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La storia del panda pacifista di World of Warcraft che è arrivato al livello 120

Dopo aver deciso di non schierarsi né con l'Orda né con l'Alleanza, ha passato più di 8000 solo a raccogliere fiori e minerali, senza un motivo preciso.

di Lorenzo Fantoni
07 novembre 2018, 1:34pm

Immagine via: World of Warcraft/Doubleagent

World of Warcraft ha smesso ormai da tempo di essere semplicemente un videogioco online: nel corso degli anni, ha assunto piuttosto l’aspetto di un vero e proprio fenomeno culturale, trasformandosi in uno spazio in cui le persone chiacchierano, si conoscono, si sposano e vengono celebrate dopo la morte.

Ovviamente, nella maggior parte dei casi, chi ci gioca lo fa per avere armi sempre più potenti, personaggi sempre più potenti e per sconfiggere mostri sempre più potenti; da qualche anno, però, un giocatore che si fa chiamare Doubleagent ha scelto un approccio molto diverso alla progressione del suo personaggio: il non allineamento.

Nel 2012, Blizzard ha pubblicato Mists of Pandaria, un’espansione di World of Warcraft in cui vengono introdotti i Pandaren, una razza con una particolarità: non devono scegliere immediatamente se schierarsi dalla parte dell’Orda o dell’Alleanza, ma lo fanno al termine di una serie di quest. In altre parole, un Pandaren intraprende il gioco come personaggio neutrale. Normalmente, i giocatori svolgono una serie di missioni nella zona iniziale e lasciano Pandaria attorno al decimo livello per affrontare il resto del mondo virtuale; Doubleagent, invece, ha creato forse il primo personaggio obiettore di coscienza di un MMO — che non sale di livello uccidendo altre creature, ma solo raccogliendo fiori e minerali. E, la settimana scorsa, ha raggiunto il livello 120, quello finale.

In World of Warcraft, come in ogni MMO, le professioni secondarie di raccolta delle risorse garantiscono a tutti gli effetti una piccola quantità di punti esperienza per ogni materia prima che il giocatore ottiene dall’ambiente circostante. Si tratta in genere di quantità minime — circa 90 punti a “missione” — che possono fare la differenza solo ai livelli iniziali di progressione nel gioco. Se consideriamo che per arrivare al livello 100 (che non è neppure il più alto) servono circa 100 milioni di punti esperienza, è chiaro a chiunque che fiori e sassi sono briciole di poco interesse per un giocatore medio determinato a scalare in fretta il proprio personaggio.

Ma non per Doubleagent: per giorni e giorni (e giorni e giorni), il giocatore ha passeggiato per prati e colline seguendo un preciso loop di gesti sempre identici: raccogliere fiori e metalli lungo un percorso prefissato che a ogni giro gli forniva tutto ciò di cui aveva bisogno, ora dopo ora, per poi pubblicare tutto sul suo canale YouTube. Una via di mezzo tra la performance artistica, un messaggio di pace mondiale, il mandala e la celebrazione del più profondo nichilismo esistenziale.

In totale, Johnnie — questo il nome dietro l’account — ha impiegato circa 8000 ore di di gioco effettivo per arrivare al livello 110, più circa altre 240 ore per toccare il limite attuale del 120. Nel frattempo — grazie all’amore intramontabile della comunità di WoW per il proprio folklore —, è diventando una sorta di leggenda.

Capita infatti che qualche giocatore torni sulle isole di Pandaria solo per accompagnare Doubleagent nel suo eterno circolo per qualche minuto, un po’ come le comparse che seguono Forrest Gump mentre fa il coast to coast degli Stati Uniti.

Forse siamo veramente di fronte a una sorta di mandala videoludico, che ci ricorda l’inutilità del tutto.

Le stime sulle ore spese da Doubleagent su World of Warcraft sono, in realtà, oggetto di contestazione. Stando infatti a quanto raccontato da Johnnie in un’intervista di un paio di anni fa con PC Gamer, dopo che il Pandaren ha dichiarato di aver impiegato circa 175 ore per raggiungere il novantesimo livello, alcune persone hanno iniziato a insultarlo e a sostenere che il suo non fosse il modo giusto di giocare — spalancando così un’enorme botola filosofica sul concetto di videogioco e sull’aspetto più fastidiosi della cultura che riguarda questo mezzo: le persone che devono dirti esattamente come ti devi divertire e perché una certa cosa non può piacerti.

Ma perché Doubleagent ha deciso di imbarcarsi in questa missione? Johnnie non ha mai chiarito più di tanto il mistero, né ha svelato chissà quale messaggio politico. “Lo faccio e basta, non so perché,” ha risposto nell’intervista del 2016, “mi rendo conto che non è una cosa da persone normali.”

Nel corso degli anni, spiega sempre a PC Gamer, Johnnie ha sviluppato una sorta di memoria muscolare che gli permette di seguire il percorso prefissato senza dover prestare più di tanta attenzione al tragitto. Questo gli ha permesso di sfruttare il suo tempo su WoW per guardare film e serie tv, un po’ come una vecchietta che sferruzza di fronte al televisore, solo che, anziché un maglione da regalare al nipote, il risultato è un titanico ammontare di ore consumate, testimonianza della sua capacità di dedicarsi a un compito con metodo impressionante, per quanto banale.

“Non ho rimpianti,” concludeva. “Sono felice di averlo fatto, era qualcosa di differente, un obiettivo che mi sono posto di fronte e che ho raggiunto.”

Questa forse è la frase che spiega meglio di tutte la filosofia di Doubleagent: una persona che ha deciso di fare qualcosa per dimostrare a sé stesso che poteva farla, la scalata di un Everest virtuale in cui l’unica difficoltà è vincere la noia e tenere duro, click dopo click, nonostante le critiche, nonostante le segnalazioni dei giocatori che pensavano stesse imbrogliando. Tuttavia, guardando il video in cui raggiunge il livello 120, circondato dai propri amici, è impossibile non provare uno strano sentimento tra la pietà e la rabbia.

Alla fine di tutto il percorso non ci sono festeggiamenti, non c’è gioia. Solo una persona che guarda lo schermo con un leggero sorriso mentre riceve complimenti nella chat vocale. Johnnie sembra Tom che dopo anni finalmente acchiappa Jerry e improvvisamente non sa cosa fare perché ha esaurito lo scopo della propria esistenza. Forse siamo veramente di fronte a una sorta di mandala videoludico, che ci ricorda l’inutilità del tutto.

La sua impresa ha ovviamente destato l’attenzione di Blizzard, da sempre attenta a ogni vezzo della propria community; alcuni moderatori del gioco gli hanno detto che poteva fare ciò che voleva, altri sostenevano che fosse obbligato a scegliere una fazione e andare via da quell’area. Alla fine, Johnnie si è visto costretto a fare una richiesta ufficiale che non solo è stata accolta, ma celebrata.

In un aggiornamento nel gioco è stato infatti introdotto un personaggio non giocante chiamato Sciamano Venerabile, che non fa altro che andare in giro per la mappa a raccogliere fiori e minerali. Guarda caso, quel personaggio è un pandaren. Tuttavia, questa celebrazione di Doubleagent ha un risvolto amaro: questo secondo personaggio si trova su Pandaria, ma in una zona raggiungibile dai giocatori solo dopo che hanno scelto se schierarsi con l’Orda o con l’Alleanza. Non assisteremo mai, in altre parole, a un incontro tra il personaggio neutrale originale e quello creato per rendergli omaggio.