La canzone di Natale che ha dato il via alla rivoluzione hip hop

Con "Christmas Rappin'" di Kurtis Blow il rap ha trovato un posto nella vera industria musicale, oltre che nei cuori delle persone buone. 🎄
Giacomo Stefanini
traduzione di Giacomo Stefanini
Milan, IT
kurtis blow christmas rappin

Il primo singolo hip-hop mai pubblicato su una major si apre con un tizio bianco che legge una poesia di 150 anni prima in accento medio-Atlantico. "'Twas the night before Christmas", comincia.

Tre secondi dopo però qualcuno lo interrompe, prendendo possesso della traccia come un soldato incazzato a tanto così dall'ammutinamento. "Fermi tutti, aspetta, fermi", dice. "Quella è roba vecchia. Vai!" Il rullante schiocca, il funk invade lo spazio, e così nasce il primo grande classico natalizio della musica rap.

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Curtis Walker era un ragazzino di Harlem con uno stile flessuoso ma diretto e una grande passione per la disco. Nella sua giovane vita era già stato breakdancer, DJ famoso a livello locale (con il nome Kool Kurt) e direttore artistico della stazione radio del City College di New York, alla quale si era iscritto nel 1976 per studiare Telecomunicazioni. Fu lì che iniziò a frequentare uno studente di Sociologia chiamato Russell Simmons, che stava cercando di entrare nel giro della promozione di feste. Quando i due amici finirono la scuola nel '77, fondarono un club tutto loro, la Night Fever Disco, nel luogo natale di Simmons, Hollis nel Queens. Simmons stava sempre in giro a cercare artisti da far esibire e a promuovere le serate fino allo sfinimento. Walker, con il nome di Kurtis Blow, datogli da Simmons sin dai tempi del College, sarebbe stato il DJ resident.

Ma con tutta l'esperienza che aveva da DJ, Kurtis Blow sapeva che avrebbe dovuto anche fare l'MC per avere successo. Con l'aiuto di Simmons, si trovò su alcune delle più ambite line up della città, microfono in mano, spesso ad aprire per Grandmaster Flash. E una notte, nell'estate del 1979, grazie agli inesauribili sforzi di Simmons, Blow ebbe l'opportunità definitiva.

Arrivò da una fonte inaspettata. Robert "Rocky" Ford lavorava per Billboard. Era il direttore di post-produzione, ma ogni tanto scriveva anche, e si trovava alla ricerca di un seguito per il suo epocale articolo del 1978 sulla cultura breakbeat. Secondo il libro di Dan Chamas The Big Payback: The History of the Business of Hip-Hop, lo trovò proprio quando incontrò per caso un giovanotto che attaccava adesivi in giro per il Queens. Il ragazzo gli disse che gli adesivi pubblicizzavano la serata organizzata da suo fratello; Ford gli diede un suo biglietto da visita, raccomandandosi di dire al fratello di usarlo. Il giorno dopo, Russell Simmons era al telefono con Rocky Ford.

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Simmons portò Ford in giro per tutta New York, mostrandogli le parti della scena che si era perso e facendogli scoprire gli stili che sarebbero esplosi poco dopo. Alla fine, Ford ebbe un'idea talmente distante dal modo di pensare del moderno giornalismo musicale che faccio fatica anche solo a comprenderla: propose di far registrare un disco a uno di questi ragazzi.

Per come l'ha spiegata Blow in un'intervista con Red Bull Music Academy del 2015, Ford si presentò a un concerto al vibrante Hotel Diplomat su W 43rd Street a Manhattan un giorno d'estate del '79, deciso a trovare l'artista giusto a cui far incidere un singolo. Flash, Lovebug Starski ed Eddie Cheeba erano tutti in scaletta quella sera, ma Simmons convinse Ford a lavorare con Blow che era, nelle sue parole, "un bel ragazzo". L'idea di Ford era di un singolo di Natale, qualcosa che continuasse a far entrare royalties ogni anno (o, come la descrive Blow, "una canzone sul Natale che venisse ascoltata ogni anno come quella di Nat King Cole"). E quando Ford disse al suo collega di Billboard J.B. Moore, che lavorava nel settore pubblicità e vendite, che voleva produrre una canzone di Natale rap, la prima di sempre, le cose iniziarono a muoversi velocemente. "La sera dopo, Moore sorprese Ford telefonandogli a casa con l'intero testo di una parodia rap di 'The Night Before Christmas'", scrive Chamas. "Erano sorprendentemente buone, Ford pensò, specialmente visto che le aveva scritte un bianco di 37 anni di nome James Biggs Moore III".

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Poco dopo, Kurtis Blow si recò al piccolo appartamento di Moore tra 9th Avenue e 45th Street per incontrare i due impiegati di Billboard e due giovani musicisti: Denzil Miller e Larry Smith. Spararono una manciata di idee, ma Blow non aveva mai registrato una canzone e tutto era nuovo per lui. "Larry Smith mi chiese: 'Che tipo di suono vuoi?'" ha raccontato Blow a RBMA. "Non sapevo che cosa voleva dire". Si assestò su due artisti complementari: gli Chic di Nile Rodgers, la cui ubiquità aveva già ispirato "Rapper's Delight" dei Sugarhill Gang, e James Brown, l'eroe di Blow (tra parentesi, se stai ascoltando "Christmas Rappin'" e ti stai chiedendo se "Another One Bites The Dust" dei Queen avesse ispirato Blow o la schiera di produttori e musicisti con cui registrò la traccia, posso assicurarti che non fu così. Il giro di basso che ha reso famosa "Another One Bites the Dust" è identico a quello che entra dopo un minuto in "Christmas Rappin'", ma la canzone dei Queen è uscita nel 1980. Non si sa come, secondo Blow, nessuno degli artefici di "Christmas Rappin'" è mai stato citato come ispirazione o ha ricevuto un centesimo).

Entrarono in studio in ottobre, un mese dopo il successo di "Rapper's Delight", con il testo di Moore a occupare la prima metà del pezzo e i versi scritti da Blow per la seconda metà. Mancavano appena poche settimane al Natale, quindi Ford e Moore dovettero spingere per concludere i lavori il prima possibile; proposero il singolo a 23 diverse etichette, che rifiutarono tutte tranne due. Alla Panorama, Cory Robbins (che poi mise sotto contratto i Run-DMC per la sua Profile Records pochi anni dopo) fece un'offerta meno-che-perfetta. Ma fu un dirigente inglese della major Mercury Records, John Stainze, a insistere che l'etichetta investisse nel progetto. Blow ha raccontato a RBMA che l'etichetta gli fece firmare un'offerta vincolante: se "Christmas Rappin'" avesse venduto almeno 30mila copie lui avrebbe avuto l'opportunità di incidere un secondo singolo e poi un album. Al di là dell'accordo, "Christmas Rappin'" fu una hit. Spostò 100mila dischi prima di Natale. Ma non solo, aveva anche la stessa longevità di un classico di Nat King Cole: fu disco d'oro otto anni dopo.

Blow fece seguire a "Christmas Rappin'" "The Breaks", un altro best seller, nel 1980, e il suo successo nei primi anni Ottanta gli ha garantito un posto nella storia dell'hip hop. Ma il suo singolo di Natale merita un posto speciale, non solo come momento di svolta commerciale, ma anche come divertente e originale canzone di Natale con un cuore d'oro. "Non mi riempite di parole che avete scritto prima che nascessi", dice nel primo verso, facendo tabula rasa della storia per prendersi il suo posto: "Perché non è il 1823, e nemmeno il 1970". La sua parte di testo parla di Babbo Natale ("Un tizio vestito di rosso con l'aria amichevole") che si presenta alla sua festa e il flow è divertente, leggero e dolce.

Proprio come James Brown, il suo eroe, Blow fa distribuire regali a Babbo Natale: "Una nuova TV e uno stereo / Una nuova Seville blu quasi come il cielo". Ma vi sfido a trovare una canzone di Natale di qualunque genere oggigiorno che abbia una parte così affascinante e innocente come la penultima barra di Blow: "Perché i soldi non potranno mai comprare il sentimento / Quello che si sente quando non si nasconde / il modo in cui ti senti verso i tuoi amici", rappa. "E questa è la fine della storia".

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata da Noisey US.

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