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Attualità

Come l'Olanda stava per impedire ai turisti di comprare e fumare erba nei suoi coffee shop

Quali città olandesi impediscono il consumo di cannabis ai turisti?

di Thijs Roes
09 agosto 2019, 8:34am

Il coffee shop Toermalijn a Tilburg. Foto di Roos Pierson. Foto a destra di VICE.

Il dipendente di un coffee shop nella città olandese di Maastricht si avvicina a tre turisti nervosi e rivolge loro una domanda di routine. Dal gruppetto di turisti francesi che sperano di entrare nel coffee shop Maxcy’s si fa avanti uno, che consegna un passaporto e una lettera. Alle sue spalle, i due amici sbirciano verso l'interno del locale. Sembra che sia la loro prima volta.

Dopo che l’addetto alla sicurezza ha guardato la lettera, il primo ragazzo viene autorizzato a entrare: è stato in grado di dimostrare che vive nei Paesi Bassi e ha più di 18 anni. I suoi amici non sono stati così fortunati. A Maastricht, a pochi chilometri dal Belgio, per poter accedere ai coffee shop è necessario dimostrare di vivere in Olanda.

Gli ultimi anni non sono stati facili per i fan dell'erba che accorrono nel paese da ogni parte: sono ammessi nei coffee shop o no? La confusione è comprensibile. Il cosiddetto ingezetencriterium—che significa più o meno “criterio del cittadino”—è una politica olandese volta a scoraggiare i turisti della droga, e ha subito molte iterazioni nel corso degli anni. La norma è stata implementata a livello nazionale nel 2012, dopo che una questione locale si era trasformata in una controversia internazionale.

“La gente che frequentava i coffee shop era diventata un fastidio per i cittadini,” spiega l'ex sindaco di Maastricht Gerd Leers riferendosi al 2007. Leers rappresentava il CDA, un partito conservatore, ma mantiene una posizione abbastanza liberale nel dibattito sulla politica di tolleranza olandese sulla cannabis—in cui si penalizza la produzione, ma si consente la vendita in luoghi appositi, i coffee shop.

Chi viveva nei quartieri dove erano maggiormente concentrati i coffee shop aveva difficoltà a trovare parcheggio, ed era esasperato per i continui problemi—principalmente dovuti agli spacciatori che bazzicavano nella zona. “Era scoraggiante,” sospira Leers. “A volte, le persone in visita ai coffee shop venivano seguite da questi tizi già dal momento in cui attraversavano il confine. [Gli spacciatori] non volevano solo vendere erba, ma anche droghe pesanti.”

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Foto di Roos Pierson.

Era così stata proposta una soluzione: e se i coffee shop fossero spostati fuori dal centro città, in una specie di isola appena fuori dall'autostrada tutta dedicata alla cannabis? I belgi oltre confine non avevano apprezzato però l'iniziativa, e titubanti all'idea—"Maastricht avrebbe esportato questa sua politica ai paesi confinanti, e la cosa non ci piaceva," spiega Mark Vos, sindaco della città belga di Riemst—avevano fatto causa per impedire che il progetto vedesse la luce del giorno.

Il governo olandese è molto sensibile—se non addirittura allergico—alle critiche internazionali sulla sua politica in materia di droga, che è fatta di compromessi su compromessi. Si era dunque passati a un nuovo piano, l'introduzione di una specie di pass per accedere ai coffee shop da concedere unicamente a chi si fosse registrato e iscritto. L'intenzione era di fare una prova iniziale nella parte meridionale del paese, dopo la quale sarebbe arrivata l'introduzione a livello nazionale. Il pass avrebbe posto fine all'anonimato associato ai coffee shop, ma almeno avrebbe tenuto fuori i "turisti della droga."

Il primo maggio 2012, le province del confine meridionale di Zelanda, Brabante e Limburgo hanno dato il via all’iniziativa. Maastricht ha lanciato una campagna pubblicitaria per informare le parti francofone del Belgio sulla nuova norma, incluso un video su YouTube con una colonna sonora punk rock e l'azzeccatissimo titolo “New rules no drugs Frans.mp4” [“Nuove regole niente droghe francese.mp4”].

Aragon Verhaaren, che all'epoca gestiva il coffeeshop Toermalijn a Tilburg, nella provincia meridionale del Brabante, dice: “Il sistema di registrazione prevedeva che i clienti venissero fotografati e inseriti in un elenco. Ma la cosa non piaceva ai frequentatori—alcuni avevano messo in pausa il consumo d'erba, altri avevano iniziato a comprare per strada. In un giorno, sono passato da centinaia di clienti a soli tre. Tre!”

Lisa Lankes, proprietaria del coffee shop Pink di Eindhoven, nel nord del Brabante, è ancora arrabbiata: “Circa l'8-9 percento dei nostri clienti veniva dal Belgio; non c'erano grandi problemi qui, ma siamo comunque stati costretti a implementare il pass.”

Non c’è voluto molto per concludere che la nuova iniziativa era un fiasco completo. Sia la gente del posto che i turisti evitavano i coffee shop, aprendo un nuovo mercato agli spacciatori. In poco tempo, hashish, cocaina, erba e pasticche erano disponibili in massa agli angoli delle strade di Brabante e Limburgo.

Il “criterio del cittadino” è stato introdotto successivamente, consentendo solo a chi può dimostrare di essere residente nei Paesi Bassi di acquistare erba. I residenti, gli studenti internazionali e gli espatriati erano i benvenuti, mentre i turisti sarebbero stati banditi. Il periodo di prova sarebbe stato avviato nelle città lungo il confine, e successivamente la nuova politica sarebbe stata estesa a livello nazionale.

Nel frattempo, i media internazionali riferivano che Amsterdam avrebbe presto chiuso le porte dei suoi famosi coffee shop ai turisti—proprio come il governo aveva pianificato. Tuttavia, non si è mai arrivati a quel punto, perché Eberhard van der Laan, allora sindaco di Amsterdam, è intervenuto tramite un accordo con il Segretario alla Giustizia. In cambio, la città avrebbe chiuso decine di coffee shop nei pressi delle scuole, per dimostrare che il sindaco stava prendendo sul serio le questioni relative al consumo di sostanze.

Il sindaco belga Vos era contento del risultato. “È un bene che la cosa si sia trasformata in un problema nazionale—in realtà dovrebbe essere un problema europeo,” dice. “I Paesi Bassi sono un supermercato della droga. La politica di tolleranza è fallita.”

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Una mappa che mostra la politica dei coffee shop nelle province di confine olandesi. In rosso: le città che adottano il "criterio del cittadino". In verde, quelle in cui i turisti possono tranquillamente comprare cannabis.

Oggi, i comuni olandesi possono decidere autonomamente se adottare l'ingezetenencriterium—o “criterio del cittadino”—ed escludere i turisti dai loro coffee shop. A Rotterdam, Amsterdam e Groningen i turisti sono i benvenuti, mentre nel Brabante e Limburgo le regole cambiano da città a città.

La causa che ha imposto il problema all’ordine del giorno nazionale è stata persa dalle città belghe nel 2014; il giudice ha dichiarato il reclamo inammissibile, poiché il problema era circoscritto a Maastricht. Nel frattempo, le politiche sulla cannabis sono tornate a impegnare i politici olandesi. Dopo anni di discussioni, l'attuale governo ha raggiunto un nuovo compromesso: un esperimento con l'erba legale avrà un avvio graduale in dieci comuni. Tenere lontani i turisti fa già parte della nuova norma.

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Questo articolo fa parte della nostra serie sui confini d'Europa e gli effetti che questi hanno sui suoi abitanti.

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