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I diari dello scooterone: abbiamo analizzato il tour estivo di Alessandro Di Battista

Il deputato grillino ha iniziato un giro d'Italia in scooter per spiegare le ragioni del No al referendum sulla riforma costituzionale. Solo che, tra riferimenti a Che Guevara e foto sui guardrail, la sua retorica sembra essere sfuggita di mano.

di Leonardo Bianchi
12 agosto 2016, 10:03am


Lo vedete quel tizio sdraiato in un letto a castello fatto di canne di bambù ad Ansedonia, che raccoglie i suoi pensieri in un diario, nell'immagine qua sopra? No, non è il cugino arrivato per le vacanze che dorme dove lo metti "tanto basta stare insieme": è Alessandro Di Battista, che quest'estate—mentre il parlamento è in ferie per 40 giorni—ha deciso di reincarnarsi in Ernesto Che Guevara.

Il cittadino-portavoce del M5S non solo si fa ritrarre in una posizione analoga a quella del Che, ma in questi ultimi giorni sta mettendo in scena una personale rielaborazione dei Diari della Motocicletta—ossia un giro d'Italia per propagandare il Verbo a bordo di uno scooter "ecologico" e ricoperto di adesivi che recitano "#IoDicoNo."

È questo uno degli hashtag ufficiali della campagna "Costituzione coast to coast," il tour partito il 7 agosto e che durerà fino al 7 settembre. L'iniziativa consiste in una trentina di tappe che si snodano per 4000 chilometri, con tanto di comizi in piazza per "spiegare le ragioni del no al referendum sulle riforme costituzionali made in Renzi-Boschi-Verdini."

E non solo: oltre all'aspetto squisitamente politico, c'è anche quello esistenziale. Come ha scritto il deputato pentastellato, con l'assenza di enfasi che normalmente lo contraddistingue, "per me viaggiare è sempre stato un modo per trasformare pensieri in azioni. Da ragazzo, quando iniziai a sentire quella sana inquietudine mi sono messo in viaggio direzione Guatemala, dove ho lavorato in alcune comunità indigene. A 30 anni, quando vedevo il mio Paese sprofondare nell'ingiustizia mi sono messo in viaggio verso casa. Oggi che la nostra sovranità è in pericolo sento ancora il bisogno di mettermi in viaggio."

Insomma, oltre a essere una specie di prova generale della controffensiva autunnale che il M5S vuole sferrare al governo Renzi, l'iniziativa è anche la celebrazione dell'epopea contemporanea del "partigiano Dibba," il fiero guerriero anti-kasta sullo scooterone—o almeno è così che lo vede Marione, il vignettista ufficioso del partito.

Del resto, tutta la strategia comunicativa—spalmata su Facebook, Twitter e Instagram—è stata incentrata sulla storia personale e sulla figura pubblica di Di Battista, che è indubbiamente il volto più "movimentista" ed evangelico dei Cinque Stelle. Solo che, come dire, forse questa volta si è leggermente esagerato con il dosaggio di retorica, e il coast to coast è scivolato in una delle migliori auto-parodie politiche degli ultimi tempi.

Tutto, infatti, è volto a far trasparire l'epicità di ogni singolo gesto, ogni singolo simbolo, ogni singolo oggetto. E quando dico "singolo oggetto" mi riferisco al portone di casa di Di Battista;

Oppure al suo casco, che opportunamente brandizzato può diventare uno strumento di lotta e di identificazione;

O ancora a un anonimo guardrail, utilizzato da Di Battista per lenire gli acciacchi di un viaggio sfiancante ma "meraviglioso", e fare stretching;

O, per finire, persino un po' di #fruttaestiva consumata #ontheroad sulle #stradedicoraggio.

Kaffè??

Come si può vedere nell'ultima foto, la frugalità è un'altra delle caratteristiche su cui questa campagna sta facendo leva. Di Battista—a differenza dei politici "normali"—batte le strade in prima persona, non alloggia in costosi hotel ma si fa ospitare da amici e non si è "magnato tutto" come gli altri; anzi, è pure invitato a un pranzo a base di "‪#‎maltagliati al sugo di pomodoro, verdure al forno e tortino di ‪#‎spinaci." È anche così, spiega sui social, che "una comunità intera" difende la Costituzione.

Anche gli appelli al popolo, in perfetto e rigoroso stile populista, sono una costante. Di Battista scandisce il suo viaggio con inviti alla mobilitazione che sembrano usciti da un incrocio tra 300 e un road-movie ignorante come Eurotrip.

"Facciamo strada insieme," scrive in uno status, "per difendere diritti e ‪#‎sovranità da questi usurpatori che vogliono modificare la #Costituzione per salvare i loro sederi flaccidi e confondere le acque. Venite con noi."

Ogni tappa finisce in una piazza gremita di militanti, simpatizzanti e persone comuni, ed è di fronte a loro che Di Battista—impiegando il suo consueto stile sovreccitato e iperbolico—tratteggia il quadro di un paese non più sovrano e democratico, in cui la riforma costituzionale è una sorta di incendio postmoderno del Reichstag.

L'unico argine a questa spaventosa involuzione sono, ça va sans dire, il M5S e Di Battista stesso. E per ora, almeno a giudicare dalla dirette Facebook (che vengono condivise anche sulla pagina di Beppe Grillo) e dai suoi status, la gente lo sta seguendo.

"Stasera a San Vincenzo ho visto centinaia di persone respirare insieme," declama Dibba. "Ad ogni respiro seguiva uno slancio di orgoglio. C'erano insegnanti distrutti dalla 'Buona scuola' renziana. C'erano gli operai della ex-Lucchini di Piombino presi per il culo da molti sindacati, c'erano giovani, anziani, c'erano piddini storici o ex-berlusconiani. Il tutto in una notte d'agosto, tutti a sentir parlare di politica, di costituzione e diritti. Non è rivoluzionario tutto questo?"


Ecco, mi dispiace far scoppiare la bolla, ma no: non c'è davvero nulla "rivoluzionario." Piuttosto, è una forma di propaganda politica studiata fino all'ultimo dettaglio e che ha avuto l'approvazione di Beppe Grillo.

Nulla è stato lasciato al caso: gli slogan, gli adesivi, la disseminazione sui social, la scelta delle foto e degli status, fino ad arrivare alle località stesse, posti di villeggiatura frequentati da "italiani medi" dove l'arrivo di un personaggio così in vista è indubbiamente l'evento della giornata. C'è anche un sistema di "geolocalizzazione DIBBA", e mentre scrivo la testa del deputato spunta dal Lago di Garda come uno strano mostro di Loch Ness.

Il punto è che una campagna di questo genere funziona sia a livello comunicativo—perché cementa il culto di Di Battista e la sua capacità di mobilitazione—che soprattutto politico. La riprova arriva dal comportamento di partiti e politici locali, che sono caduti in pieno nel frame creato da Di Battista e dal M5S.

La tappa di Jesolo, ad esempio, è saltata perché il sindaco Valerio Zoggia—espressione di una coalizione tra Pdl, Pd, Udc, Socialisti e Mpi—ha negato l'autorizzazione per il comizio, parlando di "uso strumentale di una piazza del lido" e di sfruttamento del "forte richiamo turistico della nostra località per un ritorno mediatico che poco ha a che fare con l'accoglienza e la tranquillità che in questo periodo dobbiamo riservare ai nostri ospiti." Il M5S di Jesolo ha immediatamente protestato, dicendo che "la democrazia va in vacanza."

Alcuni esponenti del Partito Democratico hanno poi reagito in maniera ancora più scomposta, tanto che qualcuno all'interno del partito ha parlato di "grillizzazione del PD." La responsabile nazionale della comunicazione Alessia Rotta, ad esempio, ha sostenuto che Di Battista si faccia pagare le vacanze dagli italiani, lanciando pure l'hashtag #m5scrocca; la deputata Alessia Morani si è chiesta se la benzina fosse a carico dei cittadini; e il senatore Stefano Esposito ha ulteriormente rincarato parlando di "vacanze a scrocco dei contribuenti che gli pagano anche il casello."


Il PD, dunque, sta utilizzando lo stesso vocabolario del suo avversario politico e lo sta rincorrendo su alcuni dei cavalli di battaglia più usati dal M5S e dallo stesso Di Battista—ossia i costi e gli sprechi della politica. E come sa per certo chiunque abbia letto le teorie di George Lakoff, ma come può intuire anche chi ha seguito la politica degli ultimi anni, si tratta di una tattica perdente e suicida.

Per questi motivi, il tour è molto di più di un'immagine sorridente del deputato pentastellato davanti a una torta: è un antipasto di quello che sarà il dibattito politico italiano nei mesi a venire, e del fatto che per il governo Renzi sarà difficile vincere il referendum se non cambia la rotta.

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