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A8N1: Diavolo di un satanasso

L’album dei ricordi di lotta

Martin Parr e la sua Protest Box raccontano le vere sommosse.
13.1.12

Guardandoci alle spalle, può sembrare che gli ultimi due anni siano stati caratterizzati in maniera unilaterale da proteste, sommosse, rivolte e malcontento generale globale. Tuttavia, è importante notare che questa percezione è stata alimentata in gran parte da Internet e dai social network, dato che non molto tempo fa non si era in grado di riunire 5000 studenti arrabbiati e pubblicizzare le loro lamentele attraverso Twitter. Una volta, chiunque si presentasse alle manifestazioni aveva le palle (o le ovaie) di ferro, forgiate dalla lava di un vulcano gigante che vomita disgusto e indignazione. E questo perché se la polizia caricava e partivano gli arresti (o peggio), non c’era nessuna rete digitale pronta a salvarli dall’oblio. Martin Parr, da astuto storico della fotografia qual è, conosce fin troppo bene la lezione del passato, e all’inizio dell’anno ha deciso che era il momento giusto per mandare in ristampa cinque libri fotografici sui vari movimenti di protesta degli anni Sessanta e Settanta. Il risultato è stato The Protest Box (Steidl), che fino all’autunno scorso era presente solo nelle case dei collezionisti. I cinque libri coprono le insurrezioni di America Latina, Giappone, Algeria, Italia e scivolano in un cofanetto che sembra essere caduto direttamente da un camion militare. La tiratura è limitata a 1500 copie e vi costerà circa 380 euro (a dimostrazione che, ancora una volta, il malcontento non è a buon mercato), così abbiamo deciso di pubblicare un po’ di foto prese da ciascun libro—un assaggio di dissenso.

Queste foto sono prese dal capolavoro di Paolo Gasparini Para Verte Mejor, América Latina, una documentazione straziante sulle ingiustizie sociali in America Latina, come ad esempio le popolazioni indigene costrette a eseguire i lavori più umili e stare nelle fabbriche. La prima pubblicazione risale al 1972, edita dalla casa messicana Siglo XXI Editores. Le foto qui sopra provengono dal libro del 1970 América: Un Viaje a Través de la Injustica, del fotografo messicano Enrique Bostelmann. Così come Gasparini, Bostelmann ha viaggiato nel continente alla ricerca di ingiustizie e ha messo in evidenza il contrasto fra capitalismo e comunismo. Queste immagini, prese da Sanrizuka di Kitai Kazou, immortalano la rabbia che si è sviluppata in Giappone nel dopoguerra e che si è estesa a vari movimenti di protesta popolare. Pubblicato nel 1981, il capolavoro di Kazou documenta le proteste contro la costruzione dell’Aereoporto di Narita voluta dal governo. Questi sono scatti di Paola Mattioli e Anna Candiani, che nel 1974 hanno fotografato la protesta contro la proposta di abrogazione della legge sul divorzio in Italia per il loro libro Immagini del No, l’undicesima serie di libri fotografici della collana Occhio Magico. Nel 1960 il fotografo tedesco Dirk Alvermann pubblicò Algerien, da cui sono tratte queste fotografie. Il libro anticipò i tempi, mantenendo le caratteristiche della fotografia delle manifestazioni degli anni Settanta e coprendo entrambi i punti di vista dell’insurrezione algerina durante la lotta per l’indipendenza del Paese.