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Expo e le sue mele marce

Gli arresti avvenuti ultimamente sono solo la punta dell'iceberg di un sistema EXPO che, a qualche anno dall'inizio dei lavori e a meno di uno dall'evento, dimostra come le cose non stiano andando nel migliore dei modi.

di Virginia W. Ricci
12 maggio 2014, 10:24am


Foto via Off Topic.

Un meraviglioso esempio di Grande Evento presentato come ambizioso progetto capace di teletrasportare la nazione nelle glorie del futuro—quando poi la realtà dei fatti è tutt'altra—è il divertente declino di quanto iniziato il 6 aprile 2008, giorno in cui Letizia Moratti sedeva su un italianissimo autobus a due piani per celebrare l'assegnazione del bando di EXPO 2015.

Già dal 2008 in città sono sorti punti di critica e protesta da parte di cittadini e militanti dichiaratisi fin da subito contrari all'istituzione di una nuova grande opera in Italia, e man mano che ci si avvicina al 2015, i poteri in gioco per EXPO si rivelano sempre più vincolati a interessi personali o aziendali.

Il punto più alto sinora si è raggiunto negli scorsi giorni, con l'arresto di sette persone coinvolte, e non poco, nel progetto. Tra questi spicca il nome di Angelo Paris, General Constructions Manager e direttore Pianificazione e Acquisti di Expo 2015 spa. Nonostante il polverone sollevato dalla prima tornata di arresti di personaggi direttamente associabili al marchio EXPO, le altre forze in gioco hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in cui si ringraziava la magistratura di aver operato una pulizia e di aver eliminato le "mele marce," e il cantiere di EXPO non si è fermato. Sabato infatti sono stati inaugurati gli Expo Gate, un teaser bipiramidale sicuramente più bello in render che dal vivo che vuole rappresentare il centro nevralgico dei rapporti tra EXPO e milanesi.


Foto via Flickr/Ylbert Durishti.

Da qualche tempo cerchiamo di capire come e perché la cittadinanza (e non sto parlando solo di movimenti "antagonisti") si stia muovendo per contrastare l'espansione del progetto: qualche tempo fa abbiamo intervistato Roberto Maggioni , giornalista di Radio Popolare che insieme al collettivo Off Topic ha creato il progetto Expopolis, e ora ho incontrato Andrea, attivista della rete Attitudine No EXPO, e ho tentato di farmi spiegare meglio la situazione.

VICE: Ciao Andrea, facciamo il punto su chi è stato arrestato e cosa comporta?
Andrea Cegna: Ci sono state sette misure cautelari, nella giornata di mercoledì 7 maggio. I nomi fondamentali sono Paris, il responsabile dei progetti delle costruzioni EXPO, Greganti, chiamato Compagno G perché ai tempi di Mani Pulite è stato il pezzo del Partito Comunista e PDS inquisito, che non fece mai altri nomi e pagò lui per tutto il partito, Frigerio, ex di Forza Italia, ex della DC, anche lui inquisito in Mani Pulite, Grillo, parlamentare di Forza Italia ed Enrico Maltauro, responsabile della ditta appaltatrice di diversi progetti in Italia tra cui, qua a Milano, le Vie D'Acqua.

È chiaro che l'arresto più di spicco è quello di Paris, per il ruolo che ricopriva e in qualche maniera, anche se non c'è un'inchiesta aperta sulla società Expo, è chiaro che le ombre vadano fino a lì. Questo procedimento penale si è molto velocizzato perché Paris era stato indicato come possibile sostituto di Rognoni a Infrastrutture Lombarde. Rognoni, per la cronaca, doveva essere sostituito perché anche lui era stato arrestato qulche tempo fa per un'inchiesta riguardante sempre appalti truccati e aste poco chiare. Tra parentesi, Rognoni è un altro dei sette inquisiti di questo procedimento. La cosa interessante qui, a parte il coinvolgimento diretto del nome EXPO, di uno dei suoi esponenti che vende appalti in cambio di favoritismi sulla sua carriera, è che fa capire che le grandi intese del governo Renzi o, più in generale, del post-Napolitano Bis, dentro EXPO si stavano già conformando in una spartizione di appalti e di speculazioni legate al Grande Evento.

In che senso?
Be', qui c'è il coinvolgimento evidente delle cooperative rosse e di quelle bianche, quindi c'è una spartizione bipartisan dei soldi legati al Grande Evento, e non è un caso poi che nell'inchiesta e nelle intercettazioni telefoniche escano fuori anche più volte i nomi di Berlusconi e di Bersani. In questo momento però, a parte questi sette inquisiti, non c'è nessun politico che abbia dei ruoli fondamentali in EXPO, anche se nuovi nomi vengono fuori in continuazione.

Come cambiano le cose adesso che ci sono stati questi arresti?
Mah, a sentire le dichiarazioni dei politici e del pool di inquirenti, non cambia niente. Cioè, non è stato messo in discussione il sistema EXPO. Pisapia in conferenza stampa ha ringraziato la magistratura perché ha snellito Expo da chi la infettava. Non è stato realmente messo in discussione niente, tant'è che per esempio l'altro giorno c'è stato un consiglio di amministrazione d'urgenza in EXPO spa in cui si è deciso di non fare conferenze stampa e di confermare l'inaugurazione degli EXPO gate, uno spazio in Cairoli che sarà una specie di attrazione turistica e luogo di creazione di eventi culturali legati a EXPO. Cioè, mentre la magistratura apre l'EXPO gate, loro aprono gli EXPO Gate.


Renzi a Milano, in compagnia del commissario unico EXPO. Foto via Flickr/Palazzochigi.

Un'altra parte interessante della faccenda è questo divertente allentamento dei controlli antimafia, ovvero un accordo tra EXPO spa e prefettura che, per velocizzare i tempi, permette di alzare il tetto di appalti sotto al quale questi controlli non avvengono.
Conta che i cantieri di EXPO sono fortemente in ritardo. Molti progetti sicuramente non saranno pronti per il primo maggio 2015, però restano comunque legati all'Esposizione Universale. Il che, come puoi intuire, è una scusa per estendere giochi di tangenti e di infiltrazioni malavitose anche in ambiti che apparentemente esulano dal progetto EXPO in sé e per sé.

Se da un lato la magistratura ha agito ora contro alcuni dei personaggi coinvolti in affari sporchi, dall'altro lato la politica ha ammesso che, nei cantieri e nei progetti che devono lavorare velocemente, non si è tenuti a sottoporsi ai controlli antimafia. È un po' difficile credere che la politica, in qualche maniera, visti anche i personaggi coinvolti, non sapesse nulla di quanto stava accadendo parallelamente a EXPO. E se fosse così sarebbe molto grave.

Sì, è abbastanza buffo pensare che ci sia un'imputazione, ma che allo stesso tempo le misure antimafia siano allentate.
Questa norma può rappresentare o una grande ingenuità sulla questione EXPO o una finestra sugli interessi che la politica può avere nel dare sostegno a un meccanismo del genere.

Parliamo del fronte di protesta contro i Grandi Eventi, in particolare No EXPO e No Canal, cioè l'opposizione alle Vie D'Acqua. Da quando opera e perché c'è questa mobilitazione? C'era stato un momento in cui sembrava che No Canal avesse ottenuto quantomeno un cambio di programma, invece ora le cose sembrano nuovamente al punto di partenza.
Dunque, partiamo dall'attualità stretta sulla mobilitazione contro le Vie D'Acqua. Il 25 febbraio, EXPO spa, per pugno del delegato unico Sala, scrisse un comunicato stampa in cui diceva che, un po' per colpa dei ritardi nei lavori, un po' anche grazie alla consistente protesta che si era sollevata attorno al progetto, nei quartieri di Baggio e Trenno era il caso di proporre un piano alternativo, un canale non più dal valore paesaggistico, ma soltanto funzionale, che portasse due metri cubi di acqua al secondo in Darsena.

Dopodiché, parecchio è cambiato ed è uscita la notizia specifica sulla questione Vie D'acqua, in cui il soggetto principale era Frigerio e Maltauro che hanno fatto pressioni sulla politica affinché il progetto venisse ripristinato nella sua versione originale. Vie D'Acqua è un piccolo pezzo della protesta No EXPO nato a novembre quando gli abitanti delle zone di Parco di Trenno, Parco Pertini e Parco delle Cave si sono svegliati un giorno e hanno trovato queste aree recintate, perché stavano costruendo il cantiere. Lì c'è stata una grossa mobilitazione dei cittadini che ha messo in discussione la presenza di questo canale.

Come mai non si vuole il canale?
Vie D'Acqua era uno dei progetti inseriti nel masterplan con cui Milano ha battuto Smirne nel 2007 per l'attribuzione di EXPO; era stato venduto come canale navigabile per la creazione di una mobilità alternativa con cui essenzialmente, anche come attrazione turistica, si sarebbe potuto andare in barca dalla Darsena all'Esposizione. Già nel 2009, però, la navigabilità dei canali non esisteva più.

Questo canaletto era inserito in un canale più grande, tra gli otto e i dodici metri di ampiezza: cioè, ci sarebbe stata una colata di cemento in mezzo a questo canale che avrebbe dovuto attraversare cinque parchi cittadini, Trenno, Pertini, Parco delle Cave, Bosco in Città e Parco di Cividale del Friuli. L'impatto ambientale sarebbe stato abbastanza importante. Tra parentesi, in alcuni di questi parchi ci sono già dei canaletti di scolo che non vengono utilizzati e in cui quello che serve per le Vie D'Acqua ci starebbe perfettamente.

Quindi Vie D'Acqua sarebbe un'opera inutile.
Eh sì, cioè si potrebbero fare le stesse cose, restaurando strutture già esistenti, senza spendere quei novanta milioni di euro. Il 6 maggio EXPO ha dichiarato che il canale si sarebbe comunque fatto, riprendendo il tratto originale, ma interrandolo in alcuni punti. Questa decisione non tiene conto della dichiarazione ufficiale fatta da Sala il 25 febbraio, che parlava di opera idraulica fuori dai parchi cittadini. Ovviamente questo ritorno di fiamma per le Vie D'Acqua non è innocuo: si è parlato anche di innalzamento dei costi causati dal blocco dei lavori (da 90 a 130/160 milioni di euro, di cui 13 milioni penali per Maltauro per i tre mesi di ritardo nell'apertura dei cantieri). Sono costi folli ed esorbitanti.

Nella protesta No Canal mi raccontavi che è intervenuta tutta la cittadinanza, non solo i militanti No EXPO.
Esatto, è stata l'espressione pubblica più forte dell'opposizione a EXPO, è uscita dagli ambienti prettamente militanti e ha raccolto sostenitori di ogni provenienza: comitati di quartiere, cittadini, anziani che si mettevano davanti alle ruspe per non farle passare o che smontavano i cantieri in maniera civile, è successo anche domenica scorsa al Parco delle Cave. Nel comunicato di EXPO questi sono stati chiamati "atti di vandalismo illegale." In qualche maniera le denunce pubbliche dell'opera sono state eloquenti, tant'è che non è un caso che siano citate anche negli atti giudiziari di questo procedimento.


Uno degli "atti di vandalismo" della protesta No Canal. Foto per gentile concessione di Andrea Cegna.

Invece il comitato No EXPO nasce prima.
Sì, è nato nel 2006-2007, quando si iniziava a parlare di EXPO. Nasce perché si è notato che i Grandi Eventi, negli ultimi anni, sono stati la giustificazione per trasformazioni irreversibili delle città, che non seguivano motivazioni di miglioramento del circuito urbano, delle vite degli abitanti, ma solo logiche speculative.

E costi esorbitanti.
Pensa che EXPO era valutata come un'opera da 10 miliardi di euro, comunque anche i 130 milioni di euro per le Vie D'Acqua, un'opera inutile, potevano essere utilizzati per trasformare la città, ma in un'ottica migliorativa per chi la abita e chi la attraversa, non semplicemente per fornire occasioni di speculazione per chi ci investe o modelli di marketing, cose magari anche belle da utilizzare e mostrare per un periodo circoscritto, ma poi inutili.

Molti dei Grandi Eventi passati hanno lasciato un'eredità di vuoto nelle città. I comitati olimpici, il BIE, sono tutti organi che contribuiscono a un sistema malsano. Pensa che quando il BIE è venuto a fare il sopralluogo a Milano, la città ha speso 250.000 euro. Sono macchine mangiasoldi, che vivono sul fatto che generano speculazioni. Se costruisci uno spazio come gli EXPO Gate, una roba per cui pensi che possano arrivare 20 milioni di turisti che ne fruiscono, il giorno in cui questi turisti non ci sono più cosa te ne fai? Queste installazioni non sono pensate per migliorare sul lungo periodo la vita della città, ma hanno una data di scadenza, non è un modo intelligente di spendere questi soldi.

Che poi, a ben vedere, l'area EXPO è lievemente fuori città.
Tutti gli interventi urbani millantati nel piano iniziale, tipo fare la metro, ristrutturare le cascine—che poi, bisognava vedere chi le ristruttura e come lo fa e perché lo fa, in che ottica—non ci sono più. Rimane solo la costruzione di padiglioni in un'area ex agricola a Rho, che poi verranno smantellati. Quest'area è stata acquisita da privati e resa area pubblica, perché EXPO, secondo le regole del BIE, deve essere fatta in uno spazio pubblico, probabilmente dopo il 2015 verrà acquistata dal Milan per farci uno stadio olimpico. Quindi il Milan comprerà un terreno a prezzi bassissimi, perché terreno pubblico, e poi magari, se Milano ospiterà le Olimpiadi del 2024, lo Stato sarà obbligato ad affittargli lo stadio per farle lì. Capisci che è tutto un gioco di incastri abbastanza inquietante.


No EXPO al corteo No TAV di questo sabato. Foto per gentile concessione di Andrea Cegna.

Quindi No EXPO non critica la scelta di ospitare l'Esposizione Universale di per sé, ma tutto quello che ne consegue.
Guarda, i Grandi Eventi—che sono i Mondiali di calcio, le Olimpiadi e l'Esposizione Universale—hanno anche un'importanza e un'attinenza odierna, sono interessanti (certo, l'Esposizione Universale aveva senso quando magari non si poteva viaggiare tanto o conoscere il mondo come lo si conosce ora, diciamo che ha perso un po' la motivazione per cui è nata). Ideologicamente, quindi, non c'è alcun motivo di opporvisi. Il problema vero è quello che questi Grandi Eventi giustificano, ovvero da chi vengono gestiti e come vengono gestiti: per via di infiltrazioni mafiose, giochi di tangenti, spartizioni di appalti, ma anche per quanto riguarda il loro apporto nelle città in cui vengono ospitati. Se il Grande Evento fosse una scusa per migliorare la città e trovare i soldi per rifare le strade, restaurare i monumenti, creare infrastrutture, se avesse un apporto positivo, uno potrebbe chiudere un occhio sul fatto che possa aumentare il debito pubblico.

Sì, anche le metro 4 e 5 infatti le vedo belle in forma...
Altroché! Una è aperta in parte e forse riusciranno a finirla per tempo, l'altra nel 2015 la vedremo solo nei nostri sogni. In compenso, EXPO è la giustificazione per fare autostrade: la Brebemi, la TEM e la Pedemontana. Allora l'EXPO verde, l'EXPO per "nutrire il pianeta" è l'ennesima scusa per cementificare e non per creare una mobilità alternativa, che possa anche ridurre l'inquinamento. È a tutto questo che ci si oppone, non è un'opposizione ideologica a EXPO.

Cosa comporta, nel dettaglio, lo stato di eccezione che caratterizza l'EXPO?
Per esempio, EXPO è gestita da un delegato unico che ha potere di cambiare le tabelle di inquinamento delle aree, designando un'area abitativa della città come area industriale in maniera tale che si possano fare i lavori immediatamente. Oppure permette di fare accordi che prevedano che nei cantieri di EXPO si lavori per 20 ore al giorno su doppio turno da 10 ore, quindi anche andando oltre agli accordi sindacali. O altri accordi tra la società EXPO spa e i sindacati confederali per cui EXPO sarà gestita da 18.500 volontari che hanno "la fortuna" di avere poi il riconoscimento dello status di volontari presso un Grande Evento, che se va bene dovranno aspettare il 2024 per sperare di essere assunti al prossimo Grande Evento, se non di rifare la stessa trafila volontaria.

Bene.
Tutto questo è permesso dallo stato di eccezione, che è lo stesso per cui in Val di Susa c'è la militarizzazione dei cantieri per poter fare la TAV. Così la base militare Dal Molin a Vicenza e le Grandi Navi a Venezia sono tutti casi in cui lo stato di eccezione permette che la giurisdizione di quegli spazi non sia più in mano al Comune, ma al governo centrale. Tanto tempo fa, nei periodi di critica alla globalizzazione nel 2001, si diceva che i governi statali sarebbero diventati amministratori locali di volontà altrui... In questo momento le Grandi Opere e i Grandi Eventi diventano una nuova deroga ai governi statali, si creano dei territori con una nuova governance in cui vigono regole ad hoc, strumentali a realizzare interessi particolari. Mentre si fa fatica a far funzionare i cantieri, chi sta speculando su EXPO, chi gioca in borsa, le società finanziarie, hanno guadagni del 20/30 percento. È lì che poi si giocano le partite, c'è chi si arricchirà su queste cose a spese della collettività.

E il Comune, quindi, in tutto questo ha un potere minimo.
Il Comune è uno dei soggetti, al 20 percento, nella società EXPO spa, insieme alla Regione, che ha un altro 20 percento; poi hanno il 40 percento sulla società Area EXPO, che è quella che gestirà lo spazio finito EXPO. Però, come dimostrano le ultime dichiarazioni di Pisapia, il Comune non ha coraggio più che altro, cioè si attiene alle regole del gioco, soprattutto in un momento come questo in cui è venuto fuori l'ennesimo scandalo, invece di mettere in discussione il sistema EXPO anche lui tira fuori la storia delle mele marce.

Quante sono le mele marce? Solo questi sette? Rognoni su Infrastrutture Lombarde? Le Aziende che vengono tolte dalle white list perché hanno infiltrazioni mafiose? Cioè, le mele marce iniziano ad essere tante... E comunque il Comune non si sta distinguendo per scelte di coraggio. Certo, poi sono sicuro che quando sei in quella posizione non sia facile farlo, però questo doveva essere il Sindaco della rivoluzione arancione che avrebbe portato cambiamenti strutturali in questa città, mentre il più grande evento del suo mandato si sta svolgendo in linea con le politiche precedenti.


Letta in visita ai cantieri EXPO, settembre 2013. Foto via Flickr/Palazzochigi.

Questa cosa che EXPO darà milioni di posti di lavoro, che è un argomento su cui si insiste molto, mi puzza un po', a questo punto. Già solo dal turno di lavoro prolungato o dalla questione dei volontari, mi pare di capire che le cose non cambieranno.
Mettiamola così: per la società EXPO spa ci saranno 18.500 volontari, come ti dicevo, poi ci saranno poco più di 700 contratti, divisi tra contratti a tempo determinato e contratti di stage, a 516 euro al mese. C'è un articolo che lo spiega abbastanza bene. Questo è ciò che la società EXPO spa muove. Ma soprattutto c'è un accordo con i tre sindacati confederali che crea i contratti di EXPO, quindi la gravità di questa cosa non sta solo nei numeri, ma nel fatto che abbatti un muro... È un po' come il simbolismo sull'articolo 18, che è un cancello simbolico importante da non valicare.

Sì, cambiare le regole crea un precedente.
Esatto, già solo i contratti in vista di EXPO non hanno validità solo per quei sei mesi, ma per 30 mesi: un anno prima e un anno dopo, per le gestioni pre e post EXPO. E col contratto Grande Evento in qualche maniera crei condizioni che possono essere replicate. Per esempio, quando finirà EXPO a Bologna aprirà un altro Grande Evento, il FICO, guidato da Eataly e Oscar Farinetti, che ha già avanzato la richiesta formale di poter sfruttare i contratti di tipo EXPO. Poi, si dice che EXPO sia diffusa in tutta Italia, per cui ogni azienda che ha a che fare con EXPO può giustificare il trattamento dei dipendenti secondo queste condizioni, grazie al precedente creato da EXPO spa. Oltretutto la questione del delegato unico è stata mutuata dalla gestione del post-terremoto a L'Aquila, che è un capitolo che è meglio non aprire nemmeno, però fa capire quant'è pericoloso creare uno stato d'eccezione in cui una persona sola ha pieni poteri.

Però magari con l'afflusso di turisti ci sarà più lavoro in generale nella zona.
Sì, sicuramente ci sarà un incremento del lavoro in città, per qualche mese, però non puoi prevedere quante persone verranno. Oltretutto Milano e tutta la sua area, tendenzialmente, ha la possibilità di ospitare circa 50.000 persone al giorno, tra alberghi, bed&breakfast e quant'altro. Se uno fa 50.000 per 180 non si va neanche vicino al numero di turisti che ci si aspetta. La verità è che i 20 milioni di turisti vengono calcolati in base al fatto che il raggio di azione di EXPO comprende tutti i luoghi da cui Milano è raggiungibile in un'ora, quindi anche Torino è considerata parte dell'area di EXPO, perché uno potrebbe prendere il Frecciarossa e in un'ora arrivare a Rho. Però i numeri non tornano, e se veramente ci fossero 20 milioni di spettatori si arriverebbe forse al pareggio, nei conti pubblici. Infatti la cosa particolare è che nessuno sta costruendo alberghi, anche perché è comprensibile che si abbia paura di costruire strutture che forse saranno attive per sei mesi e basta. Indubbiamente aumenterà il lavoro, ma sarà lavoro precario.

E si ritorna alla politica.
Sì, perché anche distruggere un parco, o aumentare le ore di lavoro, o creare le condizioni per cui il lavoro è precario, sottopagato e discostato dagli accordi sindacali sono scelte politiche. Significa modificare i costumi di chi vive in città, modificare l'aggregazione, la socialità. Prendere un'area agricola e trasformarla in stadio o parco a tema significa cancellare anche le esperienze di piccole produzione e di contadini e spingere la grande distribuzione. Si perde anche la biodiversità, la storia dei territori.

Secondo te la protesta contro i Grandi Eventi sta avendo riscontro? A cosa può portare?
Per esempio può portare, in un momento come questo, a mettere in discussione tutto ciò che non è necessario. Il fatto che tutte le iniziative speculative di marketing legate a EXPO vengano un minimo messe in discussione, pretendere che non si raccontino più palle sull'apporto di EXPO sul mondo del lavoro, ridimensionare le aspettative, sono cose che tutti dovremmo pretendere. E soprattutto, tecnicamente, si potrebbe firmare un protocollo per cui si ammette che non si riesce più a fare questa EXPO; certo, si pagherebbe una penale, ma sarebbe decisamente un costo inferiore alla perdita prevista nel caso in cui EXPO si facesse.

La contrapposizione a EXPO smaschera la logica del Grande Evento e quindi diventa un patrimonio collettivo per evitare che, se mai ci fossero le Olimpiadi del 2024 in Italia, questa diventi una nuova scusa per replicare questo meccanismo. Chi ha scritto Expopolis e tutte le attività della rete Attitudine No Expo è teso a portare in superficie queste logiche, e, anche se perderemo la partita, saremo stati un sasso nell'ingranaggio, che magari eviterà che in Italia vengano in futuro affrontati i Grandi Eventi senza la consapevolezza del loro potenziale negativo.

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