Cosa mangiare quando stai scalando il monte Everest

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Cosa mangiare quando stai scalando il monte Everest

"Il bello del cherosene è che se lo bevi inizi prima ruttare, poi a correre in bagno. "

Al mondo ci sono un sacco di posti meravigliosi in cui poter mangiare accompagnati da una vista mozzafiato. Ci sono ristoranti rotanti ubicati su torri altissime, sulla Torre Eiffel, e sicuramente c'è qualcosa di pazzesco anche a Las Vegas. E poi ci sono quei luoghi naturali dove mangiare davanti a una vista tale da darti le vertigini.

Avventuriera di professione, Randi Skaug è la prima donna norvegese ad aver scalato le Sette Cime, le vette più alte del mondo. È anche un'esperta di cibo delle montagne norvegesi, quindi non esattamente quella che si può definire una persona schizzinosa dai gusti difficili.

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Abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con questa persona fantastica per saperne di più circa le sue abitudini alimentari sulla cima del monte Everest, le gioie del mangiare cibo liofilizzato per un mese, e quelle dei pancake serviti al momento giusto.

MUNCHIES: Ciao Randi. Come sei diventata un'avventuriera professionista?

Randi Skaug: Vivere avventure è normale quando si è bambini. Molti smettono di ricercarle una volta raggiunta la terza età, ma io no. E così oggi mi guadagno da vivere proprio andando all'avventura in giro per il mondo. Questo significa che la mia vita è esattamente divisa fra il tempo che passo immersa nella natura e quello che impiego per raccontare cosa ho vissuto. Lo scopo della mia vita è aiutare la gente a vivere ogni giorno al massimo. Ho istituito un termine in norvegese che rappresenta perfettamente quanto detto, ed è "Kongefølelsen." Potremmo tradurlo un po' come "la sensazione di essere in cima al mondo". Non voglio però essere solo io a vivere avventure, voglio che anche gli altri si sentano ispirati a farlo, ritrovando nella natura proprio quella sensazione. Uscire e stare all'aria aperta, credo, fortifica sia la mente che il corpo.

Io ho provato i brividi della kongefølelse spesso, ma non è una costante. Se lo fosse, perderebbe di valore. Bisogna inseguirla, cacciarla. È una ricompensa, ti fa sentire come se niente e nessuno potesse batterti.

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Quand'è stata l'ultima volta che hai sentito la 'kongefølelse'?

L'ultima volta è stato qualche giorno fa. Naustholmen è un'isoletta nel nord della Norvegia, a nord di Bodø e vicino a Lofoten, di mia proprietà. Sono riuscita a portare quattro persone a un faro lì vicino, non ce l'avevo mai fatta. Siamo rimasti lì a guardare il tramonto e a bere birra. Ecco, la kongefølelse è anche questo.

Sei cresciuta in una fattoria. Questo quanto ha influito sul tuo rapporto con il cibo?

Un sacco di persone mi chiedono se io abbia sempre saputo cucinare. Per essere chiari, io non sono una brava cuoca. Mi occupo però di cibo buono, cibo vero. I miei piatti non saranno certo i più esotici, ma sono di qualità eccelsa. Parto da zero in ogni mia ricetta, non compro cibi precotti e questa è sicuramente un'eredità della mia infanzia. Mia mamma era una casalinga e non buttava mia niente.

Che tipo di cibo mangi quando sei in spedizione?

Dipende da dove mi trovo. Quando ero in Antartide, per esempio, pescare o cacciare era impossibile. Non ci sono alimentari lì e non è che tu ti possa portare appresso un carrello pieno di spesa . Quindi ho mangiato cibi liofilizzati per un mese. Mangiare liofilizzati per così tanto tempo compromette il regolare funzionamento dello stomaco e, una volta tornati a casa, poter consumare pasti normali e più in generale cibi reali regala sensazioni uniche.

C'è qualcosa che porti sempre con te?

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Beh, porto sempre cibo norvegese conservato un po' più tradizionalmente, come il cuore di renna essiccato, che contiene circa l'80% di proteine. Porto anche il tørrfisk, il pesce esiccato, che viene prodotto proprio vicino alla mia isola. È leggero, non ammuffisce e dura nel tempo, quindi lo porto sempre con me. Una delle sensazioni che più amo è quando ho finalmente la possibilità di fermarmi, sedermi, tirare fuori il coltellino e tagliare una bella fetta di cuore di renna. È un po' come uno snack e sa di noce.

Hai scalato le "Sette Sommità". Cos'hai mangiato mentre eri sul monte Everest?

Per prima cosa bisogna dire che magiare, lì sopra, sia difficile. L'aria è rarefatta e la nausea e la perdita di appetito sono una costante. Continuare a ingerire cibo però è essenziale. Variare è ugualmente importante, così non rischi di annoiarti. Io mangio un sacco di snack, come mandorle e uvetta passa. Faccio attenzione anche ai supplementi, quindi porto sempre con me fegato di merluzzo, gambe essiccate di agnello e un sacco di formaggio.

Per colazione mi preparo il porridge. Lo mescolo con l'acqua tiepida e va bene così. Non si può realmente cucinare qualcosa in un ambiente del genere. Più sali su, più le temperature delle fiammelle si abbassano, per via della minore presenza di ossigeno. L'acqua non bolle e, per esempio, per cuocere un uovo ci vogliono 20 minuti. Un'altra conseguenza data dall'altitudine e che bere una tazza di caffè caldo diventa impossibile.

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Una delle cose più importanti mai mangiate sul monte Everest, da un punto di vista nutritivo, è stato lo sgombro con salsa di pomodoro. Si tratta di un alimento super nutriente pieno di grassi e proteine. L'ultima arrampicata prima per giungere in cima è durata 12 ore. Il tempo era infausto e alla fine ho passato solo 10 minuti in cima al mondo. Poi ci son volute altre 10 ore per scendere giù. Ecco, durante queste 22 ore ho mangiato solo un pezzo di cioccolato e bevuto mezzo litro d'acqua.

Puoi descriverci l'esperienza culinaria più estrema che tu abbia mai vissuto? Ero nell'arcipelago delle Svalbard, nell'isola di Spitsbergen, a sciare con altre tre persone. Per caso avevamo messo via il nostro cibo insieme a delle lattine di cherosene, che usavamo per accendere i nostri fornelletti. Il bello del cherosene è che se lo bevi inizi prima ruttare, poi a correre in bagno. Una delle lattine di cherosene aveva una perdita, quindi tutto il cherosene era finito sul nostro cibo. Eravamo consci di cosa sarebbe successo se lo avessimo mangiato.

Come se non bastasse, per via del brutto tempo, avevamo già finito le nostre altre scorte di cibo. Mancavano ancora due giorni e o consumavamo il cibo al cherosene, o rimanevamo a bocca asciutta. Ovviamente abbiamo scelto la prima opzione. Abbiamo mangiato poco ma tanto è bastato, non lo consiglierei a nessuno. Quando siamo poi capitati su di un insediamento russo, li abbiamo pregati di cucinarci del cibo. Non parlavano né inglese né alcun altro idioma che non fosse russo, ma ci hanno comunque cucinato una zuppa e dei pancake con marmellata di prugna. Non dimenticherò mai quel pasto.

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Ahaha, wow. E la più piacevole?

Una volta stavo praticando kayak nel nord della costa norvegese, che si estende per circa 1800 chilometri. Il clima era stranamente caldo, troppo caldo per pagaiare durante il giorno, così lo facevamo di notte, sebbene le temperature fossero comunque ancora troppo alte.

Un giorno, era mattina presto, abbiamo pagaiato fino a una spiaggia per montare le tende. Quando ci siamo svegliati faceva caldissimo e c'erano krøkebær, more, ovunque. Questo tipo di more è in realtà più piccolo del normale e, dopo esserci spogliati, ci siamo ritrovati a camminare intorno calpestandole. Sembrava di camminare sul pluriball. Avevamo un po' di zucchero con noi, e anche della farina, così abbiamo cucinato dei pancake e utilizzato le more per fare la marmellata. È stato fantastico.

Troppo spesso ci soffermiamo a pensare a cosa sia salutare o meno. Questo dovremmo mangiarlo o è meglio di no? E questo? Ma va bene rilassarsi un attimo, non pensarci e mangiare pancake. Penso mi piacciano proprio tanto i pancake.

Grazie, Randi!