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Stupri, esecuzioni, torture: la Libia al collasso è diventata la tomba dei diritti umani

Omicidi, torture, abusi sessuali, crimini sui minori, attacchi militari sui civili, assassini di attiviste e attivisti: secondo l'ONU, la situazione dei diritti umani in Libia è un vero inferno.

di VICE News Italia
26 febbraio 2016, 11:00am

Foto di Esam Al-Fetori/Reuters

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Omicidi, torture, abusi sessuali, crimini sui minori, attacchi militari sui civili, assassini di attiviste e attivisti: secondo un nuovo report dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), la situazione dei diritti umani in Libia è un vero inferno.

Le violazioni sono all'ordine del giorno, e vengono perpetrate indiscriminatamente da tutte le parti in conflitto. "Uno degli aspetti più scioccanti evidenziati dal report è la completa impunità di cui godono questi reati, a causa del collasso sistemico della giustizia nel paese," ha detto l'Alto Commissario per i Diritti Umani dell'ONU, Zeid Ra'ad al-Hussein.

Dopo la caduta di Gheddafi nel 2011, la Libia è piombata nel caos — con diverze forze militari a contendersi il potere in quella che ormai era diventata una 'terra di nessuno', dando il via a una vera e propria guerra civile.

Per stilare questo report di 95 pagine, l'ONU ha intervistato oltre 200 testimoni e vittime, analizzando oltre 900 denunce di atrocità di vario genere.

Leggi anche: Perché IS vuole conquistare la Libia — e cosa possiamo fare per evitarlo

Nei campi che ospitano i migranti in viaggio verso l'Europa, ormai diventati delle prigioni, le donne vengono sistematicamente stuprate da parte delle guardie; una sorte che, non di rado, tocca anche ai bambini tra i 10 e i 14 anni — i quali, oltre a essere abusati, vengono reclutati a forza tra le fila dello Stato Islamico, da cui ricevono addestramento militare.

Il report, che analizza gli ultimi due anni di conflitto libico, denuncia una serie infinita di violazioni dei diritti umani, perpetrati da tutte le fazioni in campo nella più completa impunità.

Le esecuzioni dei prigionieri e dei dissidenti sono ormai sistematiche, gli attacchi civili hanno colpito Benghazi, Tripoli, Warshafana, il sud e l'area montuosa di Nafusa. La tortura è ormai pratica diffusa, in particolare nelle carceri, dove muoiono decine di prigionieri a causa dell'inedia, degli elettroshock, delle percosse.

Oggi in Libia si può finire in carcere senza una ragione apparente né un regolare processo: dal 2011, migliaia di individui restano dietro le sbarre, senza che i loro casi vengano esaminati da una corte competente, spesso in strutture militari segrete o non autorizzate in cui è praticamente impossibile accedere.

La situazione sul terreno

Il governo islamico moderato di Abdullah al-Thani, riconosciuto da gran parte della comunità internazionale, ha sede a Tobruk, nell'est del paese. Fedeli a questo schieramento ci sono le truppe dall'Esercito Nazionale Libico e i gruppi armati che sostengono il Generale Haftar.

La capitale Tripoli ospita invece l'autoproclamato Nuovo Congresso Nazionale Generale, dalle posizioni più intransigenti, che insieme alle milizie di Misurata ha lanciato l'operazione Alba Libica. Lo Stato Islamico (IS) gioca il ruolo di terzo incomodo, controllando una piccola porzione di territorio attorno a Sirte, ma con mire espansionistiche ambiziose.

In questa complessa situazione politica ci sono però delle buone notizie, come scriveva Mattia Toaldo su VICE News lo scorso 15 gennaio.

A dicembre, nella cittadina marocchina di Skhirat, rappresentanti di alcune fazioni libiche hanno firmato "l'Accordo Politico Libico," che prevede un governo di unità nazionale e la condivisione del potere tra il parlamento di Tobruk - scaturito dalle elezioni del giugno 2014 - e quello di Tripoli, resuscitato nel settembre dello stesso anno dalle milizie che hanno preso il controllo della capitale.

L'accordo è stato ufficialmente adottato con la risoluzione Onu 2259, approvata il 23 dicembre, che intima agli stati membri di relazionarsi solo con il governo di unità nazionale che scaturirà dal processo iniziato a Skhirat e, all'articolo 12, stabilisce che si può intervenire militarmente contro IS solo "previa richiesta del governo libico."

La strada per avere un vero governo di unità nazionale in Libia però, spiegava il ricercatore, è ancora lunga, e passerà inevitabilmente attraverso una guerra internazionale i cui prodromi sono già in atto, e in cui l'Italia giocherà molto probabilmente un ruolo di primo piano.

Leggi anche: L'intervento militare in Libia è sempre più vicino — e stavolta toccherà anche all'Italia


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