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Come mentire: i consigli di un poliziotto sotto copertura, un avvocato e una dominatrice

Ci sono volte in cui la cosa migliore che puoi fare è mentire, e allora devi sapere come farlo al meglio. Abbiamo chiesto a quattro professionisti del settore quali sono le doti che fanno il bravo bugiardo.
Illustrazione di Lia Kantrowitz.

Il tuo capo non ci ha creduto quando gli hai detto che eri in ritardo perché "il cane è stato male." I tuoi genitori non ci hanno creduto quando hai detto che non avevi la minima idea del perché la macchina fosse graffiata. I tuoi amici lo sanno che sei un sacco di merda quando dici che non puoi andare al concerto del loro gruppo perché "devi lavorare."

Forse è perché sei un pessimo bugiardo. Non che esista un buon bugiardo, ma di sicuro ce ne sono di competenti—e ci sono anche momenti in cui una bugia, o almeno una mezza verità, potrebbe risparmiare un sacco di dolore alle persone a te care, per esempio se sei una dominatrice che deve nascondere alla famiglia il proprio lavoro. Ci sono momenti in cui una bugia può servire a un bene maggiore, come quando un poliziotto assume un'identità falsa per catturare un pedofilo. Indipendentemente dalla morale, quasi tutti mentono, anche se alcuni sono più bravi di altri.

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Per imparare a mentire, abbiamo parlato con una dominatrice, con un poliziotto sotto copertura e con altri che mentono come fosse il loro lavoro—e in alcuni casi lo è davvero. Ecco cosa ci hanno detto su come mentire bene e farla franca.

Illustrazione di Heather Benjamin.

DOMINATRICE - "PAIGE"

Sono tre anni che mi prostituisco. Sono una dominatrice che offre il servizio completo, ovvero, anche il sesso. Lavoro con un sacco di persone che hanno, chiamiamole così, "problematiche speciali" e il mio lavoro su di loro può avere effetti terapeutici. Molte volte non ho assolutamente voglia di fare quello che faccio, perciò immagino che sia sempre un po' una menzogna perché devo fingere che invece mi piaccia, per il bene dei miei clienti. Ma c'è anche altro—un sacco di cose da nascondere.

Per esempio, dico alle persone che sono una dominatrice se penso che capirebbero—per esempio mio padre lo sa ed è anche stato nel mio dungeon. Ma i miei nonni sono conservatori e a loro ho detto che insegno yoga—perché faccio anche quello. Detto questo, spesso mento, e a parte agli amici intimi non dico mai che offro il servizio completo—ovvero, dico, "niente sesso". E non è vero. Di solito dico che faccio un po' di roleplay per fare accettare alle persone le proprie fantasie, e a volte le fantasie sono un po' feticiste. Non è una vera bugia, ma di certo non è la verità. Se presenti la realtà in modo leggermente diverso, le persone aspetteranno prima di giudicare. Il lavoro nell'ambito del sesso è spesso stigmatizzato, tutti pensano che le professioniste siano donne interrotte, o costrette, oppresse. Se non dicessi questa bugia bianca, nessuno vorrebbe nemmeno conoscermi. Mento per non farmi giudicare.

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Anche per questioni pratiche devo mentire. Il mio dungeon è iscritto sotto la licenza da insegnante di yoga, e la licenza dice che do lezioni private nel mio appartamento. E lo faccio davvero. Ma è anche vero che ogni cliente della me dominatrice, sulla carta, è un iscritto al mio corso di yoga. Lo yoga è una magnifica zona grigia—tecnicamente non è uno sport, e non è nemmeno del tutto considerato una cosa medica. Non richiede equipaggiamento di alcun tipo, è un'attività ricreativa. Non c'è bisogno che venga un ispettore sanitario a certificare l'attività. Se avere un dungeon fosse legale, pagherei le tasse come tutti—ma dato che non è così, devo cavarmela in qualche modo, che agli occhi del governo è il modo "sbagliato". Perciò devo mentire, e mi fa molta paura—potrebbero venire quelli del fisco da un momento all'altro e dirmi, "Ok, adesso ti portiamo in prigione."

E poi devo anche scrivere sulla dichiarazione delle tasse che viaggio un sacco, perché frequento molte stanze d'albergo per lavoro—è dove spesso incontro i clienti. È divertente quando vado più volte nello stesso albergo e alla reception riconoscono me e l'enorme valigia piena di strumenti del mestiere. Ho sempre una grossa valigia e i vestiti mi calzano tutti in modo strano, perché sotto ho bustini di pelle e latex.

Questo si collega al fatto che prendo le mie misure per non dover mentire più di quello che già faccio. Diciamo che mi incontro con un cliente in un nuovo albergo: anzitutto cercherò in internet immagini della lobby e del percorso che devo fare, in modo da poter andare dritta all'ascensore senza dover perdere tempo con lo staff quando devo incontrare il cliente. Altrimenti la prima cosa che pensano quelli della reception è che sono qui per incontrare qualcuno, che sono una escort. In questi casi non devo mentire tout court ma con il linguaggio corporeo dico, so dove sono diretta; ho il diritto di essere qui.

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Ma gli imprevisti succedono. Mi sono caduti alcuni oggetti compromettenti dalla borsa. Ho dimenticato in che stanza stavo andando. E a quel punto devi essere svelta a mentire, dimostrare sicurezza in te stessa. Una volta una receptionist è venuta a chiedermi, "Come mai è qui?" e io mi sono voltata scocciata e gli ho risposto, "Sono qui per scoparmi il collega di mio padre," poi me ne sono andata. Se dici cose così spiazzanti in modo sicuro, cosa possono fare? La chiave è non esitare. Guardare una persona negli occhi e dirlo.

Il punto di mentire è questo: con i tuoi genitori sei una versione di te stesso, quando sei al bar sei un'altra versione, etc. Devi imparare a fare uscire a comando una di queste facce, imparare a usarle come strumenti, a tuo vantaggio. Devi imparare ad adattarti. Non è solo il modo in cui appari a livello estetico, è il modo in cui ti comporti. Mi ci è voluto un po' per imparare il roleplay. Mi guardavo allo specchio per controllare come roteavo gli occhi, come muovevo le mani, per non uscire dal personaggio. Mi sono esercitata.

Per diventare un bravo bugiardo devi credere in quello che stai dicendo. Devi essere dentro a quello che dici al 100 percento. Nel momento in cui inizi a tentennare o a ripensare a quello che potrebbe non funzionare nella tua affermazione, allora ti scopriranno.

Il problema è quando comincia a piacerti mentire. Io mento perché mi serve, ma quando ne abusi diventa una droga.

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Foto via Instagram.

WRITER - DEK 2DX

È molto difficile nascondere quella parte della tua vita. Quando sei un graffitaro e vuoi diventare famoso, è allora che taggare ovunque diventa più una questione di quantità che di qualità—ci pensi in continuazione. Se sono al lavoro ed entra una ragazza, tra me e me penso, ecco un vestito da squash e nel mio cervello sto pensando al pantone equivalente. Ma se ti relazioni con le persone normali, quelle che non fanno i writer o che non sono parte della tua stessa sottocultura, devi nascondere tutto. Non potrei spiegare l'associazione vestito-colore della bomboletta. Dipende da chi sei. Posso essere molto aperto, ma anche molto introverso. Se dico troppo, se le persone sanno troppo, possono usare quello che sanno contro di me.

Per mantenere segreta l'attività da writer, devi mentire un sacco. Per esempio devi fingere di avere degli impegni, devi andartene prima dai posti, devi arrivare dopo, dire che hai una fidanzata anche se non ce l'hai, mettere sveglie sul cellulare con la stessa suoneria del telefono in modo da avere una scusa per alzarti e andartene da una stanza. Ne sono orgoglioso. Devi essere come una cipolla e avere molti, molti strati.

Una volta, eravamo in un brutto quartiere e disegnavamo su alcuni vagoni. Dato che ero giovane e tonto, avevo la carta d'identità nello zaino. La polizia ci ha scoperti e ha cominciato a inseguirci, e mi sono reso conto che avevo dimenticato lo zaino. Ho subito chiamato il distretto di polizia più vicino e ho detto, "Ehi, mi hanno rubato lo zaino. Sono stati dei ragazzi in gruppo, mi hanno circondato al campetto da basket e me l'hanno preso. Dentro ho un libro e la mia carta d'identità." Qualche giorno dopo mi ha chiamato la polizia e mi hanno detto che mi dovevano parlare, ho chiesto di cosa e mi hanno risposto, "Di uno zaino." Ho fatto quello che cadeva dalle nuvole e ho detto, "Ah, avete trovato il mio zaino?" mi hanno risposto, "Sì, con un paio di cose interessanti."

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Mi hanno mandato all'ufficio oggetti smarriti e hanno cominciato a giocare al gatto col topo. Mi hanno mandato da un piano all'altro, e quando finalmente sono tornato agli oggetti smarriti c'erano un sacco di ragazzi tutti molto interessati al mio zaino. Mi hanno messo all'angolo e hanno cominciato a chiedermi informazioni sulla borsa. E io rispondevo, "È una borsa arancione, dentro ci sono dei pantaloncini da basket." Li hanno trovati. Dopo un paio d'ore di rotture mi hanno lasciato andare dicendomi di non "giocare più a basket" in quella parte della città. Mi sono ripreso la borsa e la carta d'identità, dentro c'erano ancora un po' di cappucci delle bombolette.

In quei casi, devi sapere quali sono i tuoi diritti, e devi avere un piano. Come in tutto nella vita, c'è bisogno di organizzazione. Vai a fare un colloquio di lavoro, devi essere preparato. Un sacco di persone si fanno fregare perché non sono pronte.

Rubare, entrare in proprietà privata e fregarsene della legge sono, in questo momento della mia vita, completamente giustificati perché sono fondamentali per la sopravvivenza, soprattutto in una città come New York, dove vivo. Quando ero più giovane mi rifiutavo di pagare e rubavo e basta, a partire dalle bombolette. Poi lo zaino per le bombolette… è la sopravvivenza. E se fai quello che faccio io, ti viene d'istinto valicare i confini. Se c'è un cartello che dice "Non oltrepassare," io oltrepasserò.

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Mi hanno beccato a taccheggiare a volte, e mi hanno lasciato andare via perché mi sono comportato nel modo più gentile possibile. Quando sei con le spalle al muro, ti vengono proprio sincere queste cose. "Mi scusi, non mi vedrà più, mi dispiace davvero." E sei davvero onesto mentre lo dici, mentre se ci fossero dei poliziotti non diresti mai, "Sono stato io!" Devi imparare che battaglie combattere. Perché tutto dipende da come decidi di comportarti.

Con la tua famiglia e le persone che ami è più difficile. Ti ritrovi a costruire storie piene di abbellimenti e bugie. "Dov'eri, eri di nuovo fuori con i tuoi amichetti? Cosa facevate? Perché ci hai messo tanto?" C'erano volte in cui dovevo inventarmi cose, almeno un po'.

Le bugie migliori sono quelle che dici con sincerità. La sicurezza in sé stessi è fondamentale per essere un bravo bugiardo. Fissare l'altro negli occhi. Il linguaggio del corpo. Sono cose che devi studiarti quando abbellisci la verità a uso di qualcuno. I graffiti ti rendono più sicuro in te stesso. Diventi capace di sfuggire, essere creativo, preciso, e svegliarti la mattina in orario anche dopo una notte fuori. Sono queste le cose che fanno bene all'autostima.

Foto per gentile concessione di Neil Woods.

POLIZIOTTO SOTTO COPERTURA - NEIL WOODS

Per 14 anni ho fatto il poliziotto sotto copertura in Gran Bretagna, mi occupavo di tossicodipendenti e spacciatori. L'incarico più lungo è durato sette mesi, sono stato sotto copertura in un gruppo di spacciatori. Era molto più difficile mentire a questi gangster che ai consumatori, perché i grossi spacciatori conoscono le tattiche dei poliziotti sotto copertura. A certi livelli di "grandezza" del criminale, l'unico modo in cui può essere catturato è con un infiltrato. E i gangster sono capaci di qualunque violenza per difendersi, quindi la pressione è forte.

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Per essere un bravo bugiardo, devi essere un grande osservatore. Come detective, quando non ero ancora sotto copertura mi sono costruito una vera conoscenza enciclopedica dei modi in cui la gente mente. Sapere "i trucchi" è una buona difesa per poi passare tu all'attacco e ingannare.

Mentire crea un momento di stallo, un meccanismo ulteriore del pensiero, quando uno si chiede, "ok, e ora questa bugia come la dico," e questo può rallentare il processo discorsivo—noti che stanno cercando di mascherare la bugia, o che fanno pause troppo lunghe. Ma le cose più evidenti sono quando le persone parlano troppo in fretta, danno troppe informazioni, fanno gesti strani con la mani o guardano per terra. Io ho dovuto imparare a non fare di tutto questo, e a eliminare il gap di silenzio. Ho dovuto assorbire tutto e renderlo istintuale. Se pensi troppo alle tue bugie—se sei troppo conscio del fatto che stai mentendo—la pressione diventa troppa, arrossisci e diventa ovvio che stai cercando di nascondere qualcosa.

Io sono stato fortunato perché quando ero sotto copertura ero sempre sottoposto a botte di adrenalina. In pratica, nelle situazioni di pericolo pensi più chiaramente, e il tempo sembra fermarsi. Mi sentivo più rilassato e mi fidavo del mio istinto. Non c'è recitazione nel lavoro del poliziotto sotto copertura; stai effettivamente vivendo come una diversa versione di te stesso.

I primi due minuti sono i più importanti, quando stai cercando di convincere qualcuno che sei una persona che in realtà non sei. Devi costruire in fretta un rapporto basato sull'empatia. Devi empatizzare su un nemico condiviso e una paura condivisa. Ma devi anche dimostrare una grandissima conoscenza dell'oggetto in questione, che nel mio caso era la droga. Ho finto di essere qualunque cosa, da un taccheggiatore a uno spacciatore piuttosto grosso. Dovevo sapere come si cucinano le droghe, e anche i costi della cocaina e dei tagli all'ingrosso.

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Un paio di volte mi hanno quasi scoperto, e sapere come affrontare quelle situazioni è importante, perché succede sempre. Non c'è una regola aurea da seguire in caso rischi di essere scoperto. Per me, dipende dalla persona a cui stai mentendo—devi adattarti. Devi capire la persona che ti sta causando il problema.

I bravi bugiardi hanno intelligenze di ogni tipo. Per alcuni, a prescindere dall'intelligenza, mentire è stato necessario e quindi è un istinto che hanno acquisito. Se mentire ti serve per rimanere vivo, diventi bravo a mentire. Ma l'intelligenza è un vantaggio: per essere un bravo bugiardo, devi avere buona memoria. Non solo in termini di non sembrare innaturale nel tentativo di riportarti alla mente i dettagli—una buona memoria è necessaria anche per conoscere il tuo personaggio: come reagisce e cosa sa degli altri.

Per essere un bravo bugiardo ci vuole tanta pratica, perché se devi pensare troppo ti scoprono subito. Più riesci ad andare vicino alla verità o ad attenerti a essa, meglio è. Per esempio, se sto raccontando che ho rubato una macchina qualche giorno fa e voglio rivenderla, è più facile se parlo di una zona che conosco. Più piccola la bugia rispetto al contesto di conoscenza, più facile raccontarla.

L'altra cosa di essere un bravo bugiardo è che può dare dipendenza. Devi saperlo. Può essere divertente: alla fine, mi divertivo. Riuscire a mentire senza farsi scoprire è una bella sfida mentale.

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AVVOCATO PENSALISTA - HOWARD GREENBERG

Credo che il diritto penale sia tutt'uno con la menzogna. Infetta tutti gli aspetti principali della professione. Tutto ciò che dico deriva dalla mia esperienza sul campo.

Per cominciare, quando i testimoni civili arrivano alla sbarra—di solito sono persone che vogliono sbrigarsi in fretta—le paure avranno la meglio su di loro e quando l'accusa chiede loro di parlare loro non faranno altro che confermare quello che pensano vada detto. Nonostante i giudici debbano sia emettere una sentenza, diciamo di carcerazione, sia perseguire gli interessi della giustizia, non credo che nei fatti sia così. Credo che alla fine a loro interessi solo mettere qualcuno in galera, punto.

Che sia imparziale o meno, l'accusa induce i testimoni ad agire come un ventriloquo, che asserisce ciò che il procuratore vuole sentirsi dire. Per esempio, una volta un testimone ha usato una parola difficilissima, che indica chi si oppone alla scissione tra potere temporale e religioso. Ma si trattava di un individuo a mala pena alfabetizzato! Quindi gli ho chiesto, "Chi le ha detto di dirlo? Almeno sa cosa significa? Aveva mai sentito questa parola nella sua vita prima che il pubblico ministero la inducesse a pronunciarla?"

Inoltre, i pm inducono i testimoni a mentire con minacce più o meno velate, per esempio, "Se non ci dirà ciò che vogliamo, potrebbe essere accusato di concorso in omicidio." Sto trattando un caso simile proprio in questo periodo.

Quando incrocio i testimoni, fuori dall'uscio dell'aula del tribunale, gli dico sempre, "Sa che mentire sotto giuramento è un crimine?" Qualche volta, questo li spinge a non farlo. L'85 percento della comunicazione umana avviene per canali non verbali. Quindi devi avere un terzo occhio, un terzo orecchio. Bisogna sempre cogliere le dichiarazioni implicite che si celano nelle effettive frasi del testimone.

Per un poliziotto, mentire è parte della sua vita professionale. Non ho mai conosciuto un poliziotto che abbia detto la verità al banco dei testimoni. Il più delle volte, un poliziotto è un bugiardo. Una volta ne ho osservato per bene uno. Una volta uno è entrato in aula, è salito al banco dei testimoni, si è tolto il cappello e l'ha tenuto in grembo, continuando a fissarlo mentre rispondeva alle mie domande. "Noto che guarda in basso mentre le faccio le domande. Cos'ha di così interessante il suo cappello?" Mi sono avvicinato e gli ho chiesto, "Posso vederlo?" E dentro c'era un foglio con scritta la storia, che lui fingeva di cercare di ricordare mentre la leggeva.

Tra l'altro, quando ho a che fare con i poliziotti spesso cerco di farli cadere nel circolo del, "Non ricordo." È arrivato sul luogo del delitto e ha trovato due vittime, una su una panchina, giusto? "Sì." L'altra a terra, giusto? "Sì." Ed entrambe erano coscienti e in grado di parlare, giusto? "Sì." E gli ha chiesto chi era stato? "Non ricordo." Ed è il capo dell'indagine. Bisogna indurli a dire cose che stridono di fronte al buon senso, all'esperienza, alle probabilità.

Qualche volta fai una domanda, e il poliziotto ci mette tanto a rispondere. Così, dopo aver lasciato passare un lungo lasso di tempo, chiedo, "Sta prendendo tempo per confezionare la risposta?" A quel punto qualcuno fa obiezione, ma non importa: io comunque l'ho fatto notare alla giuria.

Se dovessi riassumere tutto in una frase: i poliziotti mentono su tutto. Se dicessero la verità, noi avvocati penalisti che difendiamo spesso grossi criminali potremmo avere delle grosse difficoltà nel difendere l'imputato. Ma i poliziotti non riescono a non mentire, e questo per me è un bene perché una volta che sono riuscito a instillare il dubbio che abbiano mentito su una cosa, il dubbio si spande su tutto, anche sulle deposizioni vere.

Fra tutte, la bugia più grandeè che tutti gli imputati siano innocenti fino a prova contraria. Ho imparato a mie spese che spesso, invece, sono considerati colpevoli. Per esempio, un giurato dirà, "Credo alla confessione di un poliziotto" perché è un poliziotto, che è palesemente un errore rispetto alle istruzioni che la legge impone di seguire. O un altro ritornello ricorrente è, "Devo sentire entrambe le campane." In altre parole, se qualcuno che ha tutto il diritto di non testimoniare non vuole farlo, per loro quella persona è già colpevole.

Insomma, ci sono bugie "a priori" ovunque, dalla parte della giustizia: i testimoni, i pm, i poliziotti e i giurati. E nessuno vuole ammettere questa merda. Il poliziotto non ammette mai di mentire, il pubblico ministero non ammette di indurre il testimone a dire ciò che vuole sentirsi dire, il giudice non ammette mai di aver escluso alcune prove. Invece gli avvocati difensori, come me, non hanno niente da perdere e quindi danno tutto.

Dal mio punto di vista la cosa più importante è sapere come provare che quella era una bugia. È una cosa che impari sul campo, non c'è scritto in nessun codice. Credo che la definizione di verità, se fai il mio lavoro, sia tanto estesa quanto la tua immaginazione. Questo è perché dobbiamo trovare un modo per vincere la causa. Se le basi della giustizia sono corrose, devi essere tu a prendere in mano il gioco.