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Nel 1982, la moda non aveva capito niente del futuro

Nel 1982, la maggior parte degli stilisti pensava che entro il 2001 le donne sarebbero diventate una specie di amazzoni dello spazio strizzate in abiti di lattice. Non ci avevano capito una mazza.
Jamie Clifton
London, United Kingdom
13.2.12

Nel 1982, la fotografa ed ex-modella Lucille Khornak ideò un libro chiamato Fashion 2001. Il volume contiene 90 foto di 90 tra i nomi più noti della moda femminile, a cui Lucille aveva chiesto di immaginare quali sarebbero state le tendenze dell’abbigliamento nel lontano 2001. Sorpresa delle sorprese, la maggior parte degli stilisti pensava che le donne sarebbero diventate una specie di amazzoni dello spazio strette in abiti di lattice (lo spazio, capite?). Purtroppo sembra che finora gli unici a realizzare tali aspettative siano stati i Black Eyed Peas, che non sono esattamente ciò che Issey Miyake e soci avrebbero desiderato. Per capire cosa sia andato storto nella moda tra il 1982 e il 2001, abbiamo messo a confronto ciò che avrebbe dovuto essere con quel che è effettivamente stato.

THIERRY MUGLER 1982

È divertente vedere quanto si era ottimisti negli anni Ottanta riguardo i viaggi nello spazio, come se la probabilità di un ballo intergalattico delle debuttanti (e il relativo abito) fosse stata dietro l'angolo. Pieno rispetto per Mugler, comunque, perché il fascino c'è. Ogni schizzo futuristico dell'epoca prevedeva modelle in abiti rigidi, stile steampunk, e nonostante anche Mugler avesse optato per un look metallico e pesante, i suoi capi riuscivano a non privare completamente dello status di "scopabile" chi li indossava—cosa che non vale per tutte quelle robe squallide e robotiche a cui si erano appassionati gli altri stilisti.

THIERRY MUGLER 2001

La seduzione non era certamente tra gli obiettivi post-millenio di Mugler: a quanto pare, nel 2001, vestire le modelle come un nugolo di fan di Avril Lavigne senza stile e allergiche ai colori dirette a una convention di Lolite giapponesi era considerato una pratica accettabile.

ISSEY MIYAKE 1982

Considerato il carattere anticipatorio e tecnologico che ha segnato i trent'anni della produzione di Miyake, questo tipo di progetto avrebbe dovuto essere il massimo per lui. Peccato che Miyake avesse deciso di mettere da parte il suo estro visionario e optare per una specie di tenuta da nuoto. C’è da dire che gli scaldamuscoli per le braccia e i calzini non sono malaccio, anzi. Non so voi, ma io ogni volta che devo fare una nuotata maledico Speedo per non aver creato niente per proteggere i miei poveri avambracci.

ISSEY MIYAKE 2001

Issey Miyake ha ceduto il testimone a Naoki Takizawa prima del 2001, ma pare che lo stile del maestro, e in particolare l'idea di vestire le donne con cuffie in tessuti ultra-aderenti, non abbia del tutto abbandonato la casa. Per quel che ne sappiamo, inoltre, sotto la mantella potrebbe esserci proprio quel costume da bagno del 1982, perciò, nonostante le beffe precedenti, sono costretto ad assegnare a Miyake il premio come "stilista più profetico degli anni Ottanta".

JEAN PAUL GAULTIER 1982

Gaultier pensava che nel nuovo millennio i vestiti sarebbero stati sostituiti con una spruzzata di lattice—un punto di vista piuttosto sconfortante, specialmente per uno che lavora nel settore dell'abbigliamento. Per fortuna nessuna delle sue previsioni si è mai avverata, manlevandoci dall'orrore di vedere il profilo dei genitali di chiunque ci stia intorno.

JEAN PAUL GAULTIER 2001

Gaultier è per lo più intoccabile, ma mi sembra chiaro che il 2001 sia stato un’eccezione. Non ho assolutamente idea di quello che gli stesse passando per la testa—o a chi pensava di rivolgersi con questo outfit. Avrebbe fatto meglio a riadottare l'idea del lattice in bomboletta. Non sarebbe stato molto comodo, certo, ma meglio essere scomodi che sembrare un personaggio di

con due paia di sopracciglia e le braccia coperte di strani braccialetti.

GIVENCHY 1982

Non so voi, ma io in questi vestiti non ci vedo niente di futuristico. Forse avrebbero avuto senso se per futuro avessero inteso, che so, il 1984, ma certo non il 2001. Credo si tratti della rappresentazione più realistica di dove sarebbe andata a finire la moda, ma non è divertente, e se non possiamo neanche ridere di quanto fossero illuse le persone nel passato, che senso ha?

GIVENCHY 2001

Sembra che strisce, cappelli e pose strutturate fossero un punto fisso nel repertorio Givenchy, almeno finché Riccardo Tisci non ha preso il sopravvento indirizzando i fan del marchio verso uno streetwear spregiudicato. Ma sempre futuristico, ovviamente.

GIANNI VERSACE 1982

Per tirare fuori un’idea del genere, Gianni doveva aver visto un sacco di film anni Ottanta di serie B. Sapete, quelli con vaghi toni porno softcore in cui una donna appare dal nulla, cerca un posto dove passare la notte e mette tutti gli uomini uno contro l’altro per poi scomparire come se non fosse mai esistita… O è andata così, oppure Versace doveva avere l’impressione che le persone sarebbero state così stanche della moda, nel futuro, che avrebbero preferito indossare un lenzuolo bianco senza forma e chiudere lì la questione.

VERSACE 2001

E invece Gianni ci aveva visto lungo. La collezione Primavera Estate 2001 di Versace era abbastanza bianca e fluttuante, due caratteristiche che ricordano incredibilmente le lenzuola—nonostante la loro forma sia stata resa molto più sexy, e non puritana come la tunica coprente del 1982. Tornando al fatto dell'interesse per la moda, nel 2001 Donatella era già al potere da quattro anni, quindi mentre a qualcuno fregava ancora delle passerelle, Gianni era ormai fuori dal giro. Argh.

Ringrazio fashion.fashoff, l'utente del forum cha ha scansionato e caricato alcune delle immagini del libro. Senza il suo aiuto non avremmo mai capito (retroattivamente, si intende) quanta roba non ci eravamo persi.