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"Synthesize the Soul" è un omaggio ai musicisti migranti di Capo Verde

Oggi esce una compilation che ripensa i paradigmi geografici dell'elettronica spostandoli verso l'Africa. Abbiamo intervistato il suo autore.

di Josh Baines
24 febbraio 2017, 9:29am

Nella fotografia: Tchiss Lopes.

Sperduta nelle profondità dell'oceano Atlantico, a più di 500 chilometri dalla costa ovest dell'Africa, c'è un'isoletta a cui probabilmente il vostro pensiero non corre molto spesso. Si chiama Capo Verde. Nel sedicesimo secolo era un prestigioso scalo di mercanti; ebbe un forte influsso di denaro durante gli anni dello schiavismo e si liberò dei coloni portoghesi che la dominavano solo nel 1975. Una volta, una nave piena di sintetizzatori è naufragata sulle sue coste. A meno che abbiate studiato storia, o che giocare a Trivial Pursuit sia uno dei vostri passatemi preferiti, probabilmente Capo Verde non è venuta fuori nelle vostre ultime conversazioni. Ma c'è un uomo che vuole far sì che questo cambi, e si chiama Vik Sohonie. 

Sohonie è un ragazzo di New York. Tra le sue passioni ci sono acquistare dischi polverosi e semi-dimenticati, catalogare i suddetti e l'etnografia musicale. Ha passato la maggior parte della sua vita lavorativa a creare compilation di brani provenienti dagli avamposti più remoti del mondo, e il risultato sono album che si qualificano sia come sintesi di periodi storici estremamente variegati che come materiale per DJ annoiati della rigidità tipica della musica che passa nei club dell'Occidente. 

Si descrive come "una persona che ha studiato nei centri di potere, globalizzata ai margini del mondo," Sohonie, che ha passato anni a lavorare per Analog Africa—un'etichetta tedesca specializzata nell'archiviare materiale africano. Il suo ruolo era quello di capo della ricerca, ma scriveva ed editava anche le note inserite nelle compilation che venivano stampate, il cui obiettivo era di raccontare nel modo più fedele possibile storie di culture. 

L'anno scorso Sohonie ha lanciato Ostinato Records, un'etichetta con cui vuole continuare il lavoro iniziato con Analog Africa. Per preparare la sua prima uscita ha viaggiato ad Haiti, dove ha raccolto materiale per un album— Tanbou Toujou Lou: Meringue, Kompa Kreyol, Vodou Jazz & Electric Folklore from Haiti 1960 - 1981—che suona come un viaggio verso l'ignoto. 

Jovino Dos Santos, musicista di Capo Verde.

La nuova uscita di Sohonie ci porta invece, come avrete previsto, a Capo Verde. Il disco si intitola  Synthesize the Soul: Astro-Atlantic Hypnotica from the Cape Verde Islands 1973 - 1988 ed è un'esplorazione di una miriade di stili e suoni lunga 18 tracce. Tutte si concentrano attorno a un tema piuttosto caldo: la migrazione. 

Synthesize the Soul racconta cosa succede quando le isole vengono abbandonate e scambiate per nuovi mondi da visite, quando le tradizioni si scontrano con lo shock del cambiamento, quando le culture iniziano a mescolarsi invece che scontrarsi. È una celebrazione di musicisti che hanno cercato nuove vite in terre lontane senza però mai scordarsi le loro origini—e, il che è la cosa più importante, quello che ascoltavano quando erano lì. Musicisti scappati in Europa e negli Stati Uniti, artisti che si sono forse lasciati dietro senza rendersene conto gli indizi per ricreare una storia alternativa dell'elettronica.

Ho parlato recentemente con Sohonie al telefono per parlare del suo metodo, della sua nuova uscita e del suo amore per la musica che pubblica. 

Quando vai nei luoghi che vuoi raccontare, come sono le tue giornate—come e dove trovi le storie che vuoi raccontare?
Sono laureato in storia, e mi sono specializzato in storia africana. Quindi, ovunque vada, ho un'idea del passato dei luoghi in cui mi sposto. Quando ero ad Haiti, per esempio, si è trattato di trovare i pezzi fisici che volevo. Magari avevo in testa canzoni che avevo sentito alla radio, o che avevo sentito qualche musicista locale suonare, ma non sapevo dove trovarle stampate su disco, o su nastro. A parte casi com questo, ci sono tantissime informazioni sugli album pubblicati nel mondo, e puoi usare i dischi che trovi per unire i puntini e stabilire una storia. Poi parli alla gente, la gente che incontri per strada, e assembli tutto in qualcosa di coerente. Infine si tratta di trovare i musicisti, i proprietari delle stazioni radio, anche gente che lavora per i ministeri della cultura dei paesi che visito. Unisco i puntini grazie alla musica.

Hai bisogno di qualcuno del luogo che ti aiuti, e sono stato così fortunato da averne di molto bravi ad Haiti, in Somalia e in Sudan. Persone che si sono veramente sbattute per aiutarmi. Non puoi pensare di intraprendere un progetto simile senza di loro. 

Queste compilation sono racconti orali in forma sonora, in un certo senso?
Certo. Molte delle narrazioni tradizionali africane sono orali. Queste musiche non hanno delle "storie" ufficiali, stampate e ufficiali, ma hanno un enorme storia orale. Essenzialmente sto producendo un documentario da ascoltare, invece che da guardare.

Non credi che sia più importante che mai sentirsi vicini a culture diversa dalla nostra?
Sai, io sono a tutti gli effetti cresciuto in mezzo a culture diverse, e mi sono sempre reso conto che i due migliori punti d'ingresso per "accedere" a un patrimonio diverso dal tuo sono il cibo e la musica. Sono cose che contengono storia di per sé. Ma una ricetta può essere ricreata; la musica, una volta registrata, resta quella—potrebbe non essercene mai un'altra versione. La musica permette alla gente di accedere a un nuovo paradigma del pensiero. Con questa compilation voglio considerare la musica di Capo Verde un'avanguardia dell'elettronica degli anni Ottanta, il che dovrebbe demolire le aspettative di molti, ma se lo faccio è perché credo che la narrazione Afro-Atlantica sia importante come quella Americana-Atlantica, o quella Euro-Atlantica. Dobbiamo ripensare il modo in cui vediamo la storia.

Synthesise the Soul esce oggi su Ostinato.
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