slowthai
Foto: Aidan Cullen

Slowthai è il rapper più punk di tutti

Cioè, se per "punk" intendiamo un ragazzo che non si fa problemi a insultare la regina d'Inghilterra, rappare delle bruttezze della Brexit e dare testate al muro quando suona dal vivo.
Giacomo Stefanini
traduzione di Giacomo Stefanini
Milan, IT

Slowthai si esibirà alle OGR di Torino mercoledì 30 ottobre per Club to Club—puoi venirci comprando un biglietto oppure puoi tentare la fortuna commentando un nostro post su Instagram. Segui la nostra copertura di Club to Club prima del festival, succederanno tante cose.

Tyron Frampton—slowthai per gli amici—doveva nascere il giorno di Natale, ma è arrivato una settimana in anticipo. Non è un grande fan di questa festività e del suo barbuto rappresentante ufficiale, Santa Claus anche conosciuto come Babbo Natale.

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Sopra al violino di "Slow Down", le sue rime si mescolano con il veleno: “Il boiler si è rotto il giorno di Natale / Chiedo a Santa "Perché la mia vita va così?" / Scriverò "riscaldamento" sulla mia prossima letterina / Fanculo Santa, fa un freddo cane". È la prima traccia del suo EP Runt—il disco che lo ha trasformato da emergente pronto a farsi strada in UK a potenza del rap mondiale da tenere d'occhio.

“Un uomo entra in casa tua dal camino e si mangia i tuoi biscotti e beve il tuo latte? È una rapina!" esclama oggi nel giardino di un pub di Shadwell, dove stiamo sorseggiando birra. “Dirò ai miei figli che nessuno può entrare in casa nostra e soprattutto nessuno può bere il nostro latte! Loro si metteranno il loro bel pigiama, passeremo una bella serata insieme e poi il giorno dopo quando si sveglieranno troveranno tutti i regali che vogliono perché sono stati bravi e perché il papà gli vuole bene".

I suoi concerti selvaggi e sudati di solito finiscono con lui in mutande e calzini, appeso alle impalcature delle luci o alle balconate.

Nonostante di solito ci si riferisca a lui come un rapper, slowthai rientra perfettamente nella nuova ondata di artisti che si rifiutano o non hanno alcun interesse a farsi definire da un genere, come Octavian, 808INK e Kojey Radical. I suoi concerti selvaggi e sudati di solito finiscono con lui in mutande e calzini, appeso alle impalcature delle luci o alle balconate, che urla 'Fanculo la regina' davanti a una enorme bandiera inglese, come se fosse un vecchio cantante punk. Inoltre, i suoi testi si muovono con facilità tra i seguenti argomenti: la sua vita da piccolo spacciatore, bere il tè con sua nonna, abitare in una roulotte dentro al parco di Butlins, amore e persone che devono "levarsi dal cazzo".

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E poi c'è il suo flow, incredibilmente versatile. In "Polaroid" ricorda il Dizzee Rascal di Boy In Da Corner su un beat scuro e grime, mentre nella traccia che chiude l'EP, "Call My Own", canta un ritornello su un piano freddo e minimale. Nonostante le differenze fra le tracce, la sua voce si riconosce all'istante. Non sarebbe un'iperbole dire che la sua voce non assomiglia a quella di nessun altro. Ma qual è la sua storia?

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Foto: Aidan Cullen

Quando slowthai parla, lo fa lentamente—il nome lo ha preso da un soprannome che gli avevano dato da bambino per come parlava. Oggi, si perde tra una parola e l'altra prendendo tangenti fantastiche—a un certo punto si lancia in una storia che parla di un cecchino che prende di mira Theresa May, una moglie che assassina suo marito con il brodo, una fatina e Elmo dei Muppets che salta fuori senza motivo. Ma quando rappa è un'altra storia: il suo flow può essere rapido e acuminato e sa esattamente cosa vuole dire e come dirlo.

Forse per quanto suonano varie le sue canzoni, le sue influenze non sono ben definite. Quando gli chiedo che cosa ascoltava da giovanissimo, risponde che era in fissa con il grime ma poi si mette a cantare "Coconut" di Harry Nilsson, una canzone che ha scoperto guardando Le Iene da bambino. Sorridendo sornione, mi dice che "la scena dell'orecchio" era la sua preferita. Le colonne sonore dei film sono alla base di una buona fetta dei suoi gusti musicali, ma garage e jungle erano colonne portanti a casa sua, e sua zia per un periodo è stata insieme al proprietario di un negozio di dischi.

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"Se una persona mi fa sentire un pezzo death metal io lo ascolto, magari mi carica così tanto che finisco per lanciarmi contro un muro di testa, che problema c'è".

Poi, naturalmente, ci sono gli elementi più punk della sua musica, che lui attribuisce al tempo passato con il suo fratellastro "indie". "Ascoltavo le band con lui, e ovviamente ai tempi gli dicevo 'ma sei matto, che cazzo è sta merda', ma invece oggi penso che sia una figata!". Il genere non importa per slowthai, tutto quello che conta è che gli piaccia. "Se una persona mi fa sentire un pezzo death metal io lo ascolto, magari mi carica così tanto che finisco per lanciarmi contro un muro di testa, che problema c'è".

Anche se il rap di slowthai racconta alla perfezione le storie e gli scenari elaborati dal suo cervello, i suoi video trovano il modo per aggiungere contenuti alla sua visione. Prendiamo quello di "Ladies", contenuta nel suo primo EP, che potete vedere qua sotto. C'è una scena in cui lui è nudo e rannicchiato di fianco alla sua fidanzata completamente vestita. L'immagine è potentissima, anche solo per la sua rarità nella cultura pop, ma fa anche riferimento all'iconico scatto di Annie Leibowitz che ritraeva John Lennon e Yoko Ono 15 ore prima che lui venisse ucciso. Poi c'è "North Nights", un'esperienza completamente diversa, fatta di riferimenti ai film preferiti da slowhtai: The Shining, Blair Witch, Arancia Meccanica, L'Odio. “Non so se è la mia curva dell'attenzione”, dice ridendo, in riferimento ai suoi video così elaborati, "ma non mi piace leggere. Sono una persona più visiva".

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Giusto per dare un po' di contesto, slowthai è cresciuto in una casa popolare a Northampton con sua madre e quattro fratelli e sorelle. Ha passato gran parte del suo tempo mettendosi nei guai—niente di serio, ma abbastanza da rendere il suo tatuaggio preferito la scritta "sorry mum" fatta a mano sul petto. "È la frase che pronuncio più spesso", dice con un sorriso. Il suo torso è pieno di tatuaggi sparsi: uno in stile prigione russa dice "Forever Bruh", poi c'è "Sometimes" scritto in stile titoli di testa dei Simpson, la testa della Gioconda con "Smile" scritto sulla fronte. Il suo primo tatauggio è stato una piccola nota musicale sul polso che si è fatto da solo con un ago e inchiostro di china quando aveva 13 anni.

“La mamma di mio fratello maggiore—che non è la stessa che ha avuto me—era andata via e lui aveva organizzato una festa. Aveva lasciato una finestra aperta e io sono entrato da lì. Erano tutti tipi indie in fissa con i tatuaggi stick and poke, così io e una ragazza ci siamo messi lì e ce ne siamo fatti uno da soli. Ero fattissimo", aggiunge ridendo. "Sono tornato verso le 5 e alle 7 mia madre mi ha svegliato per andare a scuola, non mi ricordavo nemmeno di averlo fatto. Cercavo di grattarlo via perché ero troppo giovane, ma ovviamente non funzionava. Così mi tiravo giù la manica per nasconderlo". Sua sorella minore ha trovato il suo kit per tatuaggi e ha provato a farsi un cuore sul polso, ma le è venuto talmente male che quando sua madre se n'è accorta non ha avuto il coraggio di punire nessuno dei due.

Al momento, la sua vita si svolge per metà a Northampton e per metà a casa della sua ragazza a Londra Ovest. Quando parla della famiglia di lei, il suo affetto traspare chiaramente. "Mi hanno rimesso in salute, sia mentalmente che corporalmente. Non sapevo niente di tutta questa roba", dice, parlando del cibo biologico che ha appena comprato da Whole Foods. "Costa un sacco ma è molto più buono, ti fa sentire meglio. Bacche di goji". Il ragazzino che faceva gli scherzi ai vicini di casa scappando fra i palazzi popolari, insomma, oggi mangia bacche di goji a Kensington. Eppure, guardando quello che ha fatto fino a oggi, pare che sia soltanto all'inizio, e pare anche che non abbia competizione. Come ha detto in una delle migliori tracce dell'EP, "GTOMF", "preparatevi alle botte".

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata da VICE UK. Nel frattempo Slowthai l'ha fatto, un disco—si chiama Nothing Great About Britain ed è una fotografia perfetta del Regno Unito e del suo rap nel 2019. Lo dovresti ascoltare, e dovresti venire a Torino a sentirlo dal vivo. Noi te l'abbiamo detto. Segui Noisey su Instagram e su Facebook.