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Canada

Questo laboratorio canadese ha rovinato la vita delle persone per vent'anni

I laboratori Motherisk sono stati usati per anni per determinare cause riguardanti affidi di minori. Negli ultimi tempi, tuttavia, il loro lavoro è stato messo pesantemente in discussione.
19.2.16
Photo via the Associated Press/Eric Risberg

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Quattro anni fa Yvonne Marchand ha perso l'affido di sua figlia.

I servizi sociali non avevano trovato alcun indizio che dimostrasse la sua negligenza come genitore. Ma contava poco in confronto alla sua positività al test del capello: i risultati di laboratorio dicevano che Yvonne consumava alcolici, frequentemente e in quantità enormi.

I test erano stati presentati da un tecnico del Motherisk Drug Testing Laboratory del Sick Kids Hospital di Toronto, l'ospedale infantile più avanzato del Canada.

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"Gli dissi che erano sbagliati, ma non mi volevano credere. Nessuno voleva ascoltarmi," ricorda Marchand.

I test del capello indicavano che Marchand si era scolata 48 drink al giorno per 90 giorni. "Facendo due calcoli, se avessi bevuto così tanto sarei certamente morta," dice Marchand. "Non sarei riuscita a sopravvivere."

Ma il tribunale era di un altro avviso, e stabilì che Marchand non fosse nella condizioni di prendersi cura di sua figlia.

"È così triste," dice Marchand, riportando la memoria a quel giorno. "Non so nemmeno come descrivere quella sensazione. Non lo augurerei a nessuno, è una cosa terribile da affrontare."

Il caso di Marchand non è isolato. Per più di un decennio migliaia di canadesi hanno ricevuto risultati del test del capello inverosimili da Motherisk. I test dell'azienda sono stati utilizzati in 16.000 casi di affido dei bambini e in 6 processi penali che sono terminati con una condanna, anche se non è chiaro quante di queste analisi fossero sbagliate.

Dal 1985, anno della sua nascita, lo scopo di Motherisk è sempre stato quello di fare ricerca, e di comunicare alla comunità medica e al pubblico i rischi che derivano dall'esposizione del feto e dei neonati alle droghe, ai prodotti chimici, alle malattie e alle radiazioni.

"Le prove scientifiche sono spesso complicate, e i medici chiamati come testimoni in tribunale sono generalmente ritenuti come infallibili. Troppo spesso questi esperti vengono presi per buoni."

Alla fine degli anni Novanta un numero crescente di agenzie per la protezione dei bambini si rivolgevano a Motherisk per analizzare campioni di capi, sperando di poter così dimostrare che i genitori fossero resi 'incapaci' dall'uso di alcol e droga. Fino all'anno scorso i suoi laboratori analizzavano 2.000 campioni di capelli all'anno per le agenzie di protezione dei bambini.

Ogni volta che una persona beve alcolici o assume droga, queste sostanze producono metaboliti. Alcuni di questi vengono immagazzinati nei follicoli piliferi: i metaboliti rimangono in ogni singola ciocca di capelli quando questi crescono. Il punto forte del test del capello è che, a differenza di quelli delle urine o del sangue, questo ha l'abilità di dimostrare l'uso di sostanze nel tempo. Inoltre, può anche fornire indicazioni sulla quantità di alcol o droga consumata.

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Un risultato positivo può bastare per separare un bambino dai suoi genitori e mandarlo in affido.

Motherisk funzionava come un laboratorio forense anche se non aveva mai ricevuto una licenza necessaria. Il fondatore del laboratorio, il dottor Gideon Koren, e Joey Gareri, il direttore del laboratorio a partire dal 2006, non erano in possesso di alcuna qualifica in scienza forense. Ma il fatto che Motherisk non fosse in possesso di un riconoscimento ufficiale non sembra abbia messo in dubbio l'ammissibilità dei suoi test in tribunale.

La differenza più ovvia tra un test forense e uno clinico è che il primo può essere impiegato per scopi medici, mentre il secondo solamente per la ricerca.

La scienza forense ha una sua metodologia standardizzata che, stando alla relazione, Motherisk ignorava totalmente.

La vastità di quel casino sta diventando sempre più evidente.

Foto via Facebook.

Motherisk riuscì a stare lontano dai riflettori fino a novembre 2014, quando Tamara Broomsfield, la famigerata "mamma crack" di Toronto, fu assolta dall'accusa di aver dato cocaina al suo figlio di due anni, Malique. Broomsfield era stata condannata nel 2009 quando Koren aveva rivelato in tribunale che, secondo i test del capello, Malique avrebbe ingerito dosi enormi di cocaina, equivalenti a quelle normalmente consumate da un adulto.

La donna era stata anche ritenuta colpevole di aver commesso abusi nei confronti del piccolo. Ma quando Broomsfield presentò ricorso contro quel capo d'accusa, il tribunale riferì dell'esistenza di "una forte controversia" sull'attività di Motherisk ed espresse preoccupazione riguardo alla loro integrità scientifica.

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La condanna per abuso infantile fu poi capovolta.

"Nessun laboratorio di tossicologia forense al mondo userebbe il metodo di analisi ELISA come ha fatto Motherisk."

Daniel Brown, avvocato di Toronto che si occupa di processi penali e che provò a riaprire il caso di Broomsfield nel 2010, disse al Toronto Star che "tutti dovrebbero essere allarmati per il fatto che dei risultati scientifici sbagliati abbiano contribuito a condannarla."

"Le prove scientifiche sono spesso complicate, e i medici chiamati come testimoni in tribunale sono generalmente ritenuti come infallibili," dice Brown. "Troppo spesso questi esperti vengono presi per buoni."

Quando lesse sul giornale della sua assoluzione nel 2014, Marchand si stava recando al lavoro. La sua attenzione fu immediatamente catturata dal fatto che finalmente la credibilità di Motherisk veniva messa in dubbio dalla comunità medica.

In un tentativo disperato di dimostrare la propria innocenza, alcuni genitori come Marchand si sottoposero ad altri test del capello in laboratori indipendenti: il risultato del secondo test di Marchand era negativo, ma siccome il tecnico di laboratorio non poteva testimoniare in veste di esperto, quel campione non fu ammesso dal tribunale.

Guarda anche: Il mercato degli affidi, la terza puntata di VICE on SkyTG24

Marchand lamenta il fatto che l'intero procedimento è stato molto frustrante. Secondo lei qualcuno avrebbe dovuto riconoscere un legame tra tutti i casi in cui i genitori presentavano test di laboratorio indipendenti che contraddicevano quelli di Motherisk. I campanelli d'allarme sarebbero dovuti suonare prima.

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A Marchand le analisi - secondo cui lei avrebbe bevuto una quantità incredibile di alcol ogni giorno - sono state effettuate in un periodo particolare. Una lunga battaglia per l'affido del figlio aveva portato il suo ex compagno a inviare una serie di dossier all'agenzia per la protezione infantile dell'Ontario, nei quali sosteneva che la donna fosse alcolizzata e incapace di fare la madre. Lui chiamò l'agenzia cinque volte. Nei primi quattro casi l'agenzia non trovò alcun riscontro riguardo alle sue accuse. Quando l'uomo li contattò un'ultima volta, però, Marchand fu mandata a Motherisk per fare un test del capello.

Dopo che Broomsfield fu prosciolta, il quotidiano Toronto Star iniziò a indagare su Motherisk, spingendo l'amministrazione locale a prendere provvedimenti. Il compito di condurre un'inchiesta indipendente ricadde su Susan Lang, un ex giudice della corte d'appello.

"La perdita di un figlio è una conseguenza estrema e devastante per le famiglie coinvolte. Il dolore, l'ansia, la depressione… colpiscono una famiglia intera."

Le conclusioni dell'indagine furono scioccanti. Il report di 366 pagine, nel quale si esaminava meticolosamente ogni aspetto di Motherisk, è stato pubblicato a dicembre. Lang ha stabilito che i risultati dei test del capello di Motherisk erano "inadeguati" e "inaffidabili," e che "avevano avuto un impatto significativo sull'equità dei processi." Ora una commissione dovrà revisionare le migliaia di casi di affido giudicati sulla base dei test del capello forniti da Motherisk.

Le scoperte del giudice Lang hanno gettato il sistema degli affidi nel caos più totale.

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Lunedì i gruppi d'aiuto della Associazione dei Bambini dell'Ontario hanno annunciato che quasi 300 adozioni saranno temporaneamente bloccate mentre questi casi vengono rivalutati. Una decisione che lascerà genitori, famiglie adottive e bambini in uno stato di incertezza.

Lang ha scoperto che il laboratorio faceva spesso affidamento sui risultati dei test saggio immuno-assorbente legati ad un enzima (note come ELISA) — anche se queste analisi dovrebbero essere utilizzate per uno screening iniziale.

Esse sono in grado di stabilire se un campione di capelli è negativo, ma non possono dare indicazioni riguardo alla sua positività. Per capire se un campione è positivo si deve invece effettuare un secondo test utilizzando un altro metodo.

Secondo quanto riportato dalla relazione, Motherisk avrebbe comunicato ai clienti delle agenzie di protezione tutti i risultati in dubbio come se fossero dei 'positivi', invece di effettuare i test di conferma.

"Nessun laboratorio di tossicologia forense al mondo userebbe il metodo di analisi ELISA come ha fatto Motherisk," si legge sulla relazione

L'inchiesta ha inoltre scoperto che spesso i tecnici di Motherisk non lavavano i campioni di capelli prima delle analisi, violando così gli standard internazionali di tossicologia forense.

Lang e il suo legale sono anche rimasti sconcertati dall'assenza di "qualsiasi tipo di resoconto scritto… ponendo quindi dei seri dubbi sull'affidabilità e l'uniformità di tutte le procedure di analisi." Infine la commissione ha riscontrato l'esistenza di "anomalie o errori significativi" dopo aver esaminato i documenti di casi scelti a campione.

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La Children's Aid Society, una delle società di servizi per la protezione infantile più grande del Canada, si è rifiutata di commentare i risultati dell'inchiesta.

"Cerco di fare cose speciali in modo da poter avere dei ricordi. Andare al parco. Vedere Disney on Ice. I film di Frozen le piacciono molto quindi a volte rimaniamo a casa e li guardiamo insieme."

Marchand è a capo di una class action lanciata contro l'Hospital for Sick Kids di Toronto, il dottor Gideon Koren e Joey Gareri.

"Cerco di fare cose speciali in modo da poter avere dei ricordi. Andare al parco. Vedere Disney on Ice. I film di Frozen le piacciono molto quindi a volte rimaniamo a casa e li guardiamo insieme."

Matet Nebres, il direttore della comunicazione di SickKids, ha scritto in un comunicato: "Ci scusiamo con le famiglie che potrebbero aver patito delle conseguenze e riconosciamo la nostra responsabilità per la posizione dell'ospedale." Nebres ha aggiunto che SickKids ha condotto un'indagine interna su Motherisk, raggiungendo delle conclusioni simili. "All'indomani della nostra indagine e di quella di Justice Lang, SickKids ha riflettuto profondamente sulla sua struttura di vigilanza e sui sistemi di controllo qualità."

"Abbiamo deciso di fare tesoro di questi episodi che sappiamo aver minato la fiducia del pubblico," ha detto Nebres.

L'indagine interna di SickKids ha portato alla luce "problematiche significative e inaccettabili" riguardo all'attività di Motherisk. L'ospedale ha chiuso il suo programma nel marzo del 2015.

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Secondo Rob Gain - un avvocato della Koskie Minsky LLP, lo studio legale che sta portando avanti la class action - gli errori di Motherisk hanno "avvelenato" i procedimenti per gli affidi.

"La perdita di un figlio è una conseguenza estrema e devastante per le famiglie coinvolte," sostiene Gain. "Il dolore, l'ansia, la depressione… colpiscono la famiglia intera."

"Non credono mai a noi. Dicono alla gente di avere fiducia, e così succede. È un enorme casino."

Alcune comunità sono state colpite più duramente di altre. Jonathan Rudin, direttore dei Servizi Legali per gli Aborigeni di Toronto, crede che almeno un quarto delle persone coinvolte dallo scandalo di Motherisk appartengano a famiglie aborigene o indigene. Questo perché i loro figli rappresenterebbero una fetta del sistema di protezione infantile dell'Ontario.

Rudin dice che la sua associazione ha aiutato diverse persone che avevano avuto risultati positivi ai test effettuati da Motherisk. Dopo l'avvio di una Commissione Indipendente su Motherisk Rudin dice di attendere "l'evolversi della situazione" per poi assistere qualsiasi cliente coinvolto nel procedimento. "Questo è un fallimento totale," dice Rudin. "Molte persone non sono andate a fondo con Motherisk. Nessuno si è preoccupato di chiedere "Come fanno queste cose?". Tutti hanno dato per scontato che sapessero fare il loro lavoro, anche perché l'ospedale infantile di Toronto è un'istituzione conosciuta in tutto il mondo."

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Tuttavia, non si tratta della prima volta in cui un programma dell'ospedale di Toronto finisce nell'occhio del ciclone o che Koren viene rimproverato dalla comunità medica. Le stesse pesanti conclusioni furono tratte da un'inchiesta sull'unità di patologia forense condotta dal giudice Stephen Goudge nel 2008

Marchand pensa che lo scandalo di Motherisk sia stato nascosto dalla credibilità di SickKids e trova difficile credere che non fossero a conoscenza di quello che avveniva nel laboratorio. La donna dice che il quantitativo di alcol trovato nel suo test era così esagerato che avrebbe dovuto accendere dei campanelli d'allarme. "Non credono mai a noi," dice Marchand. "Dicono alla gente di avere fiducia, e così succede. È un enorme casino."

Non è chiaro quanto test di Motherisk siano stati effettivamente errati o quante condanne o decisioni di affido siano state condizionate dai loro risultato.

A complicare la situazione c'è la cosiddetta "teoria dell'effetto CSI", secondo cui il pubblico viene facilmente sedotto dalla presenza in tribunale di prove scientifiche. Questo, in parte, avviene a causa della popolarità delle serie televisive come CSI. "Sono avvolte da un'aura di scientificità," dice Rudin. "Così diventano molto persuasive."

Oggi la figlia di Marchand ha sei anni. Grazie ai test di Mothersik, il suo ex marito continua ad averla in affido, ma la madre può farle visita.

"È difficile passare dall'essere un genitore a tempo pieno a non vederla," racconta Marchand. All'inizio le era stato permesso di poter vedere la figlia in compagnia di un supervisore. Ora le sono concesse sei ore alla settimana da spendere da sole: un'ora il mercoledì sera e cinque ore la domenica.

"Andiamo al cinema o al bowling," dice Marchand. "Cerco di fare cose speciali in modo da poter avere dei ricordi. Andare al parco. Vedere Disney on Ice. I film di Frozen le piacciono molto quindi a volte rimaniamo a casa e li guardiamo insieme." Le festività come il Natale sono particolarmente difficili.

"Le do un bacio e la saluto," dice Marchand.

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