Sono stato al concerto degli Offspring con Ketama126

E in mezzo al bordello del loro pubblico mi ha fatto capire che il blues, il rock e la trap in fondo sono la stessa identica cosa.
26.6.18

Gli I-Days sono appena finiti e ci abbiamo portato Lorenzo Fragola, Bruno Belissimo, Generic Animal, Ketama126 e un po' di altra gente. Li abbiamo intervistati tutti nella nostra cameretta. A presto per altri reportage.

Io e Ketama126 siamo spiriti affini. A parte il fatto che veniamo da posti diversi, ci facciamo droghe diverse, frequentiamo giri diversi e ci vestiamo diversi, da ragazzini entrambi ci gasavamo per i riff. Me lo dice proprio, mentre gli Offspring fanno il rock, che i riff ripetuti fino alla nausea lo hanno sempre esaltato. E in fondo la differenza con il mantra della trap non è poi molto, no? Che poi, aggiunge, prendi il blues. Erano sempre persone afroamericane che cantavano dello sporco della loro vita, di criminali e omicidi, di sesso e sudore. È tutto collegato, è tutto molto meno lontano di quanto possa sembrare.

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Quello che io ho letto come emo, nel suo ultimo album Rehab, Ketama lo legge come rock e grunge. L'emo non è mai stata roba sua, lui era piuttosto un mezzo metallaro. Suo padre suonava jazz, lui si ascoltava i Black Sabbath e i Led Zeppelin. "Questa mi ricorda 'Black Dog'", dice, mentre sul palco gli Offspring suonano un rock and roll che, se non fosse per la qualità del suono e la distorsione cristallina delle chitarre, potrebbe benissimo provenire dagli anni Cinquanta.

Kety ammette che Dexter Holland, Noodles e compagni non sono mai stati la sua band del cuore ("Io ero piuttosto sui Green Day"), ma è comunque felicissimo di ballicchiare sulle note di "The Kids Aren't Alright", "Pretty Fly (For a White Guy)" e "Why Don't You Get a Job?": "È bello anche il testo, è ironico, se pigliano per il culo, ci sta", dice. "Gone Away" suonata al pianoforte lo fa sussultare: "Ma questa l'ho già sentita!" Gli ricorda "Mad World", dice, nella sua versione di Gary Jules.

Lavora così, la mente di Ketama: per associazioni, senza filtri. Quando ci sediamo sul letto della cameretta di Noisey ad I-Days Festival, dove siamo da giorni, me lo dimostra anche parlando del suo capolavoro di album Rehab, pieno di musica viscerale e sincera tanto quanto il suo autore.

Noisey: Come ti è sembrato il concerto?
Ketama126: Io non sono nessuno per dare un giudizio, soprattutto dato che non sono un grande loro conoscitore. Ma sono bravi, assolutamente! Suonavano tutti da paura. Non je devi dì niente! Dato che siamo a un concertone tipicamente italiano, qual è il primo concerto a cui sei mai stato?
I Muse al Palalottomatica! Ai tempi di "Supermassive Black Hole"… no, nemmeno, quello prima! Ai tempi di Absolution. Il disco che li ha fatti scoppiare. Il mio invece è stato Metallica e Slipknot a Padova nel 2004, coi miei genitori.
Bè, dai, un bel primo concerto. I miei invece non venivano con me, mio padre magari da piccolo mi portava a sentire concerti ma erano robe che piacevano a lui. In fondo suonare è il suo lavoro, quindi sicuramente mi sarà capitato, ma manco me lo ricordo. Da solo invece ci furono i Muse, e poi andai a vedere gli Iron Maiden e i Motörhead assieme. C'erano anche Sean [Pretty Solero] e un altro mio amico, avevamo tutti i capelloni… a 14, 15 anni stavamo sempre insieme. Io suonavo il basso e lui la chitarra. Per diletto eh, non che fossimo…

Dato che è venuto fuori Pretty Solero: devo dire che le chitarre di Generic Animal sia sul suo album che sul tuo sono delle mine.
Sì, hanno spaccato e hanno tirato fuori un lato che fino a quel momento era poco valorizzato. E appartengono a me in una maniera e a lui in un'altra.

Neanche a livello internazionale mi è capitato di sentire delle cose che suonassero come Rehab, devo dire.
È vero, è strano. Nel mio caso puoi pensare, che ne so, a Lil Peep. Ma è diverso, che lui va a prendere un sacco dall'emo. Io zero, vado a prendere dal grunge, dalla musica psichedelica anni Settanta. Ho fatto quella cosa di mischiare il rock alla trap, ma il rock è un genere talmente ampio che cambia molto il risultato in base a quello che ci metti.

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Davvero a te l'emo non ha mai preso bene? Neanche a livello testuale?
Devi capì che io d'inglese non capisco un cazzo. Specialmente nella musica. Sono cresciuto ascoltando musica di cui non capivo il significato, solo musica americana o inglese. Quindi sono abituato un po' a 'sta cosa. E la musica che capivo, quella italiana, non mi interessava e quasi mi infastidiva. Mi emozionava più una cosa che non capivo quello che stavano a dì. Che poi ai tempi ero giovane, stavo cominciando ad appassionarmi, e la musica italiana che passava in radio ai tempi qual era? La Pausini! Da piccolo piccolo, a sei anni, mi feci prendere da mio nonno il singolo di "Piove" di Jovanotti, per dirti. Ma non era un discorso razionale, era tutto abbastanza casuale.


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Prima, durante il concerto, mi dicevi che ti piaceva il fatto che gli Offspring suonassero davvero bene. Ed è questo che ti gasa, dal vivo? La qualità della performance?
Questa è la prima cosa, sì. Quando ti ho visto dal vivo, però, la cosa che ho apprezzato di più è stato il fatto che fosse tutto davvero grezzo. Sporco, senza palco, in mezzo alla gente.
Questi sono concerti molto grossi, però dipende che cosa intendi per grezzo. Se mi paragoni agli altri che fanno il mio genere, sicuramente i miei live sono totalmente diversi. Penso che gli unici live trap dove puoi trovare della gente che poga siano i miei. Lo spero, perché fomento la gente e penso che sia un punto in più che ho rispetto agli altri. Non è che ci metto la tecnica che ci può mettere un rapper che si prepara, non si fuma le canne prima di salire sul palco. A me non me ne frega un cazzo, magari una parola mentre canto me la mangio però alla gente arriva lo stesso, l'energia gliene arriva il triplo. Ti cantano con la voce sotto, quando fai la trap, quindi non è che il pubblico sta lì a vedere la tecnica. È altro quello che conta.

Rehab è costruito su alcune frasi-cardine, e una è "Non ho contenuti perché sono vuoto dentro".
È una cosa a cui pensavo da tanto tempo. In quel momento mi è uscita fuori, ma non è che mi sono messo a ragionarci sopra. Poi è così, perché pure l'altro verso—"Parlo sempre di droga perché non facciamo altro"—è semplicemente la verità. È la conseguenza delle proprie azioni. Per me il rap è stato sempre parlare della mia vita, se oggi la mia vita è questo ti parlo di questo. Posso parlare di tutto, l'unica cosa che importa è questa pertinenza. Farei musica a prescindere dal risultato, comunque è uno sfogo. Quando in un momento devi dire una cosa, la devi dire. Te ne devi liberare. Se non lo facessi mi sfogherei in altre maniere sicuramente meno costruttive.

Che rapporto hai con l'idea di morte, che è una presenza costante in Rehab?
È una cosa che mi ha sempre affascinato. Insomma, ascoltando i Black Sabbath ho sempre avuto l'immagine del musicista che non sta là a fare il figo. Sale sul palco per sconvolgere la gente, non per metterla tutta d'accordo o fare quello che ci si aspettava da loro. I miei idoli da ragazzino erano i peggiori. Da Kurt Cobain ad Anthony Kiedis, di cui ho letto la biografia: più che di musica parla di tossicodipendenza, non so come dire. Certo, si bucavano.
Ma a parte quello: io sono contrario nonostante abbia provato tutto. Anzi, se vedo un amico mio che fa una cosa del genere gli dò una pizza. Ma noi siamo cresciuti con riferimenti completamente diversi rispetto a quelli che ci sono adesso. Un ragazzino che cresce negli anni Novanta con Kurt Cobain come idolo può capire tramite la sua storia che la fama può essere anche una cosa negativa. Un ragazzino di oggi non lo capisce finché non lo prova sulla propria pelle.

A proposito, un'altra frase del disco che mi ha fatto venire i brividi è "La nostra vita vale poco", da "Potrei".
Voglio dire, quanti siamo sulla Terra? Sei miliardi di esseri umani? Non vali un cazzo, se mori te domani ce ne stanno altri cinque miliardi e novecentonovantanove milioni e novecentonovantanove. Non è che succede niente! La mia poetica è fatta da cose semplici, che tutti pensano e nessuno dice. E queste sono anche le cose che ti fanno schifo. Tutto il disco, come me, è basato su contraddizioni. "Angeli caduti", un angelo che è un demone. "Misentomale", una base tutta allegra su cui parlo di dolore. È tutta una contraddizione. Rehab stesso, la volontà di migliorare ma senza cambiare. È su questo che si basa tutto ciò che faccio, ma anche quello che fanno tutti. L'essere umano è contraddittorio, non sono io il primo a dirlo. Le emozioni e i sentimenti sono cose che non hanno senso. Ed è su questo che io gioco.

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