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Abbiamo chiesto agli insegnanti di raccontarci i loro momenti più imbarazzanti in classe

Gli insegnati sono esseri umani, e come tali di tanto in tanto sbagliano, solo che si trovano di fronte a un'orda di mocciosi che non sa cosa sia l'empatia. Ecco alcune storie vere di veri momenti imbarazzanti accaduti a veri insegnanti.
28.4.15

Ricordo ancora la prima volta che mi sono resa conto che i miei insegnanti erano umani. Ero in quinta elementare, ovvero nell'età dei primi scherzi telefonici, e con i miei amici avevamo trovato il numero della nostra insegnante, la signora A, nell'elenco telefonico. La signora A era una maestra creativa e appassionata, e noi avevamo deciso di ringraziarla con molestie telefoniche. Quando ha risposto, il mio amico ha detto che stavamo facendo un piccolo sondaggio, al che quella povera donna gentile ha risposto, "Certo". Dopo un paio di domande innocenti, il mio amico è andato dritto al punto: "E l'ultima domanda è, lei fa lavande vaginali?"

Nel silenzio che è seguito, sono arrossita per l'imbarazzo che provavo per la povera maestra A. "È una domanda molto personale," ha risposto alla fine, probabilmente ancora ignara del fatto che un gruppo di imbecilli minorenni la stavano prendendo in giro perché non aveva voglia di vedere Grease un'altra volta. Le nostre risatine per aver umiliato senza motivo la nostra dolce maestra erano diventate così forti che avevamo dovuto riagganciare, ma non sono mai più riuscita a liberarmi del senso di colpa per quell'azione barbara, né della consapevolezza che gli insegnanti sono solo esseri umani costretti dal loro lavoro a interagire con dei ragazzini.

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E, come tutti, di tanto in tanto sbagliano, solo che quando sbagliano al lavoro si trovano di fronte a un'orda di mocciosi che non hanno ancora imparato il significato della parola empatia. Ecco alcune storie vere di momenti decisamente imbarazzanti accaduti a veri insegnanti, raccontate da loro.

"Ho versato del vino su alcuni compiti in classe e ho cercato di farlo passare per succo d'uva. Ma persino dei 13enni si sono accorti che era una bugia. Un'altra volta, ho cercato di far passare un succhiotto per il graffio di un gratto. E in questo caso, sono stati dei ragazzini di dieci anni a non crederci."
—Chris, insegnante di storia

"Una volta, c'era una terribile puzza di cacca in classe, e non riuscivo a capire chi l'avesse fatta. Veniva dai banchi più lontano dalla porta. Così ho scritto "defecazione?" (in corsivo in modo che i bambini non potessero leggerlo né capirlo) in una nota per l'infermeria. L'ho data al mio primo sospetto e l'ho mandato a consegnarla in infermeria. Il biglietto è tornato indietro con un "no" dell'infermiera Vicky. Ho dato lo stesso biglietto a tre o quattro bambini spedendoli per lo stesso viaggio finché il colpevole non è stato trovato e siamo stati finalmente liberati dalla puzza."
—Sherry, maestra di prima elementare

"Ho scritto la parola can't sulla lavagna, ma non ho completamente chiuso l'occhiello della A, quindi si leggeva cunt. Non me ne sono resa conto subito. Tutta la classe ha ridacchiato per dieci minuti buoni prima che me ne accorgessi."
—Kathleen, insegnante d'inglese

"Fare l'insegnante di sostegno regala un sacco di sorprese. Alcuni bambini non capiscono le regole, altri vogliono solo infrangerle. Una volta, mentre ci dirigevamo in fila verso un'assemblea scolastica, una ragazzina di terza media ha accidentalmente urtato un mio studente, che ha colto l'opportunità per urlare per tutto l'auditorio, 'Questa troia ha appena cercato di incularmi!'

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"Nei momenti di crisi di questi studenti, è importante non avere reazioni eccessive, perché si rafforzerebbe solo il loro tentativo di attirare l'attenzione. Perciò, con finta nonchalance sono arrivato all'inizio della fila e ho chiesto, 'Cosa succede, Billy?'

"'Il problema è che questa maledetta stronza mi sta su per il culo.'

"Invece di sgridarlo, ho scelto una via diversa: 'Eccoti cinque dollari. Perché non ti dimentichi di questa stronza e non cominci ad avviarti in mensa? Nessuno darà fastidio al tuo culo al bar.'"
—Greg, insegnante di sostegno

"Stavo facendo fare un gioco alla classe, e il premio per la squadra vincente erano delle caramelle. Un'insolente ragazza di colore ha detto, 'Solo delle caramelle?' La mia risposta voleva essere qualcosa sulla falsa riga di 'Be', non posso pagarvi il pranzo,' ma quello che ho detto è stato, 'Cosa pretendi, pollo fritto?' Neanche avevo finito la frase che lei mi aveva già risposto, 'Cioè, perché sono nera?' La classe, compresi io e la ragazza, ci ha riso sopra, ma io ho farfugliato a disagio 'No! Intendevo dire solo del cibo vero!'
—Rob, insegnante d'inglese

"Ogni mercoledì mattina facevo cantare alla classe una canzone. Un giorno, i ragazzini erano un po' sottotono, così ho suggerito che cantassimo in piedi sul tavolo. Credo mi stessi immaginando una sorta di momento tipo L'attimo fuggente, ma invece è successo che alcuni hanno cominciato a ballare sui tavoli, mentre altri saltavano su e giù. Ero certo che qualcuno si sarebbe rotto l'osso del collo. Non era molto sicura, come idea."
—Stephen, insegnante di terza elementare

"Ogni anno faccio scrivere ai miei studenti un discorso persuasivo sull'argomento che vogliono. Scelgono qualcosa che gli sta a cuore, io non do nessuna linea. Quest'anno uno studente ha scritto un discorso per convincere gli amministratori della scuola a introdurre un requisito di età minima per gli insegnanti della nostra scuola."
—Jillian, insegnante di 23 anni

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