungere la rimanenza o anche qualcosina in più, per modulare l’esperienza in base alla situazione o al grado di esperienza.

La seduta di Loes inizia nel pomeriggio, verso le quattro.

Vedo Eta preparare il tavolino su cui mangiamo. Vi posiziona candele, una teiera, acqua fresca, piume e un incenso fatto di erbe. Mi spiega che questo altare ha una duplice funzione: da un lato serve a garantire sollievo a bisogni primari (come la sete), dall’altro può essere un vero e proprio oggetto sacro che può aiutare chi viaggia. Si possono aggiungere fotografie di persone care, oggetti che ci ricordano perché siamo lì. Loes decide di tenere aperto il suo quaderno su cui aveva annotato alcune parole che l’avrebbero aiutata nell’esplorazione.

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“È opzionale,” specifica Eta mentre finisce di allestire. “Può succedere che una persona non si senta a proprio agio e preferisca un ambiente più laico e asettico. A me interessa supportare la persona nel modo che può funzionare meglio per lei.”

supporto psichedelico MYR, foto di Chiara Francesca Rizzuti

Eta ride con Loes durante l'esperienza psichedelica.

Poco prima di iniziare, mentre dà una delle ultime mescolate alla zuppa che aveva messo a cuocere, mi racconta che il suo lavoro consiste principalmente nel prendersi cura del “set” e del “setting.” 

“Il ‘set’ è la predisposizione mentale, la situazione psicologica, emozionale e spirituale della persona,” chiarisce Eta. “Spesso chi mi cerca è già pronto e io garantisco solo che durante il viaggio vada tutto bene, se c’è qualche preoccupazione. Il ‘setting’ invece è l’ambiente in cui avviene la sessione: mi assicuro che lo spazio in cui avviene l’esperienza sia il più safe possibile. Non posso ovviamente controllare il mondo, ed è per questo che preferisco lavorare a casa mia, anche se posso valutare altre opzioni, incluse sistemazioni con accesso al verde.”

MYR supporto psichedelico

Logo del progetto MYR. Immagine per gentile concessione di Eta

A inizio viaggio, Eta celebra un piccolo rito, ringraziando gli elementi. L’atmosfera è solenne, ma al contempo è giocosa e leggera. Eta fa rilassare Loes accendendo le erbe, che emanano un profumo davvero rigenerante.

Noto la musica in sottofondo, un ritmo tribale e ripetitivo che conduce anche me—che sto scattando diverse fotografie e sono sobria—in una sorta di trance. Successivamente, Eta mi spiega che la musica è molto importante nell’esperienza psichedelica e ascoltare musica mai sentita prima può aiutare il cervello in qualche modo a riconfigurarsi. Crea quindi per la persona una playlist ad hoc, che solitamente costruisce da sola, salvo quando l’altra persona ritiene importante farlo insieme. Comincia con una sorta di canovaccio musicale che, durante il viaggio, può adeguare in base a ciò che sta accadendo. Loes sembra stare bene, anche se l’intensità di ciò che sta provando mi colpisce molto. È seduta sul divano ed Eta le sta accanto, confortandola e ridendo con lei. Sono in un posto dove io non sono mai stata e osservarle è incredibile.

supporto psichedelico MYR, foto di Chiara Francesca Rizzuti

Un momento più introspettivo durante la seduta.

Dopo un momento di introspezione, Loes acquista energie e l’atmosfera diventa molto più giocosa: mi sembra una bambina che sta progettando marachelle, nelle sua tuta a forma di leone. Eta sembra quasi un confessionale per lei e ha un fare molto materno e rassicurante.

Così com’è salito l’effetto, dopo qualche ora vedo Loes piano piano tornare. Sono circa le 10 di sera quando Eta le propone di leggere i tarocchi. Loes è però molto stanca e va subito a dormire. Io ed Eta, invece, rimaniamo alzate fino a tardi.

Le chiedo se c’è qualche sorta di preparazione che attua con la persona, di solito. Mi spiega che cerca di capire le intenzioni di chi la contatta, e se prende farmaci o ha allergie—può capitare infatti che Eta offra del cibo, normalmente vegano. Consiglia inoltre di non bere alcol o fare attività spossanti anche il giorno prima della seduta, e, infine, cerca di capire se possa essere necessaria qualche altra figura di supporto o che documenti il trip.

L’idea di MYR ha iniziato a prendere forma circa tre anni dopo la prima esperienza di Eta con gli psichedelici. Era il 2015 e durante un trip in compagnia ha scelto di restare sobria per prendersi cura dell’atmosfera; lì ha capito che le sarebbe piaciuto offrire lo stesso anche ad altre persone, mi racconta. Negli anni successivi, mentre portava avanti altri progetti legati a pratiche artistiche, ha continuato a documentarsi, seguendo le pubblicazioni di centri di ricerca sulle scienze psichedeliche come MAPS—il cui Zendo Project, in particolare, mette a disposizione risorse e manuali proprio di “psychedelic peer support”—e il lavoro di organizzazioni controculturali no-profit come Psymposia.

La scelta di intraprendere un progetto del genere in Olanda è tanto mossa dal fatto che Eta ha scelto di vivere qui molti anni fa, quanto dal clima di tolleranza che vige rispetto all’uso di determinate sostanze e, per estensione, di figure come la sua. “È comunque un’area grigia,” mi spiega, e per questo Eta offre supporto solo per assunzione di tartufi o salvia divinorum, entrambi legali, a differenza di altre sostanze che restano illegali anche in Olanda.

Le domando quindi come ha stabilito il costo. “Inizialmente, facevo una donazione aperta, senza nessuna base, poi ho deciso di stabilire un prezzo entro cui muovermi: non è giusto che una parte del mio cervello sia preoccupata per l'affitto in un contesto così sensibile,” mi dice. “Resto aperta ad altre soluzioni, per esempio il baratto, se la persona non è in grado in quel momento di pagarmi. Se io ho la possibilità e se questa persona ha un bisogno importante, sono felice di trovare una soluzione insieme.”

supporto psichedelico MYR, foto di Chiara Francesca Rizzuti

Loes ed Eta che parlano, sorridenti, durante la seduta di supporto psichedelico.

Il mattino dopo, Loes è particolarmente fotosensibile, il che mi fa riflettere se ci sia qualche forma di assistenza post viaggio. Eta mi racconta, mentre ci prendiamo un po’ di tempo nel suo studio, che il giorno seguente, così come il giorno prima, conviene che sia libero da impegni particolari. “Può capitare che, per compensazione, ci si senta un po’ giù.”

Mi spiega poi come la depressione sia spesso uno dei motivi per cui le persone cercano un’esperienza psichedelica. “Una delle ragioni per cui si sta finalmente rompendo il muro, il tabù, anche in ambito scientifico e medico, è che ci sono moltissime testimonianze empiriche del potenziale terapeutico degli psichedelici.” E per quanto una bacchetta magica per guarire tutti i problemi non esista, decriminalizzare o legalizzare determinate sostanze permette di condurre ricerche e studi utili su problemi che affliggono molte persone.

L’esplorazione—psichedelica o meno—dell’ignoto, in fondo, è un buon modo per mettere in prospettiva i propri problemi e ricordarci che siamo piccoli puntini nell’universo e che va benissimo così.

Per sapere di più sul lavoro di supporto psichedelico di Eta, puoi visitare il suo sito. Per vedere altre foto del progetto dell’autrice, invece, vai qui.