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"Vodka Samm", un modello per le donne americane?

Perché la ragazza che ha registrato un tasso alcolemico superiore al 3 durante una partita di football è un'ottima rappresentazione dello stato dell'alcolismo femminile in America.
3.10.13

Il 31 agosto, durante una partita di football tra squadre universitarie, la ventiduenne Samantha Goudie è stata arrestata per ubriachezza. Dagli accertamenti della polizia è emerso che il suo tasso alcolemico si attestava al .314, un livello talmente alto da rappresentare l'equivalente del coma farmacologico. E mentre i più converranno nel sostenere che dovrebbe essere grata di aver scampato il coma, anche grazie al live tweeting dell'arresto le sue gesta sono state tutto fuorché celebrate.

Lo confesso: ho assistito anche io a qualche partita del college, e il comportamento della Goudie non mi sorprende—al contrario del suo tasso alcolemico. E lo ammetto: quando ho saputo di Samantha, in un certo senso ho pensato di essere fiera di lei. O meglio, fiera nell'accezione del commentare il post di un amico definendola "un modello per tutte le donne americane". Forse in quel momento anche io ero ubriaca (scherzo: non bevo più).

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La cosa triste, e abbastanza ovvia per quanti siano passati attraverso un college americano con annessa squadra di football, è che la Goudie è un'alcolista in erba. Certo, seguire il suo live tweeting è stato interessante—"Fuori dalla sala udienze, la ragazza con me dice 'Vorrei conoscere quella che ha fatto .341 all'etilometro', e io, 'Piacere!"—ma poi ho trovato i suoi filmati Vine, pubblicati su un sito dedicato alle feste del college, e quella che viene fuori è una bella ragazza dalle ciglia lunghe che si filma mentre se ne sta da sola sul suo futon, con il cane, a cullare una bottiglia di vodka. Quella specie di senso di orgoglio per "Vodka Samm" è sparito in un istante, eclissato dalle ombre che ti assalgono di notte dopo una sbronza colossale iniziata al calcio di inizio di una partita pomeridiana. So di cosa parlo.

Goudie è parte di quello che i giornali hanno erroneamente definito "un trend culturale in crescita"—l'alcolismo femminile. In particolare, la forma di alcolismo femminile che colpisce donne americane istruite, in carriera e della classe medio-alta. Nella cultura pop si sono incarnate nella figura di Lindsay Lohan, e in tutte quelle piccole micro-celebrità a cui un giudice ha ordinato di portare un braccialetto anti-alcol alla caviglia dopo una segnalazione per guida in stato di ebbrezza. Secondo le statistiche, infatti, i casi di donne alla guida in stato di ebbrezza hanno registrato una forte crescita a partire dagli anni Ottanta, fino a rappresentare un quarto degli arresti legati a tale infrazione. L'effetto Lohan-Goudie mette in luce un altro aspetto statistico particolarmente interessante: la grande maggioranza delle alcoliste donne sono caucasiche, proprio come me!

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Anche se negli ultimi tempi il caso delle madri alcoliste ha ottenuto una certa attenzione, principalmente per via della diffusione dei blog che raccontano l'esperienza di genitore, il resto delle donne coinvolte dal fenomeno, che siano single o senza figli, è rimasto per lo più ignorato. Perché? Probabilmente perché non sono responsabili di piccoli esseri umani, e di conseguenza la minaccia sociale a loro collegata è meno rilevante. Ma queste, francamente, sono cazzate. Del resto, prima di essere mammine stressate hanno avuto una vita, ed è anche in quel contesto che hanno sviluppato una serie di comportamenti ora dannosi. La dottoressa Sharon Wilsnack, ricercatrice ed esperta sul tema dell'alcolismo femminile, sostiene che sono proprio queste donne non sposate, o non sposate e senza figli, "a presentare maggiori tassi di alcolismo rispetto alle donne con figli." E le donne segnalate per guida in stato di ebbrezza? Più della metà erano single, separate o divorziate.

Secondo la Wilsnack, una possibile spiegazione per l'aumento dei casi risale agli effetti collaterali della liberazione culturale esplosa negli anni Sessanta. In particolare, spiega la ricercatrice, "Crescendo con l'idea che sia un comportamento eminemente maschile, in noi donne scatta un meccanismo di attrazione che ci spinge a volerlo adottare. Un simbolo dello status maschile era l'accesso all'alcol e la possibilità di consumarlo pubblicamente in grandi quantità, cosa che alle donne era negata. Era una prerogativa maschile e una parte del tradizionale ruolo di uomo." Gli uomini hanno sempre goduto della libertà di comportarsi da idioti; ora anche le donne ce l'hanno.

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Io stessa, per fare un esempio, ho sperimentato il desiderio per quel tipo di "libertà" durante gli anni del college, frequentando ragazzi più grandi e tentando di stare al passo con le loro bevute, o talvolta di superarli. Ora sembra una stupidaggine, ma all'epoca lo consideravo un mio diritto.

Questi schemi si manifestano anche successivamente, nel mondo del lavoro. Riportando le parole della Wilsnack, "In molte posizioni di rilievo l'alcol è parte del modo di fare affari, per accattivarsi i clienti o concludere accordi. È in questo contesto che una donna è sottoposta a forti pressioni a bere e ha maggiori possibilità di farlo." In sostanza, si tratta di un'altra sfera competitiva in cui una donna sente il bisogno di emergere.

Ma ci sono altre tendenze molto più allarmanti nell'ambito dell'alcolismo femminile, ovvero ciò che i ricercatori definiscono "abuso intenzionale." Le donne non bevono necessariamente più alcol rispetto a 30 anni fa, ma si ubriacano più facilmente. "Parlando con tante giovani donne," continua la Wilsnack, "testimonianze come questa sono frequenti: 'Se è sabato e usciamo, sappiamo come prepararci a dovere. Rimaniamo a digiuno, in modo da arrivare lì a stomaco vuoto, per poi buttare giù una serie di shot uno dopo l'altro, senza assumere bevande analcoliche.' È come se avessero preso tutte le conoscenze sul tema dell'alcol—stomaco pieno, alternanza tra alcolici e analcolici, gradualità—e le avessero rivoltate sotto sopra."

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Quindi, dove l'emancipazione femminile (secondo il ragionamento della Wilsnack) ha incidentalmente contribuito a questa tendenza, le conoscenze in materia di prevenzione l'hanno promossa in senso pratico. A ciò, come osservato dalla Wilsnack, si aggiungono altre cause: "Ha senso ritenere che se bevono in maniera più intenzionale, allo scopo deliberato di subire gli effetti intossicanti dell'alcol, potrebbero non bere di più, ma in modo più concentrato. Alcune dicono, 'Be', l'alcol è calorico, e noi non vogliamo ingrassare.' Così cercano di massimizzare l'assunzione." In fondo, pur non conoscendola, potrei senza troppe difficoltà applicare questo stesso profilo a Vodka Samm. E in effetti ho tentato di contattarla, ma la madre mi ha fatto sapere che non avrebbe concesso interviste. Peccato.

Sono totalmente contro all'allarmismo, e nelle discussioni da vecchie conservatrici sulle donne che bevono vengono sempre menzionate le statistiche sull'alcolismo femminile come un modo sicuro per ritrovarsi in situazioni sessuali "compromettenti" che danno spesso come risultato gravidanze indesiderate, stupri e la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili. Anche se in parte queste cose possono essere vere la dottoressa Wilsnak ha confessato che la stragrande maggioranza delle donne che bevono, bevono, fondamentalmente, per sentirsi sexy. "Alcune giovani donne dicono di sentirsi addosso un sacco di pressioni per essere 'moderne' sessualmente, e sempre a loro agio, e c'è stata la rivoluzione sessuale e tutto, e buttare giù un paio di shot prima di una festa è un buon modo di lasciarsi andare e sentirsi più sciolte," dice. Naturalmente non c'è niente di male nel bere un po' di lubrificante sociale, se è per il piacere della ragazza e non di qualcuno che voglia approfittarne.

Ma la verità, secondo gli studi di esperti come la Wilsnack, è che l'aumento nel consumo femminile di alcol è stato molto lieve dal boom del Dopoguerra. È solo che al giorno d'oggi ci dedichiamo più studi e più attenzione, molto probabilmente perché viviamo in un mondo dove le dipendenze e i comportamenti violenti passano sempre più in sordina. Ovviamente, in quanto persona che non beve più ma crede fermamente che le donne abbiano il diritto di bere e di prendere decisioni stupide e di rendersi ridicole in tutti i modi che attestano che hanno il completo controllo delle loro vite, sono convinta che ci debba comunque essere un limite a questi comportamenti, oltre il quale diventano auto-distruttivi. La dottoressa Wilsnack suggerisce, piuttosto, che siano encomiate le donne che bevono più responsabilmente della loro controparte maschile invece che distruggersi con loro. Sapete, sono d'accordo. Ho passato la mia adolescenza ad adorare gli uomini e a cercare di emularli, per poi crescere e rendermi conto, con orrore, che molti uomini sono rimasti bambini psicopatici ed emotivamente instabili. Non c'è bisogno di dire che mi piacerebbe che le donne, nell'insieme, anche quelle più selvagge, fossero superiori. Sicché, continuate a essere meravigliose, signore. Dateci dentro, quando si festeggia. Non imbalsamatevi.

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