Ricordando Tonino Valerii, uno dei maestri dimenticati del cinema italiano
Tonino Valerii con Lee van Cleef. Tutte le foto per gentile concessione di Rita Valerii.

Ricordando Tonino Valerii, uno dei maestri dimenticati del cinema italiano

Regista di genere, ha lavorato coi nomi più grandi del cinema western—ma non ha mai goduto della fama che gli sarebbe spettata.
20.5.17

Ho conosciuto Tonino Valerii perché abitavamo nello stesso quartiere, a piazza Vescovio a Roma. Tonino era un cliente del negozio di abbigliamento dei miei genitori e quando provai ad accedere al Centro Sperimentale di Cinematografia mio padre mi mandò a casa sua per prendere lezioni di regia. Avevo 18 anni, e mi recavo a casa sua alle 15 una volta a settimana. Eravamo entrambi appesantiti dal pranzo e seduti uno di fronte all'altro nel suo salotto parlavamo per circa un'ora. Ogni tanto vedevamo dei film, ma principalmente parlavamo di vita, di donne e qualche volta di cinema.

Tonino una volta mi disse: "Quando la televisione non era ancora stata inventata, il cinema era l'unico modo per diffondere film. Le sale erano come un rituale, e come accade in chiesa tanta gente si riunisce nello stesso posto per i medesimi motivi. Sia alla base di una messa che alla base di un film abbiamo l'inizio di una storia, lo sviluppo della storia, e la morte di Gesù, o la morte del racconto. Poi ci sono la rinascita e resurrezione, che si identificano nel trionfo."

Tonino è morto il 13 ottobre 2016 a Teramo dopo aver vissuto per una vita a Roma. Ha fatto diversi film di genere—tra cui Per il gusto di uccidere, I giorni dell'ira, Il prezzo del potere, La ragazza di nome Giulio, Il mio nome è nessuno, Una ragione per vivere e una per morire e Mio caro assassino—oltre a diverse serie televisive.

Oggi, 20 maggio 2017, avrebbe compiuto 83 anni. Per ricordarlo ho intervistato tre persone che nella loro carriera hanno collaborato con lui. Le foto di backstage a corredo mi sono state gentilmente fornite dalla moglie Rita, e sono state accuratamente scansionate da mio padre Andrea Berretta, grande ammiratore di Tonino.

tonino valerii

Tonino Valerii sul set.

ERNESTO GASTALDI, HA LAVORATO CON VALERII COME SCENEGGIATORE DE I GIORNI DELL'IRA, UNA RAGIONE PER VIVERE E UNA PER MORIRE E IL MIO NOME È NESSUNO

VICE: Come vi siete conosciuti lei e Tonino Valerii? Com'era sul set?
Ernesto Gastaldi: Ci siamo conosciuti al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, nel 1955. Sul set era autoritario, autorevole. Ebbe qualche timidezza quando si trovò a dover dirigere un mostro sacro come Henry Fonda, ma questi lo rassicurò dicendogli che doveva trattarlo come l'ultima delle comparse.

Tonino sosteneva che per realizzare un buon film bisogna seguire tre regole: 1) una buona sceneggiatura 2) una buona sceneggiatura 3) una buona sceneggiatura. Con questi presupposti immagino che la vostra collaborazione sia stata molto stimolante. Come era Tonino durante la costruzione dei suoi film?
Usavamo dire, noi sceneggiatori, ai registi, che noi eravamo SHAKESPEARE e loro gente che metteva in scena. Al di là dello scherzo Tonino un po' lo pensava davvero. È facile fare un brutto film da una bella sceneggiatura, ma è difficile fare un buon film da una cattiva sceneggiatura.

Molte volte ho letto che Tonino aveva vissuto nell'ombra di Sergio Leone. Vedendo la sua filmografia penso che l'abbiano fatto passare per tale, ma che lui in realtà non ci si sia mai sentito, nell'ombra. Cosa pensa del rapporto tra Sergio Leone e Tonino Valerii?
Tonino non è stato l'ombra di nessuno. Con Sergio aveva fatto latto l'aiuto nel mediocre Per qualche dollaro in più e quando Sergio cacciò Michele Lupo—che doveva essere il regista de Il mio nome è nessuno—e io gli ricordai Tonino, Leone subito aderì al suggerimento con entusiasmo.

Mi chiedo, perché un autore come Tonino non viene ricordato praticamente da nessuno? È il cinema a essere cambiato, i gusti del pubblico italiano o il fatto che Valerii non sia sceso a compromessi?
Tonino non è sceso ad alcun compromesso, di che tipo poi? Anche quando Tonino e altri grandi, come Bava, Freda, Margheriti, Lenzi, Sergio Martino, Luciano Ercoli, Duccio Tessari, Lucio Fulci producevano film di genere di successo mondiale, i nostri critici li snobbavano. Lo hanno fatto anche quando sono scomparsi. In Italia è così, bisogna rassegnarsi.

Perché per apprezzare quel momento d'oro del cinema italiano dobbiamo aspettare il "nulla osta" di Tarantino?
Per il motivo detto sopra: anche negli anni d'oro la critica non si occupò molto dei nostri western, dei nostri gialli, dei nostri polizieschi. Miopia.

Che idea si era fatto Valerii del cinema di oggi?
Il taglio è quello della pubblicità, la musica a volume da discoteca, spesso i film non cominciano dall'inizio e poi rimediano con flashback: si ha l'impressione che se raccontassero la storia nella logica sequenza dei fatti ci si annoierebbe.

Cosa ha rappresentato Tonino Valerii per il cinema Italiano?
L'opera di valente artigiano, che spesso ha sfiorato le vette dell'arte.

terence hill sergio leone tonino valerii

Tonino Valerii con, tra gli altri, Terence Hill e Sergio Leone.

CLAUDIO CININI, HA LAVORATO CON VALERII COME SCENOGRAFO DI MIO CARO ASSASSINO

VICE: Come vi siete conosciuti con Tonino?
Claudio Cinini: Facevo l'aiuto a uno scenografo che si chiamava Piero Filippone. Filippone era un amico di Sergio Leone e Tonino faceva l'aiuto regista a Sergio Leone, perciò quando fece il suo film I giorni dell'Ira si rivolse a Filippone perché era il più grande scenografo su piazza, e di conseguenza facendo l'aiuto a lui ho conosciuto Tonino. Era il 1967.

Perché Tonino non viene ricordato dignitosamente?
Lui era una persona squisita—peculiarità che forse non gli ha dato risalto nel mondo del cinema. Magari se lo chiedi a un ventenne non lo conosce, però quelli della fascia di quarant'anni hanno visto tutti i film di Tonino Valerii. Secondo me il fatto che lui non abbia avuto questo risalto enorme era dovuto un po' al suo carattere di coccio da vero abruzzese, con tutto il rispetto per gli abruzzesi. Il quadrato non può diventare tondo.

Com'era fuori dal set?
Era un amicone, una persona tranquilla, però non lo smuovevi minimamente. È un bene come un peccato allo stesso tempo. Se non avesse avuto quel carattere non sarebbe arrivato dove è arrivato. Sai come è fatto il cinema, finzione che diventa realtà o realtà che supera la finzione, e lui quel trapasso non l'ha mai fatto. Però per quello che ricordo io che c'ho lavorato era una persona che per il lavoro sembrava una troupe di cinesi che fanno la Apple.

Ai tempi di Mio caro assassino io stavo facendo Vado, l'ammazzo e torno [ diretto da Enzo Castellari] quando mi chiamò il mio capo, lo scenografo, e mi disse che dovevamo tornare perché stavano correndo moltissimo e gli serviva un aiuto per preparare tutti i set. Da quel giorno ho dormito due o tre ore a notte perché Tonino era una macchina. Era innamorato visceralmente del suo lavoro, non sarebbe mai andato in pausa, voleva soltanto girare. Aveva questa bramosia di correre perché aveva il dovere nei confronti del produttore di consegnare il lavoro. Mio caro assassino era un film complesso, in una Spagna pre caduta di Franco, di conseguenza una Spagna un po' strana, ma affascinante.

 Tonino Valerii Giuliano Gemma Lee van Cleef

Tonino Valerii con Giuliano Gemma e Lee van Cleef.

Com'è il cinema oggi visto da ex addetto ai lavori e da spettatore?
Da spettatore ci sono due registi che mi piacciono: Sorrentino e Garrone. Altri non mi piacciono perché non fanno il cinema, fanno il compito che gli ha dato la maestra. Quando io facevo il cinema c'erano i generi, come se ti fai l'abbonamento a Sky e vedi la commedia, i cartoni animati, il poliziesco…

I produttori, con i soldi che facevano dai "filmetti", producevano i film di Fellini, Visconti, Rosi, quei film più impegnati che avrebbero portato meno soldi ma anche una medaglia, una coppa, capito?

Ai tempi di Valerii si facevano 350 film all'anno, oggi stiamo sotto la Turchia. Il livello del cinema oggi è una schifezza, quelli mica lo conoscono Valerii. Te l'ho detto: per me sono due che fanno il cinema oggi, tanto è vero che c'hanno investito gli americani.

Come scenografo rifarebbe la stessa carriera?
Ma certo, io oltre che lavorare mi sono divertito. La cosa che mi ha affascinato di più era di poter utilizzare l'immaginazione. Ho avuto la fortuna di lavorare abbastanza con Filippone, che faceva quattro o cinque film insieme e faceva lavorare noi che eravamo ragazzi. Eravamo affascinati da questa persona, era un altro cinema.

Mi può raccontare un aneddoto con Tonino?
Riguarda l'ultimo film che dovevo fare con Tonino, con Van Johnson e Giuliano Gemma, Il prezzo del potere. Tonino mi aveva raccomandato perché avevamo fatto Mio caro assassino. Insomma, andiamo a parlare dal produttore e come entriamo dentro l'ufficio, dopo essersi presentato lui comincia a fare: "Mi raccomando qui non c'è una lira!"

Non essendoci il digitale se nei film western dovevi rompere una parete dovevi costruire una parete che andava rotta, qualche cosa di legname la dovevi comprare! Il produttore va avanti così, mentre Tonino proponeva le scene quello sistematicamente guardava me e mi diceva: "Oh spesa poco!"

C'è un detto che riguarda i toscani: preferiscono dire una battuta e perdere un amico che non dirla. Perciò non ce l'ho fatta più e gli ho detto: "Scusi ma un pacco di cantinelle lo possiamo comprare?" Allora lui mi invita a lasciare l'ufficio, esco dalla stanza e aspetto. Poi Tonino esce fuori—era dispiaciuto, demoralizzato, perché il produttore gli aveva detto: "Questo mi ha preso per il culo, io non lo voglio sul film!"

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Tonino Valerii con, tra gli altri, Sergio Leone ed Ennio Morricone.

GEORGE HILTON, HA LAVORATO CON VALERII COME ATTORE DI MIO CARO ASSASSINO

VICE: Come vi siete conosciuti lei e Tonino Valerii?
George Hilton: Mi ha fatto chiamare per conoscermi di persona. Non era molto convinto che fossI l'ideale per interpretare quel personaggio del commissario normale e perdente suggeritogli dal produttore Manolo Bolognini e dalla Distribuzione Jumbo.

Alla fine come avete costruito su di lei il ruolo dell'ispettore Peretti di Mio caro assassino?
Ha voluto che avessi i baffi, e mi ha allargato le narici con dell'ovatta per rendermi più normale e credibile. Era convinto che il pubblico mi vedesse come l'eroe bello e dannato di tanti film.

Le riprese del film invece, tutto girato in inglese, sono state piacevoli e dure allo stesso tempo perché Tonino era molto severo e sapeva esattamente quello che voleva.

Come si rapportava Tonino con gli attori?
Dagli attori esigeva il massimo, ma sempre con grande cordialità.

Mi può raccontare un aneddoto con Tonino?
Un episodio che mi è rimasto impresso è quando nella scena finale dovevo fare il monologo scoprendo l'assassino. Tonino ci ripensò, riscrisse quasi tutto il testo e mi disse: "Ti do trenta minuti per studiartelo e giriamo."

Io con una memoria di ferro (all'epoca) e in inglese, che non è la mia lingua, lo recitai con un applauso finale della troupe. Penso che Tonino Valerii sia stato un grande regista che avrebbe meritato più riconoscimenti nel cinema italiano.

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