come si guadagna col vino
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Come diventare ricchi - o almeno provarci - con il vino

Chi sono i broker di vini? Per investire nel vino devi essere già ricco? Per chi ha voglia di provarci, anche senza grandi budget, abbiamo scoperto un'app molto interessante.
Giorgia Cannarella
Bologna, IT
11.1.21

Gli investimenti di vino fanno parte di un mondo antico, a cui la nuova generazione non è interessata. Di solito ci vogliono circa 10-20.000 euro solo per entrarci.

Qualche anno fa, durante un viaggio in Turchia, ho conosciuto un simpaticissimo uomo croato. Apparentemente la sua esistenza era un continuo peregrinare tra destinazioni di lusso, ristoranti pluristellati e mete esotiche. “Che mestiere fai?” gli ho chiesto. “È difficile da spiegare ma potremmo riassumere con: broker di vini” ha risposto come se stesse dicendo “L’impiegato di banca” o “Il postino”. Non ho avuto modo di approfondire la questione: ho solo capito che poteva lavorare dovunque avesse una connessione Internet, che per lavoro viaggiava molto e che guadagnava parecchio bene, cosa che mi era già abbastanza chiara.

È una possibilità straordinaria: puoi lavorare tutto il giorno e poi, a mezzogiorno o di sera, gustare le più buone bottiglie del mondo.

Qualche settimana fa ho letto dell’esistenza di una app, Vindome, che si propone di rendere più accessibile a tutti il mondo degli investimenti di vino. E mi si è riaccesa la curiosità verso quel mondo.

Secondo il Knight Frank Alternative Investment Report il vino da collezione è, con una crescita costante negli ultimi cinque anni, il secondo passion asset (fondamentalmente un bene che la gente colleziona, che dà soddisfazione ma si può anche consumare) più performante dopo l’arte. Nel 2018 il valore del mercato era stimato a 5,1 miliardi di dollari e si prevedeva una sua crescita del 54% entro il 2024.

Chi investe solitamente nel vino? Quelli già ricchi

Ho contattato Roland Coiffe, della Roland Coiffe & Associès di Bordeaux, uno dei più importanti négociateur (letteralmente: negoziatori) in questo campo. La sua è una famiglia prestigiosa di mercanti di vino che da fine Ottocento si è sempre occupata di compravendita di vini, aziende vinicole e terreni in Francia. Roland ha fondato la sua Maison de Négoce nel 2008 che, leggiamo, “permette a una clientela eclettica di avere un accesso privilegiato a diversi Grand Cru, contribuendo alla diffusione internazionale delle etichette più prestigiose.”

Lui ovviamente parte da una posizione ultra-privilegiata, ma gli ho chiesto che formazione serve a chi vuole entrare in questo mondo da outsider, o almeno provarci: “Bisogna avere competenze generali in business-administration ed economia. E poi certo bisogna conoscere e apprezzare il vino, altrimenti il mestiere non ha sapore. È una possibilità straordinaria, quella di lavorare tutto il giorno e poi, a mezzogiorno o la sera, gustare le più buone bottiglie del mondo.” Ma se non provengo da una famiglia di mercanti di vino, o quantomeno agiata, quali sono i primi passi che devo muovere? Ne ho parlato anche con i fondatori di Vindome.

Come inizio a investire in vino se non ho un castello in Borgogna?

L’investimento minimo richiesto è di 150 euro per una cassa di 6 bottiglie.

Vindome si presenta come la prima app per investire in vini pregiati. Ingrid Brodin, CEO e co-fondatrice di Vindome, mi ha raccontato la nascita del progetto: “Io ho sempre lavorato nel mondo della grande distribuzione alimentare. Tre anni fa ero a Monaco, a cena con un amico, e discutevamo di come gli investimenti di vino fossero un mondo antico, a cui la nuova generazione non era interessata. Di solito ci vogliono circa 10-20.000 euro solo per entrarci. Questo è stato il nostro primo obbiettivo: togliere i limiti agli investimenti.”

Infatti l’investimento minimo richiesto è solo di 150 euro per una cassa di 6 bottiglie. Vi si è acceso il simbolo del dollaro negli occhi e già sognate di arricchirvi grazie alla passione per la Borgogna di milionari di Hong Kong?

“Chi investe in vino a tempo pieno non è il nostro solo target. L’età di chi entra in Vindome parte anche dai 30 anni. E circa la metà sono donne”

Tutti i vini disponibili sull’applicazione provengono direttamente da produttori e négociants. La app offre la consulenza di un team di esperti (via e-mail o telefono) per decidere su cosa e quanto investire in base al proprio budget - ma anche al gusto personale - e alle aspettative in fatto di tempo e redditività. Una volta acquistati potete anche richiederne immediatamente la consegna (con prezzi variabili). Altrimenti l’app ha la possibilità di conservare il vino per voi - alle giuste temperature - nei loro magazzini in Francia.

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Uno screen dell'app per investire nel vino, Vindome.

Come funziona l’ho più o meno capito. Quello che ancora non mi è chiaro è perché dovrei scegliere di investire in vino invece che tenere i soldi nel mio salvadanaio a forma di porcellino sopra la mensola.

Com’è davvero comprare e vendere vino per lavoro

Comincio la mia mattinata con una corsa tra le vigne, poi inizio subito a lavorare, perché ad esempio l’Asia è in azione da diverse ore

Roland Coiffe mi racconta la sua giornata tipo: “Abito con la mia famiglia su una proprietà vinicola di famiglia a 20 minuti da Bordeaux. Comincio la mia mattinata con una corsa tra le vigne, poi inizio subito a lavorare, perché ad esempio l’Asia è in azione da diverse ore. Durante tutta la giornata ci sono interazioni continue, dal vivo con produttori o clienti bordolesi, online con quelli da tutto il mondo. E poi faccio visite regolari ai produttori e degustazioni con la mia équipe commerciale - ad esempio prima di posizionare sul mercato uno stock. E a volte la giornata può finire con una cena tra negociateurs.”

Ancora una volta, tutto molto bello, ma se io decido di buttarmi in questo mondo cosa devo aspettarmi? Ho parlato anche con Mario Colesanti, Marketing & Sales Director di Vindome: “Noi pensiamo a un pubblico di appassionati di vini. Il sistema molto semplice e diretto e gli assortimenti di vini, pensati per budget diversi, permettono di costruirsi in due, tre anni una vera e propria collezione. Il vino è molto poco correlato alla volatilità dei mercati finanziari. Non è speculativo a breve termine: diciamo che l’orizzonte temporale di guadagno è di cinque anni. Questo lo rende un bene rifugio importante, specialmente in temi di crisi come questi.” Colesanti mi fa notare un’altra cosa: quasi tutti i vini presenti in Vindome provengono da agricoltura biodinamica, perfettamente in linea con una crescente attenzione a livello globale alla questione ambientale.

Warren Buffett dice: “Investi solo in qualcosa che saresti perfettamente felice di tenere se il mercato chiudesse per dieci anni”

“Chi investe in vino a tempo pieno ma non è il nostro solo target,” spiega Brodin. “L’età di chi entra in Vindome parte anche dai 30 anni. E circa la metà sono donne. Una volta il mercato era per maschi con passione per il trading, ma ora vediamo che partecipano sempre più donne che non sono interessate alla finanza ma al vino, sommelier o che comunque lavorano nell’ambiente.” Anche la co-fondatrice di Vindome è donna: insieme a Brodin c’è Victoria Palatnik. Inutile specificare quanto questo genere di notizie mi renda felice.

Quindi siamo sicuri che investire i pochi soldi che abbiamo in vino sia una buona idea?

Perfino Warren Buffett ha consigliato di investire almeno l’1% della propria ricchezza in vini: “Investi solo in qualcosa che saresti perfettamente felice di tenere se il mercato chiudesse per dieci anni.” In effetti il ragionamento non fa una grinza. Il vino migliora con l’invecchiamento; le scorte di vino vengono bevute quindi si esauriscono quindi diventano sempre più rare; la produzione è limitata a determinati terreni quindi non può crescere con la domanda. Suona tutto così bene che quasi mi hanno convinto a investire.

Chiedo a Roland di darmi un’idea di quale sia la situazione del mercato del vino a livello mondiale: “Il più grande mercato di consumo è quello americano che domina da circa 30 anni. Ma da una decina di anni la Cina e una parte dell’Asia li stanno tallonando, specialmente per i grandi vini francese. La Francia continua a essere il leader della produzione - d’altronde da noi ci sono Champagne, Bordeaux, la Bourgogne, la Vallée du Rhône. Senza offesa eh: a Bordeaux amiamo l’Italia!”.

Se comunque vi si è accesa una lampadina potete cominciare con molta calma e il piede sul freno. Non bisogna per forza vendere la casa e investire tutto, si può iniziare a interessarsi al mondo, anche solo per piacere personale. Conclude Colesanti: “Molti appassionati di vino comprano due casse di un vino che a loro piace molto. Una la rivendono e così si finanziano la consumazione.”

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