Le cose più strane che ho visto lavorando sulle navi da crociera

Storie di cacca nei corridoi e pugni in faccia, di sesso nelle cuccette e di sbronze in alto mare.
30.6.17
crociera

Per citare David Foster Wallace, "in queste crociere extralusso di massa c'è qualcosa di insopportabilmente triste."

Non che sia strano immaginare la sensazione di depressione causata da un'orda di vecchi che si fanno accudire come divinità su un mezzo di trasporto che è anche mausoleo all'eccesso, ma cosa pensano le persone che li accudiscono?

Ho scoperto che la vita della crew è fuori dagli schemi dell'ordinario almeno quanto quella dei loro ospiti. "Loro pensano di divertirsi da matti?" dice Garrett*, che da sette anni lavora per una linea che preferisce non citare (i membri dell'equipaggio che parlano male della vita di bordo sono soggetti ad azioni disciplinari). "Non sanno nemmeno di cosa parlano. È come stare al college, tranne che non sei lì per imparare. Tutti la mattina cominciano a lavorare in hangover, e quando sbarchiamo siamo veri e propri turisti. E ovviamente, prendiamo per il culo i clienti ogni volta che possiamo. La cosa che mi ha colpito, all'inizio, è che tutti scopano con tutti. Poi vai tranquillamente a cena insieme la sera dopo."

Solo negli Stati Uniti, le linee di crociera fatturano 38 miliardi all'anno e hanno 314mila dipendenti. Qui sotto abbiamo raccolto le storie di alcuni di loro, gli uomini e le donne di mare che ci sono stati—storie di cacca nei corridoi e pugni in faccia, di sesso nelle cuccette, di sbronze in alto mare, e del perché non devi mai, mai chiedere "acqua e succo d'ananas."

NORM, 31 ANNI, MACCHINISTA

Mi avevano cambiato compagno di stanza e ora ne avevo uno che avrebbe ricoperto una posizione manageriale, che era un plus, perché voleva dire che mi avrebbero dato una stanza migliore. Appena ha preso possesso della stanza mi ha detto, "Senti, la mia ragazza starà qui un mesetto, è un problema se dorme qui?" E ovviamente io ho detto, "Figurati." E lui, "Se vuoi portare in camera qualcuno, per me va bene. È uno spazio condiviso." Quindi ero sicuro che ce la saremmo cavata bene. Poi quella sera, dopo che siamo stati a bere al bar dell'equipaggio, sono tornato e lui aveva una ragazza nella cuccetta. Era la ragazza del casinò. Ho pensato, "Ok, non sono affari miei." La notte dopo, la ragazza è tornata. E così per tre settimane. Ho cominciato a innervosirmi. Immagino pensassero che dormivo. O volessero far finta che non c'ero. Comunque, sono sempre stato zitto.

Poi una sera, dopo tre settimane di questa situazione, quando stavo cercando di dormire, come sempre, l'ho sentita dire, "Colpiscimi." E lui, "No." E lei, "Dai, mi piace." E lui si rifiutava. E lei glielo chiedeva di nuovo. Allora lui le ha dato uno schiaffetto. E lei, "No, più forte." Lui era davvero in imbarazzo. Lei continuava, e lui diceva, "No, non voglio." E avanti così. "Picchiami!" "No, davvero, non voglio." "Dai." Finché io ho urlato "CRISTO, PICCHIALA!"

Hanno fatto finta di dormire. La settimana successiva è salita a bordo la ragazza di lui e non ne abbiamo più parlato.

Era il secondo compagno di stanza mio con cui lei andava a letto. La prima sera dopo il mio imbarco, ci eravamo baciati e lei mi aveva lasciato intendere che saremmo andati a letto. E poi invece è andata a letto con il mio compagno di cabina. Un bell'inizio del viaggio.

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ERIN, 27 ANNI, FOTOGRAFA DI BORDO

Su una nave su cui lavoravo un passeggero è morto e il cadavere è stato ritrovato solo dopo tre giorni. Eravamo appena arrivati in Vietnam, era umidissimo, caldissimo e sudavi ogni secondo. Ero nel laboratorio fotografico quando hanno fatto un annuncio all'interfono: "Il responsabile di foto e video è pregato di portare tutta la sua attrezzatura sul ponte." Il responsabile è corso dentro, ha preso tutto e se ne è andato senza dire una parola. La mia prima reazione è stata pensare che qualcuno fosse morto—e avevo ragione.

A quanto pare, un passeggero anziano era riuscito ad aprire la porta della sala macchine—che era pesantissima. Anche l'equipaggio non riusciva ad aprirla, alle volte. Aveva picchiato la testa su una delle tubazioni ed era caduto all'indietro, a gambe in aria. Sfortunatamente questo aveva significato che tutto il sangue corresse alla testa, e che lui morisse sul colpo. E per il caldo e il tempo, il corpo aveva cominciato a decomporsi.

Solo durante una simulazione d'incendio uno dei membri dell'equipaggio l'aveva trovato. Si era quasi decomposto al punto di essere irriconoscibile—per non parlare dell'odore. Tutti gli ufficiali—chiunque avesse almeno un grado—è stato chiamato ad aiutare a gestire la situazione. L'ufficiale incaricato della sicurezza era irlandese, ed era stato nell'esercito. Perciò, avendo già avuto a che fare con situazioni simili, è stato lui a estrarlo dall'intrico di tubi.

Perciò, alla fine del tragico incidente, c'erano budella e sangue su tutto il ponte 14 e in sala macchine.

GARRETT, 25 ANNI, PRIMO UFFICIALE

Un giorno ero sul ponte, e il responsabile della sicurezza viene da me e mi dice: "Hai sentito della donna che ha cagato in corridoio?" E poi mi fa vedere il girato delle camere a circuito chiuso, e in effetti c'è una donna di una cinquantina d'anni, con un bel vestito addosso, che entra in corridoio, controlla che non ci sia nessuno in giro, e poi caga sul pavimento. Poi continua a camminare. Chissà se non è riuscita ad arrivare fino in camera sua, o non voleva?

Quando le hanno chiesto spiegazioni, ha negato tutto. Ha detto, "Sì, sono io, ma non ho fatto quello che credete." E loro non sapevano cosa rispondere—cosa potevano dire? Ovviamente ci sono cose che su una nave non puoi fare, ti buttano fuori. Ma sfortunatamente cose come quella ricadono in una zona grigia. E se avesse avuto un problema medico? Non puoi buttare fuori qualcuno per un problema medico. È diventata una situazione molto complessa. Cosa fai in quei casi? Vai avanti. Shit happens.

NADINE, 26 ANNI, PERFORMER

Una volta ho rischiato di prendere un pugno da un ospite. Stavamo facendo una sessione fotografica con noi performer vestite da principesse. Avevamo un lasso temporale molto rigido, sui venti minuti. Avevamo chiuso la fila, ma poi qualcuno mi ha detto che un uomo si era intrufolato. Sono andata da lui e, con un gran sorriso, gli ho detto, "Mi dispiace ma oggi non può fare la foto, ecco il calendario di tutti gli altri momenti della crociera in cui può tornare da noi." All'improvviso lui è diventato rossissimo, e ha cominciato a urlarmi in faccia e minacciarmi. Io cercavo di stare calma. Poi ha fatto per darmi un pugno. Per fortuna, sua moglie l'ha fermato. Si è messa davanti a lui e ha detto, "Cosa stai facendo?" Aveva perso la testa. Pensava che avrebbe potuto darmi un pugno e così arrivare alle principesse.

Succedevano cose così in continuazione. Le crociere della compagnia per cui lavoravo erano costose, perciò molte persone le consideravano un'occasione unica nella vita. E pensavano che, dato che avevano pagato 2mila dollari, potevano fare quello che volevano. Non so nemmeno quante volte mi hanno urlato contro, minacciato, sputato addosso.

RYAN, 34 ANNI, UFFICIALE

Qualche tempo fa mi sono capitati due suicidi durante lo stesso ingaggio. Entrambi si sono buttati in mare.

Il primo in pieno giorno, in pieno oceano. Un giorno normale. Finché suona il telefono, rispondo, e qualcuno dice: "Una donna si è appena buttata dalla nave!" Era una donna sulla cinquantina in crociera col marito. Avevano litigato, lei se ne era andata e si era buttata. Davanti a tutti. Siamo tornati dove si era buttata molto in fretta, ma dopo 32 ore di ricerche, non avevamo ancora trovato il cadavere. Abbiamo interrogato il marito, che non mostrava alcun segno di rimorso. In effetti, l'unica cosa che ha chiesto è se era autorizzato a frequentare un membro dell'equipaggio.

Qualche mese dopo invece sono stati ritrovati gli abiti di un membro dell'equipaggio, ed è cominciata un'indagine per scomparsa di persona. Le telecamere a circuito chiuso hanno confermato il suicidio, l'uomo aveva lasciato i suoi vestiti in un bagno pubblico mentre tutti gli altri erano a una festa e si era buttato. Non abbiamo mai trovato il corpo.

Due in un ingaggio solo. Di solito sono al massimo due nella vita.

JARED, 37 ANNI, MUSICISTA

Stavo tornando a bordo dopo una notte in un porto, e questo tipo della dogana mi ha preso da parte e mi ha detto, "Se tu fossi in me e dovessi scovare la droga, dove guarderesti?" Ero a bordo solo da tre-quattro mesi, e non avevo nemmeno mai sentito parlare di droga, quindi ho detto "Non lo so." Sono tornato a bordo, l'ho detto a uno dei veterani, e lui mi ha detto, "Ma certo, nelle travi sopra il palco, è lì che le tengono."

In quella linea di navi, la "crew" e lo "staff" erano due cose diverse. La crew veniva da due agenzie diverse—una indonesiana, l'altra filippina. Gli indonesiani lavoravano più che altro con gli ingegneri, mentre i filippini erano nella sicurezza. E nel trasporto di cose su e giù dalla nave. Cibo, bagagli, ma anche alcol e droga. I membri della crew in teoria non avrebbero potuto bere nei loro alloggi, ma erano loro che spostavano la merce, quindi si tenevano da parte qualcosa e se lo spartivano.

E c'erano un paio di cabine passeggeri in poppa che erano sempre libere. Se volevi prenotarne una, c'era una parola chiave che usavamo, "aqua pina", acqua con succo di ananas in spagnolo. Ti davano un appuntamento, e dentro la cabina trovavi le pochissime donne filippine della crew, preservativi e alcol.

Per i membri dello staff filippini, le cose erano diverse. Avevano un sacco di regole da rispettare: cosa potevano fare, dove potevano andare. C'era una netta distinzione tra gli alloggi dei bianchi e dei filippini. Gli occidentali potevano comprare alcol. I filippini no. Si facevano 12 mesi filati in nave, non andavano mai a casa e quando ci andavano rischiavano di perdere il posto.

*I nomi sono stati cambiati.