v(i), 2014Giovedì la Joshua Liner Gallery di New York apre la sua mostra collettiva Summer Mixer, esibendo una selezione di arte tradizionale e pezzi new media. Uno degli artisti partecipanti, Michael Theodore, esibirà una serie incisioni realizzate da macchine apposite. Per queste incisioni, Theodore ha commissionato agli ingegneri del Boulder Engineering Studio la costruzione di un braccio robotico che potesse creare milioni di piccole linee dritte dai codici del computer. Le linee sono state messe in posizioni precise su uno strato di inchiostro nero, formando fantasie intricate e ondulate che rivelano la creta bianca sottostante. “Il più delle volte cerco di scoprire gesti che possano essere messi insieme in disegni più grandi,” dice l'artista del suo lavoro. Ogni incisione ha richiesto dalle 10 alle 16 ore di lavoro della macchina.
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84929.78469, 2014La macchina è in grado di realizzare idee e fori che la mano umana non potrebbe mai riprodurre e le fantasie che ne risultano danno ai lavori una qualità tridimensionale. Theodore è ispirato dalle istantanee della nostra esperienza percettiva, e vuole catturare questo momento astratto o effimero nel suo lavoro.“Sono interessato a cosa accade quando si rallenta sensibilmente la propria normale esperienza del mondo,” dice. “Provo a immergermi nell''esperienza percettiva in uno stato quasi non verbale, non pensante. Ma quando rifletto sull'esperienza dopo, sono estremamente analitico.”
La tecnologia gli permette di modellare specifiche parti della sua esperienza alterata—"un angolo di luce esatta, un tipo specifico di suono intermittente e agitato”—e lo ricrea in forma astratta con la sua arte.
Tematicamente, la natura entropica del mondo ha una presenza forte in molti dei pezzi e queste ultime opere non fanno eccezione. “Virtualmente ogni lavoro comincia con qualche tipo di superficie o processo ordinato, che è poi assoggettato al disordine,” spiega. “Le opere in mostra cominciano tutte con l'idea di piccoli loop combinati in una griglia. Ho immaginato la griglia come una superficie tridimensionale che è stata poi spinta, tirata e attorcigliata, a volte delicatamente, altre in modo violento. Sono affascinato dalle regioni fertili tra simmetria e anarchia, e lascio i resti di entrambe le cose persistere nell'opera finale.”