L'uomo orso polare

FYI.

This story is over 5 years old.

L'uomo orso polare

Nel corso di un'escursione ai confini del Circolo polare artico un avvocato è stato brutalmente dilaniato, ma sono i suoi aggressori a essere veramente in pericolo.
29.1.15

I campeggiatori si erano svegliati sentendo delle urla.

"Aiuto! Aiutatemi!"

Erano le tre e mezza di notte al fiordo di Nachwak, uno splendido angolo di desolazione erbosa nel subartico canadese, e quelle urla rimbombavano nel silenzio come uno sparo. Il fiordo dista circa 850 chilometri dal Circolo Polare Artico, e non è molto più caldo. Per arrivarci, ci vogliono più viaggi tutti scossoni su piccoli aeroplani, oppure dieci ore di navigazione in acque affollate di iceberg, come cubetti di ghiaccio in un enorme bicchiere. La banca, il bar o il negozio di alimentari più vicini si trovano a 320 chilometri di distanza. Ma chi ne ha bisogno quando, una volta raggiunto il fiordo, si può bere dalle chiare fonti che vi sgorgano?

Udendo le grida, Rich Gross, la guida del Sierra Club che ci aveva aiutato a organizzare questo viaggio, è balzato in piedi. Ha preso una pistola di segnalazione che teneva nella sacca, vicino alla testa. Ha aperto il sacco a pelo ed è uscito dalla tenda.

Marta Chase, l'altra guida del gruppo, dormiva in una tenda vicino a quella di Gross. Era terrorizzata. Quando Gross è uscito dalla tenda, lei ha guardato da una fessura e ha visto un orso polare, a pochi passi da lei, in piedi sulla tenda vicina alla sua. Era a quattro zampe, allo stesso livello di Chase, enorme e bianco tranne che per il nero degli occhi e del naso. Si era girato verso di lei e l'aveva guardata.

"Rich!" aveva urlato lei.

Suo marito, un uomo di spirito di nome Kicab Castañeda-Mendez, era corso fuori dalla loro tenda mentre Chase cercava la sua pistola di segnalazione. Quando Castañeda-Mendez era uscito dalla tenda, Gross era in piedi nell'erba, in mutande, che agitava la pistola verso l'orso che stava correndo via. Era un bersaglio in movimento, a una ventina di metri di distanza, diretto verso la spiaggia del fiordo.

A quel punto dovevano essere le 3:31. La notte non era del tutto buia, ma era comunque piuttosto scura, quella foschia del tramonto che, quando scende nei luoghi più a nord del mondo, fa sembrare l'aria densa come fumo. In altre parole era scuro, ma non abbastanza scuro perché Gross e Chase non fossero in grado di vedere che l'orso polare in fuga nella notte aveva qualcosa in bocca—e cioè, uno dei loro compagni di viaggio. Matthew Dyer. Non stava più gridando aiuto.

Nove mesi prima, nell'autunno del 2012, Dyer aveva letto una pubblicità nell'ultimo numero di Sierra. Descriveva esattamente il tipo di avventura in cui desiderava imbarcarsi. Due settimane nelle zone più basse della tundra artica canadese, con la possibilità di vedere il più grande carnivoro del mondo, l'orso polare, nel suo ambiente naturale. Dyer, un avvocato di 49 anni che viveva in una piccola città del Maine, aveva qualche soldo da parte ed era sempre stato affascinato dagli orsi polari.

I partecipanti avrebbero dovuto essere in forma e avere esperienza come campeggiatori, avvertiva la pubblicità. In più, avrebbero dovuto accettare un certo margine di rischio, che comprendeva l'impossibilità di avere accesso a cure mediche d'emergenza. Ma ne sarebbe valsa la pena.

"Se sogni di visitare un luogo che è allo stesso tempo antico e magico, una terra popolata da spiriti e orsi polari in cui è raro che si trovi l'uomo, questo è il viaggio che fa per te," diceva la pubblicità.

Rich Gross e Marta Chase, due guide del Sierra Club con una lunga esperienza alle spalle, avrebbero guidato la spedizione, chiamata "Spirits and Polar Bears: Trek to Torngat Mountains National Park". Gross, 61 anni, lavorava per un'associazione non-profit di San Francisco impegnata a fornire case alle famiglie a basso reddito, ma sin dal 1990 passava almeno una o due settimane l'anno facendo viaggi organizzati dal Sierra Club in luoghi remoti del mondo. Chase, 60 anni, era un'infermiera esperta di viaggi e campeggi sin da quando andava al liceo. Lei e Gross avevano già fatto 14 escursioni insieme.

Addentrarsi nel parco nazionale di Torngat, situato nel nord-est della penisola del Labrador, uno dei parchi nazionali più recenti di tutto il Canada, era stata un'idea di Gross. Non aveva mai visto un orso polare in libertà, e lo spirito del luogo lo attraeva molto. Ogni anno, solo poche centinaia di persone si spingevano fin qui, e Gross voleva entrare a far parte di questo circolo esclusivo.

Anche Chase voleva vedere il parco naturale. Ma fare un'escursione in un luogo popolato da orsi polari la preoccupava.

Un orso polare maschio adulto può pesare più di 700 chili, e sulle zampe posteriori può essere alto fino a tre metri. Anche se si nutrono principalmente di foche, gli orsi polari, a differenza della maggior parte delle specie animali, in determinate circostanze—specie se le loro prede naturali scarseggiano—cacciano gli esseri umani. Quando d'estate i ghiacci si sciolgono, gli orsi polari scendono a terra. Se c'è un luogo adatto a vedere un orso polare in natura quello è il parco nazionale di Torngat d'estate.

L'orso polare è una specie a rischio. Entrambe le popolazioni di orsi polari più studiate—quella stanziata nella zona occidentale della baia di Hudson, in Canada, e quella stanziata nella costa sud del mare di Beaufort, in Alaska—sono in declino. Secondo gli esperti, è solo questione di tempo prima che anche le altre popolazioni si trovino a rischio. Perché accade ciò? Perché il ghiaccio marino dove gli orsi cacciano le foche sta diminuendo, per via dell'aumento delle temperature e del cambiamento climatico dovuto all'azione dell'uomo: la stagione di caccia, per gli orsi polari, dura sempre di meno. Di conseguenza, gli orsi si riproducono sempre di meno e sono costretti a spingersi sempre più lontano alla ricerca di cibo, arrivando persino nelle città—come avvenuto nella cittadina canadese di Arviat, a più di 1.600 chilometri dalle montagne di Torngat. Di recente, ad Arviat è stato istituito un servizio armato di "monitoraggio orsi" per tenere lontani gli animali.

La necessità degli orsi di spingersi sempre più vicino alle zone popolate dagli esseri umani fa sì che le interazioni siano sempre più frequenti—secondo il biologo James Wilder, negli anni Sessanta e Settanta c'erano otto o nove attacchi ogni dieci anni. Stando alle recenti statistiche, questo decennio il numero degli attacchi di orsi a esseri umani è di 35. Anche se nessuno di questi singoli incidenti può essere direttamente attribuito al cambiamento climatico, l'aumento di interazioni tra animali ed esseri umani è esattamente la conseguenza che i biologi si aspettavano di osservare in relazione alla scomparsa dell'habitat naturale degli orsi. Ne risulta una situazione paradossale, in cui la diminuzione del numero degli orsi polari va di pari passo con l'aumento del numero degli attacchi degli orsi polari all'uomo.

Prima di ricevere una mail da Matt Dyer, il 17 novembre, Gross si era già informato su tutto. Dyer era pronto a pagare 6.000 dollari per questo viaggio nell'ignoto, e voleva iscriversi all'escursione. Ma Gross non era sicuro che Dyer fosse pronto ad affrontare un'avventura del genere.

"Questo viaggio richiede una certa esperienza come campeggiatore, e non leggo niente al riguardo nel tuo messaggio," ha scritto Gross, rispondendo alla richiesta di Dyer. "Si tratterà di un'escursione particolarmente dura, perché non ci sono sentieri in quella zona e gli zaini saranno molto pesanti (più di 20 kg). In più, l'area è molto remota e per arrivarci bisogna usare l'elicottero."

Dyer aveva detto a Gross di essere in forma e di aver fatto campeggio per anni in New England. In più, aveva anche fatto delle escursioni con l'Appalachian Mountain Club.

"Non sono una persona di città (sono cresciuto su un'isola a 12 km dalla terraferma) per cui trovarmi in un luogo remoto non sarà un problema per me," aveva risposto Dyer. "Capisco perfettamente che vuoi evitare di avere problemi quando ti troverai a centinaia di chilometri dalla civiltà, ma io penso di potercela fare."

Dyer aveva accettato di seguire un programma di allenamento molto specifico, e Gross aveva accettato di portarlo con sé.

Il 18 luglio 2013, Dyer si era tolto dalle spalle il suo bagaglio da 22 chili all'interno del Quality Hotel Dorval a Montreal, dove avrebbe incontrato i suoi compagni di viaggio e da dove sarebbero partiti per raggiungere il parco nazionale di Torngat. Per risparmiare, aveva preso un bus notturno da Lewiston, nel Maine, e dopo 12 ore di viaggio era arrivato a Montreal, dove aveva passato tutta la mattina a girare per la città. Aveva fatto colazione e un sonnellino in un parco, sentendosi "un po' un povero stronzo," e ammazzato il tempo finché non aveva potuto fare il check-in nell'albergo.

Quando Dyer aveva fatto il suo ingresso nell'albergo, era entrato anche Larry Rodman, che arrivava da New York dopo un breve volo e un viaggio in autobus dall'aeroporto. Rodman, 65 anni, era un avvocato di Manhattan, e i muri del suo ufficio erano pieni di foto che aveva scattato durante le sue escursioni precedenti. Nonostante ciò, non aveva mai visto un orso polare dal vivo. Si era iscritto all'escursione il giorno stesso che l'aveva trovata pubblicizzata sul sito del Sierra Club.

L'avvocato del grande studio legale in città e l'avvocato della cittadina del Maine con i capelli grigi raccolti in una coda di cavallo avevano socializzato subito—entrambi amavano l'opera, la scherma e avevano un grande senso dell'umorismo. Dyer era sollevato. Fino a quel momento, a preoccuparlo di più non era stato il difficile viaggio che lo attendeva, ma le persone con cui si sarebbe ritrovato costretto a convivere in quelle terre selvagge.

Gross e Chase erano arrivati il giorno prima, per comprare provviste e sbrigare delle commissioni dell'ultimo minuto. Quando avevano visto Dyer, gli era sembrato il più pronto del gruppo per l'escursione che li attendeva.

Più tardi, quella stessa notte, Gross e Chase avevano riunito il gruppo per discutere gli ultimi dettagli. Un altro membro del gruppo, un medico dell'Arizona di nome Rick Isenberg, era arrivato a Montreal dopo la mezzanotte. La mattina seguente, si erano imbarcati tutti insieme su un aereo diretto a nord.

Ci sono due modi per arrivare alle montagne di Torngat. Il primo è tramite la Torngat Mountains Base Camp and Research Station, un piccolo agglomerato di tende e costruzioni che serve da ingresso ufficiale del parco. Il governo canadese l'ha aperta nel 2006, ma nel 2009 ne ha ceduta la gestione al governo dello stato di Nunatsiavut, che l'ha trasformata in una stazione di ricerca, residenza per gli operatori che lavorano nel parco, struttura di accoglienza per i visitatori e sede dell'agenzia governativa che sovrintende ai parchi naturali canadesi.

L'altro modo è tramite una struttura privata chiamata Barnoin River Camp, circa 1.400 chilometri a nord di Montreal. Quando Chase aveva scritto una mail al Base Camp e non aveva ottenuto risposta, aveva contattato Vicki Storey, un'agente di viaggi e avventuriera che da anni organizzava viaggi verso il parco. Storey aveva messo Chase in contatto con Alain Lagacé, il proprietario del Barnoin River Camp, che da decenni organizzava spedizioni di pesca ed escursioni nel parco di Torngat.

"Il pensiero degli orsi polari mi preoccupa," aveva scritto Chase in una delle sue email a Lagacé prima del viaggio. "Mi è capitato di avere a che fare con orsi bruni, ma mai con orsi polari."

"Per quanto riguarda la sicurezza personale nel caso di contatto con un orso polare, abbiamo tutto ciò che serve," le aveva risposto Lagacé. "Abbiamo pistole di segnalazione a magnesio che funzionano molto bene, spray urticante, granate urticanti (sic) e recinzioni elettrificate. Sono tutti strumenti che funzionano molto bene, ma ci sono comunque delle precauzioni da prendere. Non cucinare mai nella propria tenda, non lasciare immondizia intorno al proprio accampamento, evitare di accamparsi vicino alle coste e ai laghi, e via dicendo."

Prima di partire, Chase e Gross avevano letto che la sovrintendenza dei parchi naturali canadesi raccomandava ai visitatori diretti al parco naturale di Torngat di assumere una guida inuit, autorizzata a portare un'arma da fuoco all'interno del parco ed esperta di orsi polari. Ma Chase e Gross hanno raccontato che, quando hanno confermato il loro itinerario e informato le autorità che sarebbero passati dal campo di Lagacé, in cui non è possibile assumere guide inuit, la sovrintendenza non aveva menzionato la necessità di una guida. L'unico requisito richiesto ai visitatori del parco era la registrazione all'ingresso e la visione di un DVD sulla sicurezza in caso di incontro ravvicinato con un orso polare, DVD che un addetto alla sovrintendenza dei parchi naturali del Canada aveva detto che sarebbe stato spedito al campo di Lagacé.

Così, invece che una guida inuit armata, Gross aveva comprato due recinzioni elettrificate dal Sierra Club—una per circondare il loro campo base, l'altra per proteggere l'area dove avrebbero cucinato e conservato il cibo. Le istruzioni non erano incluse, ma con l'aiuto di un amico elettricista Gross aveva imparato a utilizzarle, facendo delle prove nel giardino della sua casa di San Francisco.

Ogni recinzione era alta circa 70 centimetri e consisteva in tre fili elettrici paralleli sospesi. Anche se i fili sembravano sottili, contenevano circa sette volt di corrente—non abbastanza per ferire un orso polare, ma abbastanza per farlo scappare.

Prima del viaggio, Gross aveva mandato una foto della recinzione, montata nel suo giardino, a Castañeda-Mendez.

"Cosa dovrebbe fare quella roba all'orso polare?" aveva risposto Castañeda-Mendez. "Farlo morire dal ridere?"

Al Barnoin River Camp, Lagacé—un uomo di mezza età con dei baffi grigi—aveva accolto il gruppo, indicato loro i bagni, la cucina, gli alloggi. Dopo essersi riposato, Gross aveva provato la strumentazione. In uno spiazzo d'erba vicino al corso cristallino del Barnoin River, aveva estratto la pistola di segnalazione. Lagacé aveva affittato al gruppo due pistole di segnalazione, ma Gross non aveva mai sparato con un'arma del genere e voleva fare esperienza. Quando ha premuto il grilletto, un razzo di segnalazione è partito, con una traiettoria lineare, diretto a terra in uno spiazzo a circa 13 metri di distanza. All'impatto, il razzo era esploso.

Marilyn Frankel, una fisiologa di 66 anni dell'Oregon nonché il settimo e ultimo membro del gruppo, aveva visto la luce generata dallo sparo fin dal capanno dove stava dividendo il cibo, scegliendo la metà delle provviste che sarebbero state paracadutate loro a metà strada durante l'escursione. Ok, aveva pensato in quel momento, funzionano.

Verso le cinque o le sei del pomeriggio, il gruppo si era diretto in uno degli edifici principali del campo per la cena. Chase e Gross avevano progettato di far vedere al gruppo il DVD sulla sicurezza in caso di incontro con un orso polare, ma erano stati costretti ad annunciare ai compagni di viaggio che Lagacé aveva detto loro che il DVD non era mai arrivato (interrogato al riguardo, un rappresentante della sovrintendenza ai parchi naturali del Canada ha affermato che il DVD era stato effettivamente spedito al campo). Se l'avessero guardato, avrebbero imparato che il numero di interazioni tra esseri umani e orsi polari è in costante crescita, che il luogo in cui è più facile che queste interazioni si verifichino è la costa, e che è importante conoscere quali sono i limiti dei deterrenti in loro possesso affinché l'averli non dia loro un falso senso di sicurezza.

Al posto del video, Lagacé aveva accettato di istruire lui il gruppo sulla sicurezza nel territorio degli orsi polari, condividendo quanto aveva imparato nei decenni passati a condurre visitatori nel parco naturale di Torngat. (Quando ho chiesto a Lagacé del video, lui ha detto di averlo mostrato al gruppo, e poi si è rifiutato di rispondere ad altre domande.)

Secondo gli escursionisti, Lagacé avrebbe detto loro di farsi trovare pronti in ogni situazione. Gli orsi polari non sono come i grizzly con cui hanno avuto a che fare in passato, li ha avvertiti—sono cacciatori. Gli orsi si spostano lungo le coste, sicché il gruppo avrebbe dovuto assicurarsi di accamparsi lontano da esse. Se avessero fatto così e se avessero dormito all'interno di una recinzione elettrificata, avrebbe garantito, sarebbe stati al sicuro.

Con l'aumento della temperatura del pianeta, il ghiaccio marino dell'Artico è diminuito rapidamente. Secondo la scienziata Claire Parkinson, della NASA, dal 1979 a oggi sono andati perduti 1118 chilometri quadrati di ghiacci—un'area delle dimensioni di California, Nevada, Oregon, Washington, Arizona, Utah e Idaho messi insieme. Nello stretto di Davis, dove si trovano le montagne di Torngat, ci sono circa 15 giorni di ghiaccio in meno ogni dieci anni, 50 oggi in meno rispetto al 1979. Per due mesi all'anno, nel periodo in cui qualche tempo fa avrebbe visto uno spesso strato di ghiaccio, oggi un visitatore vedrebbe le acque scure del mare del Labrador. Il colore scuro di queste acque scalda la terra assorbendo buona parte della luce solare—per lo stesso principio per cui indossare una maglietta nera d'estate ti fa percepire il caldo più che se ne indossassi una bianca.

La sera del 21 luglio 2013, il gruppo si è imbarcato su un aereo da turismo, e sorvolando le acque scure del mare del Labrador, si è diretto verso il parco nazionale delle montagne di Torngat. Dyer ha guardato con il cuore in gola l'aereo su cui viaggiava schivare cime montuose ed entrare poi in una valle tanto splendida quanto desolata—senza alberi, solo colline steppose che degradavano fino all'acqua, lasciando posto a una striscia di terra e di spiaggia. La vegetazione che copriva le montagne e le colline era qualcosa di nuovo in quest'area: anni fa, le colline erano rocciose, ma il cambiamento del clima la ha trasformate.

L'aereo è atterrato al fiordo di Nachvak, sulla spiaggia, così che i passeggeri potessi uscire senza bagnarsi i piedi. Castañeda-Mendez ha tenuto aperto il portellone mentre il resto del gruppo scaricava l'attrezzatura. Poco dopo, il pilota li ha salutati in fretta e il ronzio dei motori si è allontanato lasciando gli escursionisti soli, in compagnia soltanto del flebile suono della risacca.

È iniziata a cadere una pioggia fredda, accompagnata da un arcobaleno che si stendeva fino all'orizzonte. Dyer l'ha interpretato come un presagio positivo.

Chase e Gross hanno lasciato il gruppo sulla spiaggia e sono andati a cercare un sito adatto dove stabilire il campo base. Lagacé li aveva avvertiti di non accamparsi vicino alla spiaggia e anzi di dormire in posto sopraelevato, perché gli orsi polari frequentavano la zona dove sarebbero atterrati.

Ma quando Chase e Gross hanno trovato un posto adatto—un luogo sopraelevato a circa un chilometro e mezzo di distanza— hanno scoperto che lì non avrebbero avuto accesso all'acqua. Un po' più in basso, vicino a dove erano atterrati, hanno trovato il posto ideale: abbastanza piatto perché ci si potesse cucinare in modo abbastanza confortevole, e abbastanza vicino all'acqua. Era forse un po' troppo vicino alla costa, anche se comunque si trovava a quasi 150 metri dalla bocca del fiordo. Era chiaro che qualcuno si era già accampato lì: i precedenti visitatori si erano lasciati dietro delle pile di rocce. Quello che non sapevano era che quel luogo si trovava in mezzo a quella che è stata definita da Judy Rowell, sovrintendente del parco, "un'autostrada per orsi polari."

"Ehi," aveva urlato Castañeda-Mendez alle prime ore del mattino del giorno dopo. Erano le 5:40 e il gruppo stava sonnecchiando all'interno del perimetro protetto dalla recinzione elettrificata. Castañeda-Mendez si era alzato ed era uscito dalla tenda per andare a fare pipì. Era stato allora che aveva visto un grande animale bianco, una sorta di incrocio tra un grosso cane e l'abominevole uomo delle nevi, che lo osservava poco distante, vicino all'acqua.

"C'è un orso polare sulla spiaggia!"

Una madre e il suo cucciolo stavano camminando sulla riva, nelle prime luci del mattino. Il muso della madre era proteso nell'aria, annusava i suoi nuovi vicini.

Chase si era unita al marito, fuori dalla tenda. Dyer e gli altri avevano tirato fuori le macchine fotografiche. Si trovavano a un tiro di schioppo da uno dei più pericolosi predatori al mondo, eppure la scena era incredibilmente pacifica. Dyer stava per piangere di gioia guardando gli orsi camminare sulla battigia, il cucciolo vicino al muso della madre.

Solo più tardi, riguardando le foto e ingrandendo gli orsi, avevano capito in quale stato fisico essi si trovavano. Sotto la pelliccia della madre, si vedevano le ossa acuminate della spalla. Secondo alcuni esperti che hanno esaminato le foto, la madre era sottopeso, e una guida inuit ha poi detto al gruppo che era convinto si trattasse dello stesso orso che aveva visto solo qualche settimana prima—all'epoca aveva due cuccioli, e il fatto che ora ne avesse uno solo voleva dire che l'altro era morto.

Secondo il biologo Charles Robbins, le madri e i loro cuccioli sono le due categorie di orsi polari più esposte al pericolo a causa del cambiamento climatico. Alcuni studi hanno rintracciato una correlazione tra lo scioglimento dei ghiacci marini e l'aumento della mortalità nei cuccioli di orso polare. Studiando gli orsi polari stanziati nella zona dello stretto di Davis, in cui sono comprese le montagne di Torngat, la biologa Elizabeth Peacock ha scoperto che anche se questa popolazione non era ancora in pericolo, sempre meno cuccioli riuscivano a sopravvivere fino all'età adulta. Ha scoperto inoltre che la salute media degli orsi polari della zona era in calo, un segno del possibile verificarsi, a breve, di un grande calo della popolazione.

In sostanza, Peacock ha scoperto che, anche se nella regione gli orsi polari abbondano, il loro habitat naturale—i ghiacci marini—non è più abbastanza esteso per supportarli. In un anno in cui il ghiaccio si scioglie prima e si riforma più tardi, molti orsi polari sono a rischio.

Ma quella mattina, per fortuna, i cambiamenti climatici non avevano spinto la madre e il suo cucciolo ad attaccare gli umani. Gli orsi avevano annusato l'aria, avevano sentito l'odore degli umani, e poi se n'erano andati. Dyer e il resto del gruppo si erano sentiti molto vicini alla natura, e molto fortunati per aver potuto vivere questo momento da documentario di National Geographic al loro primo giorno di viaggio.

Più tardi, quella mattina, dopo aver fatto colazione, il gruppo aveva fatto i bagagli e si era preparato ad addentrarsi nel parco. Gross, per precauzione, si era messo nello zaino una pistola di segnalazione. Chase aveva preso l'altra.

Si erano diretti a est, per esplorare la zona intorno al fiordo. Il tempo era instabile, il cielo era pieno di nubi, c'era un forte vento, e la pioggia aveva iniziato a cadere sul campo.

Le montagne di Torngat, in teoria, si trovano in territorio subartico. Ma, dato che sorgono sulla linea del cinquantottesimo parallelo, sono proprio al confine con l'Artico. Il gruppo si era inerpicato sulle colline erbose intorno al campo base. La pioggia aveva iniziato a diminuire, fino a smettere, rivelando un cielo azzurro terso e una vista spettacolare sul mare del Labrador.

Mentre camminavano, Castañeda-Mendez stava in testa, ritrovandosi in certi momenti da solo, a una certa distanza dal gruppo. Ogni tanto, Gross gli urlava "Rallenta," o "Aspetta." Gross, Rodman e Isenberg formavano il gruppo di mezzo, mentre Dyer, Chase e Frankel la coda della comitiva. Chiacchieravano piacevolmente mentre camminavano in un luogo che solo pochi esseri umani avevano visto fino a quel momento e che per sua natura—il freddo estremo, il suo essere molto remoto—era inadatto alla vita umana.

Verso le tre e mezza, dopo essere tornati al campo base, avevano raggiungo un corso d'acqua vicino al campo. Si erano seduti su alcune rocce e si erano tolti gli scarponi. L'acqua era chiara e fredda. Ai loro piedi, affaticati dalla camminata, il freddo dell'acqua offriva molto ristoro. Castañeda-Mendez era già entrato in acqua quando Dyer aveva visto una creatura avvicinarsi a loro.

"Orso polare!" aveva urlato Dyer.

"Torna qui! Torna qui!" aveva urlato Chase al marito. "C'è un orso polare!"

L'animale era a circa 130 metri di distanza, e si stava avvicinando. Castañeda-Mendez era uscito di corsa dall'acqua e il gruppo si era riunito, seguendo le istruzioni che Lagacé aveva dato loro prima che lasciassero il Barnoin River Camp: state vicini. Cercate di sembrare grossi. Fate rumore, specialmente clangori metallici, come di pentole che sbattono.

L'orso era più grande di quello che avevano visto il giorno prima. Lentamente, si era avvicinato a loro, il muso sollevato, la lingua di fuori, come se cercasse di capire cosa fosse quella creatura con due gambe che si era ritrovato davanti.

Anche se il gruppo faceva rumore e urlava, l'orso si era avvicinato. Gross aveva tirato fuori la sua pistola di segnalazione.

"Adesso sparo," aveva detto a Chase quando l'orso era arrivato a meno di 50 metri.

"Penso sia una buona idea," aveva risposto lei.

Anche dopo lo sparo, l'animale aveva continuato ad avvicinarsi. Ma quando il razzo era atterrato, esplodendo, di fronte all'orso, l'animale era scappato.

Il gruppo aveva tirato un sospiro di sollievo collettivo, applaudito e celebrato lo scampato pericolo.

"È stato come fare un touchdown in una partita di football," ha detto più tardi Dyer.

Ma l'orso non si era allontanato di molto. Si era fermato circa 250 metri più in là, dove si era seduto tranquillo, guardando il gruppo ritornare al campo base.

Verso le quattro, quando avevano raggiunto la sicurezza delle loro recinzioni elettrificate, pioveva forte. La maggior parte dei membri del gruppo si erano chiusi nelle loro tende aspettando che venisse l'ora di cena, ma Dyer era irrequieto. Non riusciva a riposarsi sapendo che lì vicino c'era l'orso.

"Voglio dire, Dio, c'era un enorme carnivoro che ci guardava dalla distanza," ha detto.

Mentre la pioggia cadeva, Dyer è rimasto in piedi fuori dalla tenda, guardando l'orso che li osservava. Castañeda-Mendez ha detto che Dyer sembrava una guardia reale inglese. Era rimasto immobile a fissare l'orso per più di un'ora, fradicio sotto la pioggia mentre calava la sera.

Alla fine, era troppo stanco. Aveva chiesto a Gross e a Isenberg di tenere d'occhio l'orso dalle loro tende, e loro hanno detto che l'avrebbero fatto. Così, Dyer si è ritirato nella sua tenda e si è messo a leggere Foglie d'erba, l'unico libro che si era portato dietro.

Dopo aver letto un po', Dyer si era alzato e si era diretto verso la tenda vicino alla sua, dove Chase e Castañeda-Mendez stavano riposando. Anche se era solo a pochi passi di distanza, durante il tragitto aveva visto che l'orso era ancora lì. Dyer aveva appena letto una poesia che suonava talmente appropriata a quel momento che sentiva di doverla condividere con qualcuno. Così, aveva letto loro "Me imperturbabile" di Walt Whitman: "Sto bene nella Natura, padrona di tutto o signora di tutto, sicuro di me nel mezzo delle cose irrazionali..."

Verso le sei, il gruppo si era incamminato verso la zona dove avrebbero cucinato la cena. Poco più in là, l'orso sembrava riposare. Usando lo zoom delle loro macchine fotografiche, l'avevano osservato rotolarsi e sdraiarsi sulla pancia, riposare la testa sulle zampe. A Frankel, era sembrato un grosso cane. Ad altri, una minaccia.

Al calar del sole, l'orso era ancora lì, e Dyer non riusciva a scacciare quel senso di paura che provava.

"Perché non organizziamo dei turni di guardia?" aveva proposto a Gross dopo la cena. Avrebbero potuto fare turni di due ore per tutta la notte, finché l'orso non se ne fosse andato.

Ma Gross non era preoccupato. "A questo serve la recinzione," aveva detto a Dyer. Dopotutto, prima di partire Gross aveva fatto delle ricerche approfondite e aveva parlato con degli esperti, che l'avevano rassicurato che tutto sarebbe andato bene. Per sentirsi ancora più sicuro, aveva controllato due volte la recinzione quella notte, accertandosi che i fili fossero collegati e che la batteria fosse accesa.

Dyer si era calmato, ripensando a quello che Lagacé aveva detto loro al Barnoin River Camp: "Se l'orso tocca la recinzione, non dovrete più preoccuparvene."

La prima cosa che Dyer aveva visto erano state due enormi zampe che venivano da sopra la sua tenda. Erano le tre e mezza di notte, due giorni dopo. Tutti gli altri dormivano, anche lui dormiva fino a due secondi prima, quando si era svegliato per qualche motivo a lui ignoto. L'orso l'aveva trascinato fuori dalla tenda, la forte mascella serrata intorno al suo cranio. Mentre veniva trasportato lontano dal campo base e sentiva i denti dell'orso affondare nella sua testa, ha pensato: Ecco—stai per morire.

Per scoprire come Matt Dyer ha fatto a sopravvivere e per saperne di più sul cambiamento climatico e sugli orsi polari, scaricate l'ebook Meltdown su InsideClimateNews.org.