retreat per ricchi
Gli autori con camicie simil seta per entrare nel mood riccanza. Tutte le foto di Beatrice Ratto

Abbiamo seguito un retreat da ricchi in casa per una settimana

Piatti macrobiotici, cinque tibetani e qualunque vizio bandito: per una settimana una guru da Ibiza ci ha seguiti da remoto per "ripulirci".

Dobbiamo eliminare “tutti gli eccitanti che crediamo ci rilassino o tirino su.” Sigarette, alcol, eventuali droghe. Ma anche: caffeina, alimenti processati e/o industriali, cioccolato, zuccheri raffinati.

Il filosofo e attivista Franco Berardi, più conosciuto come Bifo, sostiene che in questa società il nostro io è talmente colonizzato da idee di produttività ed efficienza che ormai consideriamo la nostra vita alla stregua di un’azienda che deve vendersi agli altri. Questo può sfibrarti, a prescindere che siate milionari o spesso col conto in rosso prima di fine mese come noi.

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La differenza è che per rilassarsi però i milionari poi spendono migliaia di euro in retreat mega lusso, sorseggiando centrifughe color pastello in posti da sogno—o almeno questo è ciò che abbiamo imparato guardando serie tv come Perfect Nine strangers in cui Nicole Kidman e suoi ospiti hanno spesso la faccia contrita, un po’ a ricordarci che comunque i soldi non fanno sempre la felicità.  

Quindi dai nostri minuscoli bilocali a Milano, un po’ filosofeggiando pure noi, ci siamo chiesti: per staccare da tutto, riconnettersi con se stessi e poter tornare alla vita con intestino, corpo e mente “depurati” bisogna davvero ritirarsi a quel modo, alimentando peraltro un trend capitalista basato su pratiche anticapitalistiche di fuga dalla frenesia, meditazione e cura del sé (vedi Osho) in realtà contrappunto del capitalismo stesso, yin del suo yang? (Iole è laureata in filosofia, scusatela).

E se, invece, avessimo fatto tutto questo da casa, spendendo il meno possibile?

Primo step: trovare una guru del retreat

La chef Erika Tangari ha girato il mondo, vive a Ibiza ed è un’autorità in fatto di retreat e cibo annesso. Nei ritiri che organizza, fa sperimentare il metodo che ha brevettato: il SOL method (SOL sta per Secret Of Life) che prevede 1. Una dieta macrobiotica e vegetariana, basata sul consumo prevalente di verdure e cereali integrali, che aborra qualsivoglia alimento trattato e processato industrialmente. 2. Ottime e colorate ricette dato che, essendo italiana (mezza siciliana mezza emiliana, due ceppi particolarmente devoti al gusto), Erika sa che anche occhio e palato vogliono la loro parte.  3. Quotidiani esercizi fisico-spirituali ispirati all’Ayurveda indiana, secondo cui il rapporto tra le nostre “energie vitali e il mondo determina il nostro stato di squilibrio o equilibrio fisico e mentale.”

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La prima volta che Erika ci illustra il tutto in videocall, il nostro entusiasmo (soprattutto di Iole) misto a scetticismo (soprattutto di Vincenzo) è palpabile, ma per fortuna le stiamo simpatici e accetta la nostra sfida: seguirci da remoto per una settimana in cui, stando ai suoi suggerimenti, avremmo vissuto un mini-retreat. Ovviamente gratis, per meri scopi divulgativi.

Secondo step: le regole e la scelta del cibo per un retreat

Il tono di voce di Erika è indubbiamente il più rilassato che abbiamo mai sentito, e le privazioni che ci elenca poco a poco e cui dovremo sottostare, per quanto un colpo al cuore, hanno un non so che di Asmr.

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Erika Tangari molto convincente in videocall.

Dobbiamo eliminare “tutti gli eccitanti che crediamo ci rilassino o tirino su.” Sigarette, alcol, eventuali droghe. Ma anche: caffeina, alimenti processati e/o industriali, cioccolato, zuccheri raffinati. Insomma, tutto l’edibile in cui la mano dell’uomo è intervenuta su Madre Natura.

“Per percepirsi sereni, avere un organismo regolare, non sentirsi sempre affaticati o appesantiti,” Erika spiega che “si dovrebbe mangiare il cibo della terra o già lavorato dai batteri buoni.” Tipo i formaggi fermentati naturalmente. (Per approfondire il ruolo positivo dei batteri all’interno del nostro organismo consigliamo di guardare la puntata di South Park intitolata “Turd Burglars” liberamente ispirata al capolavoro cinematografico Dune che tanti di noi hanno visto ma una di noi ha dormito, cioè Iole.)

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Erika, quindi, ci consiglia di mettere nel nostro carrello virtuale: un sacco di verdure di stagione e non inscatolate sotto cinquanta strati di plastica, cereali integrali, legumi, semi di chia, di lino, altri semi, tutte le bacche, zenzero, alloro, spezie varie, latte vegetale, Kefir possibilmente di capra, formaggi non pastorizzati, Kombucha.

Certo che sarebbe stato comodo farci inviare almeno le verdure che Erika compra nei mercati contadini di Ibiza. Mannaggia a noi:

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Avete visto che grosse quelle rape? Sexy! Foto di Erika Tangari

Alla fine spendiamo all’incirca poco meno di 60 euro a testa comprando chili di frutta e verdura al mercato, e non nelle boutique bio in cui con la stessa cifra prendi tre zucchine e un sacchetto biodegradabile. 

Ok, va bene, il Kombucha (che Erika si produce da sola) lo compriamo proprio in un negozio del genere ma solo per entrare nel “mood riccanza” e brindare a questa nuova vita posh di stenti:

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Palo santo, due camicie finto seta ed è subito retreat.

Gli esercizi fisico-spirituali del reatret

Ogni mattina alle otto in punto, assonnatissimi e “necessariamente senza bere e a stomaco vuoto” iniziamo la giornata in videocall con una Erika raggiante.

Il primo rituale consiste nell’”apertura dei chakra”, ovvero “i centri energetici del nostro corpo, che hanno il compito di attivare e distribuire la nostra energia vitale.”

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Seduti a gambe incrociate nella classica posizione di meditazione, respiriamo e inspiriamo mentre con il pollice tocchiamo uno alla volta la base e il polpastrello di tutte le dita. Andiamo avanti così per almeno venti respirazioni. 

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Dopo questa prima fase meditativa e di riscaldamento, passiamo al secondo rituale.

Oil pulling


Questa tecnica consiste nel fare degli sciacqui orali con dell’olio di semi di sesamo o cocco (nel nostro caso inizialmente per animali domestici, perché avevamo quello in casa, ma il sapore è uguale) per un tot di minuti. L’ideale sarebbe resistere fino a quando non senti l’impulso irrefrenabile di vomitare.

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Secondo Erika questo rituale permette di eliminare tutte le impurità che ha “fatto risalire il nostro inconscio durante la notte.” Per questo è da praticare al mattino.

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Nota positiva: i risciacqui con l’olio di cocco neutralizzano l’alito di morte del mattino meglio di un collutorio. Nota dolente: l’impulso di vomitare arriva, giorno dopo giorno, piuttosto puntuale. Purificante e disgustoso.

Tapping


Il terzo rituale, il tapping, consiste nel picchiettare con la punta delle dita determinate parti del nostro corpo (centro del petto, sotto gli occhi, sopra e sotto la bocca etc..). Bisogna ripetere il movimento per 15-30 secondi in ogni punto. Servirebbe a “sbloccare anche in questo caso dei flussi energetici intrappolati.” 

“Tutti i picchiettamenti però hanno un obiettivo specifico”, chiarisce Erika.

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Vincenzo effettua il tapping per le "disfunzioni sessuali," Iole quello per "aiutare la digestione."

Per esempio, il tapping con due dita sulla bocca—l’indice sul labbro superiore e il medio su quello inferiore—sarebbe “particolarmente indicato per sbloccare la timidezza” e che non è un caso “siano le stesse dita che di solito reggono una sigaretta.”

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Erika ci mostra il tapping per labbattere a timidezza. Screen

È tutto un po’ assurdo, ma verosimile: capita di accendere una sigaretta per sentirsi impegnati quando il confronto con gli altri ci affatica. 

I cinque Tibetani


Vengono descritti come “i riti di eccellenza per l’eterna giovinezza” e in effetti sembra essere così dato che li praticano Gianluca Vacchi e Paola Barale. Si tratta di cinque posizioni yoga da ripetere ciascuna per 21 volte (secondo molte filosofie orientali il 21 è il numero della perfezione e non è un caso che noi abbiamo 21 anni… nel cuore).

I tibetani, oltre ad avvicinarci spiritualmente a milionari e soubrette anni Novanta, sono in grado “di migliorare la flessibilità e muscolatura di tutto il corpo, oltre che a ristabilire il flusso energetico apportando benefici fisico-mentali.”

Di seguito alcune foto, con descrizioni annesse, di noi che tentiamo di svolgere i cinque tibetani. (Ma se preferisci, c’è anche questo video più didattico). 

La Ruota 

Cercando di tenere un piede piantato a terra a mo’ di perno, gira su te stesso guardando fisso un punto all’orizzonte. Terminata la serie ti sentirai vagamente come quando scendi dal tagadà ma il tagadà in questo caso sei tu. Bene, hai compiuto una centrifuga che ti ha allineato i chakra e li ha aperti. Ora, mentre cerchi di non vomitare, prepararti al secondo tibetano. 

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Il Bastone

Praticamente ti devi ripiegare come il tavolino Ikea dei monolocali. Da tavolino torni a essere muro e poi torni ad essere tavolino. Avanti così! 

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Il Cammello

Altrimenti detto “apro il mio cuore al cielo”—e non chiederti mai cosa stai invece aprendo alla terra perché il cammello non si farebbe di certo questa domanda.

Qui ti devi ingobbire, movimento piuttosto naturale per noi servi della gleba digitali, ma poi ti devi inarcare, incanalando lo spirito di Heather Parisi dei tempi d’oro. 

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Il Ponte


Quante volte abbiamo temuto di finire sotto un ponte… Non avremmo mai pensato che un giorno saremmo DIVENTATI un ponte. Non smettete mai di sognare ragazzi!

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Il Cane

Questo ultimo tibetano è familiare a chi fa yoga, si tratta praticamente di interpretare entrambi i cani, quello a testa in su e quello a testa in giù, in rapida sequenza. Un’ottima chiusura per chi ha appena fatto dei risciacqui con olio di cocco per animali domestici.

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I piatti macrobiotici per un retreat da ricchi

Attivare semi e frutta secca consiste nello sprigionare i nutritivi di questi alimenti, che altrimenti sono in uno stato dormiente, ed eliminare acido fitico ed enzimi non ottimali per la digestione-

Finito l’incontro, e salutato Erika, passiamo alla nostra colazione suggerita da lei: 

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Il gel di semi di chia con kefir di latte.

Quella pappetta che vedete nella foto molto artistica_ph è un gel di semi di chia con kefir di latte, granella di mandorle attivate e lamponi.

Per preparare il gel di semi di chia basta mettere in un contenitore la chia e versarvi a poco a poco del latte vegetale mescolando. Dopodiché si lascia riposare per una notte in frigo. Noi l’abbiamo preparato la domenica sera per tutta la settimana perché siamo pigri.

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Spuntini e merende

A proposito di mandorle: una pratica che abbiamo imparato è anche quella di attivare semi e frutta secca.

Basta immergerli in acqua e farli riposare per 8-12 ore e poi asciugarli (noi non avendo l’essiccatore abbiamo usato poi un classico forno da cucina). 

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Le mandorle un po' rigonfie dopo una notte passata ammollo.

Erika ci ha spiegato che lo scopo dell’attivazione “consiste nello sprigionare i nutritivi di questi alimenti, che altrimenti sono in uno stato dormiente” ed “eliminare acido fitico ed enzimi non ottimali per la digestione.”

Per gli spuntini, abbiamo optato soprattutto per chips di cavolo nero, mandorle tostate e mele e pere cotte (ma le foto sono molto brutte, quindi ve le risparmiamo).

Pranzo e Cena 

Di seguito, invece, i piatti “sempre con olio a crudo” che, durante la settimana, ci sono riusciti meglio. Del resto, non ci pare proprio ci sia differenza con quelli di Erika, no?

Zuppa di lenticchie di Erika 
Mettete le lenticchie a mollo in acqua fredda per depurarle da tutti gli anti-nutrienti. Sul fondo di una pentola mettete un po’ d’acqua con tutte le spezie che vi piacciono. Noi abbiamo usato aglio, alloro (anti-gas fondamentale se svolgete un retreat in spazi piccoli, così come il cumino). Poi: pepe nero e zenzero.

Versate nella pentola le lenticchie ben sciaquate, aggiungete acqua fredda e lasciatele cuocere per 20-25 minuti. Solo a fine cottura aggiungere il sale per evitare di farle indurire. Noi le abbiamo accompagnate con della quinoa semplicemente cotta. 

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Cavolo rosso con granella di nocciole e mandorle
Sciacquate il cavolo, asciugatelo e poi tagliatelo semplicemente a fettine circolari. Preriscaldate il forno a 180° e poi infornatelo su una teglia con carta da forno per una quindicina di minuti. Quando mancano un paio di minuti aggiungete la granella di nocciole e mandorle attivate, rinfornatelo e voilà.

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Broccoli in pastella
Recuperate le cimette dei broccoli, sbollentatele per una decina di minuti e scolatele. Separatamente preparate la pastella con farina integrale, acqua e un pizzico di sale. Immergete le cime dei broccoli nella pastella e cuocetele in forno a 180°. Essendo entrambi siciliani siamo abituati ai broccoli in pastella fritti ma vi assicuriamo che anche al forno danno soddisfazioni. 

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In senso orario: Hummus di barbabietola, vellutata di zucca, e hummus di ceci.

Hummus di ceci e di barbabietola 
Per la ricetta dell’hummus, abbiamo seguito quella di Noor Murad discepola dello chef Ottolenghi. Il segreto è il ghiaccio, pelare i ceci e non avere mai paura dell’aglio. MAI. Come potete notare abbiamo disegnato una Sicilia con la paprika perché ci sentivamo particolarmente nostalgici di casa. Per quello di barbabietola, aggiungete una barbabietola agli stessi ingredienti. ;)

Vellutata di zucca, patate dolci e latte di cocco
Cuocete tutto e frullate tantissimo. Una ricetta particolarmente complessa.

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Gli autori ci credono molto. Mentre addentano i broccoli in pastella.

La fine della nostra settimana

Alla fine della nostra settimana, Erika ci ha chiesto un po’ un resoconto.

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Stando al campione da noi analizzato (2 persone), il 50% ha passato praticamente la prima metà della settimana a fare tapping sulla tavolozza del water e l’altro 50% accumulato gelosamente dentro di sé tutto ciò che aveva ingerito. Poi ci siamo assestati. 

C’è chi ha perso due chili e mezzo (ma non consigliamo questo piano alimentare se volete perdere peso, per quello andare da una o un nutrizionista) e chi è guarito da un orzaiolo in tempo record. “Nel complesso alla fine ci sentiamo fisicamente molto meglio, più leggeri,” è il commento finale (senza grossi dubbi su effetti placebo) che ci è venuto da dire all’unisono. 

Erika ci ha pure invogliati a continuare con questo percorso, che lei segue quotidianamente, senza per forza essere così rigidi. Noi abbiamo risposto che questa settimana forzatamente simil-straight edge ci è sembrata nel nostro caso un po’ radicale, ma sperimentare che al mattino è meglio un po’ di yoga al posto della solita sigaretta più caffè disarmante in positivo. Un conto è pensarlo, un altro è farlo davvero.

Diciamo che per il momento Yoga+caffè ci pare un giusto compromesso. Anche evitare di comprare cibi spazzatura e cucinare più spesso roba buona. Dopotutto c’abbiamo ormai i chakra “centrati.”

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Intanto, è sera: quindi, come ogni sera di questa settimana, ci facciamo un bel pediluvio coi sali di Epson, come ci ha detto Erika. Dice che toglie tutte le energie stagnanti cumulate nella giornata.

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L’esperimento è finito. Ci sa però che prossima volta prenderemo delle ferie vere. Magari andremo a trovare Erika a Ibiza per scroccarle una settimana di ospitalità.

Del resto, grazie a lei, ormai abbiamo già capito che eravamo e siamo ricchi. Ricchi dentro.

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