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10 domande a...

10 domande che hai sempre voluto fare a un impresario di pompe funebri

Non potevamo che farle a Giacomo, 29 anni, impresario funebre e nome dietro la pagina Facebook Taffo G & C Onoranze Funebri.

di Vincenzo Ligresti
06 aprile 2017, 7:09am

Non prendiamoci in giro. C'è poco da discettare: la morte è triste. Ma a meno che non abbiate scovato la fonte della giovinezza o sintetizzato un elisir di lunga vita, non credo avremo molte alternative. L'unica cosa che possiamo davvero fare per esorcizzare la strizza al riguardo è pensarci il meno possibile. Un lusso che non possono permettersi tutti, soprattutto quando in vita sei un impresario funebre.

Sono quindi entrato in contatto con Taffo G & C Onoranze Funebri, un'impresa con sede all'Aquila e una pagina che ti fa pensare sempre alla morte e al contempo ridere—perché anche così può essere esorcizzata la strizza.

A rispondere a tutte le mie perplessità ci ha pensato Giacomo, 29 anni, fautore di post come questo. Abbiamo parlato di rituali profani, se esista o meno la possibilità di risvegliarsi all'interno di una bara e di come la gente ultimamente sia ringalluzzita all'idea di poter diventare un albero dalle proprie ceneri.

VICE: Partiamo dal principio. Come si diventa un impresario di pompe funebri?
Giacomo: Nella maggior parte dei casi è qualcosa che si eredita, perché è un lavoro che viene tramandato di generazione in generazione. Quindi lo sono diventato perché lo erano già mio padre, mio nonno e il mio bisnonno—abbiamo questa impresa più o meno dagli anni Quaranta. In generale, infatti, in Italia trovi tutti nomi di famiglie storiche che fanno questo mestiere anche da oltre un secolo.

Diventare un impresario da zero, invece, non è semplice. Soprattutto perché la gente difficilmente si affida a uno nuovo del settore. Qualche nuova realtà, poi, spunta pure: per esempio a Roma ci sono all'incirca 800 imprese funebri.

Mi potresti spiegare una tua giornata di lavoro tipo?
Ah, questa è una domanda a cui davvero non posso risponderti di preciso, perché le giornate sono sempre diverse. Nel caso in cui, per esempio, entrando in ufficio al mattino qualcuno chiama dicendomi, "Senti, scusa, è morto mio padre…", prendo il furgone e vado insieme ai dipendenti all'indirizzo che mi è stato dato. Una volta arrivato, effettuo toilettatura e vestizione della salma, incontro la famiglia e spiego quali sono le incombenze burocratiche alle quali va incontro.

Inoltre, dalla famiglia mi faccio indicare anche la parrocchia d'appartenenza e chiedo se vuole contattare in prima persona il prete per fissare il funerale—ma nella maggior parte dei casi te ne fai carico tu. Ritornato in ufficio inizio la preparazione di manifesti, bara e tutto quello che concerne il lavoro che avrò il giorno dopo.

Se invece non arrivano chiamate mi occupo dell'amministrazione, della fatturazione, dei rapporti con la clientela e dei social.

A proposito di social, la vostra pagina è diventata un piccolo caso. Come ti è venuto in mente di crearla con questo taglio?
Innanzitutto ho creato la pagina perché, per me che ci sono nato dentro, la mia è un'azienda alla stregua di qualunque altra—nonostante per alcuni sia ancora una sorta di tabù. Tuttavia sapevo che avrei dovuto trovare un modo per attirare fan, quindi ho deciso di dare a tutti i post un'impronta un po' umoristica, senza però mai andare a offendere o a esagerare con campagne eccessivamente scherzose. Infatti, se ci fai caso, la risata te la fai, però non è che rimani indignato.

Ovviamente, come accade a tutti su Facebook, mi è capitato anche di ricevere delle critiche. Nel corso del tempo, però, alcuni dei critici più affezionati hanno capito il reale senso dei miei post e hanno iniziato addirittura a condividermi.

Rimanendo nell'ambito delle reazioni. Quali sono quelle più ricorrenti quando dici a una cena che lavoro fai?
In generale non assisto a grandi reazioni, però alla fine ci si va sempre a cacciare in lunghe discussioni legate alla morte e al mio lavoro. Ad esempio, una domanda che mi viene posta in continuazione è: "Ma è possibile svegliarsi quando sei già nella bara?" In questo caso cerco sempre di tranquillizzare i commensali e spiegargli che no, accertamenti alla mano, è davvero impossibile.

Poi tantissimi mi chiedono anche della cremazione e dei vari metodi di sepoltura delle ceneri. Per esempio, adesso va molto la storia dell'urna bio: un'urna biodegradabile con all'interno un seme, nella quale vengono inserite le ceneri e che, una volta piantata a terra, darà vita poco a poco a un albero. Le nuove generazioni sono molto interessate a queste nuove concezioni di sepoltura.

In definitiva direi che, per fortuna, l'epoca in cui la gente si tocca le palle ormai è superata. Capita più che altro quando passiamo col carro funebre davanti alle scuole, ma i ragazzini lo fanno più per questioni legate alla goliardia, per scherzare tra loro.

Ok, diciamo che certe tradizioni profane sono state quasi del tutto debellate, ma esistono ancora delle usanze particolari?
Certamente, ma possono variare tantissimo di paese in paese. C'è chi usa mettere il pezzo di pane nella bara prima di chiuderla, chi mette dei soldi spicci, chi copre gli specchi, chi non li copre.

Quasi tutti questi rituali sono sempre collegati alla mitologia, alla religione, alla Divina Commedia. Perché, com'è noto, si narra che quando qualcuno entra nell'aldilà possa trovare degli ostacoli da superare: uno consiste nelle tre fiere a cui bisogna dar da mangiar per poterle distrarre e proseguire; l'altro nell'incontro con Caronte, che ti chiederà dei soldi per traghettarti nell'altra sponda del fiume Acheronte e così via.

Inoltre capita anche che nella bara vengano inseriti oggetti comuni—come sigarette, occhiali, carte gioco—ma questi afferiscono più che altro alla sfera personale del defunto.

Facciamo un passo indietro. Oggetti inseriti all'ultimo momento a parte, potresti spiegarmi alcuni dettagli tecnici su trucco, scelta del vestiario e posizionamento della salma?
Almeno nella nostra zona, il trucco è davvero poco richiesto. Raramente si ricorre alla tanato-estetica, una speciale tecnica americana—praticata da addetti specializzati—che prevedere anche interventi ricostruttivi nel caso in cui la salma abbia subito un incidente.

Per quanto concerne il vestiario, invece, i familiari tendono a scegliere sempre l'abito più elegante—che in genere è quello che il defunto ha utilizzato per "l'ultimo matrimonio di". Ma esistono anche delle eccezioni: a me per esempio è successo di riportare salme in Campania, e a Napoli città molto spesso si usa vestire ancora la salma con il pigiama.

Infine, la posizione della salma è supina e in genere con le mani giunte sul petto in segno di preghiera o più raramente con le mani distese lungo il corpo—a seconda delle usanze o delle richieste dei familiari. Davvero di rado capita che sia complicato posizionare la salma. Una volta, a causa di una gobba molto accentuata, è capitato che se mettevamo giù le gambe andava su il busto e viceversa. Ma voglio sfatare una volta per tutte un mito: abbiamo semplicemente posizionato la salma su un fianco, perché la storia che spezziamo le ossa è esclusivamente una leggenda.

Quali sono le richieste più strane che ti è capitato di ricevere?
Mi sono capitati clienti che volevano trasportare il feretro con la carrozza trainata dai cavalli anziché usufruire del carro funebre—richiesta molto particolare, ma che alla fine sono riuscito a soddisfare. Poi, molto spesso mi viene domandato se è davvero possibile spargere le ceneri in posti isolati, in mare o dalla cima di una montagna—domanda che riceve una risposta affermativa. Cosa che, invece, non capita quando qualcuno mi chiede se è ammissibile seppellire un familiare nel giardino di casa. In questo ultimo caso spiego che non è legalmente possibile e che i cimiteri sono stati fatti apposta.

La tua professione è legata a un momento che prima o poi capita a tutti. Qual è il tuo rapporto con la morte in generale?
Nonostante faccia parte del mio lavoro, credo che il mio rapporto con la morte sia un po'quello di tutti: mi fa paura. Secondo me non ci si abitua mai a un concetto del genere. L'unico modo per lenire questa sensazione è credere che la morte non sia la fine, ma l'inizio di un percorso, no? Però… sarebbe meglio chiederlo a chi ci è già passato.

Perché si dice "pompe funebri" (oltre che onoranze)?
Se guardi all'etimologia della parola, "pompa" significa sfarzo. Nel linguaggio corrente il termine viene utilizzato sempre nell'espressione "entrare in pompa magna". Quindi quando si parla di "pompa funebri", in realtà, ci si riferisce semplicemente a una cerimonia sfarzosa.

Dato il lavoro che fai, ti sei mai immaginato come vorresti il tuo funerale?
Visto che l'ho fatto per una vita agli altri, lo vorrei quantomeno bello. Di quelli che la gente dica, "Si vede proprio che lo organizzava per gli altri." Non vorrei sigarette o robe sfarzose, ma mi mi piacerebbe sicuramente qualche musica particolare durante la messa, magari di qualche colonna sonora di un film. Al momento non so dirti il titolo, perché spero che debba ancora uscire.

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