L'informazione è bellissima: perché la visualizzazione dati è fondamentale

Abbiamo parlato con David Mc Candless di apprendimento, di infografiche e della difficoltà di interpretare il mondo.

|
27 ottobre 2016, 9:50am

Immagine via Facebook/Information is Beautiful

Nel frammento "Del rigore della scienza," pubblicato per la prima volta nel 1935 alla fine della raccolta "Storia universale dell'infamia", lo scrittore argentino Jorge Luis Borges espone il paradosso della mappa e del territorio, citando il caso di un impero in cui era stata costruita una mappa talmente precisa ed estesa del regno da essere diventata completamente inutile.

Nel mondo di oggi, le informazioni che riceviamo sono un po' come la mappa nel racconto di Borges: un ammasso di dettagli e dati che rendono estremamente difficile cogliere il significato ultimo di ciò che descrivono, e a cui rischiamo di diventare in qualche modo sordi e ciechi.

L'infografica—o visualizzazione dati—è quella branca del design che si occupa di tradurre graficamente le moli di dati che il nostro mondo altamente informatizzato genera e raccoglie, offrendo così una versione ottimizzata e intuitiva di scenari altrimenti complessi da comprendere rapidamente. Ma cosa vuol dire ottimizzare dei dati e quali sono le metodologie con cui discernere tra dati di valore e dati trascurabili? Quali gli strumenti per poter poi interpretare questo mezzo—l'infografica—oltre che il messaggio che contiene?


Motherboard ne ha parlato direttamente con David McCandless—designer, creativo e autore dei libri Information is Beautiful e Knowledge is Beautiful—che questo pomeriggio terrà un workshop sul tema della data visualization in occasione dei Digital Design Days a Milano—una serie di eventi, conferenze e workshop dedicati al mondo del design digitale.

"L'obiettivo del progetto Information is Beautiful è quello di creare visualizzazioni e infografiche esteticamente piacevoli, interessanti e *utili* per aiutare le persone a comprendere meglio il mondo," ha spiegato McCandless a Motherboard via email. "Di questi tempi," ha proseguito, "viene riposta molta attenzione sui dati. Ottimo materiale, indubbiamente, da rendere visivamente. Ma a noi piace anche giocare con le informazioni e le conoscenze. In questo modo, abbiamo tre forme di espressione visiva: la data visualization, il design delle informazioni e le mappe concettuali."

Il workshop riguarderà "il modo in cui un'idea può essere trasformata in una di queste forme," ha detto McCandless, che, nel corso della sua carriera, ha prodotto infografiche per il Guardian e svariati clienti commerciali.

"Il nostro cervello è profondamente visivo," ha spiegato McCandless sempre via email, parlando delle teorie su cui si basa il suo lavoro, argomento anche della conferenza TED Global a cui ha partecipato nel 2010. "Percepiamo elementi come i colori, le forme, le dimensioni e le posizioni relative quasi istantaneamente, molto più in fretta di quanto facciamo quando dobbiamo interpretare parole e numeri. L'arte della visualizzazione sta nel codificare ad arte e con creatività dati e informazioni in questo linguaggio visivo, così che possano essere decodificati rapidamente e intuitivamente dal nostro cervello."

Sappiamo che la scrittura è un'invenzione relativamente recente nella storia dell'evoluzione umana, mentre l'astrazione visiva è una forma di linguaggio più profondamente radicata nel nostro cervello—nonché la base fondamentale della comunicazione odierna, nel bene e nel male.

"L'arte della visualizzazione sta nel codificare con creatività dati e informazioni in un linguaggio visivo."

Le tecniche di visualizzazione dati non sono ad ogni modo prive di rischi, ha detto McCandless. L'esempio classico e quasi banale di questo discorso sono le statistiche erronee diffuse da politici più interessati alla propaganda che alle informazioni reali. Il caso di Donald Trump e delle statistiche sulle morti in America per mano di cittadini afroamericani che ha fatto scalpore qualche mese fa è solo uno dei tanti. Le informazioni visive sono immediate, istintivamente comprensibili e—proprio per questo—facili da avallare senza ulteriori approfondimenti. "I preconcetti e le informazioni parziali sono sicuramente un rischio [del mezzo]," ha detto McCandless. "È importante guardarsi dalle visualizzazioni che non forniscono fonti, dati e metodologia utilizzata."

C'è un'etica che sottende anche alla comunicazione visiva e infografica, insomma, sia nella sua costruzione che nella sua interpretazione, "Le statistiche possono mentire. Le statistiche rese graficamente possono mentire anche di più," ha detto McCandless, insistendo sull'importanza di una ricerca che non si fermi alla superficie delle informazioni.

Parlando della fase di costruzione e di come capire quali informazioni sacrificare e quali conservare nel momento in cui si deve tradurre moli di dati in un'immagine minimale, McCandless ha distinto tra semplificazione e ottimizzazione. La differenza tra i due processi è legata alla domanda preventiva sulla funzione dell'infografica. La visualizzazione dei dati è, d'altronde, una tecnica di design, e per questo risponde a quelle regole su cui si basano progettazione e costruzione di oggetti funzionali oltre che estetici. Donald Norman, teorico del design, riassume questo concetto nel libro The Design of Everyday Things sottolineando come l'oggetto di design—qualunque esso sia, un mobile o un software—debba essere intuitivo per chi lo utilizza, comunicare la propria funzione chiaramente, per essere considerato un buon prodotto.

Questo, ovviamente, non significa affidare la responsabilità comunicativa del tutto al mezzo—nello specifico, all'infografica—che non può compensare una mancanza di strumenti cognitivi da parte di chi deve assimilare le informazioni.

Interactive Data Visualization di maggie hendrie su Vimeo.

Ma, come ha spiegato McCandless, il valore di un prodotto di design è strettamente legato alla sua funzione così che, per quanto il risultato finale di un processo di semplificazione e di uno di ottimizzazione possa sembrare simile—"minimale e razionale"—"Gli obiettivi sono differenti," ha detto il creativo. "Semplificare significa ridurre determinati elementi [complessi] per ottenere un risultato semplice. L'ottimizzazione è una questione di allineamento con l'obiettivo di produrre una soluzione a un problema. Di conseguenza, gli elementi sono ridotti per far sì che la soluzione sia più elegante, funzionale, ottimale. Eccedere nella semplificazione è facile. Mentre è difficile esagerare nell'ottimizzazione, perché puoi sempre controllare che la forma si adatti alla funzione, ovvero risolvere un problema."

In conclusione all'intervista, ho parlato con McCandless del racconto di Borges chiedendogli se, a suo avviso, il flusso martellante di informazioni che riceviamo oggi non sia un po' come la mappa troppo grande e inutile del racconto.

"Sarei entusiasta all'idea di un flusso consistente di informazioni buone, utili e intelligenti," ha risposto McCandless. "Ma una grande quantità di informazioni non è garanzia di genuinità, specialmente quando è presentata attraverso il filtro dei media. Penso che la sfera mediatica sia una grande mappa che riduce il mondo in concetti facili e spesso binari: destra contro sinistra, noi contro loro, e via dicendo. I dati usati per appoggiare questi concetti possono fornire una sensazione falsa di certezza e solidità. Il mondo è molto più nebuloso e impossibile da predire e da mappare."