La classifica dei migliori videogiochi strategici della storia

Oggi esce Age of Empires: Definitive Edition e visto che non sembra granché è meglio ricordarci delle glorie del passato.
20.2.18
Composizione: Federico Nejrotti

Il 20 febbraio 2018 sarà ricordato negli anni a venire come il giorno in cui, per l’ennesima volta, una casa di produzione di videogiochi ha provato a resuscitare una saga ben oltre la morte cerebrale: Forgotten Empires ha ultimato Age of Empires: Definitive Edition, un restyling del primo, storico, capitolo della saga di videogiochi strategici di Age of Empires sviluppata dalla defunta Ensemble Studios.

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Al momento i giudizi a riguardo non si stanno rivelando eccessivamente gentili, in particolare perché sembra che, nonostante il restyling estetico, le meccaniche di gameplay presentino le stesse grossolane (oggi) mancanze del primo episodio della saga uscito nel 1997. Dico sembra perché la Definitive Edition è disponibile soltanto per Windows, e io purtroppo viaggio armato esclusivamente di un Macbook Pro risalente al 2012. Fortunatamente non sono qui per parlare di Age of Empires: Definitive Edition, ma di tutti i suoi antenati.

Mi sento di affermare con certezza pressoché assoluta che i videogiochi strategici sono il singolo tipo di intrattenimento con cui ho speso più ore nella mia vita. Per farmi i conti in tasca: al momento sono passate 196.056 ore dalla mia nascita (lo so grazie a questo scintillante sito munito di scorpioni viola sullo sfondo) e tra la saga di Stronghold, Red Alert, Warhammer, Starcraft, Total War, Homeworld, eccetera, eccetera, credo di orbitare attorno alla decina di migliaia di ore profuse nell’uso di tastiera, mouse e monitor.

Si tratta di ore che non torneranno mai più, e che ora, in età ormai avanzata e adulta, non mi sento che definire in nessun modo se non sprecate. Per questo motivo credo che il modo migliore per celebrarle sia con una bella lista di ricordi legati a ognuno di queste saghe per piccoli Napoleoni. A ognuno dei giochi è accompagnato un voto espresso secondo la famosa ‘Scala Alex Britti’, per ricordarci che quando si gioca il tempo va e passano le ore.

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AGE OF MYTHOLOGY

Parliamoci chiaro: chi ha bisogno di rievocare le grandi battaglie dei tempi antichi di Age of Empires quando puoi far combattere Achille contro un FARAONE? Age of Mythology al tempo era un sogno che si avvera: la gestione dei potenziamenti divini permetteva a chiunque, finalmente e per la prima volta, di dare un senso a tutti i libri di antologia greca e latina studiati negli anni precedenti.

La meraviglia procurata dal controllare in prima persona nomi ed entità che fino a pochi secondi prima appartenevano esclusivamente alla sfera scolastica era … mitologica … — Il gameplay, però, risentiva di tutti i difetti della saga di Age of Empires: una volta passata l’eccitazione di potersi far benedire da Thor in persona Age of Mythology annoiava in fretta, tra bug grossolani e l’impressione che le meccaniche di gioco fossero facilmente aggirabili.

SCALA ALEX BRITTI

ROME & MEDIEVAL II: TOTAL WAR

Probabilmente l’unica cosa migliore di poter bisticciare per divinità interposte è poter controllare direttamente il cazzo di impero romano (o lo stato pontificio) alla conquista di questo mondo e quell’altro.

Questi due capitoli della saga di Total War non solo disponevano di un equilibrio tra micro e macro strategia eccelso grazie al rapporto tra l’amministrazione delle regioni e delle città, ma le dinamiche di battaglia, con gli epocali scontri in tempo reale sui campi di battaglia più improbabili, regalavano carneficine al cardiopalma dove lo scoraggiamento di un singolo plotone poteva ribaltare le sorti di una o dell’altra fazione. Purtroppo entrambi i titoli si accorgevano quando ti stavi cominciando a divertire davvero e tendevano a rallentare mostruosamente il tuo computer.

SCALA ALEX BRITTI

STARCRAFT

Ricordo perfettamente il giorno in cui mio padre decise di conferirmi l’onore di poter giocare a questo titolo. Avevo passato una settimana circa nei panni dell’essere umano più angosciante e fastidioso del globo terracqueo nel tentativo di farmelo comprare — Infine, ci sono riuscito e, infine, sono riuscito a fare i miei primi passi nel mondo degli Zerg Rush.

La campagna di Starcraft, con le sue solenni escursioni nell’epica Protoss e i drammi delle velleità umane faceva dell’asetticità dello sciame Zerg la ciliegina di una torta squisitamente ispirata e originale. Più che un vero e proprio gioco di strategia, una scusa per poter scrivere un ottimo titolo che grazie alle sue meccaniche snelle e oliate ha battuto il terreno per una nuova generazione di videogiocatori.

SCALA ALEX BRITTI

SID MEIER’S CIVILIZATION III

La saga di Civilization si racconta da sola. Un gioco di strategia la cui premessa è simulare la civiltà umana dall’inizio fino all’apocalisse nucleare o alla singolarità tecnologica, fornendo a qualunque tribù del mondo le stesse possibilità di successo. Se nella prima metà di ogni partita la componente di strategia bellica faceva sicuramente la sua parte, con l’avanzare degli anni era la corsa al progresso tecnologico a fare da padrona delle sorti del mondi.

Civilization III cannibalizzava la potenza di calcolo del tuo computer costringendolo a elaborare le mosse di decine e decine di intelligenze artificiali rivestite dell’ingrato compito di guidare nazioni intere. Tra disequilibri improbabili tra unità diverse e, ovviamente, la vocazione al nucleare di Ghandi, Civilization III è una pietra miliare di un genere intero che nella sua asciuttezza ha risucchiato il tempo di centinaia di migliaia di vite.

SCALA ALEX BRITTI

WARCRAFT III: REIGN OF CHAOS

Ci stiamo addentrando nell’Olimpo. Warcraft III: Reign of Chaos è stato oscurato nella storia dall’ombra del suo figlioccio World of Warcraft, ma l’indiscutibile ispirazione del suo character design e l’epica della sua campagna lo hanno reso uno dei videogiochi più importanti della storia.

Dalla parabola disperata di Arthas fino alla magia delle schermaglie tra fazioni mitiche diverse, Warcraft III porterà per sempre con sé il merito di aver trasportato i suoi giocatori in un mondo parallelo curato nei minimi dettagli e capace di farci sognare di rinascere orchi, elfi o non-morti.

SCALA ALEX BRITTI

STRONGHOLD

Scendiamo dall’Olimpo e scateniamo il Ragnarok. La saga di Stronghold esaudiva il desiderio più grande di qualunque essere umano di qualunque età: costruire un castello e distruggere quelli altrui. Con l’episodio-capolavoro di Stronghold: Crusader, la saga di Firefly Studios ha creato un simulatore di castello che tra aspetti gestionali e altri velatamente strategici ha tramutato tutti i suoi giocatori in Lord e Signori provenienti dalla parti più disparate del mondo.

Il carattere che sprizzava da ognuno dei protagonisti delle campagne e delle schermaglie di gioco, dal valoroso ed equilibrato Cuor di Leone, fino al terrificante Lupo e passando per lo spietato Califfo, Stronghold nella sua semplicità ha saputo creare un ambiente di gioco dove l’immaginazione dei giocatori faceva da padrona, creando le condizioni migliori, perciò, per farmi spendere ogni singola ora del mio tempo a giocarci.

SCALA ALEX BRITTI

COMMAND AND CONQUER: RED ALERT

Così epocale da costringermi a metterlo fuori classifica. Le parole non basterebbero.