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Music by VICE

Forse Elvis Presley è il papà della trap italiana

Un ragazzo bianco, tamarro e venuto dal nulla che si appropria della musica dei neri e si ricopre di gioielli e accessori: una storia che ci sembra di aver già sentito.

di Demented Burrocacao
21 gennaio 2019, 2:35pm

Collage di Alina Cortese.

L’altra notte ho letto un post su Facebook a proposito dell’imminente partecipazione di Achille Lauro a Sanremo. Citava un’intervista nella quale, come fosse una medaglia di guerra, si sottolineava il fatto che fino a poco tempo fa il nostro tagliava cocaina nei garage di periferia e adesso sta sul palco del festival dei fiori. Con tutto il rispetto, un passato del genere non mi sconvolge (e nemmeno sarebbe una novità sul palco di Sanremo): vorrei più che altro che a sconvolgermi fosse la canzone. Così ho cercato altre interviste sul tema, ma in cui si parlasse veramente di musica: quasi niente da fare. Però si parlava di attitudine, e mi ha sorpreso leggere che secondo Lauro la sua musica sarebbe “il nuovo rock n roll”. Ma come? Ma il rock non era crepato? Non era roba da mummie, tipo Ötzi, con sessanta tatuaggi e gusti sessuali orientati alla sodomia?

A quanto pare no. In effetti anche il vendutissimo disco di Sfera Ebbasta si intitola Rockstar, nonostante di rock non ci sia musicalmente una mazza. Sui social per tanto tempo si è discusso sul fatto che le nuove generazioni hanno dei valori criticabili, eppure quei valori ci sono sempre stati, almeno da quando esiste la musica giovane, che storicamente è appunto nata col rock n roll. E quindi stiamo ritornando indietro o stiamo andando avanti? Che le categorie critiche di un tempo non siano in grado di descrivere questo periodo di storia della musica?

In questa confusione, esiste una figura dell’epica rock n roll che può incarnare lo spirito di questo tempo: Elvis Presley. Elvis è il nonno di tutta sta roba. Arrivato al successo dal nulla, eccessi, look ammiccante, delirio collettivo, palazzetti pieni, sensualità, morte precoce bruciando tutto e subito. Per avere conferma di questa cosa ho contattato Grip Casino, che molti di voi conosceranno per aver prodotto il debutto di Calcutta, Forse..., sull’etichetta da lui fondata, la Geograph Records. Grande conoscitore di rock n roll, ha da poco dato alle stampe un disco che cade a fagiolo. The King and Eye for an I è un disco assurdo che coverizza The King and Eye dei Residents, il quale era a sua volta un disco di cover allucinate di Elvis. Folle no? Sì, folle, ma anche un’operazione che sottolinea l'attualità di Elvis, ancora un punto di riferimento per le nuove generazioni di star.

Il rock è davvero morto? Secondo Grip Casino, niente affatto. “Il rock si è modificato, trasformato. Le sue peculiarità i suoi schemi si sono traslati nel pop. La trap e il pop, per me, sono sempre rock”. E come questo sia possibile, è presto detto: quello che interessa è l’approccio nel suo insieme “nel senso del personaggio che balla, fa sballare, ti fa alterare con dei semplici gesti o modulazioni della voce”. Autotune a parte, a proposito di modulazioni, quello che è certo è che il rock non è solo musica, è qualcosa che va oltre. Uno stile di vita, insomma: La prima legge del rock è perdere il controllo, Il rock serve a questo, lasciarsi andare e perdere la brocca”, dice Grip. Ed ecco perché i giovani da sempre sono rock. Hanno bisogno di sentirsi liberati, di vedere una figura che li tolga dalle costrizioni borghesi, sì, ma anche da quelle della working class. Ancora adesso è così; a quanto pare, forse più di ieri.

Ma parliamo di musica: la ricetta del rock è chiara. Giri armonici basilari, l’estrema semplicità, una musica diretta, apparentemente tutta uguale che però sfida l’ascolto con delle variazioni sul tema per cui alla fine nonostante le solite battute tutte identiche, non è mai identica a se stessa. Dice Grip: “che cos’era il rock? Era una semplificazione delle musiche black. Jazz, blues, rhythm n blues mischiate dentro queste balere forsennate e selvagge degli anni Quaranta". Elvis ha sempre detto che i neri erano gli unici veri campioni quando si trattava di fare rock. Ma essendo bianco, è sempre stato abbastanza controverso perché suo malgrado ha ricevuto più attenzione dalla stampa rispetto ai suoi colleghi afroamericani (Chuck Berry e Little Richard in primis, che però Elvis coverizzò). I Public Enemy, negli anni Novanta, se la legarono al dito e attaccarono la sua memoria in "Fight The Power": Elvis visto come quello che ha rubato dal rock originario, quello dei neri appunto, per farci la grana a loro spese. Però era amico di James Brown, il quale diceva di Elvis che era “il king”. Del resto fu lui a sdoganare la musica nera tra i bianchi, il che non è necessariamente un male, se la cosa è servita a diffondere un suono prima proibito nei grandi network.

Senza Elvis, niente Beatles o Rolling Stones, che erano bianchi e cantavano un repertorio di cover sovente nerissimo. Di conseguenza: senza Elvis, non ci sarebbero stati neanche i contratti per artisti neri che facevano musica nera e via dicendo. Quindi questa appropriazione nasce da un amore sincero e da un rispetto quasi religioso. Grip ci fa notare: “Per dire, i bianchi andavano nei locali dei neri e cercavano di decifrare e di insediarsi nella loro cultura, perché la trovavano più prorompente, più potente e più da sballo rispetto ai loro circuiti di balere e di cazzate. Come, che ne so, noi che andremmo in una discoteca fichetta con i vestiti firmati per inserirci. È la storia dell'hipster: un ragazzo bianco curioso con attitudine borghese che va dentro ad un’altra cultura, e l'assorbe in maniera più o meno paracula. Da questo è nato il rock di Elvis”.

Del resto Elvis ha influenzato tantissimo anche la musica italiana più tradizionale, come ho scritto in un mio articolo sulla storia di Sanremo. La melodia italiana ha ripreso piede nel momento in cui Elvis si è messo a cantare "Love Me Tender". Se la melodia romantica andava bene per lui, andava bene per tutti. Little Tony e Bobby Solo, rocker elvisiani DOC, hanno potuto fare brani romantici di quel tipo, come Elvis ha registrato una cover di "O sole mio". Il discorso sul rock che si fonde al pop non è campato in aria. “Elvis ha portato fuori un genere musicale ma lui incarna molti altri cantanti del suo periodo. li raccoglie tutti dentro di lui, con tutte le sue sfaccettature. Aveva i musicisti migliori e gli autori migliori, quindi poteva permettersi di suonare un po’ di tutto”. Imitarlo, quindi, è quasi un dovere.

Però, ecco, queste mitiche figure del rock ti attaccano la loro maledizione quando apri il sarcofago. Perché anche se il rock si è spostato in un’altra emanazione, deve essere per antonomasia “maledetto”. Presley nei Settanta già era diretto al punk, anzi è morto proprio nel 1977 e facendo una fine simile a quella di Sid Vicious, anzi, di Lil Peep.

Come nei juke box dell’era del rock n roll, quello che va forte oggi sono i singoli e non gli album. Elvis ha fondato il suo impero proprio su questo. ”Adesso viviamo in una situazione in cui il singolo fa le visualizzazioni, e sono quelle che procurano i dischi d’oro”. Quindi secondo Grip Casino c’è un ritorno al passato, che ricorda i vecchi fasti del rock n roll quando bastava una canzone scheggia di due minuti ed era subito party, senza troppe cazzate.

È indubbio, abbiamo il rock degli anni Cinquanta nel DNA. Il sottoscritto ha iniziato a suonare in questo modo, studiandosi il disco “Amami teneramente” (che poi era "Love me tender"). I Duran Duran erano troppo difficili da suonare a nove anni. Grip invece si è formato con il punk, che non è così diverso, anzi. Interpellato riguardo all’ esplosione del punk, Facchinetti dei Pooh (che col rock n roll era nato) nelle interviste diceva che non era altro che roba anni Cinquanta riveduta e corretta. Una roba antica, insomma, che però spopolava tra i giovani.

A inizio anno è stata celebrata anche la figura di Bowie, altra icona del rock. Con Elvis condivide il compleanno, l’8 gennaio. Ma sono due modi di intendere il rock molto differenti. Sentiamo che ne pensa Grip: “Io non li vedo molto simili. Elvis lo vedo più come un tramite. Bowie invece lo vedo come una persona di alto profilo, un intellettuale, che ha una sfera personale e un’anima molto ampia, un artista da quando c’ha dieci anni, un predestinato. Elvis invece è il ragazzotto povero, preso dalla strada, che poi esplode e diventa il re. Bowie ha fatto il cantante, ma poteva fare qualsiasi cosa. L’architetto? Sarebbe diventato Le Corbusier. Invece Elvis non avrebbe potuto fare altro. Non sarebbe stato in grado di fare l’editor di Vogue, Bowie invece volendo sì”. Automaticamente, Elvis rappresenta ancora oggi l’aspetto “fun”, di strada: un riscatto attraverso il corpo, in cui la mente serve più come un’antenna che prende segnali dall’alto senza nessun artificio intellettuale. Ma questa “genuinità” ha i suoi rischi, spiega Grip, “perché comunque i vincenti non stanno simpatici a nessuno. Dopo un anno o due che vinci, devi morire. Non importa che tu sia integro o no, devi schioppà perché hai rotto er cazzo. E vieni sostituito da uno più puro di te che dopo farà la stessa fine. Tornando a Bowie, The Rise and Fall of Ziggy Stardust. Un’opera senza dubbio ispirata alla parabola del re del rock”. Perché quindi oggigiorno dovremmo additare di “superficialità” i pezzi trap o pop che parlano di soldi, di fica e di droga?

“Non siamo educatori”, afferma Achille Lauro. In effetti, quando Elvis è stato mandato a fare il militare ed è diventato suo malgrado un educatore, è stato un momento difficile per lui. Grip ricorda questo passaggio: “Quando lui è andato a fare il militare sono esplosi tanti nuovi germogli di generi musicali e quindi lui si è sentito messo in discussione, ha perso la sua egemonia; perché c’erano nuove stelle che proponevano cose divertenti, diverse. Al militare non poteva fare un cazzo, dava l’immagine di uno che aveva messo la testa a posto. Quando è tornato, era sbarellato". Probabilmente, anche nella musica della nuova generazione, l'ansia di emergere, di svettare sugli altri e stare in cima nasce da questa atavica sensazione di precarietà.

Ma qual è la vera eredità di Elvis, il suo testamento? È la capacità di cogliere l'attimo, di reagire alle critiche, e la consapevolezza che a volte la musica vincente è la meno onesta.

Tre giorni fa, sul Corriere della Sera, Achille Lauro ha dichiarato: “a Sanremo non farò il rapper: sarò più Elvis”. La prima bozza di questo articolo risale a una settimana prima. Quindi ci avevo preso. Chi ci avrebbe scommesso che il rock n roll sarebbe stato la nuova frontiera, l’antidoto contro l’omologazione odierna? In fondo, ragionare per categorie temporali non serve. La musica è musica: che sia buona o cattiva, lo stabiliranno i gusti e la storia. Per ora, rockeggiamo senza pregiudizi e che vinca il… Re.

Demented tiene per Noisey la rubrica più bella del mondo: Italian Folgorati.

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