Pubblicità
Motherboard

Il nostro DNA è la merce più preziosa per fare affari con gli alieni

Secondo il professor Helman, il materiale genetico del pianeta Terra è un'arma di scambio economico potenzialmente valida per evitare un genocidio planetario, se e quando incontreremo gli alieni.

di Mirjam Guesgen
22 giugno 2018, 9:29am

Immagine: Shutterstock 

Anche se non abbiamo ancora rilevato alcuna traccia di vita extraterrestre sull'orizzonte galattico, alcuni scienziati hanno cominciato a riflettere e a capire in che modo prepararsi al loro arrivo. Uno dei più grandi dilemmi post-incontro — dilemma che difficilmente viene risolto nella lista infinita di film sci-fi a tema alieni — riguarda proprio l'evitare un massacro planetario che sancirà la fine della nostra civiltà.

Una soluzione potrebbe essere: invece che buttarsi in uno scontro diretto, perché non tentare la via della negoziazione? Questa è l'ipotesi approfondita da Daniel Helman, professore di Rapporti sul Lavoro e Sindacati alla Ton Duc Than University in Vietnam. Abbiamo anche un bene di scambio decisamente degno di un accordo commerciale intergalattico, secondo Helman: il DNA — degli animali, delle piante, e anche nostro.

Helman aveva proposto l'idea alla International Space Development Conference di Los Angeles, a maggio. Quando gli ho parlato al telefono, poco dopo, mi ha spiegato perché i beni di scambio tradizionali della Terra — strumenti, armi o tecnologia — potrebbero non avere senso da mettere sul tavolo degli extraterrestri. Qualunque civiltà aliena che entrerà in contatto con noi, probabilmente sarà decisamente più avanzata degli umani, e potrebbe non essere interessata nei nostri relitti tecnologici, ha spiegato. Potrebbero, però, essere interessati a condividere alcune delle loro tecnologie avanzate o scoperte scientifiche d'avanguardia in cambio di qualcosa che possono avere a casa loro.

LEGGI DI PIÙ: Secondo questi ricercatori gli alieni potrebbero hackerarci

Helman ha spiegato ciò che rende le informazioni genetiche così uniche è che sono il risultato di milioni di anni di evoluzione e interazione con l'ambiente terrestre. In pratica, sono un registro di tutto ciò che è successo sulla Terra fino ad oggi, dalle estinzioni di massa fino alla rivoluzione industria. "Il nostro ambiente è unico, e anche la genetica di tutti gli organismi presenti su questo pianeta e nel sistema solare è unica," ha spiegato Helman.

Helman ha spiegato come si dovrebbe svolgere uno scambio del genere. Prima di tutti, devi raccogliere del DNA della specie in questione — sangue, sputo, capelli... qualsiasi cosa contenga i mattoni della vita per come la conosciamo. Poi, tutte le informazioni genetiche di un particolare organismo hanno bisogno di essere decodificate dagli scienziati (come lo Human Genome Project, che si è concluso nel 2003). Quelle informazioni genetiche sarebbero poi parcellizzate con la storia della vita dell'organismo: immagini, mappe di dove vive, tabelle della sua evoluzione e dettagli di come l'ambiente condiziona l'espressione di quei geni (epigenetica). Il risultato sarebbe un pratico pacchetto di tutto ciò che va a costituire un essere vivente, eccetto l'essere stesso.

Barattare DNA, poi, implica il beneficio aggiunto di preservare informazioni genetiche altrove, ha detto Helman. È come una polizza assicurativa per la Terra, in caso l'umanità finisca per annichilire la vita dal pianeta con una guerra nucleare o il cambiamento climatico. La possibilità di un'assicurazione di questo tipo potrebbe anche spingere le persone a impegnarsi di più nel tutelare e conservare le specie ora, rifletteva Helman.

"Non puoi gettare le basi per una negoziazione se non hai i beni materiali," mi ha detto. "Se stiamo distruggendo la biodiversità, allora stiamo limitando i nostri beni più preziosi. È una ragione utilitaristica per promuovere la biodiversità."

L'idea che una specie aliena atterri sulla Terra, per non dire che si metta a fare affari con noi, può suonare forzata. Dopo tutto, degli oltre 3.700 pianeti che abbiamo scoperto al di fuori del nostro sistema solare, solo 50 circa hanno qualche vaga possibilità di poter ospitare la vita. Le molecole organiche che la NASA ha scoperto su Marte questo mese potrebbero provenire da un'esplosione vulcanica o da un meteorite anziché da una forma di vita Marziana con gli occhi sproporzionati rispetto alla faccia.

Ma il Dr. Nikola Schmidt, uno scienziato politico della Charles University a Praga, ritiene che non ci sia niente di strano nel fare congetture su forme di vita su altri pianeti, o sulle possibili interazioni con le stesse. Schmidt lavora nel ramo della difesa planetaria — il cui compito è capire come proteggere la Terra da tutto ciò che si trova fuori dalla nostra sfera, che siano asteroidi o esseri viventi. La nostra posizione relativamente isolata nella galassia e il ritmo dell'evoluzione tecnologica e sociale — insieme alla crescente distruzione del pianeta — ci fa guardare altrove con desiderio, ha detto.

Ciò che preoccupa Schmidt dell'idea di Helman è cosa potrebbe fare una specie intelligente aliena con le nostre informazioni genetiche, una volta ottenutele. "Potrebbe essere pericoloso per noi," mi ha detto al telefono. "Potrebbero, per esempio, sviluppare malattie su misura."

Daniel Ross, un dottorando dell'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign che si interessa di metodi di decodifica di lingue aliene, ha detto che il punto non è tanto trovare risposte definitive a certe domande (perché non abbiamo gli strumenti per farlo), ma, piuttosto, teorizzare potenziali scenari. Se viene stabilito un contatto, ha detto, "è come una partita a poker interstellare. Se non hai mai giocato a poker in tutta la tua vita, difficilmente sarai bravo."

Ross ha sottolineato che il modo in cui interagiremmo con una civiltà aliena è simile a come interagiamo con altre culture: comprendere la lingua, trovare un terreno comune, e modi equi e giusti per co-esistere senza che una cultura sia soffocata da un'altra.

LEGGI DI PIÙ: Ti sei fatto di DMT e hai visto gli alieni? Questi scienziati vogliono parlarti

Helman ha collegato le discussioni sul contatto alieno a quelle attuali sull'etica dell'intelligenza artificiale. Una IA senziente e autonoma non esiste ancora, eppure gli scienziati stanno teorizzando sui valori morali che potrebbe possedere, sui diritti che potrebbe avere in quanto essere senziente e su come potrebbe funzionare la relazione con essa.

Le teorie di Helman fanno parte di uno sforzo collettivo compiuto da etici, scienziati planetari, linguisti e altri accademici di stampo scientifico e artistico, per prepararsi al contatto con la vita extraterrestre. La sua presentazione alla conferenza era tra quelle organizzate dal Messaging Extraterrestrial Intelligence International (METI) e del Search for Extraterrestrial Intelligence Institute (SETI) — gruppi internazionali di scienziati che cercano di capire come comporre e inviare messaggi nell'universo e come questi messaggi potrebbero essere interpretati — nel bene o nel male.

Helman ritiene che il modo migliore per portare avanti discussioni e potenziali piani sia creare una commissione scientifica internazionale no-profit. Non c'è alcun gruppo dedicato alla discussione delle negoziazioni intergalattiche, per quanto METI e SETI potrebbero assumere un incarico del genere; Helman spera che lo studio che pubblicherà verso la fine dell'anno contribuirà a far partire il gruppo.

È giunto il momento di discutere queste possibilità, ha detto Helman. "L'umanità sta vivendo un momento incredibile di avanzamento tecnologico e scientifico, ecco perché ha perfettamente senso valutare quali opzioni abbiamo per quale tipo di futuro — prima di compiere decisioni che lascino la civiltà con una sola strada da percorrere."

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.

Vuoi restare sempre aggiornato sulle cose più belle pubblicate da MOTHERBOARD e gli altri canali? Iscriviti alla nostra newsletter settimanale.