L'art realizzato da Michela Picchi in esclusiva per noi
Questo post fa parte della nostra serie #Campaign4Change.
Di solito le persone si dividono tra quelle che preferiscono il bianco e nero e quelle che preferiscono i colori. Non ci era mai capitato di intervistare un artista che avesse una sua palette di elezione e ne avesse fatto un tratto distintivo. Poi abbiamo conosciuto Michela Picchi e dopo due scambi di mail le stavamo già chiedendo di imparare a tatuare per portarci addosso uno dei suoi soggetti.
Michela vive a Berlino, ma negli ultimi anni ha girato parecchio tra Londra, Hong Kong e la sua città natale, Roma. Grazie al suo stile ben riconoscibile—che ha maturato attraverso una vita decisamente variegata, dagli studi in economia e giurisprudenza ai lavori come interior designer—è una delle ambasciatrici del disegno italiano all'estero. L'abbiamo contatta perché con una presentazione così doveva avere un'idea tutta sua di cambiamento.
VICE: Partiamo dalla fine, a cosa stai lavorando ultimamente?
Michela Picchi: Sto lavorando a diversi progetti contemporaneamente: girerò un video commerciale a Berlino a metà luglio, sto preparando la mia presentazione per un talk che terrò a metà ottobre a TEDxTaipei, e sto anche iniziando a lavorare a una nuova serie di illustrazioni e ceramiche.
Mi hai detto che il tuo motto è "Once a tiger, always a tiger" e che l'hai fatto tuo nei momenti difficili, quando non eri ancora un'illustratrice affermata. Cosa significa per te?
Reputo da sempre la tigre un felino molto affascinante, sia per quanto riguardo il suo lato estetico con la sua texture ipnotica, che per la sua personalità molto determinata. Il campo delle arti visive può risultare molto competitivo, se pensi che oggi giorno per lavorare e/o essere notati non vi è più bisogno per forza di un'agenzia di illustrazione che ti rappresenti. Questo può essere una cosa molto positiva da un lato, ma dall'altro chiaramente impone un carattere determinato sul lungo periodo, rispetto a quello che si vuole essere e dove si vuole arrivare.
Tutte le foto di Federico Testa
L'altra cosa che mi hai detto è che hai un rapporto d'amore con il colore: dalle tue illustrazioni però mi pare di capire che tu abbia dei colori d'elezione.
A un certo punto della mia attività artistica alcuni colori specifici riempivano e soddisfacevano i miei occhi meglio di altri, proprio come dei colori d'elezione per il mio mondo visivo, quindi ho deciso di utilizzarli combinati e non me ne sono mai stancata.
Quando hai deciso che saresti diventata un'illustratrice? C'è qualche ricordo dell'infanzia a cui ripensi e ti rendi conto che lì hai deciso che avresti disegnato?
Come quasi tutti i bambini ho sempre disegnato fin da piccola e non ho mai smesso. Il mio percorso, prima delle arti visive, è stato abbastanza variegato: ho una laurea in un' inter-facoltà tra economia e giurisprudenza, e dopo ho conseguito un diploma allo IED di Roma in Grafica e Art Direction. Anche durante la prima laurea non ho mai smesso di sperimentare e per moltissimi anni, dai 16 in poi, ho lavorato moltissimo con i collage su tela per esempio. Dopo la prima laurea ho solo focalizzato le mie energie in qualcosa che potessi identificare come veramente mio ed ho iniziato il secondo percorso della mia vita. Non considero queste scelte restrittive, alla fine sono state tutte funzionali l'una all'altra ed il "taking risks" mi ha aiutata ad avvicinarmi nella vita a quello che veramente volevo fare. L'illustrazione vera e propria è arrivata dopo lo IED, e nello specifico mentre vivevo a Hong Kong dove ho prodotto quella che considero la mia prima e vera serie con la mia palette colori.
Quest'anno ho avuto la possibilità di lavorare su progetti anche molto distanti dalla mera illustrazione, e a dirti la verità mi considero più un ibrido tra illustrazione/grafica/art direction che più semplicemente un'illustratrice. Ad esempio alla fine dell'anno scorso ho avuto la possibilità di lavorare insieme a Federico Testa anche sull'interior di un ristorante a Berlino, BOSCO, e nonostante sia io che lui non siamo interior designers il progetto ha riscosso successo nel suo piccolo ed è stato pubblicato su una rivista del settore! Con questo non voglio assolutamente dire che sono un'interior designer, ma che per me è più importante sperimentare in più mondi che restare bloccati in uno solo.
Lo spazio in cui Michela vive e crea
Da dove viene il tuo immaginario? Le tue forme, i tuoi soggetti?
Ho da sempre avuto un'elezione particolare per i mondi fantastici di Miyazaki e Moebius, e le storie infinite di mio padre sui mondi magici. Ciò che ho sempre amato dei loro mondi è l'assenza di limiti, dalle forme ai personaggi, in quanto mondo fantastico e visionario. Produrre in questa direzione è chiaramente più facile nel momento in cui lavoro su una produzione personale, dove posso sviluppare un tema o lavorare su un concetto. Ad esempio nell'ultimo mese ho cominciato una serie legata allo "sciamanesimo" nelle varie culture, analizzando tutte le sue forme, costumi e tradizioni e non vedo l'ora di avere più tempo per dedicarmici.
Chi sono i tuoi artisti di riferimento, personaggi che prendi a modello di carriera o ispirazione nei momenti bui?
Per il mondo fantastico Miyazaki e Moebus, e poi i più contemporanei Parra e Sagmaister. Per me fanno parte tutti e quattro di una costellazione da ricercare sempre come riferimento visivo costante. Non tanto per la similitudine con il mio stile, quando nella sperimentazione visiva costante con le loro differenti sfumature.
I momenti d'inspirazione migliori li ho quando viaggio, quindi quello che faccio quando sono sovraccarica è prenotare un volo per una destinazione x. L'idea e la sensazione di essere assorbita da posti lontani mi ha sempre affascinata fin da quando sono piccola e il viaggio in sé è sicuramente una componente importantissima per tutte le scelte della mia vita, non solo quelle creative.
Se dovessi definire il tuo stile, cosa lo caratterizza?
Colori pop e un immaginario fantastico.
Come mai hai scelto Berlino? Pensi che l'Italia abbia ancora da imparare su come offrire spazio ai suoi artisti?
Sono innamorata della mia città, Roma, ma muovermi e vedere realtà diverse dalla mia è sempre stata una spinta irrefrenabile. Seguendo questa legge interiore mi sono spostata molto spesso a lavorare all'estero ed ho avuto la fortuna e possibilità di vivere negli ultimi tre anni tra Londra, Berlino ed Hong Kong.
Berlino nello specifico è stata sia una scelta d'amore che una scelta funzionale ora come ora alla mia attività. Nell'ultimo anno ho avuto la possibilità di conoscere illustratori ed artisti che seguivo al tempo in cui facevo l'università, e con molti di loro sono partite delle bellissime amicizie e collaborazioni che anni fa mi sognavo. Berlino mi ha consentito di crescere moltissimo artisticamente, ed è stato il posto in cui ho maturato delle scelte per la mia carriera che probabilmente sarebbero state difficili in una città come Roma.
La situazione in Italia sta migliorando di anno in anno, anche se chiaramente c'è molto da fare. Ciò che intravedo sicuramente è un'apertura anche verso il nuovo, e con nuovo intendo verso nuovi illustratori e creativi in generale. Credo fermamente che il talento e la dedizione vadano premiati sempre, perché per gli artisti e/o illustratori il tutto ruota attorno alla possibilità di essere pubblicato/a, o di confrontarsi con un cliente grande o piccolo che sia, per testarsi e dimostrare di essere validi.
Lavori sia per i brand sia per i magazine: dove ti trovi più a tuo agio, quali esperienze hai sentito più tue?
Il mondo editoriale mi piace, però i progetti commerciali in cui sono stata coinvolta quest'anno li ho trovati più emozionanti, anche solo per i supporti speciali con mi sono confrontata. Vedere ciò che creo prendere vita su un supporto fisico, diverso dalla carta, mi esalta moltissimo.
Sul tuo sito ho letto che per te sperimentare è fondamentale. Cosa significa per te?
La sperimentazione visiva è alla base dei miei lavori personali, e per un lungo periodo ho lavorato sulla creazione di pattern che fossero solo basati sulla sperimentazione visiva di combinazioni dei miei colori. Sono dell'idea che, al di là dell'astrazione dei lavori che uno può produrre, la possibilità di sperimentazione e la capacità di riuscire a lavorare su un concetto sia una conseguenza diretta di un'esperienza percettiva che abbiamo vissuto (bella o brutta che sia) e la conseguente capacità di visualizzarla ed in ultimo di trasferirla in un artwork.
Per noi fai un progetto digitale, ma sul tuo blog ho visto che hai dipinto un van con tempera e pennello e bombolette. Ci sono dei supporti che preferisci?
Recentemente sono stata coinvolta in un progetto editoriale/commerciale per cui ho dovuto dipingere un intero van! È stato probabilmente uno dei progetti più emozionanti che ho fatto finora. Il prossimo sogno che mi piacerebbe realizzare è quello di collaborare con brand di streetwear o moda per sviluppare delle collezioni con le mie illustrazioni e pattern.
Che consigli daresti a un giovane che sogna di intraprendere la carriera creativa?
Di essere una tigre e concentrarsi sul lungo periodo con molta costanza e dedizione.
Hai per caso una carriera parallela come tatuatrice o ci hai mai pensato? Io sto sperando che tu dica sì!
È successo spessissimo che i miei amici si tatuassero dei miei soggetti e credo sia arrivato il momento di far partire anche questa carriera parallela, quindi ti aspetto a Berlino al più presto!
"Once a tiger, always a tiger" è la #Campaign4Change di Michela Picchi. E la tua qual è? Condividila qui.