Il vezzo narcisista che ha tradito 'El Chapo', il superlatitante catturato in Messico

Per il presidente messicano Enrique Peña Nieto è una rivincita, dopo l'umiliazione subita con la spettacolare evasione sotterranea di sei mesi fa.

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09 gennaio 2016, 8:35am

Foto di Rebecca Blackwell/AP

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Joaquìn "El Chapo" Guzmàn è stato catturato in Messico nella giornata di ieri, dopo sei mesi di latitanza. 

Nel luglio scorso, il potentissimo signore della droga era evaso in modo spettacolare dalla prigione di massima sicurezza in cui era detenuto, sfruttando un tunnel sotterraneo lungo più di un chilometro scavato dai suoi complici.

L'arresto è avvenuto nelle prime ore del mattino nella città di Los Mochis, nello stato di Sinaloa, nel Messico settentrionale. È questa la roccaforte del temuto cartello Sinaloa — un'organizzazione criminale dello spaccio con ramificazioni in tutto il mondo, di cui El Chapo rappresenta il vertice più alto.

Secondo quanto riferito dal Procuratore Generale Arely Gómez ai giornalisti, l'indagine ha subito un'accelerata quando "si è scoperto che Guzmàn era intenzionato a girare un film biografico sulla sua vita, per realizzare il quale ha cercato di mettersi in contatto con attori e produttori."

El Chapo sarebbe stato tradito dunque da un vezzo narcisista, accompagnato da una evidente sensazione di onnipotenza che, però, si è dimostrata illusoria. 

El Chapo ammanettato in un motel, dopo la cattura

La polizia messicana, infatti, ha cercato di sorprendere El Chapo prima dell'alba, in una casa nel quartiere residenziale di Las Palmas. Allertato dalle sue guardie del corpo, che hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con le forze dell'ordine durato circa 40 minuti, il boss del narcotraffico è scappato utilizzando il sistema fognario.

Guzmán aveva cercato di aprirsi ancora una volta una via di fuga sotterranea, attraverso un complesso sistema di gallerie realizzato "da un specialista nella costruzione di tunnel" — il quale, però, era sorvegliato dagli investigatori, che dalla attività di quest'ultimo hanno tratto indizi importanti sulla posizione del boss.

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Una volta uscito dal sottosuolo El Chapo, accompagnato dal capo della sua sicurezza privata, ha cercato di fuggire a bordo di una serie di auto rubate. Dopo pochi minuti, però, i poliziotti sono riusciti a bloccarlo e condurlo in un vicino motel, in attesa dell'arrivo dei rinforzi.

Ora El Chapo sarà riportato nella prigione da cui era riuscito a evadere l'estate scorsa. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il superlatitante aveva trascorso gli ultimi mesi all'interno della Sierra Madre, la cosiddetta regione del 'Triangolo Dorato' — un'area famosa per la coltivazione di oppio e marijuana.

El Chapo dopo la cattura. (Foto da una fonte a Sinaloa)

Secondo quanto comunicato dalla polizia messicana, durante l'operazione cinque uomini di El Chapo sono rimasti uccisi, sei persone sono state arrestate, e un agente è stato ferito. La marina - che ha partecipato all'operazione di cattura - ha sequestrato quattro autovetture, due delle quali blindate, ma anche otto fucili d'assalto, una pistola, e un lanciagranate.

La marina era stata protagonista anche dell'ultimo arresto di El Chapo, avvenuto nel febbraio 2014, quando venne catturato in un condominio nella città di Mazatlán. In quella occasione, Guzmán si trovava da solo con la moglie e le figlie gemelle, e il fermo era stato portato a termine senza nemmeno un colpo di arma da fuoco.

Dopo l'umiliazione di luglio, quando El Chapo era riuscito a fuggire dalla propria cella eludendo una video-sorveglianza attiva 24 ore su 24, il Presidente Enrique Peña Nieto ha celebrato l'arresto come una rivincita: "Oggi le nostre istituzioni hanno mostrato ai cittadini di essere affidabili," ha spiegato ai giornalisti.

"Hanno dimostrato di avere la statura, la forza e la determinazione per raggiungere ogni obiettivo." Peña Nieto ha anche promesso di rendere più efficace la lotta ai cartelli della droga nel paese, che hanno dato vita a una feroce guerra intestina che ha portato alla morte di oltre 100.000 persone dal 2006 a oggi.

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Anche Nathaniel Janowitz, Alan Hernández, Daniel Hernandez, e Luis Chaparro hanno contribuito a questo articolo.

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