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'Download App, 3.99€', l'analfabetismo informatico in Italia è fuori controllo

Secondo un post di Selvaggia Lucarelli sembra che Media World si faccia pagare 3€ per effettuare una ricarica telefonica, e hanno ragione.
21.4.16

Questa mattina l'inequivocabile potenza mediatica della voce di Selvaggia Lucarelli ha, per l'ennesima volta, lasciato un solco nello svilupparsi del reale. Il post dell'opinionista è accompagnato da una foto piuttosto eloquente: un volantino di un punto vendita Media World, la catena di ipermercati tecnologici, in cui sono raffigurate le tariffe richieste per una "Prima Accensione (4.99€)" o per il "Download App (cad. 3.99€)". In breve, sembra che qualcuno si stia facendo pagare per fare un lavoro di consulenza tecnica—Incredibile.

Il cartello, apparso secondo la Lucarelli nell'unico punto vendita Media World de L'Aquila, raffigura le tariffe richieste per i servizi di consulenza 'base' che, a quanto pare, in moltissimi domandano nei negozi di tecnologia. Si parte da una "Configurazione Account" per 19.99€ e si arriva a una "Applicazione Pellicola" per 2.99€—Non sono ancora riuscito a contattare il presunto Media World in questione per un commento. Il vero problema, però, trascende la catena e corrisponde al dibattito che è nato: ha ragione Media World a lucrare su questo tipo di servizi?

La risposta è meno banale di quel che sembra: intorbiditi dalla poetica del 'cliente che ha sempre ragione' stiamo definitivamente perdendo d'occhio il fatto che questo tipo di piccoli lavori equivalgono nei fatti a una vera e propria consulenza, e sono proprio queste consulenze a permettere a questi punti vendita di arrotondare sui margini di guadagno ridicoli per la vendita dei prodotti veri e propri. Il problema è che molti questo non lo sanno, e sopratutto l'effettiva schiettezza delle tariffe presentate dal cartello di Media World possono lasciare interdetti: 3 euro per installare una app?

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"Media World ha fatto bene a inserire quel cartello nel punto vendita: una configurazione di cellulare, come una prima accensione, richiede anche 30 minuti tra impostazione degli account e definizione dei settaggi per l'utente," mi spiega Simone Andreozzi, titolare di RAM Computer, un negozio di elettronica di Roma. "Un negozio come il mio vive anche di questo tipo di consulenze—Richieste di questo genere mi arrivano tutti i giorni: dalla prima accensione di uno smartphone, fino alla pulizia (dentro e fuori) di un computer: sono servizi che richiedono tempo per essere svolti."

Anche se molti di questi servizi sembrano incredibilmente banali (passi il download di una app, ma applicare una pellicola? penso basti il pollice opponibile), in Italia l'analfabetismo informatico è un problema serio ed evidente. Non è difficile lavorare con le macchine, è che fanno ancora molta paura e spesso chi non le conosce semplicemente non si fida, "inizialmente facevo questi servizi gratuitamente, ma il cliente se ne approfittava," spiega Simone. "Si trattava di 10/20 consulenze alla settimana, e i numeri proporzionati a un Media World potrebbero essere ben maggiori."

Il problema per Simone è trasversale, "Non è questione di età: in Italia il digitale e l'informatica sono incredibilmente argomenti ancora riservati a una nicchia—Chi non è toccato in prima persona da questi mondi non se ne interessa" continua. "Così facendo si crea uno strato di ignoranza diffusa sull'argomento, dai più grandi ai più piccoli, che non farà che peggiorare nel corso degli anni."

In questo senso, l'iniziativa (ancora non confermata né definita da Media World) della catena potrebbe trasformarsi in uno sprono a clienti e rivenditori a terminare questa tradizione della 'consulenza gratuita' che non fa altro che allontanare lo strumento dall'utente e rubare tempo prezioso al negoziante.