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Le cimici dei letti hanno trasformato la mia vita in un incubo

A due anni di distanza non posso considerarmi completamente guarito: la storia della mia battaglia senza fine con gli esseri più spregevoli del mondo, le cimici dei letti, e di come la loro presenza mi ha reso la vita impossibile.
20 agosto 2015, 8:47am

È cominciato tutto quando ho trovato una cimice. Dopo aver lasciato una lunga serie di messaggi in segreteria al padrone di casa, la paura e la paranoia si sono impossessate dei miei pensieri. I miei due coinquilini hanno inutilmente provato a calmarmi mentre la mia ragazza cercava informazioni su Google. Quando finalmente sono riuscito a parlare con il padrone di casa, gli ho chiesto di mandare qualcuno. Più e più volte.

È così che è iniziata la mia lunga battaglia contro le cimici dei letti.

Dopo settimane di incertezza e il silenzio totale da parte del padrone di casa mi sono risvegliato con uno di quegli insetti sul petto. L'ho richiamato, e lui mi ha mandato una mail per comunicarmi che il mio problema era "normalissimo" e che avrei potuto risolverlo da me. Siccome fino a quel momento avevo avuto solo due incontri diretti con le cimici, ho ingenuamente creduto di poterci riuscire.

Ho comprato della vernice e un barattolo di veleno e mi sono messo a pulire casa, imbattendomi in un numero di cimici di gran lunga superiore alle mie aspettative. Ho spiegato ai miei coinquilini come sistemare le loro cose e come finire di pulire, escludendo da tutto ciò una stanza: la mia, della quale volevo occuparmi personalmente.

All'inizio è stato soprattutto l'odore a colpirmi: sembrava della frutta marcescente. Nei primi stadi di un'infestazione solo i cani da fiuto sono in grado di avvertirlo. Io sapevo che c'erano, ma non me ne aspettavo così tante. E solo quando ho tolto il coprimaterasso ho scoperto che la parte inferiore era coperta di escrementi, con le cuciture piene di uova.

Foto via Ny State IPM Program

Innumerevoli famigliole di mostri non più grossi di un chicco di riso avevano preso residenza nel mio letto. E non si erano nemmeno degnate di cercare un nascondiglio: vagavano liberamente per la superficie, come se si sentissero inespugnabili. Posseduto dallo spirito della sterminazione, ho preso due bombolette e ho iniziato a innaffiare quegli schifosi esserini di pesticida. Era tutto un fuggi fuggi: molte giravano senza capo né coda, altre scappavano in direzione delle prese elettriche e di qualsiasi cosa ci fosse intorno al letto. Quelle rimaste hanno cercato riparo sulla rete del letto.

La guerra era ormai stata dicharata. Il numero di cimici faceva pensare che la loro colonizzazione fosse in atto già da tempo. Quando ho chiesto al mio inquilino perché non mi avesse detto niente, lui ha risposto tutto candido: "Pensavo attaccassero i vestiti, niente di che, no?". Non avevo modo di sapere quando fosse iniziato il tutto. Al terzo mese, le cimici dei letti sono sufficientemente avviate da potersi riprodurre in maniera esponenziale.

Non potevamo permetterci di pagare da soli la disinfestazione, così ho chiesto consiglio a un avvocato che mi ha detto di aspettare la fine del contratto (ovvero altri tre mesi), disdirlo e lasciare casa. "Potresti anche andare all'unione inquilini e cercare una mediazione col proprietario, ma i tempi sarebbero comunque lunghi," mi ha detto a conclusione del nostro breve incontro. Prima di salutarmi, fissando la sedia su cui ero seduto, mi ha chiesto se in quel momento avevo delle cimici addosso, sui vestiti.

Nel frattempo, a casa, il nostro gatto aveva contribuito a disseminare le cimici: era un piccolo autobus di pelo che vagava di stanza in stanza, pericolosissimo. Ho iniziato a non spegnere più le luci e a smontare tutto quello che potevo. Di tanto in tanto buttavo anche qualcosa, e ogni giorno versavo un po' di acido borico in polvere intorno al letto. La torcia era diventata la mia migliore amica. Prima di andare a lavorare facevo sosta in qualche bagno per assicurarmi di non avere delle cimici tra i vestiti.

Dormire poco non ha aiutato. Le cimici dei letti agiscono soprattutto di notte, probabilmente perché possono muoversi indisturbate. Ma se non dormite, loro arriveranno comunque. Persino in bagno, mentre siete sul water. E le poche volte che riuscivo a prendere sonno mi svegliavo poco dopo, preso dal panico. La privazione del sonno mi stava distruggendo: scoppiavo a piangere da un momento all'altro, e a un certo punto ho smesso di andare all'università.

Punture. Foto via Wikimedia

Ho anche provato ad andare dal medico, ovviamente. Balbettando, pieno di vergogna, gli ho timidamente spiegato la mia situazione. Un esame del mio stato psichico ha rivelato che soffrivo di ansia e insonnia, oltre a un certo numero di cose tutte legate al mio problema con le cimici. Il dottore mi ha prescritto dei sonniferi (l'idea non mi piaceva, ma ne avevo bisogno) e mi ha fissato una seconda visita qualche settimana più tardi.

È soprendente vedere fin dove si spinge la gente per fermare le cimici. L'auto-avvelenamento è una tecnica piuttosto diffusa, e vi assicuro che quando sei in preda a un'infestazione può sembrare un'opzione completamente ragionevole. Inoltre in commercio ci sono un sacco di pesticidi che promettono di uccidere le cimici, ma che nella pratica non funzionano. Personalmente vi sconsiglio il DDT e la fosfina, perché uno dei vostri cari potrebbe rimetterci la pelle.

Io prediligevo intrugli a base di piretrina e acido borico. Ci dormivo direttamente dentro, provocandomi l'orticaria. Le piretrine sono un po' più sinistre, anche se usavo la soluzione in commercio, quella che potrebbe procurarsi chiunque. Non ricordo più quanti spray ho comprato, ma so che ogni giorno li spruzzavo a più riprese in tutta la stanza. Consapevole che quegli schifosi si riproducevano a poca distanza dal mio corpo, ero disposto a sopportare anche la nausea, l'intontimento e i mal di testa sempre più frequenti. La prima volta che tossendo ho sputato un po' di sangue non ho potuto far altro che ridere nervosamente.

Foto via Medill DC

Ho tentato di sbarazzarmene anche in altri modi, il tutto mentre cercavo un'altra stanza. Per esempio, mettendo del nastro biadesivo sulle estremità dei miei vestiti. Le cimici avrebbero continuato ad arrampicarsi su per i pantaloni, ma almeno sarebbero rimaste incastrate in quel limbo.

Quando finalmente ho trovato una casa con la mia ragazza, abbiamo abbandonato il vecchio appartamento e ci siamo trasferiti in un quartiere tutto sommato gradevole. Ma l'incubo non era ancora finito. Non c'erano più le cimici, rimaste nella vecchia casa con tutto quello che possedevo, ma non riuscivo a sbarazzarmi di quella sensazione di perenne allerta. La torcia doveva sempre essere a portata di mano, sia di notte che di giorno, e non appena la mia ragazza si addormentava mi alzavo per ispezionare ogni angolo della casa, mobili compresi.

Ho continuato a cercare tracce, e a un certo punto è successo: ho trovato una cimice. O almeno, quella che sembrava una cimice. Non sono riuscito a schiacciarla e la torcia aveva la batteria scarica. Ma il dubbio restava. L'appartamento, mi aveva assicurato il proprietario, era stato disinfestato. Però io non potevo sapere se qualcosa del nostro vecchio appartamento fosse arrivato nella nuova casa. Continuavo a ispezionare i vestiti, sobbalzavo ogni volta che vedevo un insetto e continuavo a grattarmi, provocandomi un sacco di pustole e irritazioni. La mia ragazza iniziava a non sopportarmi più; a volte si svegliava in piena notte e mi trovava sotto le coperte, nel pieno di un'ispezione con la torcia.

"Tornerai mai a essere una persona normale? Sembri un caso di disturbo da stress post-traumatico." Non aveva tutti i torti: è dimostrato che le infestazioni possono causare l'insorgere di disturbi del genere, soprattutto tra persone che hanno avuto problemi mentali. Io avevo continuato ad andare dal dottore, e per un periodo ho fatto anche un po' di terapia. Non mi hanno mai testato per il DSPT, ma per l'ansia. A quanto pare avevo sviluppato una fobia, anche se questo non implica che la mia paura fosse irrazionale. Certo, so che non avrei dovuto continuare a usare l'acido borico, ma penso non ci sia niente di più razionale del desiderio di una vita libera dalle cimici dei letti.

Nei mesi successivi, i tre anni di relazione con la mia ragazza sono arrivati al capolinea. Non voglio dare la colpa alle cimici. Ma ovviamente il fatto di essere diventato una persona ossessionata da una torcia non ha aiutato. Lentamente sono tornato alla normalità, e dopo aver smesso di andare dallo psicologo ho ricominciato anche a sedermi quando prendevo la metro.

A due anni di distanza non posso considerarmi completamente guarito. Da quando ho cominciato a scrivere questo articolo il prurito è tornato, e con lui anche la polvere di acido borico. La mia torcia continua a essere sul comodino accanto al letto. E quando per strada vedo un materasso abbandonato cambio immediatamente percorso.

Di recente mi sono svegliato in piena notte con la netta sensazione di essere stato punto. Ero terrorizzato, almeno finché non ho scoperto che i ragni avevano fatto una specie di nido nelle tende. Ero così felice e sollevato che non sono riuscito a trattenere le risate. Subito dopo ho buttato via le tende.

Per me ci sono due tipi di persone: quelle che vivono con le cimici dei letti e quelle che vivono sotto la minaccia di un'infestazione. Devo ancora capire come superare questa paura. Ogni volta che penso di avere le cimici in casa ispeziono con cura tutto quello che mi sta intorno, creo delle trappole e cerco di recuperare la calma. Mi metto alla prova, e corro dei rischi come camminare sul bordo del marciapiede invece che cambiare direttamente strada. Forse non è il modo migliore per uscirne, ma ho ancora bisogno di questi piccoli rituali. Sono l'unica cosa che mi permette di grattare la puntura all'interno del mio cervello.