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Siamo davvero a un passo dall'immortalità?

Gli organi artificiali, gli impianti neurali che rendono più intelligenti, la nanorobotica che cura il cancro e ringiovanisce, e la commistione tra corpo e macchine miglioreranno la salute umana, ma apriranno anche nuovi, terribili scenari etici.

di Eve Herold
17 agosto 2016, 6:13am

Illustrazione via Motherboard

Un giorno non troppo lontano i fumatori che si sono distrutti i polmoni potranno averne un paio nuovo di zecca, i malati di cancro verranno curati grazie a minuscoli robot che entreranno nel loro flusso sanguigno per sradicare la malattia, il diabete sarà solo un ricordo. Chi arriverà a vivere quel momento sarà felice e un po' terrorizzato. Così scrive Eve Herold nel suo nuovo libro Beyond Human, in cui fa il punto sullo stato delle tecnologie disponibili e su come stanno andando le sperimentazioni.

Lui è Victor, il futuro dell'umanità. Ha 250 anni ma gliene daresti 30. Ha sofferto di una malattia cardiaca tra i 50 e i 60 anni, ora però ha un cuore artificiale che gli permette di correre anche una maratona. Cent'anni fa gli hanno curato il diabete grazie a un pancreas artificiale. Ha perso un braccio in un incidente, ma nessuno direbbe che quello che ha è artificiale—è anche più forte di quello originario. Indossa delle lenti a contatto dove si canalizzano informazioni sul suo corpo e sull'ambiente circostante e può accedere a internet quando vuole, basta un comando vocale. Se non fosse per i chip che hanno rimpiazzato le cellule della retina, sarebbe cieco da anni. Victor non è solo in salute, è molto più intelligente di un tempo grazie agli impianti neurali che hanno espanso la sua memoria, l'hanno aiutato a scaricare informazioni e anche a prendere decisioni.

Duecentocinquant'anni sembrano tanti, ma Victor non si deve preoccupare di morire perché miliardi di nanorobot impiantati nel sangue pattugliano il suo corpo, riparano le cellule danneggiate, correggono gli errori del DNA prima che degenerino e distruggono le cellule tumorali prima che sia tardi. Ovviamente, non per questo la vita di Victor è stata tutta rose e fiori. Molti dei suoi cari non hanno avuto accesso o non hanno voluto fare uso delle tecnologie per allungarsi la vita e sono morti. Ha perso posti di lavoro perché le sue mansioni sono diventate obsolete e dopo 40 anni è facile capire che diversi matrimoni siano finiti in divorzi. La sua prima moglie Elaine era l'amore della sua vita. Quando si sono incontrati al college, entrambi facevano campagna contro gli interventi biomedici "artificiali" e hanno lottato perché tutti potessero invecchiare e morire secondo natura. Per decenni questo è stato un legame forte, e hanno cercato di crescere i loro due figli secondo questo credo.

Poi, un giorno, Victor ha avuto un attacco di cuore. Avere un'esperienza di quasi morte l'ha scioccato, ma per molti anni lui ed Elaine hanno cercato di convivere con la sua malattia in modo naturale. Hanno fatto esercizio, mangiato sano, preso farmaci contro il colesterolo. Ma la cardiopatia peggiorava, e a 65 anni soffriva di insufficienza cardiaca. Il cuore di Victor si faceva sempre più grosso, e più stanco. Giorno dopo giorno si sentiva debole, confuso, e non riusciva a respirare bene. I piedi e le gambe erano così gonfi a causa della ritenzione idrica che non riusciva a camminare. Poi non ha più potuto dormire sdraiato perché i liquidi nei polmoni gli davano la sensazione di annegare. A causa della malattia e della privazione di sonno, Victor stava malissimo. Elaine, che stava molto meglio, si era dedicata ad assisterlo in tutto. Victor si è reso conto che stava morendo. Dopo tutti gli anni di malattia e disabilità, non avrebbe dovuto essere una sorpresa, ma l'idea l'ha mandato nel pallone.

Lui ed Elaine si amavano e presto erano in attesa della prima nipotina, e l'amore di Victor e l'aspettativa per la piccola erano più intensi di qualunque altro sentimento avesse mai provato. Presto aspettavano il secondo, e voleva essere vivo, lo voleva disperatamente, per accoglierlo e amarlo. Allora, milioni di persone avevano un cuore artificiale ed erano state curate completamente. Anche se aveva sempre pensato di non voler vivere fino alla vecchiaia, non poteva negare che le persone che conosceva che avevano fatto la scelta artificiale stavano molto meglio di lui ed Elaine. Non aveva mai accettato un pacemaker o un defibrillatore interno, perciò il suo cuore stava peggiorando senza scampo. Presto il suo cardiologo non seppe più cosa fare.

Quando Victor ha chiesto al suo cardiologo se sarebbe vissuto abbastanza per vedere suo nipote, la risposta è stata "probabilmente no." Il suo cardiologo disapprovava la sua scelta di non volere un cuore artificiale. Fino a quel momento, i trapianti erano andati benissimo e i cuori artificiali duravano fino a otto anni. Ma Victor era rimasto chiuso nell'idea di cuore naturale. Poi una notte ha svegliato Elaine nel panico, le ha detto che aveva un forte dolore al petto e che non riusciva a respirare. Elaine ha chiamato soccorsi, ma nel frattempo Victor non respirava più. Ricorda solo la stanza del pronto soccorso con i dottori, le infermiere e il personale che gli si fa intorno. Avevano cercato di rianimarlo, ma continuava a perdere coscienza. Quando ha riaperto gli occhi c'erano intorno a lui sua moglie, suo figlio e sua figlia, con gli occhi rossi di pianto, e il suo cardiologo che gli diceva qualcosa che non riusciva a capire. Ha capito solo "terminale" e "chirurgia". Poi ha messo a fuoco le facce dei suoi figli chini su di lui, tirate e rigate di lacrime. Il pensiero di non vederli più gli sembrava inaccettabile. Con un debole, silenzioso cenno del capo ha accettato che gli impiantassero un cuore artificiale. Mentre Elaine firmava la liberatoria al suo posto, un anestesista lo faceva ripiombare nell'incoscienza.

La vita di Victor dopo la chirurgia è andata benissimo. Aveva più energia e vitalità di quando aveva vent'anni. In effetti, solo ora si rendeva conto di quanto faceva schifo allora. Il liquido nei polmoni era scomparso, e ha detto a Elaine che ora si sentiva un uomo nuovo. L'idea di morire "naturalmente" ora gli sembrava cocciuta e irrazionale. Aveva notato che Elaine era grata e sollevata che fosse ancora vivo, ma non aveva cambiato idea. Si era consolato pensando che avrebbe cambiato idea quando fosse successo a lei qualcosa. E insisteva che comunque c'era una distinzione tra quello che aveva fatto lui e la gente che si impianta reti neurali "miracolose" contro i problemi di memoria, anche l'Alzheimer. Sembrava che loro due avessero ancora un sacco di tempo per godersi la famiglia, inclusi i quattro nipoti quasi adolescenti. Era difficile da credere, ma presto sarebbero stati adulti, sposati e con figli anche loro. Victor ha notato di avere molta più energie di Elaine, che ora aveva molti problemi di salute cronici, ma era certo che lei avesse solo bisogno di una "sveglia" per convincersi che era il momento di fare uso delle fantastiche nuove tecnologie mediche che l'avrebbero ringiovanita e resa più longeva.

E in effetti, il punto di svolta è arrivato anche per Elaine. Aveva iniziato a provare forti dolori al basso ventre e sentirsi stanca tutto il tempo. Victor cercava di convincerla ad andare dal medico, ma lei era testarda e diceva che era l'età. Aveva perso molto peso e voleva dormire quasi sempre, perciò dopo un paio di mesi che Victor cercava di convincerla è andata dalla ginecologa. Le hanno fatto delle analisi, a cui sono seguite notizie devastanti. Elaine aveva un cancro ovarico in stadio avanzato, con metastasi allo stomaco, ai polmoni e al cervello. Le cure tradizionali per il cancro avrebbero fatto poco, a quel punto, perché il tumore al cervello non era più operabile. Ma il suo oncologo le ha assicurato che si sarebbe potuto curare con nanoparticelle che avrebbero scovato e distrutto tutte le cellule tumorali nel suo corpo. Victor, che era con Elaine durante il colloquio, ha avuto un sospiro di sollievo. Poi non è riuscito a credere alle parole che sono uscite dalla bocca di lei. "Ho vissuto abbastanza," ha detto lei. "Voglio andare a casa e morire. Potete mettermi in una struttura per malati terminale, ma non voglio che mi sia fatto altro. Lasciatemi morire in pace."

La morte di Elaine è stata la cosa più dura che Victor abbia mai affrontato. Lei è rimasta ferma nella sua decisione di avere solo cure palliative, e in capo a tre mesi era morta a casa, circondata dai figli e dai nipoti. Una morte pacifica, ma Victor non era affatto in pace. I suoi ultimi giorni con lei non erano stati solo all'insegna del dolore, ma anche della rabbia. Non riusciva ad accettare la sua decisione di rifiutare le cure con le nanotecnologie che avevano già salvato milioni di vite. Dopo quasi 60 anni di matrimonio, pensava di non potere andare avanti senza di lei, ed è caduto in depressione. Allora ha capito cosa voleva dire non voler più vivere, e ha anche cominciato a maledire il cuore artificiale che lo condannava a una vita senza Elaine. Si pentiva di essersi allontanato dalla decisione originaria di morire "naturalmente". Se solo avesse permesso alla natura di fare il suo corpo, ora non si sarebbe trovato davanti alla prospettiva intollerabile di anni, forse decadi, senza di lei.

Negli anni successivi alla morte di Elaine, Victor si è rifiutato di sposarsi di nuovo, e si è dedicato alla famiglia. Ma un grande problema era che stava perdendo la vista, a causa della degenerazione delle cellule fotosensibili della retina. Presto non poteva più leggere, guidare o guardare un film per sentirsi meno solo. È diventato sempre più dipendente da sua figlia, e si è sentito in colpa per il fardello che stava diventando per lei. Alla fine ha deciso di rimettersi a posto la vista con dei microchip, dicendosi che non stava allungando il corso della sua vita ma solo alleggerendo il carico per sua figlia. I microchip sono stati miracolosi. Non solo gli hanno ridato la vista che aveva a vent'anni, ma anche una nuova vita. Non voleva guardare la vita che gli passava davanti, voleva essere attivo e viverla. Era in pensione da vent'anni, ma ora pensava che rientrare nel mondo del lavoro gli avrebbe dato qualcosa da fare. Comunque, ora che ci vedeva, quando guardava allo specchio vedeva un vecchio. Aveva anche cominciato a pensare a una nuova compagna—ma che datore di lavoro o donna sarebbero stati interessati in un vecchio rugoso?

C'erano dei nuovi trattamenti anti-età. Sembrava fantascienza, ma i dottori avevano messo a punto trattamenti nanotecnologici "intelligenti" che rilasciavano nel corpo nanoparticelle che entravano in ogni cellula e ne correggevano i problemi, inclusi i piccoli errori del DNA che causano l'invecchiamento. La gente diceva che questi trattamenti ti facevano smettere di invecchiare. Victor aveva visto le foto del prima e del dopo, e gli pareva impossibile. Si sentiva in colpa nei confronti del suo precedente impegno "naturale", ma aveva già vanificato il tutto quando aveva accettato un cuore artificiale. Se doveva vivere per altri decenni, perché non farlo sembrando tanto vitale e giovane fuori quanto si sentiva dentro?

Cent'anni dopo, si sente sempre un po' scisso sulle tecnologie che l'hanno mantenuto giovane, produttivo e in forma. La relazione più stretta che ha è con un robot che risponde a tutti i suoi bisogni, anche se lo lascia nostalgico—gli manca Elaine e gli manca una vera relazione. A volte si sente in colpa per aver vissuto così tanto in un mondo così piagato dalla disuguaglianza, ma se avesse un incidente le sue parti artificiali lo terrebbero in vita. Se volesse morire, nessun dottore "spegnerebbe" la tecnologia che lo tiene in vita perché sarebbe un omicidio. L'unica opzione è smettere con il ringiovanirsi, invecchiare e morire di una morte complessa per degrado del cuore artificiale, processo che durerebbe decenni e sarebbe molto doloroso. In molti momenti della sua vita, pensava che queste tecnologie gli dessero la libertà—ora le vede come una trappola.

Se la storia di Victor può sembrare pura fantascienza, le tecnologie di cui ha fatto uso sono ora in corso di sviluppo, e alcune sono già alla fase di test sull'uomo. Queste tecnologie trasformeranno radicalmente la salute umana e ci faranno vivere più di quanto avremmo mai sperato. Molti di noi potranno usare tecnologie mediche sviluppate all'incrocio tra computeristica, microelettronica, ingegneria, terapie geniche, scienze cognitive, nanotecnologie, terapie cellulari e robotica. La combinazione di queste tecnologie è il campo di quelle che molti scienziati chiamano converging technologies (CTs). Gli scienziati pensano che la scienza medica, e la vita, stiano per cambiare radicalmente.

Piuttosto che concentrarsi sugli effetti di nanotecnologia, ingegneria genetica e scienze cognitive in sé, gli esperti dicono che si può avere idea del vero potenziale di questi campi solo se se ne considerano gli effetti combinati. In questo modo stanno creando cure molto oltre quella che pensiamo "l'avanguardia" medica. Le possibilità dell'allungamento della vita trasformeranno non solo gli individui, ma tutta la società. Allo stesso tempo, queste tecnologie hanno implicazioni etiche che non siamo pronti ad affrontare. Con la tecnologia vengono i problemi morali, e se alcuni li possiamo immaginare, altri no. Gli organi artificiali e altre parti del corpo, gli impianti neurali che rendono più intelligenti, la nanorobotica che cura il cancro e ringiovanisce, e la commistione tra corpo e macchine migliorerà la salute umana, ma renderà difficile stabilire un confine tra l'uomo e la macchina.

Le scoperte nella tecnologia wireless, nei farmaci, nelle terapie cellulari e geniche, le nanotecnologie e la robotica hanno raggiunto uno stato di sintesi. In questo cambio l'innovazione va avanti a velocità esponenziale, e una tecnologia ne sostituisce e si costruisce su un'altra, mentre si rendono le cose più piccole e il costo della manodopera diminuisce. Così, la vita umana potrà durare centinaia di anni. Ovviamente, perché sia il caso di vivere centinaia di anni, l'invecchiamento dovrà essere combattuto perché quegli anni siano salutari, vitali e indipendenti.

Molte delle tecnologie avanzatissime che servono per arrivare a quel punto sono ora a livello di sperimentazione sull'uomo, sugli animali o esistono già in attesa di essere rese commerciabili. Gli organi artificiali sono già in uso o quasi, per esempio il cuore, il pancreas, i reni, i polmoni, la retina e parte del cervello. Chi è vivo oggi forse un giorno ne avrà bisogno. Queste "componenti" umane stanno già salvando vite, ma una volta che le nanotecnologie saranno a disposizione di tutti entreremo in un paradigma totalmente nuovo. A quel punto nanoparticelle minuscole potranno entrare nelle nostre cellule e riparare ogni danno dovuto all'invecchiamento, alla malattie e alle mutazioni genetiche.

Negli ultimi anni ci sono stati molti passi avanti nella tecnologia wireless, che è stata integrata in molti prodotti—inclusi i nostri corpi, le nostre case, le cose che usiamo e i vestiti. La diffusione dei computer ci rende la vita più semplice di anno in anno. Ma questa tecnologia è accompagnate da una profusione di informazioni intime sui nostri corpi e cervelli che vengono immagazzinate in internet. Chi "possiede" i dati, e chi ne ha accesso? Questi dati possono essere prodotti dalle compagnie assicurative, dai datori di lavoro etc? E se non volessimo più essere monitorati, cosa succederebbe? I nostri dottori accetterebbero di spegnere i nostri organi artificiali quando noi siamo già in pace con la morte, o sarebbe eutanasia?

C'è anche la possibilità che la gente si scagli contro le tecnologie che uniscono biologia e artificiale, dato che molti continuano a reputare importante "la natura". Il problema centrale è che molte nuove tecnologie non curano e basta—ma fanno progredire le capacità umane. Mentre queste tecnologie avanzano oltre la capacità d'immaginazione umana, il cambiamento nelle nostre vite e la necessità che vengano usate solo per scopi positivi coinvolgerà le menti migliori tra gli uomini—e dovremo ripensare la nostra definizione di "essere umano".

Da Beyond Human di Eve Herold. Copyright © 2016 St. Martin's Press LLC.

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